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| Non conosco quest’uomo Meditazione di Padre de Chivré per il Venerdì Santo ![]() San Pietro rinnega Cristo (Italia, XVII secolo) Museo delle Belle Arti di Rouen, Seine-Maritime, Francia Sono le quattro del mattino, fa freddo, e sul pavimento del cortile arde un braciere intorno al quale si scaldano ancelle, servi e soldati che commentano gli eventi che si erano svolti davanti a loro tra Gesù e Pilato. Pietro aveva seguito il suo Maestro, una donna lo riconosce, ironicamente e con lo sguardo inquisitore gli chiede: «Non sei uno dei suoi discepoli?». Pietro risponde con enfasi: «Ma no, non conosco quest’uomo!». L’accento del caro Galileo smentisce la sua stessa negazione, perde la calma e afferma con ancora più enfasi: «Non conosco quest’uomo!». Signori, il rispetto umano è il peccato del sesso forte: è venuto il momento di accostarmi ai sacramenti, ma il mio capo lo scoprirà. … «Non conosco quest’uomo». Vorrei andare a Messa ma ho un incarico ufficiale … vi dico che non conosco quest’uomo. Padre di famiglia, è tempo di rispettare le leggi della casa … «Non conosco quest’uomo». Uomo d’affari, Dio viene prima del vitello d’oro, la Domenica prima del commercio … «Non conosco quest’uomo». Giovane, è il momento di affrontare le tue prime lotte, di forgiare, di scolpire un volto da uomo e non di mascherarti con quello da donna… «Non conosco quest’uomo». Ah, maledetti codardi! Madre di famiglia, il dolore ti si presenta come una pesante croce da portare, no, preferisco stordirmi. … «Non conosco quest’uomo». Giovane ragazza, mi preoccupo prima di tutto dei miei successi mondani, la pietà verrà dopo. … «Non conosco quest’uomo» No, non lo conoscete, ma Lui vi conosce bene, e quando passerà davanti a voi spinto dal corteo delle vostre codardie, per sentirsi annunciare la sentenza di morte del Pilato del vostro cuore, che si chiama ambizione, Lui, deluso, vi fisserà a lungo con quello sguardo insopportabile di lealtà e di tenerezza, quello sguardo che vi perseguita senza che nulla si possa fare per farlo sparire: «Figlio mio, te l’avevo detto: il gallo non ha ancora cantato tre volte e tu mi hai rinnegato!». E noi usciamo per piangere amaramente perché, in fondo al nostro cuore, Ti amiamo ancora mio povero Gesù Cristo! Libera Barabba!
![]() Gli scagnozzi di Pilato circondano Gesù, i soldati romani trattengono con difficoltà la folla esaltata, sovreccitata dall’eterno sistema dei capi: gli dicono di gridare, ed essa grida, di uccidere, ed essa uccide, la folla non è cambiata … e neanche i suoi capi. Il procuratore romano siede sul suo trono d’avorio: debole di volontà, egli ama apparire forte. Lo attorniano le sue guardie, i suoi scagnozzi e i suoi soldati: io sono Pilato l’ambizioso, difenderò timidamente Gesù, ma soprattutto niente storie: imporrò il silenzio a tutte le minacce, tranne quella di non essere più amico di Cesare … l’amico di Cesare … la grande ansietà degli uomini, quella alla quale immolano la fede della loro giovinezza e le convinzioni del loro cuore. Si tratta di assumersi la responsabilità di essere veramente un capo, e tu proponi, o Pilato, di liberare quel mascalzone di Barabba! «Chi volete che vi liberi? Gesù o Barabba?». La politica dell’apparenza … «Barabba, libera Barabba! Hai sentito, Pilato?». Ecco a cosa si arriva quando si vuole salvare la propria poltrona d’avorio, il proprio seggio di deputato o di senatore, piuttosto che dire la verità. Pilato, sei un personaggio disgustoso, puoi lavarti le mani, codardo che sei, ma non pensi dunque che quando sei al potere, per lavarti le mani nell’acqua del rispetto umano, bisogna ad un certo punto abbandonare le redini dell’autorità al capriccio criminale degli scagnozzi che ti circondano … di questo ne sai qualcosa, o Pilato di tutti i tempi! Tu chiedi a Gesù: «Cos’è la verità?». O Pilato, ci sono degli uomini che a causa della loro malafede e della loro ambizione, non meritano più che si dica loro la verità. Vattene, lascia il tuo trono d’avorio, esci dalla Giudea, o nuovo Caino perseguitato dai rimorsi, ritorna in Italia, attraversa le Alpi e, in un ultimo atto di codardia, gettati nelle acque del Rodano, per non riapparire mai più agli occhi dell’umanità. Crocifiggilo!
![]() D’altronde, che importa ai Giudei della tua codardia, essi gridano solo più forte: «Tolle, tolle, crucifige eum». Come riconosco la mia voce in questo clamore! Era una passione da soddisfare, una rabbia da manifestare, una maldicenza da esprimere, una vendetta da comiere, una disonestà morale o pecuniaria da concedermi. Il Cristo del mio Battesimo era lì: «Non hai il diritto di fare questo», e le mie passioni si son messe a urlare: portate via quest’uomo, non voglio più vederlo, è troppo puro per la rozzezza dei miei appetiti, troppo nobile per l’inferiorità dei miei sentimenti, portatelo via, dissi, lontano da me, nel cortile del Pretorio, alla colonna della flagellazione, umiliatelo un po’ togliendogli i suoi vestiti davanti a tutti, lacerategli le spalle a colpi di fruste armate con palle di piombo, incidetegli la carne in solchi sanguinolenti, mettete a nudo le sue ossa e intanto io, il voluttuoso, mi sdraierò sulle rose, appesantito dalla mollezza e dalla sensualità, il mio volto perderà ogni traccia di energia e mi guarderò bene dal voler imporre alla mia natura ribelle le esigenze liberatrici della penitenza cristiana. Tre quarti dei nostri peccati non si commetterebbero se noi fossimo esseri mortificati e anime oranti. E tuttavia: « Ecce homo », ecco l’uomo, ecco lo stato in cui l’abbiamo ridotto. Voi uomini del mio tempo amanti del piacere, per pietà per quest’uomo con la carne a brandelli, fermate dunque i vostri sguardi, offuscati dalla lussuria, su queste piaghe sanguinolenti. Voi, adoratori del vostro corpo, avete davanti a voi Cristo legato alla colonna della vostra voluttà, abbiate un sussulto di energia, un grido di pentimento, davanti a questo sangue che zampilla sotto le frustate per lavare la vostra anima … ![]() Ed ecco iniziano gli orrori della voce addolorata. Una tavoletta appesa al collo, una croce di novanta chili che gli pesa sulle spalle, Il Salvatore sale al Calvario preceduto da due banditi e seguito da una folla esasperata. Improvvisamente ad un angolo di strada incontra Sua Madre … Due cuori che sussultano, due sguardi che si incrociano, una Madre e un Figlio, una Madre e un Dio. Si potrebbe avere anche una pietra al posto del cuore, ma anche la pietra stessa si scioglierebbe davanti ad uno spettacolo simile. Mi chiedo come i soldati abbiano avuto il coraggio di continuare … Oh Madonna Maria! Davanti a questo Figlio, davanti a questa vittima, prega molto per i poveri peccatori del 1937 (1), perché non sanno quello che fanno … Parla loro degli apostati, parla loro dei laicizzati, parla loro dei comunisti, parla loro, o Madonna Maria, anche di un paese chiamato Francia, che tu hai amato molto… ![]() Questa meditazione è tratta da: Quaderni spirituali (prediche del Rev. Padre de Chivré) n° 88, marzo 2026. Per leggere le opere di Padre de Chivré, si veda il sito dell’Associazione del Rev Padre de Chivré - https://rp-de-chivre.asso.fr/ NOTA 1 – Anno in cui Padre de Chivré tenne la sua conferenza. |