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| Cardinale Georges Pell, un caso mai risolto ![]() Cardinale Georges Pell Aprile 2024, quindici mesi dopo la morte del cardinale Pell. Varcando la porta del Palazzo del Sant’Uffizio, John, un ricco benefattore statunitense della Chiesa cattolica, alza lo sguardo e fissa direttamente la telecamera. Pur avendo accesso al Vaticano, preferisce, che egli spiega, che il personale di sicurezza lo identifichi. Non si è mai troppo prudenti. Al terzo piano risiede un certo cardinale Robert Francis Prevost, che ancora non sa che diventerà Papa Leone XIV. Uno dei suoi vicini è un noto cardinale italiano, figura di spicco della «vecchia guardia», di cui non riveliamo il nome. Il suo appartamento è spazioso e piacevole, ma l’incontro è tutt’altro che piacevole. Lo statunitense vuole capire come la Fondazione Papale, una organizzazione benefica americana, abbia potuto essere derubata di 13 milioni di Euri per salvare le casse di in ospedale svuotate da dei truffatori. Critica aspramente gli scandali finanziari del Vaticano e si infuria: «Vai da Papa Francesco, confessa quello che hai fatto e chiedi perdono! Cinque anni di carcere sono niente in confronto alla dannazione eterna!». Prima di andarsene, John accenna alle voci sulla morte dell’australiano Georges Pell, Vedendo la mancanza di reazione del cardinale italiano, il nostro statunitense lo guarda con disprezzo e poi lo accusa: «So che lo hai ucciso». Pell assassinato? La voce circolò prima di spegnersi da sola, come tutte quelle che hanno preso di mira, una dopo l’altra, la figura più controversa del pontificato di Papa Francesco. La storia inizia nel 2013. Il nuovo Sommo Pontefice sceglie il cardinale australiano per lottare contro la corruzione. Un dura battaglia. Ma il «giocatore di rugby» ha le spalle larghe e sa lanciarsi nella mischia. Georges Pell fa venire dall’Australia il suo vice: Danny Casey; nomina un francese: Jean-Baptiste de Franssu, a capo dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), noto come la «banca vaticana», e si avvale della consulenza di diversi esperti. Il loro lavoro durerà due anni, salvo il francese, che rimane a capo dello IOR, ma il cui mandato sta per scadere. «Era evidente che il denaro sarebbe scomparso» Nel settembre del 2016, Danny Casey si svegliò nel cuore della notte per l’esplosione di un auto davanti a casa sua, a Roma. Il messaggio era chiaro: Casey ritorna in Australia. All’epoca stava indagando su una dubbia transazione di 50 milioni di Euri, effettuata dall’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Questo colosso, noto per la sua opacità – che lo è ancora oggi – gestisce le attività immobiliari e finanziarie della Santa Sede. L’operazione è finalizzata a salvare un ospedale in difficoltà: l’Istituto Dermatologico dell’Immacolata, i cui dirigenti avrebbero sottratto più di 80 milioni di euri attraverso Panama, Liechtenstein, Svizzera e Isola di Man. Per coprire il deficit, la APSA avrebbe dirottato fondi dal bilancio di un altro ospedale. Come scriverà Pell nei suoi quaderni di prigione: «Il denaro pulito finanzia il denaro sporco». Lui e la sua squadra chiedono al Papa di fermare questa losca operazione. Gli fanno capire che corre il rischio di trovarsi con la giustizia italiana alle calcagna. Prende la decisione giusta; ma il denaro deve essere ancora trovato. La Santa Sede si rivolge alla Fondazione Papale «Il loro piano di finanziamento era insensato», spiega un ex amministratore. «Era evidente che il denaro sarebbe scomparso». Bingo! Quando gli Americani, compreso il famoso John, si rendono conto dell’errore, hanno già perso 13 milioni di euri. Georges Pell ignora ancora i cento milioni di dollari che sono stati o saranno sprecati in altre operazioni. Per il momento cerca di impedire l’acquisto di un edificio a Kensington High Street, a Londra. A quanto pare, il Presidente della ASPA: Domenico Calcagno, ha proposto al fondo pensioni del Vaticano di partecipare a questo rischioso investimento. L’edificio appartiene ad un ente fiduciario domiciliato nel Jersey. George Pell non sa chi ci sta dietro e non lo saprà mai. Ma le scarse prove di cui dispone lo inducono ad avvertire il Papa dei rischi di riciclaggio di denaro e di perdita. Questa volta il Papa si fece persuadere dalla «vecchia guardia» e decise a favore dell’acquisizione. Una decisione che sarebbe costata decine di milioni di euri e una questione che rimane irrisolta. Il Papa presterà maggiore attenzione quando Georges Pell e il revisore dei conti: Libero Milone, gli spiegarono di avere scoperto conti APSA nella Banca Svizzera Italiana (BSI) e nel Julius Baer di Lugano. Conti per un totale di circa cento milioni di euri. Questa volta Pell ottenne dal Papa l’autorizzazione ad indagare. Accusato e fischiato, il cardinale Pell proclama la sua innocenza, ma le molestie mediatiche lo trasformano nel colpevole ideale Purtroppo, né lui né nessun altro saprà come finisce la storia. La BSI viene sciolta nel 2017, per aver infranto le legge contro il riciclaggio. Lo stesso anno, Libero Milone è accusato di spionaggio e destituito a forza e il suo ufficio viene perquisito. Georges Pell si è lamentato per «metodi brutali» e «fascisti» prima di essere convocato dal tribunale di Melbourne, in Australia, per rispondere delle accuse di abusi sessuali su minori, mosse da un ex chierichetto. Pell proclamò la sua innocenza, ma le molestie mediatiche lo trasformarono nel colpevole ideale. Fu condannato, fischiato e obbligato a iscriversi nel registro dei delinquenti sessuali dello Stato di Victoria. Il 27 febbraio 2019 entrò in prigione. Trascorse 404 giorni in isolamento in un braccio di massima sicurezza. Nel frattempo, a Roma, il Papa si rifiutò di far sgombrare l’appartamento di Pell fino a quando la sua condanna non fosse definitiva. A volte, i gendarmi del Vaticano passavano da lì per sequestrare dei fascicoli. «Sembra che sappiano cosa stiano cercando», mormora un collaboratore. Ma prima di lasciare Roma, il cardinale aveva messo i documenti in un luogo sicuro. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, Pell alla fine fu assolto. Un giudice della Corte d’Appello di Victoria segnalò «le incongruenze» delle accuse. Una osservazione del Tribunale Supremo fu: «C’è la probabilità che sia stato condannato un innocente», e fu firmata all’unanimità dai sette giudici del massimo tribunale australiano. Pell tornò a Roma, deciso a regolare i conti. Era convinto che coloro che avevano fatto fuggire Danny Casey avevano anche cospirato per accelerare la sua caduta. «Abbiamo cercato di dissuaderlo dal tornare a Roma – confessò un collaboratore – ma era deciso». Il Papa, da parte sua, si felicitò con lui. Lodò il suo riformatore … ma non fece nulla per rispondere alle domande. Il cardinale Pell, per esempio, voleva capire perché erano stati versati 2 milioni di dollari australiani ad una società con sede a Melbourne, la cui attività principale era lo spionaggio. Credeva di sapere che parte di questi fondi fossero stati trasferiti successivamente in un conto a Dubai. Nessuna delle spiegazioni fornite sembrava credibile. Una prima ipotesi, basata sulle dichiarazioni di un testimone, fu pubblicata da «La Repubblica» nell’ottobre 2020: i fondi trasferiti in Australia sarebbero stati utilizzati per «alimentare una campagna mediatica [contro Pell] e comprare dei testimoni». Questa affermazione esplosiva è attualmente contestata. L’unica cosa certa è che non è stata aperta alcuna indagine, né in Vaticano né in Australia, sulla misteriosa sorte di questi famosi fondi. Morì di infarto in ospedale … ma il referto dell’autopsia sarebbe «lacunoso» L’uscita di Pell ha chiaramente avvantaggiato la «vecchia guardia». «A tutt’oggi – commenta un finanziere – la APSA non è controllata dalla ASIF (Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria) del Vaticano. I finanzieri della Santa Sede non hanno mai informato di alcun adeguamento alle norme internazionali e l’APSA continua ad essere opaca». E’ stato pubblicato un bilancio annuale, ma nessun ente indipendente lo avrebbe convalidato: «altra vittoria della vecchia guardia». Perché Papa Francesco ha permesso tutto questo? «Perché non ha completato le riforme finanziarie che aveva avviato?» si chiede un altro riformatore convinto che il Papa argentino abbia completato solo il 70% delle sue riforme. «Quel che è certo – aggiunge un collaboratore – è che Pell non ha mai capito il giuoco di Francesco. All’inizio, il Papa era molto entusiasta, effusivo alla fine, ma nel mezzo, durante la battaglia, non stava con noi. Invece di rimuovere i corrotti che Pell aveva segnalato già nel 2014, li ha protetti». Ma la parte più enigmatica sta per arrivare: «Nel gennaio 2023, ho pranzato con Pell» racconta un finanziario americano «Doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico all’anca, una semplice formalità». Diversi collaboratori lo avevano consigliato di operarsi negli Stati Uniti. «Il giorno dopo dell’intervento – continua la nostra fonte – «mi dissero che scherzava con le suore, il che mi tranquillizzò». Ma, quello stesso giorno, Pell morì per arresto cardiaco. Alcuni sostengono che poco prima della sua morte si siano verificati fatti sospetti, in particolare una interruzione di corrente in ospedale. Egli afferma che il referto dell’autopsia sia «lacunoso». La famiglia del defunto lo nega. Secondo loro il referto è categorico: si tratta di morte naturale. «Il cardinale aveva più di 80 anni e un cuore debole». Afferma uno un collaboratore. Tuttavia, alcuni dei suoi collaboratori continuano a parlare dello stato di abbandono del cadavere, il cui naso fu trovato rotto per ragioni che rimangono oscure. Alcuni dei suoi collaboratori considerano che la sua morte fu sospetta. Dopo essere stato trattato come un criminale, Georges Pell è ora considerato, da alcuni negli Stati Uniti, come un santo. Il 2 marzo 2025, una coppia cattolica di Phoenix, Arizona, i Robinson, trovò il loro bambino di 14 mesi annegato nella piscina. In ospedale, i medici non gli diedero alcuna possibilità di sopravvivenza. Ma dopo che il suo cuore si fermò per 52 minuti, riprese a battere. A quanto pare non riportò alcuna conseguenza. «I suoi genitori pregarono molto durante questa prova, chiedendo l’intercessione del cardinale Pell, che avevano conosciuto nel 2021», spiegò l’arcivescovo di Sidney: Monsignore Anthony Fisher. Il quale dichiarò un miracolo e lo attribuì a Pell. Sarebbe stato necessario un altro miracolo e si sarebbero dovuto aspettare cinque anni per poter presentare un relativa pratica al Dicastero per le Cause dei Santi; e così rimettere la decisione … al Vaticano. |