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| Messaggio augurale di Papa Leone XIV alla “Arcivescova” anglicana Sarah Mullally 20 marzo 2026 di Belvecchio ![]() A sinistra: Papa Leone XIV A destra: Arcivescova Sarah Mullally Abbiamo evidenziato le parti del messaggio che esigono un commento: che abbiamo riportato in calce. TESTO
DEL MESSAGGIO
Alla Reverendissima e Onorevolissima Signora Sarah Mullally Arcivescovo di Canterbury «Grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore» (2 Gv 1, 3). Con questa assicurazione della presenza costante di Dio, invio a Vostra Grazia oranti saluti in occasione del suo Insediamento come Arcivescovo di Canterbury. So che il ministero per il quale è stata scelta è gravoso, con responsabilità non solo nella Diocesi di Canterbury ma anche in tutta la Chiesa d’Inghilterra e nella Comunione Anglicana nel suo insieme. Inoltre, sta iniziando queste funzioni in un momento impegnativo nella storia della famiglia anglicana. Chiedendo al Signore di rafforzarla con il dono della saggezza, prego perché lei sia guidata dallo Spirito Santo nel servire le sue comunità e tragga ispirazione dall’esempio di Maria, Madre di Dio. Sessant’anni fa, durante il loro storico incontro a Roma, i nostri predecessori di grata memoria, san Paolo VI e l’Arcivescovo Michael Ramsey, hanno impegnato i cattolici e gli anglicani in «una nuova fase dello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carità cristiana» (Dichiarazione comune, 24 marzo 1966). Quella nuova pagina di rispettosa apertura ha dato molti frutti negli ultimi sei decenni e continua a farlo ancora oggi. In quella stessa occasione, Papa Paolo VI e l’Arcivescovo Ramsey concordarono anche di avviare un dialogo teologico. Di fatto, la Commissione internazionale anglicano-cattolica (Arcic) da quando è stata creata ha dato un enorme contributo alla crescita della comprensione reciproca. I frutti di questo prezioso lavoro ci hanno permesso di dare testimonianza insieme in modo più efficace (cfr. Commissione internazionale anglicano-cattolica per l’unità e la missione, Crescere insieme nell’unità e nella missione, n. 93). Ciò è particolarmente importante viste le molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Pertanto, sono grato perché questo importante dialogo prosegue. Al tempo stesso, sappiamo anche che il cammino ecumenico non è sempre stato privo di ostacoli. Malgrado i tanti progressi, i nostri diretti predecessori, Papa Francesco e l’Arcivescovo Justin Welby, hanno riconosciuto con franchezza che «nuove circostanze hanno apportato nuovi disaccordi tra di noi». Ciononostante abbiamo continuato a camminare insieme, perché le divergenze «non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo» (Dichiarazione comune, 5 ottobre 2016). Da parte mia, credo fermamente che dobbiamo continuare a dialogare in verità e amore, perché è solo nella verità e nell’amore che arriviamo a conoscere insieme la grazia, la misericordia e la pace di Dio (cfr. 2 Gv 1, 3) e quindi a poter offrire questi preziosi doni al mondo. Per di più, l’unità che i cristiani cercano non è mai fine a se stessa, ma è volta alla proclamazione di Cristo, affinché, secondo la preghiera dello stesso Signore Gesù, «il mondo creda» (Gv 17, 21). Rivolgendosi ai Primati della Comunione Anglicana, nel 2024, Papa Francesco ha affermato che «sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo» (Discorso ai Partecipanti all’Assemblea dei Primati della Comunione Anglicana, 2 maggio 2024). Cara sorella, faccio volentieri mie queste parole, poiché è solo attraverso la testimonianza di una comunità cristiana riconciliata, fraterna e unita che l’annuncio del Vangelo risuonerà con maggiore chiarezza (cfr. Messaggio per la 100a Giornata Mondiale delle Missioni, n. 2). Con questi sentimenti fraterni, invoco su di lei le benedizioni di Dio Onnipotente mentre assume le sue alte responsabilità. Che lo Spirito Santo discenda su di lei e la renda feconda nel servizio al Signore. Dal Vaticano, 20 marzo 2026 Memoria di san Cuthbert, Vescovo Leone PP. XIV COMMENTO
La prima cosa che occorre notare è che Papa Leone XIV non riesce ha trovare la coerenza lessicale per rivolgersi all’“Arcivescova”. Intanto la chiama Reverendissima e Onorevolissima, come se si trattasse di titoli in perfetta coerenza con la concezione cattolica, che invece disconosce totalmente e giustamente l’identità sacerdotale per una donna. Secondo gli insegnamenti della Sacra Scrittura, il cattolicesimo riconosce alla donna il ruolo cruciale di moglie e di madre, ma proprio per questo non le riconosce il ruolo sacerdotale. Non solo vi è una evidente incompatibilità tra i due ruoli, ma soprattutto non c’è un solo rigo della Scrittura che parli dell’assegnazione della funzione sacerdotale ad una donna. Il fatto che gli anglicani assegnino tale funzione ad una donna è il segno tangibile della loro lontananza dalla Sacra Scrittura e della loro stretta vicinanza o identificazione col sentire oggi comune della società moderna, non a caso a sua volta distante da Dio e dalle Sue leggi. Detto questo, si comprende facilmente perché Papa Leone XIV chiami “arcivescovo” la “signora” in questione, non riuscendo in coscienza a chiamarla “arcivescova”, cosa che lo porterebbe a doverla considerare una sua pari, costringendolo a pensare a se stesso come fosse una “papessa”. Tuttavia, è così che egli scrive, senza interrogarsi se non fosse stato il caso di evitare di impegnarsi in un messaggio augurale che, prima ancora di essere redatto è impensabile. E vedremo anche perché. La seconda cosa che si nota è la confusione che fa Leone XIV fra il Signore, lo Spirito Santo e la Vergine Maria. Chiedendo al Signore di rafforzarla con il
dono della saggezza, prego perché lei sia guidata dallo Spirito
Santo nel servire le sue comunità e tragga ispirazione
dall’esempio di Maria, Madre di Dio.
Ora, la giusta preghiera avrebbe dovuto riguardare la conversione di costei grazie alla saggezza donata dal Signore; ma è logico che il Papa non potesse farlo, salvo evitare di inviare e perfino di pensare un tale messaggio. Infatti, facendolo, Leone XIV inciampa in due altri grossi ostacoli. Il primo è che lo Spirito Santo non può guidare l’arcivescova nel … servire, perché lo Spirito Santo guida i veri credenti e non i falsi credenti. Il secondo è un ostacolo al limite della blasfemia: accostare questa donna fuorviata alla Madre di Dio. Se incredibilmente l’arcivescova dovesse trarre ispirazione dall’esempio di Maria, dovrebbe immediatamente stracciare i suoi carnevaleschi addobbi e, dopo essersi convertita alla credenza di Maria, ritirarsi a casa sua, fare penitenza e chiedere perdono per aver osato fare strame degli insegnamenti del Vangelo. Senza contare che la sua stessa parodica ordinazione sacerdotale è nulla, come hanno insegnato i Papi a partire da Leone XIII (Enciclica Apostolicae curae). Eppure, a quanto sembra, Leone XIV, che ha voluto assumere il nome del suo predecessore, non ne conosce le encicliche e parla contraddicendole, certo non per sventatezza, ma perché le trascura volutamente. Più avanti nel suo messaggio, Leone XIV ricorda l’incontro “ecumenico” tra Paolo VI e lo pseudo arcivescovo anglicano Ramsey, e riporta testualmente una frase della dichiarazione comune da essi rilasciata e relativa all’impegno di cattolici ed anglicani: una nuova fase dello sviluppo di relazioni fraterne, basate sulla carità cristiana. Ora, sono passati sessant’anni da quell’incontro e non si riesce a vedere in alcun modo un solo frutto di tali relazioni fraterne, salvo considerare che oggi gli anglicani hanno a capo della loro comunità una donna che per la prima volta hanno fatto sedere sulla cattedra di Canterbury. D’altronde, se tali relazioni fossero state davvero basate sulla carità cristiana, avremmo dovuto constatare la conversione degli anglicani e il loro ritorno alla Chiesa cattolica da cui si separarono per i pruriti di un Re privo di scrupoli, il quale non seppe fare altro che perseguitare ed uccidere i cattolici inglesi, gallesi, scozzesi e irlandesi. Infatti, la carità cristiana avrebbe dovuto condurre i cattolici dialoganti a praticare l’opera di misericordia spirituale di: ammonire i peccatori, così da indurre gli anglicani a riconoscere i loro errori. Ricordando poi l’incontro ecumenico tra Papa Francesco e il nuovo pseudo arcivescovo Justin Welby, nonché l’inconcludenza del loro “cammino ecumenico”, Leone XIV ricorda nuove circostanze che hanno apportato nuovi disaccordi tra di noi … ma che non avrebbero impedito di continuare a camminare insieme, perché le divergenze «non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo». Ora, le cosiddette “nuove circostante” sono invece le incolmabili differenze dottrinali e pastorali che caratterizzano l’anglicanesimo, ponendolo al di fuori dalla strada in grado di ricondurli sulla giusta via tracciata da Cristo. E tuttavia, Leone XIV le chiama “divergenze” che non possono impedirci di riconoscerci reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo. Il che è errato, sia perché non si può chiamare divergenza, per esempio, il fatto che i cattolici abbiano a capo il Papa che è vicario di Cristo per mandato di Cristo stesso, mentre gli anglicani hanno a capo una tizia che rappresenta se stessa per mandato dei suoi accoliti. Inoltre, come se questo fosse una quisquilia, tale abisso dottrinale non dovrebbe impedire ai cattolici e agli anglicani di riconoscersi reciprocamente fratelli e sorelle in Cristo in ragione del nostro comune Battesimo. Cosa che è del tutto errata, perché il battesimo anglicano e quello cattolico, non solo non è comune, ma stanno nello stesso rapporto del diavolo e l’acqua santa. Ora, non contento di aver elaborato i detti errori. Leone XIV vola pindaricamente sulle ali della fantasia e della retorica interessata e parla di dare testimonianza insieme in modo più efficace … e di crescere insieme nell’unità e nella missione, in vista delle molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Non è possibile non parlare di fantasie quando si leggono espressioni come queste. Il dare testimonianza insieme dovrebbe presupporre che si sia insieme, ma questo è fuori dalla realtà. Mentre il crescere insieme nell’unità e nella missione è conseguentemente falso, perché, non solo non esiste alcuna unità, ma la missione della Chiesa cattolica è del tutto diversa da quella dell’anglicanesimo: la prima è radunare tutte pecore nell’unico ovile, la seconda è disperderle e condurle a morte sicura, sia spiritualmente sia materialmente. E da questo non si può passare all’affrontare le molteplici sfide che la nostra famiglia umana deve affrontare oggi. Innanzi tutto perché le molteplici sfide non vengono dal nulla, ma sono la conseguenza degli errori che la moderna famiglia umana continua a produrre, tutta occupata a vivere immersa nel materialismo e interamente fuorviata dalla visione di quello che oggi si ama chiamare “realtà virtuale”, cioè una realtà che non è realtà. Semmai si potrebbe parlare di sfide che vengono dal Maligno, miranti a condurre l’umanità nelle profondità infere piuttosto che nelle altezze celesti. E questo il Papa dovrebbe saperlo, ma dimostra di trascurarlo parlando di missione comune tra Chiesa cattolica, portatrice della verità, e l’anglicanesimo, portatore degli errori. Dove potrebbe andare un mondo guidato da tali contraddizioni, se non a sfracellarsi? Insomma, Papa Leone XIV, non solo rende omaggio a chi non lo merita, ma arriva perfino ad approfittare dell’occasione per dire cose sbagliate e per indurre in errore i fedeli cattolici, perdendo così l’occasione di fare realmente il Papa: confermare i cattolici nella fede e richiamare alla verità gli erranti. Qui di seguito abbiamo riportato alcune immagini in cui si può ammirare la magnificenza della Reverendissima e Onorevolissima Signora Sarah Mullally, paludata col suo abbigliamento carnevalesco, mentre fa mostra di tutto il suo supposto potere arcivescovile. ![]() La signora Mullally viene nominata “arcivescova” ![]() La signora Mullally vestita da “arcivescova” ![]() La signora Mullally intronizzata “arcivescova” ![]() La signora Mullally, tutta goduta, si mostra al pubblico in una specie di processione |