Padre de Blignières e l’unità della Chiesa



di don Jean-Michel Gleize, FSSPX



Pubblicato sul sito francese della Fraternità San Pio X

La Porte Latine





Cristo consegna le chiavi della Chiesa a San Pietro, Perugino, verso il 1481



L’unità della Chiesa si fonda innanzi tutto sulla fede e non sull’obbedienza. Ribaltare questi principii significa trasformare l’autorità papale in tirannia. 

Dopo l’annuncio delle consacrazioni episcopali, fatto lo scorso 2 febbraio, Padre de Blignières ha attaccato incessantemente Fraternità Sant Pio X (1).
Le consacrazioni episcopali del 1 luglio sarebbero, secondo lui, scismatiche e, come tali, passibili di scomunica latae sententiae.

Ora, in verità esse non lo sono, poiché rappresentano una misura eccezionale a cui è legittimo ricorrere in forza di uno stato di necessità troppo evidente perché si abbia bisogno di dimostrarlo. Troppo evidente anche perché si possa dimostrarne la non esistenza.

Tuttavia, quali mezzi utilizza Padre de Blignières per concludere che vi sia uno scisma?

Gli restano due possibili strategie.

La prima consiste nel minimizzare lo stato di necessità, concludendo che non giustifica una misura eccezionale come le consacrazioni episcopali.

La seconda consiste nell’invocare canonicamente il diritto divino: quand’anche lo stato di necessità dovesse richiedere la detta misura eccezionale, essa rimarrebbe comunque illegittima e dunque impossibile, poiché consacrare dei vescovi contro la volontà del Papa sarebbe contrario al diritto divino.

La prima strategia – predica a dei convertiti – viene impiegata nelle colonne di quella rivista confortante e rassicurante che è diventata Famille chrétienne.

La seconda strategia, pensata per attrarre gli ecclesiastici potenzialmente esitanti, mostra, nella rivista Sedes Sapientiae, tutte le risorse del diritto canonico e della teologia, in stile Vaticano II.
Risorse di cui noi abbiamo provato altrove l’inanità (2).

Qui vedremo l’idea centrale dell’intervista pubblicata su Famille chrétienne: essa getta un’ombra di profonda vergogna sul suo autore.

Come si può accusare la Fraternità San Pio X di «non curarsi più dell’unità della Chiesa»?
La vera unità della Chiesa è fondata innanzi tutto sulla fede, come insegna il Papa Pio XI nell’Enciclica Mortalium animos: «Poiché la carità ha come fondamento una fede integra e sincera, è l’unità di fede che deve essere il legame principale che unisce i discepoli di Cristo».
Il legame principale: cioè il legame che è a sua volta fondamento dell’unità di governo. 

Ora, che fa Papa Leone XIV con l’ecumenismo e il dialogo interreligioso che occultano sempre più, al punto da indebolirlo, questo legame principale dell’unità della Chiesa?
Che cosa hanno fatto prima di lui tutti i suoi predecessori a partire dal Vaticano II?
In verità, essi hanno separato i cattolici dalla Chiesa, col pretesto di compiacere coloro che se ne sono separati.
Ad essi si devono applicare le stesse parole di Papa Leone XIII che condannava l’indifferentismo nella sua Lettera Apostolica Testem benevolentiae: «Ci guardi, dunque, a non sottrare o a non omettere nulla, per nessuna ragione, dalla dottrina ricevuta da Dio: poiché chi lo fa tende più a separare i cattolici dalla Chiesa che a ricondurre alla Chiesa coloro che se ne sono separati».  

A forza di passare sotto silenzio o a minimizzare i punti della dottrina che fanno la differenza fra i cattolici e quelli che non lo sono; a forza di volersi aprire al mondo, come è diventato a partire dal 1789, tutti questi Papi, da Paolo VI a Leone XIV, hanno meritato questo rimprovero rivolto ingiustamente da Padre de Blignières alla Fraternità San Pio X.

No, non è la Fraternità, ma sono Leone XIV e i suoi predecessori a partire dal Vaticano II che sembrano «non curarsi più del tutto dell’unità della Chiesa».

In realtà, la Fraternità San Pio X, più di tutti gli altri, si preoccupa dell’unità della Chiesa, in un tempo in cui le verità più elementari della fede cattolica sono sempre più misconosciute dai cattolici, a forza di essere state messe sotto il moggio dalle più alte autorità della Chiesa, dal Papa e dalla maggioranza dei vescovi.

E questa constatazione non la facciamo solo noi, anche Mons. Schneider, le cui parole si risuonano sempre più come l’eco di quelle pronunciate a suo tempo da Mons. Lefebvre.

Cosa ribatterà Padre de Blignières? Dovremmo forse vedere nelle osservazioni espresse dal vescovo ausiliare di Astana, come in quelle odierne della Fraternità San Pio X, una “ingiustificata amplificazione delle critiche» che Mons. Lefebvre mosse a suo tempo al Concilio e alla riforma liturgica?
Certo che no.
E’ piuttosto Padre de Blignières che attacca ingiustamente la Fraternità minimizzando la realtà dello stato di necessità.  

La Fraternità, secondo le parole del buon Padre de Blignières, si sarebbe «gradualmente assestata su una separazione volontaria sempre più radicale». Ma separazione da chi e da cosa? …
Certo, non separazione dall’unità della Chiesa, ma separazione dagli errori che minano questa unità. Una giustificata separazione dagli orientamenti degli uomini di Chiesa non equivale affatto al separarsi dalla Chiesa.

Tutti i teologi l’attestano: «Lo scisma», dice il Dictionnaire de théologie catholique per riassumere il loro pensiero (3), «è una separazione illegittima [sottolineato in corsivo nel testo] dall’unità della Chiesa», perché «si potrebbe avere una separazione legittima, come quando qualcuno rifiuta l’obbedienza al Papa quando egli comanda una cosa sbagliata o indebita. […] allora ci sarà una separazione dall’unità puramente esteriore e putativa».
In altre parole, una separazione apparente ma non reale.

L’idea che Padre de Blignières ha dell’unità della Chiesa si rivela allora in tutta la sua falsità: non è più l’unità di fede, è una pseudo-unità fondata sull’obbedienza assoluta al Papa.
A forza di insistere sulla necessità di questa obbedienza, si finisce col misconoscere  l’estrema gravità di tutte le iniziative che scandalizzano sempre più i membri della Chiesa nella loro fede e nella loro morale.
La fede finisce col passare in secondo piano rispetto all’obbedienza e, in modo analogo, l’autorità di Dio passa in secondo piano rispetto a quella degli uomini di Chiesa. E’ come se il Papa non fosse più quello che deve essere – non più vicario di Cristo col compito di proclamare l’unica parola dell’unica verità – ma un uomo investito dell’autorità più assoluta per far prevalere tutti i capricci della sua teologia personale. In  concreto: un vero tiranno.

Accusando la Fraternità di non curarsi più dell’Unità della Chiesa, come egli la concepisce, Padre de Blignières incoraggia tale tirannia. 
 


NOTE

1 - Articolo intitolato « La communion hiérarchique des évêques est-elle de droit divin ? » [La comunione gerarchica dei vescovi è di diritto divino?] publicato nel n° 174 di dicembre 2025 della rivista Sedes sapientiae e riprodotto sul sito di questa rivista il 4 feffraio 2026.
Intervista pubblicata pubblicata sul sito di Famille chrétienne il 13 febbraio 2026
Articolo intitolato: « Les sacres de la Fraternité sacerdotale Saint Pie X : une usurpation de juridiction » [Le consacrazioni della Fraternità Sacerdotale: una usurpazione della giurisdizione], pubblicato sul sito della rivista Sedes sapientiae il 21 febbraio 2026 e ripreso sul sito Claves della Fraternità San Pietro
2 - Si veda in particolare il numero del Courrier de Rome di giugno 2025.
3 - Articolo « Schisme » nel Dictionnaire de théologie catholique, tome XIV, prima parte, Letouzey et Ané, 1939, col. 1302.






 


NOTIZIA



Don Jean-Michel Gleize è stato per quasi trent'anni professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône.
E’ il principale redattore del Courrier de Rome.
Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.
Oggi esercita il suo apostolato a Parigi, nella chiesa Saint-Nicolas-du Chardonnet, dove le sue conferenze sulla Chiesa sono molto seguite.




 
febbraio 2026
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