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| Santuario di Cuceglio (TO) chiuso per i pellegrini tradizionali 28 marzo 2026 ![]() ![]() Santuario della Madonna Addolorata Cuceglio, vicino Ivrea (TO) I pellegrini arrivano al Santuario dell’Addolorata e trovano il portone sbarrato. La denuncia di Don Aldo Rossi: “Aprono a tutti, tranne a chi difende la dottrina”. Una processione. In cammino per chilometri. La statua della Madonna dei Sette Dolori portata a spalla. Sacerdoti, suore, famiglie. Poi il silenzio. E davanti a tutti, un portone chiuso. Non è un episodio. È un’immagine. Ed è proprio da quell’immagine che nasce il caso che, in poche ore, ha suscitato un vespaio di polemiche. È accaduto ieri, 28 marzo 2026, al Santuario della Madonna Addolorata di Cuceglio. I fedeli del Priorato San Carlo di Montalenghe [Fraternità San Pio X] avevano organizzato un pellegrinaggio quaresimale, comunicato preventivamente. Nessuna Messa, nessuna celebrazione liturgica: solo alcune preghiere conclusive, come devozione. A guidare la processione Don Aldo Rossi, Priore di Montalenghe. Con lui altri sacerdoti, le suore Consolatrici del Sacro Cuore, decine di fedeli. All’arrivo, però, le porte della chiesa sono chiuse. Serrate. Inaccessibili. Non si entra. Secondo quanto riferito, la decisione sarebbe stata presa da Don Luca Meinardi, su indicazione del vescovo di Ivrea, Mons. Daniele Salera. Una scelta che, inevitabilmente, entra in collisione con un lessico ecclesiale che negli ultimi anni insiste su parole come: accoglienza, inclusione, dialogo, misericordia. E proprio davanti a tale contraddizione — concreta, visibile — si è accesa la voce di Don Aldo Rossi. Parole forti. Parole che colpiscono. ![]() Don Aldo Rossi pronuncia un discorso e guida la preghiera La statua della Madonna dei Sette Dolori - portata a spalla da Montalenghe a Cuceglio - rimane fuori dal Santuario «Siamo giunti alla fine del pellegrinaggio e troviamo le porte chiuse. Sant’Atanasio diceva: voi rimanete fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Potrebbe sembrare una trasposizione dell’accaduto, ma è l’inizio di una breve, ma serrata critica. Don Aldo Rossi continua: «Vediamo cos’è più importante: il luogo o la fede?» «La vera fede, ovviamente». E il discorso si amplia e diventa una denuncia. E Don Aldo Rossi sottolinea: «Nella cultura dominante si aprono le porte a tutti... Agli anglicani che arrivano a celebrare nella madre di tutte le chiese, San Giovanni in Laterano, e non sono nemmeno sacerdoti... Si aprono le chiese protestanti, si fanno celebrare nelle parrocchie. Si prega insieme a tutte le religioni. Si aprono le chiese alla Pachamama. Si aprono ai gruppi LGBT, si celebrano Messe con loro. Si accolgono buddisti, animisti… ricordiamo Assisi, con la statua di Buddha sul tabernacolo... Ma per noi, per la Fraternità San Pio X, per fare semplicemente delle preghiere per le vocazioni — non la Messa, ma delle preghiere — le porte sono chiuse». «Qui non c’è inclusione», «Qui c’è esclusione». E poi ancora: «C’è solo una risposta che ci fa capire la profondità della crisi della Chiesa e della cultura liberale dell’inclusività. La verità è esclusiva. Non inclusiva. Esclusiva. Io posso includere tutti gli errori ma non la verità. Perché la verità esclude. Due più due fa quattro. E il quattro esclude tutti gli altri numeri...». E poi il riferimento evangelico: «Chi non è con me è contro di me. Chi non raccoglie con me disperde... Il vostro errore è voler stare nel mezzo, tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso». Don Aldo Rossi non risparmia neanche l’attuale ecumenismo, che definisce «falso». Un ecumenismo che «può accettare tutte le religioni, tutti gli errori… tranne la verità». E prosegue: «Nel Pantheon c’erano tutti gli dèi… tranne nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero messo Cristo gli altri dèi sarebbero crollati» e fa notare come questo fattore rivela l’esistenza di una crisi nella Chiesa: «Questo mostra come all’interno stesso della Chiesa sono calate le tenebre più fitte. Noi non abbiamo nessun astio, nessun rancore. Non usiamo la forza. La nostra forza è la pazienza e il perdono». «Offriamo questo sacrificio — il non poter entrare in chiesa — per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo, per tutti i sacerdoti». E tutti i pellegrini, chierici, religiose e laici, pregano fuori della chiesa, davanti alla porta chiusa. Il video del discorso corre sui social, accompagnato da decine di commenti. C’è chi parla di «giornata delle porte chiuse per chi vuole vivere la fede», chi ringrazia Don Aldo, chi invoca la vittoria della verità. Un consenso che racconta una sensibilità diffusa, ma anche una tensione crescente. Perché ciò che resta, più delle parole, è quella scena. Una comunità che arriva alla fine del suo cammino. Una chiesa che non si apre. Una fede che resta fuori. |