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| Dei vescovi per assicurare la vita cristiana ![]() Mons. Bernard Tissier de Mallerais Sfortunatamente, bisogna constatare che la vita della Chiesa è affetta da una grave crisi, nonostante il sincero zelo di numerosi chierici che esercitano il loro ministero il meglio possibile. La Fraternità San Pio X assicura ai fedeli che lo desiderano un solido quadro di riferimento per una vita cristiana integrale, a cui essi hanno diritto, e che purtroppo non possono trovare nelle loro parrocchie. Questo apostolato necessita di un ministero episcopale. I diritti dei fedeli ai beni spirituali Il Codice di Diritto Canonico promulgato nel 1983, a proposito dei diritti e dei doveri dei fedeli della Chiesa, afferma che «hanno il diritto di ricevere da parte dei sacri Pastori l’aiuto dei beni spirituali della Chiesa, soprattutto della Parola di Dio e dei sacramenti (213 (1)). Questo diritto deriva dalle esigenze della vita cristiana, che comporta: - il culto divino
(«adorare Dio in spirito e in verità», Gv. 4, 23),
in particolare con il culto pubblico che è la liturgia;
- la battaglia spirituale per vincere il peccato in sé stessi; - gli obblighi del dovere di stato (familiare – in particolare educativo – civile e professionale); - lo zelo della carità con l’esercizio delle opere di misericordia e la cura di impregnare di spirito cristiano la società, secondo le proprie possibilità. La vita del fedele cattolico si svolge normalmente nel quadro disciplinare stabilito dalla legittima gerarchia; ma le sue esigenze sono tali che lo stesso diritto ecclesiastico prevede dei casi di giurisdizione supplementare per dei prevedibili casi particolari (2). Per tutti i casi non prevedibili, il Codice di Diritto Canonico si limita a ricordare – e questa è intenzionalmente la sua parola definitiva – che «la salvezza delle anime è la legge suprema nella Chiesa (3)». I corrispondenti doveri del clero Il clero ha il dovere di assicurare ai fedeli l’insegnamento della dottrina cattolica integrale, senza errori e senza ambiguità, riguardo ai misteri della fede e alla morale cristiana, soprattutto in quegli ambiti minati dagli errori contemporanei. Questo insegnamento comporta anche la corretta preparazione alla ricezione dei sacramenti. Inoltre, il clero deve assicurare le cerimonie liturgiche («il culto integrale del Corpo mistico di Gesù Cristo (4)»), di modo che il culto divino sia celebrato in maniera degna e non volgare, scandaloso o dannoso, che scandalizzerebbe i fedeli. Inoltre, come ricorda il noto adagio lex orandi, lex credendi (5) – la preghiera esprime la fede della Chiesa – la celebrazione del culto divino deve esprimerlo in maniera vera, anziché mantenere, per timidezza, delle ambiguità su argomenti controversi. Infine, la liturgia deve essere anche efficace: la preghiera con la quale la Chiesa chiede alla bontà divina le grazie necessarie al popolo cristiano, deve essere formulata in modo che sia esaudita (6); i sacramenti e i sacramentali – tra cui gli esorcismi – devono essere celebrati rispettando accuratamente le loro condizioni validità. Quest’opera del clero, alla quale i fedeli hanno diritto, richiede un ministero episcopale: al vescovo sono riservati due sacramenti (Cresima e Ordinazione), nonché diversi sacramentali, tra cui la consacrazione degli olii necessarii per i sacramenti. Lo stato attuale della vita parrocchiale Purtroppo bisogna constatare, che riguardo a tutti questi aspetti, la vita della Chiesa è affetta da una grave crisi, nonostante il sincero zelo di numerosi chierici che esercitano il loro ministero il meglio possibile. La predicazione è spesso edulcorata per non contraddire lo spirito del tempo, così che invece di ricordare i fini ultimi, la battaglia spirituale, ecc., adotta facilmente gli slogan contemporanei (ecologia, migranti, ecc.) o tace deliberatamente dei punti di dottrina come il carattere immorale della contraccezione. Si concede ampia udienza a coloro che calpestano gli insegnamenti definitivi della Chiesa (7), mentre vengono rimproverati coloro che si ostinano a predicare integralmente la dottrina e la morale. Eventi organizzati nel quadro degli impegni ecumenici o del dialogo interreligioso lasciano intendere che non sia necessario abbracciare le fede cattolica (in re voire seulement in voto (8)) per essere salvati. Peraltro, non rimane granché della nozione di salvezza, poiché la giustizia divina e i fini ultimi non hanno più posto nella attuale predicazione. Quanto alla liturgia, essa è spesso oggetto di abusi che necessitano di essere corretti, cosa ammessa anche da Papa Francesco (9). Indipendentemente dal modo i cui essa viene effettivamente celebrata, gli studi accumulati a partire dalla promulgazione del Messale di Paolo VI, hanno dimostrato che l’intenzione degli autori di questo Messale era di dissimulare le divergenze dottrinali col protestantesimo (10). Diverse preghiere sono state soppresse o edulcorate (11), al pari degli esorcismi del Battesimo. Vi sono anche dei casi in cui il personale di una parrocchia appronta dei vizi di forma nella preparazione del matrimonio, allo scopo di facilitare la dichiarazione di nullità nel caso di crisi della coppia: in altre parole si lavora deliberatamente per l’invalidità del sacramento. Bisogna riconoscere che non si può esigere che le famiglie cattoliche di tutto il mondo si affidino alle loro parrocchie per ricevere l’insegnamento adeguato per condurre la loro vita cristiana e per partecipare ad una liturgia degna. I centri di Messa tradizionale Senza dubbio, si obietterà che vi sono diverse possibilità per assistere alla Messa tradizionale: i timidi indulti degli anni ’80; le aperture sotto la sorveglianza della Commissione Ecclesia Dei concesse da Roma a partire dal 1988; il Motu Proprio Summorum Pontificum del 2007. Ma quest’ultimo Motu Proprio è stato abrogato nel 2021, dimostrando l’ostilità e il disprezzo nutriti nei confronti dei fedeli legati alla liturgia tradizionale. Tali eventi hanno permesso di far dimenticare che tutte queste concessioni erano drasticamente limitate. Infatti, non si può dire che si tiene conto dei bisogni dei fedeli quando si autorizza con parsimonia solo una Messa la Domenica, non sempre tutte le settimane, escludendo il Catechismo e gli altri sacramenti, e perfino raccomandando di vegliare che non cresca la comunità dei fedeli interessati. Peraltro, le condizioni poste per usufruire di queste concessioni sono ambigue: già nel 1980 Jean Madiran aveva fatto notare la contraddizione dovuta al fatto che «gli unici a poter chiedere l’autorizzazione per il godimento di tali concessioni erano coloro che non avevano motivo per farlo, e in ogni caso non per un motivo religioso (12)». Ne è derivata l’argomentazione poco convincente secondo la quale l’attaccamento alla liturgia antica sarebbe un «carisma», una «sensibilità», cosa che riduce il tutto ad un capriccio tollerato di un certo gruppo di fedeli. Attitudine che peraltro sarebbe inammissibile se la riforma della liturgia fosse stata realizzata in maniera corretta. A queste condizioni, si potranno certo trovare qui e là delle cappelle in cui esiste una reale vita parrocchiale, ma in generale ai margini della vita della diocesi e senza la vera intenzione di realizzare ciò che Benedetto XVI chiamava «muto arricchimento» delle comunità e dei riti. Il che permette di giustificare il rimprovero di slealtà espresso nella lettera Traditionis Custodes di Papa Francesco (13). Senza dubbio, si potrebbe gioire per la possibilità, anche limitata, offerta a tutta la Chiesa di beneficiare della liturgia tradizionale (14), ma gli eventi hanno dimostrato che le intenzioni romane non erano affatto quelle di rivedere il Concilio e i principii delle riforme post-conciliari, e in definitiva queste aperture non rispondono ai legittimi bisogni dei fedeli. E’ dunque normale che chi ne ha la possibilità vi ponga rimedio. Conclusione La Fraternità San Pio X è cosciente del carattere eccezionale del suo modo di operare e del suo apostolato. Tuttavia essa va avanti così per assicurare ai fedeli che la seguono il quadro stabile di vita cristiana integrale a cui hanno diritto e per il quale purtroppo non possono contare sulle loro parrocchie. Questo apostolato richiede un ministero episcopale ed è questo il motivo per cui essa si permette di provvedervi, facendolo con la stessa intenzione di Mons. Lefebvre, da lui espressa nella lettera che inviò ai candidati all’episcopato nel 1988: «Vi conferirò questa grazia, fiducioso che presto la Sede di Pietro sarà occupata da un successore di Pietro perfettamente cattolico, nelle cui mani voi rimetterete la grazia del vostro episcopato perché egli la confermi (15)». NOTE 1 – In questo il Codice del 1983 riprende il Canone 682 del Codice del 1917, che esprime non una disposizione di diritto positivo, ma una esigenza essenziale della Chiesa. 2 – Per esempio, per la confessione e l’assoluzione in pericolo di morte, il caso di errore comune e la revoca della censura nei casi urgenti; per il matrimonio, la forma canonica straordinaria. 3 - CIC 1983 can.1752. 4 – Pio XII, Enciclica Mediator Dei, 20 novembre 1947. 5 – Testualmente: «ut legem credendi lex statuat supplicandi», Indiculus, composta da San Prospero d’Aquitania verso il 440, c. 8, Denzinger-Hünermann, Symboles et définitions de la foi catholique, Cerf, 1996, n°246. 6 – Viene in mente la risposta della Madonna a Santa Caterina Labouré sui raggi mancanti nell’immagine della Medaglia Miracolosa: «Queste sono le grazie che non mi vengono richieste». 7 – Sotto questo aspetto, il Cammino Sinodale tedesco è una caricatura. 8 - In re significa la conversione effettiva che si manifesta col Battesimo o con l’abiura degli errori dei non cattolici. In voto si riferisce alla disposizione delle persone che cercano realmente il vero Dio, ma di fatto non hanno i mezzi per conoscere la vera religione. Cfr. Pio XII, Enciclica Mystici Corporis, 29 giugno 1943, DS 3821. 9 – Lettera che spiega il Motu Proprio Traditionis Custodes, Lettera apostolica Desiderio desideravi, 29 giugno 2022, n°54. 10 - Cfr. Don Grégoire Célier, La dimension oecuménique de la réforme liturgique, Fideliter, 1987. 11 – Preghiere che esprimono la propiziazione, che chiedono la conversione dei peccatori e dei non cattolici, implorano il perdono dei peccati, chiedono di imparare a disprezzare i beni terreni e a desiderare i beni del Cielo; e semplicemente le preghiere della liturgia dei defunti per chiedere la liberazione dalle pene del Purgatorio. 12 - Jean Madiran, « La Messe revient », Itinéraires 288, dicembre 1984, p. 39. 13 - https://Église.catholique.fr/vatican/motu-proprio/517386-motu-proprio -traditionis-custodes-la-lettre-explicative-du-papefrancois-aux-eveques/ 14 – Peraltro, vale la pena notare che Benedetto XVI non avrebbe preso indubbiamente tale decisione se non gli fosse stata richiesta dalla Fraternità San Pio X, forte dei suoi vescovi e del suo sviluppo, come prerequisito per le discussioni dottrinali che si svolsero due anni dopo. 15 - Lettera ai futuri vescovi, 29 agosto 1987. |