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| Non abbiate paura ! ![]() Suora legge il Vangelo Quando giunsero alla tomba dove era stato posto il corpo di Gesù, le sante donne: Maria Maddalena e l’altra Maria, si sentirono dire, il mattino di Pasqua e per due volte, prima dall’angelo che aveva rotolato la pietra e poi da Cristo resuscitato: «Non abbiate paura!» L’espressione non è nuova nelle Scritture: la si trova lungo tutto il testo sacro, a punto che alcuni l’hanno contata 365 volte! Ma essa ha tutto il significato a Pasqua, alla luce della Resurrezione: se Gesù Cristo ha vinto il peccato con la sua conseguenza: la morte, cosa possono temere tutti coloro che hanno riposto in Lui la loro fede e la loro speranza? Più di quanto ci rendiamo conto, la paura – sotto tutte le sue forme, deboli o forti – determina, o almeno modifica, la nostra azione, i nostri pensieri, le nostre reazioni e i nostri progetti. Come ogni altra emozione, la paura non va negata e neanche respinta: essa indica a colui che la prova la presenza di una minaccia reale o immaginaria; sta a ciascuno valutarne in seguito la realtà, la gravità, l’imminenza del pericolo, per capire fino a che punto sia importante permettere alla paura di albergare o no nel cuore. Così, la paura di essere separati o di vivere lontano da Dio è buona e salutare: essa mantiene l’uomo nella giustizia e nella verità e lo preserva dal vizio. Al contrario, la paura di essere abbandonati o rifiutati dal prossimo per ciò che si è o per ciò che si pensa, è da respingere: essa chiude l’uomo nella menzogna e nella ipocrisia; lo uccide lentamente. Quando Gesù esorta i suoi discepoli di non avere paura, li invita a non lasciarsi impressionare o scoraggiare dai pericoli corporali e umani che li minacciano: la perdita dei beni materiali, lo sguardo di disapprovazione o di mala opinione degli altri, gli eventi sfortunati della vita, la malattia del corpo e perfino la morte: «Non temete coloro che uccidono il corpo e poi non possono fare più nulla» (Luca 12, 4). Le macchinazioni dei malvagi e le persecuzioni contro la Chiesa, quali che siano le forme che esse assumono, non devono essere temute: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il Regno» (Luca 12, 32) Lo stesso giorno della Sua vittoria a Pasqua, Gesù Cristo volle infondere, più che mai, ai Suoi discepoli questo spirito di santa libertà, di audace fiducia e di incrollabile vittoria. Possa questo spirito essere ancora il nostro, dopo duemila anni, in mezzo alle paure che, giustamente, possono suscitare le cattive notizie del mondo. Lo spirito cattolico, quello che lo Spirito Santo forma nei nostri cuori, non è fatto di pusillanimità, di preoccupazioni eccessive, di ansia generalizzata o di chiusura in se stessi! Quello che San Paolo ricorda a Timoteo può essere applicato a chiunque sia nato dall’acqua e dallo Spirito nel Battesimo: «Poiché Dio non ci ha dato uno spirito di paura, ma uno spirito di forza, di amore e di controllo» (2 Timoteo 1, 7). |