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| Il mistero di Giuda ![]() Il bacio di Giuda Ma Giuda chi è? La
rappresentazione del diavolo, del male, del tradimento o è un
personaggio chiave nella storia del cristianesimo e della salvezza
dell’uomo?
Giuda rimane ancora oggi a duemila anni di distanza il mistero capovolto della fede e della civiltà cristiana. La sua storia, si sa, è quella di un discepolo traditore che vende Gesù per trenta denari; ma la sua figura è, come sappiamo, necessaria nell’escatologia cristiana, perché da lui scaturisce la condanna a morte di Gesù, il Suo calvario e la Sua Resurrezione, dunque il sacrificio per la redenzione dell’umanità. Soggettivamente un traditore diabolico, oggettivamente una pedina nelle mani della Provvidenza divina. Ho visto in anteprima il film Giuda di Giulio Base che racconta con la voce narrante di Giancarlo Giannini la storia del discepolo di Gesù: il film comincia con l’immagine di Cristo in croce e poi subito dopo quella di Giuda che si impicca. E termina con le parole di Giuda prima che resti soffocato dalla corda che non lasciano adito a dubbi: Giuda reputa una fandonia la sconfitta della morte annunciata da Cristo e aggiunge un commento poi clamorosamente smentito dalla storia: “Gesù di Nazareth, nessuno più si ricorderà di te”. Film intenso, e cristiano, su un tema cruciale che è alle origini della cristianità e che torna prepotente nei giorni pasquali. Torno alla domanda di partenza, ma chi era davvero Giuda Iscariota, il discepolo più infame o più prezioso per la Morte e la Resurrezione di Cristo? Giuda è la croce del genere umano, secondo la tradizione cristiana. Il suo tradimento è alle origini del divorzio tra l’umano e il divino, tra il mondo e Gesù. E’ la metafora dell’umanità che in cambio di un vantaggio immediato e terreno, come i trenta denari, svende l’anima sua, la fede in Dio, l’Amico e il Maestro. E tuttavia, da un punto di vista teologico ed escatologico, Giuda è necessario alla salvezza dell’uomo tramite il Sacrificio e la Resurrezione di Cristo. Traccia di questa interpretazione fu ritrovata in un manoscritto del 300 d.C., un papiro scritto in copto, che fu definito il Vangelo di Giuda: la tesi era che Giuda sarebbe stato non il traditore ma il discepolo più fedele, che si era sacrificato per la gloria di Gesù, diventando così il mezzo per la Sua crocifissione e quindi per la Salvezza. Questa tesi apparve più volte, spesso paludata nella prudenza, nel pensiero filosofico e religioso, soprattutto di ispirazione gnostica, e si ritrovò più compiutamente nel novecento in Bertrand Russel quando affrontò il problema della malvagità naturale, richiamando l’esempio di Giuda. Sul piano letterario, fu Borges a dedicare un racconto alle Tre versioni di Giuda in cui l’Apostolo si dannava per la Salvezza. Nel 1978 Giuseppe Berto pubblicò il romanzo La gloria dedicato alla vicenda di Giuda: L’apostolo veniva riscattato proprio in quella chiave. Giuda si era sacrificato per la gloria di Cristo e la salvezza degli uomini. Una tesi non dissimile espresse in un suo romanzo saggio lo scrittore cattolico Francesco Grisi. Ma non è mancata anche una versione rivoluzionaria di Giuda. La scrisse nell’ottocento un grande giornalista ateo, anticlericale e radicale, parlamentare di sinistra dell’Italia post-risorgimentale. Era Fernando Petruccelli della Gattina che Indro Montanelli definì il più grande giornalista italiano del suo secolo. Nel 1870, mentre si compiva il Risorgimento italiano con la breccia di Porta Pia, Petruccelli scriveva un libro politico-religioso, un romanzo, Memorie di Giuda, che leggeva Gesù come un rivoluzionario egualitario e un ribelle mancato, che delude i suoi seguaci. Nel suo libro si capovolge la prospettiva storica ed evangelica: non è Giuda a tradire Gesù ma è Cristo a tradire la rivoluzione. E’ una lettura politica insurrezionalista e cospirativa. Secondo Petruccelli, Giuda sarebbe una specie di risorgimentale ante litteram, un mazziniano, un garibaldino o un carbonaro del suo tempo. Apparteneva ai Sadducei, visti da Petruccelli come i radicali di quel tempo, contrapposti agli ipocriti Farisei, proni al potere clericale. Giuda vorrebbe che gli Ebrei insorgessero contro il potere romano e lui, ma anche il sinedrio; cercano un Rabbì giovane e carismatico per guidare la rivolta. E pensano che la figura adatta sia Gesù di Nazareth. Lui sembra il trascinatore adatto; ma Gesù ha una “deviazione” spirituale e religiosa. Gesù è visto come un Garibaldi o uno Spartacus mancato. O perfino un Marx mancato. Giuda secondo Petruccelli non è traditore ma tradito: sognava un Risorgimento ebraico, storico e terreno; Gesù invece “si perde” nel Risorgimento eterno e ultraterreno, detto Risurrezione. Resta però, il mistero di Giuda, che è poi il mistero del male, della morte e della presenza del demonio nella storia del mondo. Mistero inestricabile sul piano teologico: il male è necessario nel cammino della salvezza o è il nemico assoluto del bene, del giusto, della verità? Nel primo si rischia di legittimare il male e comunque di giustificarlo come una premessa del bene, un agente benefico; nel secondo si rischia di cadere nel manicheismo e nella presenza antagonista di due principi autonomi, il Bene e il Male. Resta la tragedia di un uomo che voltò le spalle al suo Maestro, e forse non seppe – come sembra concludere il film di Giulio Base – di trovarsi di fronte al figlio di Dio. Il primo anticristo, era un amico di Cristo, il figlio di Dio. Rispetto all’agnello pasquale che toglie i peccati dal mondo, Giuda è il capro espiatorio, E il capro è sia rappresentazione del demonio sia simbolo sacrificale, come insegnò René Girard. |