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| Consacrazioni episcopali a Pechino, ma non a Ecône? ![]() Consacrazione episcopale di Mons. François Li Jianlin, senza la preventiva autorizzazione del Vaticano, 5 dicembre 2025 Nell’intervista che Don Davide Pagliarani ha concesso al sito informazioni della Fraternità San Pio X il 2 febbraio 2026, a proposito delle prossime consacrazioni episcopali della stessa Fraternità, si legge: «La Santa Sede talvolta ha dimostrato un certo pragmatismo, perfino una sorprendente flessibilità, quando è convinta di agire per il bene delle anime». A sostegno di questa affermazione, il Superiore Generale della Fraternità San Pio X riporta due dati relativi alle relazioni particolarmente sconcertanti fra il Vaticano e la Cina comunista: «Nel 2023, Papa Francesco ha approvato a posteriori la nomina del vescovo di Shanghai da parte delle autorità cinesi. «Più recentemente, lo stesso Papa Leone XIV ha accettato a posteriori la nomina del vescovo di Xinxiang effettuata allo stesso modo durante la vacanza della Sede Apostolica, mentre il vescovo fedele a Roma, imprigionato più volte, era ancora in carica». Questa non è una sorpresa per nessuno: il governo ateo di Pechino vuole «cinesizzare» il cattolicesimo ad ogni costo, attraverso un clero docile alle istruzioni del Partito comunista. Il Vaticano lo sa, ma tace. Questa situazione fa dire il 3 febbraio al sito di lingua spagnola Infovaticana: «Quando è il Partito comunista che consacra, si parla di “contesto complesso”: quando invece ha farlo è la Fraternità San Pio X, si parla di “rottura”». E il sito aggiunge, con un solido buon senso: «E’ difficile spiegare ad un fedele perché Pechino può imporre dei vescovi sottomessi al regime e intanto proseguire un dialogo privilegiato con Roma, mentre una Fraternità nata proprio dal crollo dottrinale e liturgico postconciliare è trattata come una minaccia per l’ordine ecclesiastico». Più avanti, Infovaticana constata: «La Fraternità non ha operato nel vuoto; ha operato in un contesto in cui Roma ascolta molto, promette poco e garantisce quasi niente. Ora, quando l’accesso stabile ai sacramenti dipende dall’umore del vescovo del luogo, le decisioni cessano di essere ideologiche per diventare decisioni di sopravvivenza pastorale». E’ questo lo stato di necessità. Alla fine, lo stesso sito chiede a Roma di essere logica: «Se il criterio ultimo è la tolleranza pragmatica per evitare mali peggiori, allora essa deve essere applicata in maniera coerente. E si accetta che il Partito Comunista cinese nomini dei vescovi, per non perdere un mezzo di dialogo, è intellettualmente disonesto indignarsi perché una Fraternità cattolica consacra dei vescovi per non privare i suoi fedeli delle Cresime e delle Ordinazioni». Questa situazione paradossale spinge a chiedersi se, in termini concreti, i futuri vescovi della Fraternità San Pio X, per non essere scomunicati, debbano togliersi il colletto romano e mettersi il colletto di Mao, prendere la tessera del Partito Comunista cinese e farsi consacrare a Pechino. Che Roma spieghi con franchezza a tutti fedeli cattolici perché quello che è possibile a Pechino è impossibile a Ecône. |