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| Israele:
marzo 2026
la polizia impedisce al cardinale Pizzaballa di entrare nella Basilica del Santo Sepolcro ![]() Il cardinale Pizzaballa nella Basilica del Santo Sepolcro la Domenica delle Palme del 2025 La polizia israeliana: «Pizzaballa aveva chiesto un’eccezione, gli era stato detto di no». Raccontano di essere stati fermati lungo il percorso verso la Basilica del Santo Sepolcro, nella Città Vecchia, «costretti a tornare indietro mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale». Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, e il padre Custode di Terra Santa Francesco Ielpo sono stati bloccati dalla polizia israeliana mentre andavano nel luogo più sacro dei cristiani, il luogo del Calvario e della Risurrezione, per celebrare la Messa che apre la Settimana Santa di Pasqua. La nota del Patriarcato latino di Gerusalemme è dura: «Per la prima volta da secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro». Ciò che accaduto segna il punto più basso nei rapporti tra Israele e la Chiesa cattolica da molto tempo a questa parte: «Questo incidente», si legge ancora nella nota, «costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme». Poche ore più tardi - dando inizio alla preghiera per la pace dal santuario del Dominus Flevit sul monte degli Ulivi - Pizzaballa ripeterà l’importanza di essere «strumenti di pace e riconciliazione» e di vivere «nell’amicizia, nella fraternità e nella pace». Ma riconoscerà anche che quella che si vive in queste ore è «una situazione complicata». La zona è ufficialmente chiusa per motivi di sicurezza. In tutta Israele, dall’inizio della guerra, il governo Netanyahu ha vietato gli assembramenti di oltre 50 persone in qualsiasi luogo, pubblico o privato, norme rinnovate di settimana in settimana. Non solo: «Tutti i siti sacri della Città vecchia sono chiusi. La Chiesa del Santo Sepolcro non dispone di uno spazio protetto, ed è impossibile per i mezzi di soccorso arrivare nella zona in caso di incidenti con molte vittime», spiega la polizia. Che continua: «Il Patriarca aveva chiesto di consentirgli l’accesso, in via eccezionale, ma questo permesso gli era stato negato ieri. La decisione gli era stata comunicata e spiegata. La libertà di culto resta un valore garantito, ma ci sono restrizioni necessarie». Una posizione ribadita dall’ambasciatore di Israele in Italia: Pizzaballa «era stato informato» che l’ingresso nei luoghi di culto «non era consentito per questioni di sicurezza» ma il cardinale «ha deciso di non rispettare la nostra richiesta». Passano pochi minuti, e l’ufficio del Primo Ministro Netanyahu precisa: «Non vi è stata alcuna intenzione malevola» contro Pizzaballa, «ma solo preoccupazione per la sicurezza sua e del suo seguito. Data la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani di tutto il mondo, i servizi di sicurezza israeliani stanno mettendo a punto un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare le funzioni nel luogo santo nei prossimi giorni». Poco più tardi arriva la nota del Presidente di Israele: «Ho appena telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme», scrive Isaac Herzog, «per esprimere il mio profondo dolore per lo spiacevole incidente. All’origine ci sono preoccupazioni per la sicurezza. Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a tutelare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme». Dal Patriarcato - prima dell’apertura di Netanyahu e della nota di Herzog - spiegavano che in questo caso si trattava di consentire a due sole persone di accedere all’area: le autorità più alte della Chiesa cattolica nel Paese e in tutta la regione. Di qui l’irritazione nella nota diffusa dal Patriarcato: «I capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, sin dall’inizio della guerra, hanno rispettato tutte le restrizioni imposte: gli incontri pubblici sono stati annullati, la partecipazione è stata vietata e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Basilica del Santo Sepolcro. Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che ricoprono le più alte responsabilità ecclesiastiche per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata». «Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie, rappresenta un grave allontanamento dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo. Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa esprimono il loro profondo rammarico ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano sia stata così impedita». Tra le prime reazioni, in Italia, quella del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha anche convocato per lunedì l’ambasciatore israeliano a Roma: «Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme». Anche il Governo italiano ha espresso vicinanza: «Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità... Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa», dichiara la premier Giorgia Meloni. È evidente che dietro tutto questo ci sia la tensione crescente tra il governo israeliano e la Santa Sede per Gaza e la nuova guerra in Medio Oriente iniziata con l’attacco di Usa e Israele all’Iran e proseguita in Libano. Venti giorni fa padre Pierre Al-Rahi, parroco maronita di San Giorgio a Qlayaa, uno dei villaggi cristiani nel sud del Libano, è stato ucciso mentre soccorreva due abitanti rimasti feriti nella loro casa dal colpo di un carro armato israeliano che, appena entrato il sacerdote, ha sparato di nuovo contro l’abitazione. Nel Paese ci sono 700mila sfollati, molto villaggi sono stati evacuati dall’esercito israeliano. Proprio il cardinale Pizzaballa, a proposito dei conflitti in Medio Oriente, ne aveva parlato una decina di giorni fa: «La manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo. Non ci sono nuove crociate e Dio non c’entra in tutto questo. Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono». Parole analoghe a quelle che Leone XIV, mentre il Patriarca veniva fermato a Gerusalemme, ha detto in San Pietro nella Messa della Domenica delle Palme: «Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”». |