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la Chiesa cresce



della Fraternità San Pio X






chiesa della Fraternità San Pio X
a St. Marys, Kansas, Stati Uniti
 


Un sacerdote ungherese, Don Daniel Östör, responsabile dell’apostolato dei giovani della Fraternità San Pio X in Ungheria, è ritornato da un viaggio di studio negli Stati Uniti e ne ha stilato il seguente resoconto.

All’inizio della Quaresima del 2026, durante il mio viaggio negli Stati Uniti ho avuto occasione di visitare due luoghi particolarmente importanti per la vita della Fraternità Sacerdotale San Pio X: la città di Armada, nello Stato del Michigan, e la città di St. Marys, nello Stato del Kansas.
Questi due luoghi, diversi per la loro consistenza e per la loro storia, rappresentano due volti della stessa realtà ecclesiale.

Armada è una comunità familiare di circa settecento-ottocento fedeli – la prima fondazione della Fraternità negli Stati Uniti – che oggi si trova all’inizio di una nuova fase di sviluppo.

St. Marys, invece, con i suoi circa cinquemila-seimila fedeli, è quasi una piccola città cattolica, e sotto questo aspetto quasi unica al mondo.

La storia di Armada risale agli inizi della Fraternità.
La comunità è stata fondata nel 1973 dello stesso Mons. Marcel Lefebvre. Visitare questi luoghi direttamente legati alla sua persona e alla sua opera, è stata una esperienza particolare.

Durante il mio soggiorno, si è celebrato un funerale: un padre di famiglia di oltre novant’anni, che dopo il servizio militare aveva dedicato tutta la sua vita alla Fraternità, padre di più di dieci figli. La presenza di tanti figli, nipoti, parenti e fedeli ha dimostrato in modo lampante quanto queste comunità si basino sulle famiglie.

Dopo molti anni, la comunità di Armada è ormai giunta al punto di iniziare un progetto edilizio più ampio.
E’ già stato acquistato un terreno idoneo, sul quale dovranno sorgere: una chiesa, una scuola e un Priorato. Il piano è stato elaborato con cura: si comincerà a costruire la scuola, poi la comunità si trasferirà nella nuova sede; successivamente saranno venduti gli edifici attuali e il ricavato permetterà di finanziare la costruzione della chiesa e dell’edificio del Priorato.

Non si tratterà del primo trasloco della comunità. La sua storia è stata sempre caratterizzata dal fatto che non appena si trovava il luogo adatto per la celebrazione della Messa, esso diventava presto troppo piccolo e se ne doveva costruire uno nuovo con dei locali più ampi. 


Assicurare la vita spirituale per le famiglie

Una particolarità della realtà americana è la grande mobilità delle persone.
Ciò che spesso ci sembra strano in Europa: famiglie che cambiano residenza per unirsi ad una comunità spirituale, negli Stati Uniti è molto più comune.
Questo è particolarmente evidente a St. Marys.
Io ho parlato con diverse famiglie che hanno scelto volontariamente di stabilirsi lì. Alcune hanno confessato apertamente che per loro si era trattato un grande sacrificio.
St. Marys si trova in una zona piuttosto isolata e poco attraente del Kansas, dove le condizioni climatiche talvolta possono essere estreme. Tuttavia, numerose famiglie hanno accettato tali difficoltà, perché per loro era importante che i loro figli crescessero in un ambiente cattolico.

La storia di St. Marys è straordinaria.
All’origine vi era un grande centro gesuita, che in seguito fu abbandonato. La Fraternità riuscì ad acquistare questa vasta proprietà ad un prezzo quasi simbolico. Quattro anni dopo, la chiesa principale fu interamente distrutta da un incendio. Così che la comunità dovette vivere per lunghi anni in condizioni eccezionali. 

Per esempio, le Messe domenicali erano celebrate nel ginnasio.
E venivano celebrate cinque Messe una dopo l’altra, con i fedeli che dopo la celebrazione dovevano uscire rapidamente, per lasciare il posto al gruppo che era già in attesa.
Ancora oggi vi sono i vecchi confessionali e nei locali del Priorato sono stati realizzati spazi supplementari per le confessioni.

Perfino negli Stati Uniti ci son voluti quasi vent’anni per poter costruire un primo Priorato. Il suo stato attuale è dunque il risultato di numerosi anni di privazioni, umiliazioni e grandi sacrifici materiali.

Una differenza essenziale tra la situazione americana e quella dell’Ungheria sta nel fatto che negli Stati Uniti non vi è mai stata una completa rottura della tradizione liturgica. E’ sempre esistita una generazione che è cresciuta col rito tradizionale.
In Ungheria, invece, tale continuità si è quasi totalmente interrotta: è per questo che bisogna ricostruire molto cose a partire da zero. Più questo lavoro inizia tardi, più tempo occorre perché possa formarsi una comunità stabile.

In America si osserva anche chiaramente che le comunità cattoliche vivaci si sviluppano spesso attorno alle loro scuole. Tuttavia, queste scuole costituiscono un peso finanziario cospicuo per le famiglie.
Molte di queste hanno tanti figli – spesso dieci o più – e le spese scolastiche sono quindi considerevoli. Avviene che in alcune famiglie, le figlie siano istruite a casa, mentre i figli frequentano la scuola. Quindi, l’educazione cattolica dei figli richiede grandi sacrifici, ma al tempo stesso costituisce uno dei fondamenti più importanti per l’avvenire della comunità.

La chiesa di St. Marys è un edificio imponente. La sua costruzione è costata l’equivalente di circa quindici miliardi di fiorini [circa 40 milioni di euri]. L’edificio è stato realizzato senza grandi riserve, solo le vetrate colorate hanno dovuto essere provvisoriamente omesse. Al loro posto, Don Rutledge ha previsto un programma iconografico realizzato con affreschi.
Sotto la chiesa vi è una grande sala, usata come chiesa inferiore e sala di riunione polivalente.


La dimensione della comunità è notevole

St. Marys assomiglia per molti aspetti ad una piccola città cattolica.
Circa 5mila-6mila fedeli assistono regolarmente alla Messa domenicale. Circa 450 ragazzi frequentano la scuola primaria, un numero simile frequenta il liceo e appartengono alla comunità un centinaio studenti universitari.

Nelle Messe solenni domenicali sono presenti circa 1600 fedeli e la chiesa si riempie completamente in tre occasioni. La segreteria parrocchiale impiega sei collaboratori laici a tempo pieno.

L’organizzazione della liturgia è estremamente curata. Vi sono sei squadre di sacrestani, ognuna composta da più elementi. I ministranti svolgono il loro servizio secondo una precisa ripartizione, e ad ogni Messa è prevista una udienza.

In una classe della scuola primaria ho posto la domanda di chi avrebbe pensato di diventare sacerdote.
Senza esitazione, tre ragazzi hanno alzato la mano. Il che si è svolto in modo del tutto naturale, senza particolare entusiasmo, ma anche senza alcun timore.

La comunità conta anche nove religiose che, quando non insegnano, né cantano o sono impegnate nelle faccende domestiche, passano molto tempo in chiesa per la preghiera silenziosa e l’adorazione eucaristica.

Certo, vi sono anche tensioni e correnti diverse, per esempio dei piccoli gruppi su posizioni più radicali in seno al movimento tradizionale, tuttavia si tratta di una minoranza molto ristretta.

Numerosi convertiti provengono dal protestantesimo, compresi alcuni ministri del culto.
Un sacerdote ha fatto notare che molte comunità protestanti avevano perso, col tempo, serietà e profondità spirituale, il che ha indotto alcuni fedeli a cercare un fondamento religioso più solido.

Ciò che è particolarmente impressionante è la grade amabilità e la disponibilità delle persone. Fin dal mio arrivo all’aeroporto sono stato colpito da questo atteggiamento.
Nelle famiglie ho anche notato una grande semplicità e una vera umiltà; si percepisce ben poco orgoglio o sufficienza.

Ormai, St. Marys è cresciuta fino a costituire quasi una cittadina a se stante.
Vi è forse un limite naturale alla crescita, perché oltre una certa dimensione la vita comunitaria nella sua interezza diventa difficile.
Ma quello che si vede oggi è innanzi tutto il frutto di decenni di pazienza, duro lavoro e grandi sacrifici.


Ciò che decide dell’avvenire di una comunità cattolica

Nel corso del mio viaggio, è sorto in me un profondo convincimento: l’avvenire di una comunità cattolica si decide in definitiva nelle famiglie e nell’educazione.
Laddove esistono famiglie solide e scuole dove è trasmessa la fede, una comunità può crescere e prosperare. Laddove mancano questi elementi, perfino le migliori intenzioni rimangono senza frutto duraturo.

Per finire, voglio parlare di un incontro personale che mi ha particolarmente rallegrato.
Negli Stati Uniti ho incontrato un sacerdote di origine ungherese: Don Steve Soos, il cui padre era ungherese. Egli ama molto l’Ungheria e la cultura ungherese, benché non parli la lingua, egli spera di poter visitare presto il nostro paese e prega per la comunità cattolica in Ungheria.





aprile 2026
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