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| Il paradosso della Fraternità San Pio X: Roma tollera la disobbedienza, tranne quando questa difende la Tradizione ![]() La Fraternità Sacerdotale San Pio X è davvero disobbediente? La presente analisi esplora il preoccupante paradosso della FSSPX: il diffuso dissenso all’interno della Chiesa viene ignorato, mentre la fedeltà alla tradizione viene condannata. Dagli abusi liturgici alla confusione dottrinale, la vera crisi di obbedienza potrebbe non trovarsi dove vi è stato detto di guardare. Nella sua recente intervista con Michael Matt [The Remnant], Mons. Athanasius Schneider ha sottolineato che, anche se la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) si dimostra disobbediente in merito alla consacrazione dei vescovi o ad altre questioni, non è scismatica. Sebbene alcuni cattolici sinceri possano non condividere questa valutazione, la prospettiva di Mons. Schneider ci invita a riflettere sullo stato generale di disobbedienza all’interno della Chiesa cattolica. Per incominciare, è utile considerare la natura della disobbedienza della Fraternità San Pio X. Come si evince dalla risposta di Mons. Marcel Lefebvre ad una domanda postagli in una intervista del 1976 in cui gli veniva chiesto se stava andando verso lo scisma, egli riteneva di essere obbediente a quello che la Chiesa aveva sempre insegnato, mentre i veri disobbedienti o scismatici sono gli innovatori: «Quando qualcuno mi dice: “Stai per causare
uno scisma”, rispondo che non sono io a causare uno scisma; io rimango
in una linea completamente tradizionale. Quindi rimango unito alla
Chiesa di duemila anni e non faccio altro che ciò che è
stato fatto per duemila anni, ciò per cui sono stato lodato,
adesso per le stesse cose sono condannato! . . . Che cos’è lo
scisma? È una rottura, una rottura con la Chiesa. Ma una rottura
con la Chiesa può anche essere una rottura con la Chiesa del
passato. Se qualcuno rompe con la Chiesa di duemila anni, è in
stato di scisma».
Non è necessario condividere la sostanza delle posizioni di Mons. Lefebvre per poter concludere che la sua disobbedienza a Roma fosse sinceramente motivata dal desiderio di rimanere fedele all’immutabile fede cattolica. Egli comprendeva che la fede potesse evolversi nel tempo, in conformità con gli insegnamenti del Concilio Vaticano I e di San Vincenzo di Lerino, ma si rifiutava di assecondare cambiamenti che erano già stati condannati dalla Chiesa cattolica nel corso dei secoli. Un saggio pubblicato nel numero di settembre 1988 del Courier de Rome (la versione francese del SiSiNoNo italiano) evidenziava alcune delle tensioni che egli riscontrava tra ciò che la Chiesa aveva sempre insegnato e le innovazioni inammissibili che si erano diffuse dopo il Concilio Vaticano II: «Sembra che, a partire dal Concilio
Vaticano II, un cattolico sia costantemente costretto, per
necessità, a scegliere tra la Verità e
l’«obbedienza», ovvero tra l’essere eretico o scismatico.
Così, per fare alcuni esempi, deve scegliere tra l’enciclica
Pascendi di San Pio X, che condanna
il modernismo come “una raccolta di tutte le eresie”, e l’attuale
orientamento ecclesiastico apertamente modernista, che, attraverso la
voce della Santa Sede, non cessa mai di lodare il modernismo e i
modernisti e di denigrare San Pio X... Deve scegliere tra il dogma
cattolico “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza” e l’attuale
orientamento ecclesiastico, che vede nelle religioni non cristiane
“canali che portano a Dio” e dichiara che anche le religioni politeiste
“sono venerabili” !».
Lo stesso saggio presentava altri esempi delle differenze fra l’insegnamento cattolico e quello che ci viene impartito da Roma, ma il passo sopra riportato ci permette ci comprendere la natura delle preoccupazioni di Mons. Lefebvre. Egli fu disobbediente solo nella misura in cui credeva fosse necessario resistere ai cambiamenti che considerava fossero anticattolici. Tuttavia, questo non offre un quadro completo della disobbedienza nella Chiesa cattolica. Coloro che giudicano Mons. Lefebvre e la Fraternità San Pio X non possono farlo con un minimo di giustizia e carità se chiudono un occhio sulle diffuse manifestazioni di disobbedienza che sono i sintomi dei mali contro cui ha combattuto Monsignore. Questo non solo perché Mons. Lefebvre credeva che le sue azioni fossero necessarie a causa della disobbedienza all’insegnamento cattolico da parte dei suoi persecutori, ma anche perché coloro che gli si oppongono sono spesso complici dei mali che arrecano danni ben peggiori in tutta la Chiesa. In molti casi, il silenzio di coloro che dovrebbero denunciare i mali che affliggono la Chiesa è probabilmente molto più colpevole della disobbedienza di Mons. Lefebvre. Pertanto, dobbiamo considerare alcune delle molte manifestazioni di disobbedienza presenti oggi nella Chiesa. Disobbedienza liturgica. Come argomento iniziale, va detto che lo stesso Novus Ordo Missae fu promulgato senza aderire ad alcuni dei requisiti basilari della Costituzione sulla sacra liturgia del Vaticano II, la Sacrosanctum Concilium, come ad esempio: - «Nell’ambito delle
leggi particolari in vigore, nei riti latini si deve conservare l’uso
della lingua latina».
- «Non ci devono essere innovazioni se non quando il bene della Chiesa le richiede in modo autentico e certo; e bisogna fare attenzione che le nuove forme adottate derivino in qualche modo organicamente dalle forme già esistenti». Chiunque abbia assistito, anche solo superficialmente, alla Messa tradizionale o persino a una Messa del Novus Ordo celebrata in lingua volgare e in modo particolarmente devoto, sa che questi due requisiti sono stati ignorati. Inoltre, ormai da sessant’anni Roma non fa quasi nulla per arginare i diffusi abusi che si verificano regolarmente durante le Messe del Novus Ordo. Il sacrilegio e la totale mancanza di rispetto per il Santissimo Sacramento sono molto più comuni nella maggior parte delle diocesi rispetto alla Messa tradizionale. Disobbedienza morale. Non passò molto tempo dopo il Concilio perché si manifestasse uno degli esempi più profondi e diffusi di disobbedienza morale nella storia della Chiesa cattolica: il fatto che la maggioranza dei cattolici rifiuti l’Enciclica di Paolo VI del 1968 sul controllo delle nascite, la Humanae Vitae. Questa pubblica disobbedienza, non corretta, ha trasmesso in tutta la Chiesa e nel mondo intero il messaggio che i cattolici non erano effettivamente tenuti a seguire l’insegnamento morale della Chiesa. Ciò ha normalizzato il cattolicesimo da caffé che vediamo oggi. Disobbedienza dottrinale. Molti oppositori di Mons. Lefebvre sostengono strenuamente il Concilio Vaticano II, spesso sulla base dell’affermazione che i suoi documenti ambigui in realtà non contengano errori. Tale difesa dei documenti del Vaticano II non dovrebbe in alcun modo esimersi dalla necessità di condannare gli errori che sono stati diffusi in nome del Concilio stesso; anzi, coloro che insistono sulla necessità di credere ai documenti conciliari sembrerebbero avere un obbligo ancora maggiore di condannare tali errori. Ad esempio, coloro che affermano che il decreto sull’ecumenismo, Unitatis Redintegratio, non abbia promosso un falso ecumenismo dovrebbero essere i più strenui oppositori di quest’ultimo. Allo stesso modo, coloro che difendono la Costituzione dogmatica del Concilio sulla Chiesa, Lumen Gentium, sembrerebbero avere l’urgente obbligo di opporsi al Sinodo sulla Sinodalità, che si è basato sui passi della Lumen Gentium. Tuttavia, con poche eccezioni, coloro che insistono sulla necessità di credere al Vaticano II non fanno nulla per opporsi a quegli errori dottrinali distruttivi che sono stati giustificati in nome del Concilio. Disobbedienza al Concilio. Al contrario, nei documenti del Concilio erano presenti molti passaggi ortodossi che ora vengono effettivamente rifiutati da ampie porzioni della gerarchia. Ad esempio, questo passaggio della Lumen Gentium viene regolarmente contraddetto dai vescovi: «Sono pienamente
incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo
Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua organizzazione e
tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e che inoltre, grazie ai
legami costituiti dalla professione di fede, dai sacramenti, dal
governo ecclesiastico e dalla comunione, sono uniti, nell’assemblea
visibile della Chiesa, con il Cristo che la dirige mediante il Sommo
Pontefice e i vescovi. Non si salva, però, anche se incorporato
alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane
sì in seno alla Chiesa col «corpo», ma non col
«cuore». Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che
la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad
una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col
pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma
anzi saranno più severamente giudicati» (Lumen Gentium, 14).
Questo passo è contraddetto non solo dal falso ecumenismo, ma anche da documenti come Amoris Laetitia e Fiducia Supplicans. Ecco un altro passo che confuta in modo esaustivo il falso ecumenismo promosso da Roma negli ultimi sessant’anni: «Il battesimo quindi
costituisce il vincolo sacramentale dell’unità che vige tra
tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati. Tuttavia il
battesimo, di per sé, è soltanto l’inizio e l’esordio,
che tende interamente all’acquisto della pienezza della vita in Cristo.
Pertanto esso è ordinato all’integra professione della fede,
all’integrale incorporazione nell’istituzione della salvezza, quale
Cristo l’ha voluta, e infine alla piena inserzione nella
comunità eucaristica». (Decreto sull’ecumenismo: Unitatis Redintegratio, 22).
Questo passo chiarisce che dobbiamo aiutare i non cattolici a trovare e ad accettare la fede cattolica nella sua forma più pura; ma Roma ha passato gli ultimi sessant’anni ad assicurare ai protestanti che Dio li ama così come sono, senza che ci sia alcun reale bisogno di convertirli. I documenti del Concilio includevano anche una dichiarazione che condanna l’evoluzione dottrinale così diffusa negli ultimi sessant’anni: «La sacra tradizione e
la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di
Dio affidato alla Chiesa; … L’ufficio poi d’interpretare autenticamente
la parola di Dio, scritta o trasmessa, è affidato al solo
magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata
nel nome di Gesù Cristo. Il quale magistero però non
è superiore alla parola di Dio ma la serve, insegnando soltanto
ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato
e con l’assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente
custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico
deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come
rivelato da Dio» (Costituzione dogmatica sulla divina
rivelazione: Dei Verbum, 10).
La seconda parte di questa dichiarazione è piuttosto simile a quanto Mons. Lefebvre affermava spesso per difendere la sua adesione all’insegnamento tradizionale della Chiesa. Passi come questo furono inclusi nei documenti conciliari su insistenza dei Padri conciliari e dei teologi conservatori, al fine di controbilanciare le disposizioni che favorivano gli orientamenti opposti (liberali). Dopo il Concilio, tuttavia, i passi conservatori furono ignorati, mentre si diffusero le interpretazioni più liberali dei passi ambigui. Disobbedienza papale alla Legge divina. Infine, è necessario considerare la disobbedienza papale alla Legge divina, in questioni grandi e piccole. Sebbene non si siano mai visti tentativi da parte dei Papi del post-Concilio Vaticano II di definire effettivamente qualcosa di eretico, non sono mancati documenti e dichiarazioni dei Papi che promuovono idee contrarie all’insegnamento infallibile. Per fare un esempio lampante, Francesco ha affermato che “tutte le religioni sono vie per Dio” nel suo incontro interreligioso con i giovani a Singapore nel settembre 2024 . Tutto ciò contribuisce a delineare un quadro confuso dello stato della Chiesa. È comprensibile che i cattolici desiderino scegliere un percorso che, in sostanza, consista nel fare del proprio meglio per rimanere fedeli alla vera Fede, ignorando per quanto possibile tutte le distrazioni empie. E, per coloro che scelgono questa strada, la prospettiva di essere etichettati come scismatici è davvero spaventosa, anche con le rassicurazioni di uomini come Mons. Schneider, secondo cui tale etichetta non si addirebbe alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tuttavia, Dio non ci ha lasciati in una situazione in cui non riusciamo davvero a dare un senso al caos che ci circonda. Non è necessario credere nei messaggi di Fatima per apprezzare le implicazioni dell’affermazione fatta nel 1931 dal cardinale Eugenio Pacelli (il futuro Pio XII) basandosi sul Terzo Segreto di Fatima: «Sono preoccupato dai
messaggi della Beata Vergine a Lucia di Fatima. Questa insistenza di
Maria sui pericoli che minacciano la Chiesa è un monito divino
contro il suicidio di alterare la Fede, nella Sua liturgia. . . Sento
tutt’intorno a me innovatori che desiderano smantellare la Sacra
Cappella, distruggere la fiamma universale della vera Fede della
Chiesa, rigettarne gli ornamenti e farle provare rimorso per il Suo
passato storico. Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato
rinnegherà il suo Dio, in cui la Chiesa dubiterà come
dubitò Pietro. Sarà tentata di credere che l’uomo si sia
fatto Dio».
Se egli avesse vissuto la situazione che ha descritto — che assomiglia alla nostra situazione odierna — presumibilmente si sarebbe opposto a tutti questi orrori e per questo sarebbe stato condannato come disobbediente e scismatico. Anni dopo la sua morte, uno degli uomini le cui idee Pio XII aveva condannato nell’Enciclica Humani Generis del 1950, disse questo a proposito del Concilio Vaticano II: «Con la franchezza e
l’apertura dei suoi dibattiti, il Concilio ha posto fine a quella che
si potrebbe definire l’inflessibilità del sistema. Per “sistema”
intendiamo un insieme coerente di insegnamenti codificati, regole
procedurali specificate casisticamente, un’organizzazione dettagliata e
fortemente gerarchica, mezzi di controllo e sorveglianza, rubriche che
regolano il culto: tutto ciò è l’eredità della
scolastica, della Controriforma e della Restaurazione cattolica del XIX
secolo, sottoposta a un’efficace disciplina romana. Si ricorderà
che Pio XII avrebbe detto: “Sarò l’ultimo Papa a mantenere tutto
questo in piedi» (pp. 51-52).
Queste sono le parole di Yves Congar tratte dal suo libro di condanna di Mons. Lefebvre, “La sfida alla Chiesa: il caso dell’arcivescovo Lefebvre”. È quasi come se Congar stesse celebrando gli stessi orrori che Pio XII aveva profeticamente descritto nel 1931. E, per coloro che necessitano ancora di un quadro più chiaro della situazione, Dio ha permesso a Francesco di aprire il Sinodo sulla sinodalità con un discorso che includeva il seguente omaggio a Congar: «Cari fratelli e
sorelle, possa questo Sinodo essere una vera stagione dello Spirito!
Abbiamo bisogno dello Spirito, il soffio sempre nuovo di Dio, che ci
libera da ogni forma di egocentrismo, ravviva ciò che è
moribondo, scioglie le catene e diffonde la gioia. Lo Spirito Santo ci
guida dove Dio vuole che siamo, non dove ci porterebbero le nostre idee
e i nostri gusti personali. Padre Congar, di beata memoria, disse una
volta: “Non c’è bisogno di creare un’altra Chiesa, ma di creare
una Chiesa diversa” (Vera e falsa riforma nella Chiesa). Questa
è la sfida. Per una “Chiesa diversa”, una Chiesa aperta alla
novità che Dio vuole suggerire, invochiamo con maggiore fervore
e frequenza lo Spirito Santo e ascoltiamolo umilmente, camminando
insieme come lui, fonte di comunione e di missione, desideri: con
docilità e coraggio».
Francesco riuscì a creare una Chiesa diversa, la Chiesa sinodale, che persiste ancora oggi. Tutti i battezzati, compresi i protestanti, fanno parte di questa nuova Chiesa sinodale e vengono accolti e celebrati per quello che sono. Solo un gruppo di battezzati viene rimproverato e invitato a rimanere fuori dal tendone sinodale ispirato da Congar ed eretto da Francesco: i cattolici tradizionali. Se dunque vogliamo mettere in discussione la disobbedienza di Mons. Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X da lui fondata, dobbiamo considerare il quadro più ampio della disobbedienza all’interno della Chiesa. La Fraternità si distingue sia per la sua disponibilità a essere dichiarata disobbediente in difesa della tradizione, sia per la sua posizione pubblica contro la disobbedienza diabolica che pervade l’intera Chiesa, dalla più piccola diocesi al Vaticano. Se Dio dovesse ristabilire l’ordine nella Chiesa domani, la Fraternità Sacerdotale San Pio X verrebbe considerata obbediente, mentre la stragrande maggioranza di coloro che condannano la Chiesa verrebbe riconosciuta come disobbediente. Sapendo questo, perché dovremmo esitare a schierarci oggi con la Fraternità Sacerdotale San Pio X piuttosto che con coloro che distruggono la Chiesa? Cuore Immacolato di Maria, prega per noi! |