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| 19 marzo: San Giuseppe – Una nota ![]() San Giuseppe e il Bambino Gesù, Scuola di Cuzco, Perù, olio su tela, 17°-18° secolo Giuseppe nacque probabilmente a Betlemme nel I secolo a. C., il padre si chiamava Giacobbe e pare fosse il terzo di sei fratelli. Giuseppe era discendente del Re Davide, abitava a Nazareth e faceva il falegname. All’età di circa trent’anni, Giuseppe fu convocato dai sacerdoti al Tempio, con altri scapoli della tribù di Davide, per prendere moglie. Giunti al Tempio, i sacerdoti consegnarono a ciascuno dei pretendenti un ramo e comunicarono loro che la Vergine Maria di Nazareth avrebbe sposato colui il cui ramo avesse sviluppato un germoglio. “Ed uscirà un ramo dalla radice di Jesse, ed un fiore spunterà dalla sua radice” (Isaia 11, 1). Solamente il ramo di Giuseppe fiorì e in tal modo egli fu riconosciuto come sposo destinato dal Signore alla Santa Vergine. Maria, all’età di 14 anni, fu data in sposa a Giuseppe, tuttavia ella continuò a dimorare nella casa di famiglia a Nazareth di Galilea per la durata di un anno, che era il tempo richiesto presso gli Ebrei tra lo sposalizio e l’entrata nella casa dello sposo. Fu proprio in questo luogo che ricevette l’annuncio dell’Angelo ed ella accettò: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Poiché l’Angelo le aveva detto che Elisabetta era incinta (Lc 1, 39), Maria chiese a Giuseppe di accompagnarla dalla cugina per aiutarla nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza. Dovettero affrontare un lungo viaggio di 150 Km poiché Elisabetta risiedeva ad Ain Karim in Giudea. Maria rimane presso di lei fino alla nascita di Giovanni Battista. Maria, tornata dalla Giudea, mise il suo sposo al corrente della sua maternità, di cui egli non poteva conoscere la causa. Molto inquieto, Giuseppe combatté contro l’angoscia del sospetto e meditò addirittura di lasciarla fuggire segretamente (Mt 1, 18) per non condannarla in pubblico, perché era uno sposo giusto. Infatti, denunciando Maria come adultera, la legge prevedeva che fosse lapidata e il figlio del peccato perisse con lei. (Levitico 20, 10; Deuteronomio 22, 22-24). Giuseppe stava per attuare questa idea, quando un Angelo gli apparve in sogno per dissipare i suoi timori: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1, 20). Tutti i turbamenti svanirono e non solo, affrettò la cerimonia della festa di ingresso nella sua casa con la sposa. Su ordine di un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra (Lc 2,1), Giuseppe e Maria partirono per la città di origine della dinastia, Betlemme. Il viaggio fu molto faticoso, sia per le condizioni disagiate, sia per lo stato di Maria oramai prossima al parto. Betlemme in quei giorni brulicava di stranieri e Giuseppe cercò in tutte le locande un posto per la sua sposa, ma le speranze di trovare accoglienza furono frustrate. Maria diede alla luce suo Figlio in una grotta nella campagna di Betlemme (Lc 2, 7) e alcuni pastori accorsero per farle visita e aiutarli (Lc 2, 16). La legge di Mosè prescriveva che la donna dopo il parto fosse considerata impura e rimanesse 40 giorni segregata se avesse partorito un maschio, e 80 giorni se una femmina, dopo di che, avrebbe dovuto presentarsi al Tempio per purificarsi legalmente e farvi un’offerta che per i poveri era limitata a due tortore o due piccioni. Se poi il bambino era primogenito, egli apparteneva per legge al Dio Jahvè. Venuto il tempo della purificazione, dunque, si recarono al Tempio per offrire il loro primogenito al Signore. Nel Tempio incontrarono il profeta Simeone che annunciò a Maria: “... e anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35). Giunsero in seguito dei Magi dall’Oriente (Mt 2, 2) che cercavano il neonato Re dei Giudei. Venuto a conoscenza di ciò, Erode fu preso da grande spavento e cercò con ogni mezzo di sapere dove fosse per poterlo uccidere. I Magi intanto trovarono il bambino, stettero in adorazione e offrirono i loro doni, portando un sollievo alla Santa Famiglia. Dopo la loro partenza, un Angelo del Signore apparve Giuseppe e lo esortò a fuggire: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e sta là finché non ti avvertirò; perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. (Mt 2, 13). Giuseppe partì subito con la famiglia (Mt 2, 14) per un viaggio di circa 500 Km. La maggior parte del cammino si svolse nel deserto, infestato da numerose serpi e molto pericoloso a causa dei briganti. La Santa Famiglia dovette così vivere la penosa esperienza di profughi, lontano dalla propria terra, perché si adempisse, quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta (Os XI,1): “Io ho chiamato il figlio mio dall’Egitto” (Mt 2,13-15). Nel mese di Gennaio del 4 a. C, immediatamente dopo la morte di Erode, un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino” (Mt 2,19). Giuseppe obbedì subito alle parole dell’Angelo e partirono, ma quando gli giunse la notizia che il successore di Erode era il figlio Archelao, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella Galilea e andò ad abitare a Nazareth, perché si adempisse quanto era stato detto dai profeti: “Egli sarà chiamato Nazareno” (Mc 2,19-23). La Santa Famiglia, come ogni anno, si recò a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Trascorsi i giorni di festa, si incamminarono verso la strada del ritorno credendo che il piccolo Gesù di 12 anni fosse nella comitiva. Ma quando seppero che non era con loro, iniziarono a cercarlo affannosamente e, dopo tre giorni, lo ritrovarono al Tempio, seduto in mezzo ai Dottori della Legge, mentre li ascoltava e discuteva con loro. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati ti cercavamo” (Lc 2, 41-48). Passarono altri venti anni di lavoro e di dedizione per Giuseppe, sempre accanto alla sua sposa, e morì poco prima che suo Figlio iniziasse la predicazione. Non vide quindi la Passione di Gesù sul Golgota, probabilmente perché non avrebbe potuto sopportare l’atroce dolore della crocifissione del Figlio tanto amato. Il racconto degli ultimi momenti di San
Giuseppe,
secondo San Giovanni Bosco e San Francesco di Sales Secondo il racconto riportato da San Giovanni Bosco nel libro Vita di San Giuseppe, il padre adottivo di Gesù Cristo avrebbe vissuto un’esperienza mistica straordinaria prima della morte, accompagnato spiritualmente dalla presenza di Gesù e della Vergine Maria. San Giovanni Bosco racconta che Giuseppe aveva quasi ottant’anni quando un angelo gli apparve per annunciargli che il momento della sua morte si avvicinava. Sul letto di morte, il Santo Patriarca entrò in una estasi mistica durata ventiquattro ore, durante la quale contemplò spiritualmente le sofferenze future della Passione di Cristo. Quando si risvegliò: il suo volto appariva luminoso, l’ambiente era colmo di un profumo soave, la stanza sembrava irradiata di pace. Nel racconto di San Giovanni Bosco, Maria avrebbe rivolto parole di affetto e gratitudine al suo sposo: «O Giuseppe, quanto ti sono grata per la
dolce compagnia che mi hai fatto, per i buoni esempi che mi hai dato e
per la cura che hai avuto per me».
Gesù, chiamandolo “mio Giuseppe”, avrebbe annunciato che presto anche Lui sarebbe morto per la salvezza del mondo e gli avrebbe affidato una missione: annunciare ad Abramo, Isacco e agli altri giusti dell’Antico Testamento che la loro attesa stava per terminare. San Giovanni Bosco non riporta direttamente una risposta di Giuseppe. Tuttavia San Francesco di Sales, nel suo Trattato dell’Amore di Dio, attribuisce al Santo Patriarca alcune parole rivolte prima a Dio Padre e poi a Gesù. A Dio Padre: «O Padre, ho compiuto il compito che mi hai
affidato».
E rivolgendosi a Gesù: «Figlio mio, come il tuo Padre celeste ha
posto il tuo corpo nelle mie mani nel giorno della tua venuta nel
mondo, così oggi io pongo il mio spirito nelle tue».
Giuseppe tentò di alzarsi per inginocchiarsi davanti a Gesù e chiedere perdono delle sue mancanze, ma Cristo non glielo permise e lo abbracciò. Il Santo morì appoggiando il capo sul petto di Gesù, con le labbra vicino al suo cuore. Questo gesto è all’origine della tradizione che considera San Giuseppe patrono della buona morte, perché morì assistito da Gesù e da Maria. Secondo il racconto riportato da San Giovanni Bosco: Gesù e Maria piansero accanto al suo corpo, Cristo stesso ne lavò il corpo e gli chiuse gli occhi, gli angeli furono posti a custodire il suo corpo Il Santo Patriarca sarebbe stato sepolto nella Valle di Giosafat, vicino al Monte degli Ulivi, nella tomba dei suoi genitori. Nella spiritualità cristiana questa scena ha dato origine a una forte devozione: San Giuseppe è venerato come modello di fede, umiltà e fiducia totale in Dio, e come intercessore speciale per chi si prepara all’incontro finale con il Signore. |