La grazia senza la gloria …

e la penitenza senza peccato?



di don Jean-Michel Gleize, FSSPX





Papa Leone XIV e i rappresentanti delle altre religioni in Vaticano



«In un mondo ferito dalla violenza e dai conflitti, ognuna delle comunità qui rappresentate porta il suo contributo di saggezza, di compassione, di impegno per il bene dell’umanità e la salvaguardia della casa comune».


Leone XIV e le religioni

Papa Leone XIV rivolse queste parole appena dieci giorni dopo la sua elezione, il 19 maggio 2025, ai «rappresentanti di altre Chiese, Comunità ecclesiali e di altre religioni» (1).

Qui, le parole del Papa ci indicano chiaramente qual è lo scopo dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso: «il bene dell’umanità e la salvaguardia della casa comune».

In occasione del suo recente viaggio in Turchia, il 28 novembre 2025, nel corso di un incontro ecumenico di preghiera, il Papa ha anche affermato che esiste «una fraternità e una sorellanza universali, indipendentemente dall’etnia, dalla nazionalità, dalle religione o dall’opinione. Le religioni, per la loro stessa natura, sono depositarie di questa verità e dovrebbero incoraggiare le persone, i gruppi umani e i popoli a riconoscerla e a praticarla» (2).

Questo scopo non è dunque solo quello dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, destinato a riunire tutti credenti in una impresa comune.
Esso è presentato da Leone XIV come lo scopo stesso di ogni religione, richiesto dalla fede e dalla credenza.

Peraltro, questo è quello che afferma, in forma di postulato, la Dichiarazione di Abu Dhabi, firmata il 4 febbraio 2019 da Papa Francesco e dall’imam Ahmad Al-Tayyeb, Dichiarazione a cui Leone XIV si è riferito in un messaggio indirizzato il 17 settembre 2025 ai capi delle religioni mondiali: «Il credente è chiamato ad esprimere questa fraternità umana, salvaguardando la creazione e l’intero universo e sostenendo ogni persona, specialmente quelle che sono più bisognose e più povere» (3).

La stessa Dichiarazione enuncia anche fin dall’inizio questo principio, la cui importanza non sfugge ad alcuno: «Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere tra loro come fratelli, a popolare la terra e a diffondere i valori del bene, della carità e della pace» (4).

Non più, quindi, per popolare il Cielo ? …


La vera religione e la sua ragion d’essere

Tuttavia, qual è il vero scopo della religione?
In linea generale, la «religione» può essere definita come l’insieme dei mezzi con i quali l’uomo può e deve riconnettersi a Dio, dopo essersi allontanato da Lui.

Essa ha lo scopo di realizzare la salvezza dell’uomo, che consiste nell’unione con Dio, liberandolo agli ostacoli che impediscono questa unione.

Ora, di fatto, nell’attuale e reale condizione dell’umanità, l’unione con Dio deve realizzarsi definitivamente in Cielo, nello stato di gloria, in quella vita eterna in cui le anime contemplano in eterno la Santa Trinità e l’Umanità di Gesù Cristo (5).

E qui in terra, la grazia è la preparazione alla gloria (6).
E l’ostacolo principale che impedisce questa unione è il male del peccato, cioè l’atto disordinato col quale l’uomo si affranca dalla legge di Dio e nel contempo si priva dello stato di grazia e della gloria a cui la grazia avrebbe dovuto condurlo.

La religione, come Dio l’ha voluta e stabilita per il genere umano, è dunque il mezzo per ritrovare lo stato di grazia perduto a causa del peccato e farla fruttificare, così da giungere un giorno alla gloria del Cielo.

Questo mezzo è la Passione di Gesù Cristo ed anche la Chiesa cattolica che, tramite la Messa e i sacramenti, ce ne comunica i frutti.

E questi frutti ci sono dati come il mezzo, non solo per ritrovare lo stato di grazia perduto a causa del peccato, ma anche per fare fruttificare tale grazia espiando i peccati commessi tramite la penitenza, che è la grande virtù cristiana con la quale l’uomo si sforza di riparare il disordine da lui commesso offendendo Dio.

E’ questo tutto il significato del periodo liturgico della Quaresima, che ci ricorda sia la realtà del peccato sia i mezzi che Dio ci ha donato per ritrovare l’unione con Lui, tramite la penitenza.


Le ragioni profonde della penitenza

Il male introdotto in questo mondo dal peccato dei nostri progenitori è duplice: il male della colpa o del peccato che commettiamo, vittime di una natura ferita all’origine e che porta il peso di una cattiva inclinazione; e il male della pena che è il castigo inflitto da Dio all’umanità in ragione del peccato: il male della triplice concupiscenza, il male della morte e della sofferenza, il male della malattia, dell’indigenza e della povertà, il male della guerra subita dagli innocenti, il male delle divisioni contrarie alla carità e alla vera pace.

La penitenza si attacca alla radice: essa ripara l’offesa fatta a Dio dal male della colpa e per questo accetta volontariamente e sopporta pazientemente il male della pena, che diventa l’oggetto della sua riparazione.

E lo scopo di tutto questo è «rientrare nella grazia» del Signore e ritrovare l’amicizia divina ferita o distrutta dal peccato, così da ottenere, dopo il tempo di grazia qui in terra, l’eternità della gloria nell’aldilà.


Una nuova penitenza?

La predicazione attuale degli uomini di Chiesa parla soprattutto e principalmente, quando non esclusivamente, del male della pena. «In un mondo ferito dalla violenza e dai conflitti, diceva prima Papa Leone XIV, ognuna delle comunità qui rappresentate porta il suo contributo di saggezza, di compassione, di impegno per il bene dell’umanità e la salvaguardia della casa comune».

Ed aggiunge: «Io sono convinto che, se noi siamo d’accordo e liberi da ogni condizionamento ideologico e politico, potremo dire efficacemente no alla guerra e sì alla pace, non alla corsa agli armamenti e sì al disarmo, no ad una economia che impoverisce i popoli e la terra e sì ad uno sviluppo integrale».

E la grazia, quando troppo raramente è menzionata, è sempre presentata come il dono di Dio «che rende fratelli tutti gli esseri umani» (Dichiarazione di Abu Dhabi) e che libera soprattutto dal male della pena, principalmente dal male della divisione e della discriminazione.

Ma quasi mai la grazia è presentata come il seme della gloria eterna del Cielo, che libera dal male del peccato, in riferimento ad un «aldilà».

Cosa diventa la penitenza?
Essa è centrata sull’uomo e posta al servizio della instaurazione di una Fraternità universale.
Il suo scopo è eliminare gli ostacoli che ancora impediscono tale Fraternità, con la completa unione degli uomini tra loro, ancor più che eliminare gli ostacoli che impediscono l’unione degli uomini con Dio.

La nuova penitenza rischia di trovarsi limitata agli orizzonti terreni su questa terra, senza riferimento al Cielo.


Una nuova religione

Sulla scia dei suoi predecessori, Leone XIV continua a predicarci una nuova religione.

San Pio X l’aveva già annunciato quando affermava, nell’Enciclica Pascendi del 1907, che la fede in senso modernista ha per oggetto spingere verso il progresso «per solidarietà col perfezionamento intellettuale e morale dell’uomo, perfezionamento che ha per effetto ampliare e illuminare sempre più la nozione del divino, elevando e affinando nel contempo il sentimento religioso»



NOTE

1 -  https://www.vatican.va/content/leo-xiv/fr/
speeches/2025/may/documents/20250519-altre-religioni.html
2 - https://www.vatican.va/content/leo-xiv/fr/speeches/2025/
november/documents/20251128-turchia-incontro-ecumenico.html
3 - https://www.vatican.va/content/leo-xiv/fr/messages/pont-messages/
2025/documents/20250914-messaggio-congresso-religioni.html
4 - https://www.vatican.va/content/francesco/fr/travels/2019/outside/documents/
papa-francesco_20190204_documento-fratellanza-umana.html
5 - San Giovanni, XVII, 3.
6 - Salmo LXXXIII, 12.




 


NOTIZIA



Don Jean-Michel Gleize è stato per quasi trent'anni professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône.
E’ il principale redattore del Courrier de Rome.
Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.
Oggi esercita il suo apostolato a Parigi, nella chiesa Saint-Nicolas-du Chardonnet, dove le sue conferenze sulla Chiesa sono molto seguite.




 
aprile 2026
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