Le fiamme del Purgatorio
sono le stesse di quelle dell’Inferno ?

Cosa ha insegnato realmente San Tommaso d’Aquino



di Robert L. Kinney III, Pharm.D., M.A.



Pubblicato sul sito americano The Remnant





Le fiamme dell'Inferno


La maggior parte dei cattolici pensa al Purgatorio come ad una dolce purificazione.
Ma se i Santi e San Tommaso avessero insegnato qualcosa di più inquietante?

Questo articolo esplora la possibilità che le fiamme del Purgatorio siano le stesse di quelle dell’Inferno – sopportate temporaneamente grazie alla misericordia di Dio.

Un precedente articolo trattava di come i santi abbiano affermato che la sofferenza in Purgatorio sia peggiore di qualsiasi sofferenza sulla Terra. Si menzionava anche che è probabile che la maggior parte delle persone non vada direttamente in Paradiso al momento della morte; se una persona si pente sinceramente prima di morire, è probabile che debba passare per il Purgatorio. Di conseguenza, sembra che per la maggior parte delle persone il dolore, l’ansia e altre sofferenze peggiorino notevolmente dopo la morte.

Questo articolo fornisce ulteriori prove a sostegno di tale affermazione.

I punti trattati in questo articolo sono riassunti come segue.

1- Il Sacrificio di Gesù ci ha salvati dalla circostanza che tutti sperimentino le fiamme dell’Inferno all’Inferno, a prescindere da tutto (ma una persona può andare comunque all’Inferno se non si pente sinceramente prima della morte).

2 - Il Sacrificio di Gesù ci ha salvati dalla necessità di essere schiavi del peccato (ma una persona può ancora diventare schiava del peccato scegliendo di commetterlo).

3 – Ogni peccato implica l’ingraditudine per il Sacrificio di Gesù.

4 – Per essere perfettamente grata per il dono sacrificale di Gesù, una persona deve comprendere da cosa è stata salvata; questa comprensione può essere raggiunta attraverso l’abitudine o l’infusione di una virtù perfetta (specialmente le virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, esclusa l’elemosina che a volta è descritta come carità) o attraverso l’esperienza delle fiamme dell’Inferno.

5 – Similarmente, il Paradiso richiede la perfezione e la perfetta gratitudine per la salvezza e richiede la conoscenza e la gratitudine abituali per ciò da cui si è stati salvati.

6 – La punizione per il peccato è proporzionata al peccato commesso.

7 – La punizione per l’ingratitudine per il Sacrificio di Gesù (che include ogni peccato) potrebbe comportare le fiamme dell’Inferno in una esperienza che sembra senza fine ma che finisce. 

8 – Pertanto, è probabile che le fiamme del Purgatorio siano le stesse di quelle dell’Inferno, ma mentre la condanna del Purgatorio è temporanea, quella dell’Inferno è eterna.


E se le fiamme del Purgatorio fossero uguali a quelle dell’Inferno?

Alcuni lettori potrebbero essere sorpresi da alcuni dei punti precedenti; ma sembra che ognuno di essi sia stato formulato o implicato in ciò che insegna San Tommaso d’Aquino. Sebbene egli non abbia formulato lo stesso ragionamento utilizzato sopra, San Tommaso d’Aquino suggerì similarmente che le fiamme del Purgatorio sono uguali a quelle dell’Inferno (Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che il Purgatorio è del tutto diverso dall’Inferno, suggerendo che la grande differenza tra Purgatorio e Inferno è temporanea rispetto alla sofferenza eterna). 

San Tommaso d’Aquino presenta la domanda così: Se esso [il Purgatorio] fosse lo stesso posto dove le anime sono purificate e i dannati puniti?

E rispondeva così:

Gregorio [la citazione è tratta da Sant’Agostino (De Civ. Dei I, 8) dice: “Come nello stesso fuoco l’oro arrossa mentre la pula si trasforma in fumo, così nello stesso fuoco un peccatore è ridotto in cenere mentre uno degli eletti viene purificato”.

Pertanto il fuoco del Purgatorio e dell’Inferno è lo stesso e quindi si trovano nello stesso luogo.

Inoltre, prima della venuta di Cristo, i santi Patriarchi si trovavano in un luogo più degno di quello in cui le anime vengono purificate dopo la morte, poiché lì non vi era alcun dolore sensibile. Ma quel luogo era o lo stesso dell’Inferno o ad esso collegato, altrimenti non si direbbe che Cristo è disceso all’Inferno quando è disceso nel limbo. Pertanto, il Purgatorio si trova nello stesso luogo dell’Inferno o è ad esso connesso.

Quindi, San Tommaso dice che il fuoco del Purgatorio è lo stesso di quello dell’Inferno.
E aggiunge:

Va detto che, riguardo alla collocazione del Purgatorio, non si trova nulla di specifico nelle Scritture, né si possono addurre argomentazioni efficaci al riguardo. Tuttavia, probabilmente, e secondo ciò che più concorda con le parole dei santi e con la rivelazione fatta a molti, esistono due luoghi per il Purgatorio. Il primo, secondo la legge generale, prevede che il Purgatorio sia un luogo inferiore connesso all’Inferno, cosicché è lo stesso fuoco che tormenta i dannati all’Inferno e purifica i giusti in Purgatorio; sebbene i dannati, in quanto inferiori per merito, siano anche relegati in un luogo inferiore. Esiste poi un altro luogo per il Purgatorio, per dispensa speciale; ed è per questo che a volte si legge che certe persone vengono punite in luoghi diversi, sia per l’istruzione dei vivi, sia per l’assistenza ai morti, affinché, facendo conoscere la loro sofferenza ai vivi, essa possa essere alleviata dall’intercessione della Chiesa.


Lo stesso fuoco, ma uno scopo diverso

Infine, San Tommaso d’Aquino ha anche spiegato che:

La punizione dell’Inferno ha lo scopo di affliggere, così viene chiamata con i nomi delle cose che ci affliggono qui. Ma lo scopo principale della punizione del Purgatorio è purificarci dai residui del peccato; e quindi la pena del fuoco è attribuita solo al Purgatorio, perché il fuoco purifica e consuma.

Riassumendo, San Tommaso d’Aquino scrive che: sebbene il fuoco sia lo stesso per l’Inferno e il Purgatorio, nel Purgatorio serve principalmente a purificare una persona dai residui del peccato, mentre nell’Inferno costituisce una punizione eterna.


Perché il Sacrificio di Cristo cambia la nostra comprensione del Purgatorio

Alcuni altri scritti di San Tommaso d’Aquino possono essere applicati al Purgatorio a sostegno della sua affermazione che il fuoco del Purgatorio è lo stesso fuoco dell’Inferno.
In particolare, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, gli insegnamenti di San Tommaso d’Aquino sulla gratitudine a Gesù per il Suo Sacrificio, sui peccati per l’ingraditudine verso Gesù e la proporzionata punizione dei peccati commessi, suggeriscono che il fuoco del Purgatorio sia presumibilmente lo stesso fuoco dell’Inferno.

San Tommaso d’Aquino (e la Chiesa cattolica in generale) insegna che il Sacrificio di Gesù ci salva necessariamente dall’andare all’Inferno; e ci salva anche dalla schiavitù del peccato. Il Suo Sacrificio ci ha aperto le porte del Paradiso, dandoci l’opportunità di accedervi osservando i dieci Comandamenti, ricevendo i Sacramenti e compiendo le altre cose indicate da Gesù per andare in Paradiso.

Certo, vi è ancora la possibilità che una persona vada all’Inferno dopo la morte. Sebbene non sia il punto principale di questo articolo, vale la pena parlarne per descrivere come Gesù dica che molte persone si illudono di andare in Paradiso, ma nel giorno del giudizio scoprono che andranno all’Inferno:

«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.» (Matteo 7, 21-23)


Questo è da tenere a mente, specialmente la sorpresa di coloro che nella loro vita hanno detto: “Signore, Signore” e che poi scoprono di essere destinati all’Inferno.
In questo articolo, il passo del Discorso della Montagna è citato per sottolineare che è ancora possibile che “molte” persone vadano all’Inferno.

Uno dei punti principali di questo articolo da tenere a mente è che Gesù ci ha salvati da una cosa molto grave e noi dovremmo esserGli grati per questo Suo dono. Ma per essere pienamente e veramente grati a Gesù per il Suo Sacrificio, si deve comprendere quale sarebbe stata la terribile sofferenza dalla quale Gesù ci ha salvati.

Anche San Tommaso d’Aquino ha scritto su come rendere adeguatamente grazie a Dio in Cielo: una persona deve conoscere “il modo in cui Gesù ha salvato”.

Tutta la conoscenza trasmessa dalla fede ruota intorno a questi due punti; la divinità della Trinità e l’umanità di Cristo. Ciò non dovrebbe sorprenderci, poiché l’umanità di Cristo è la via attraverso la quale giungiamo alla divinità. Pertanto, finché siamo ancora in cammino dovremmo conoscere la via che conduce alla nostra meta. Nella patria celeste non si renderebbe a Dio l’adeguato ringraziamento se gli uomini non conoscessero la via attraverso la quale sono salvati.

Uno studioso contemporaneo commenta ciò in un articolo sulla gratitudine a Dio, e scrive:

“Non possiamo essere grati se non conosciamo il beneficio che abbiamo ricevuto. L’Aquinate crede che Dio ci abbia salvati col dono di Dio stesso: che si è fatto uomo,  è nato da Maria, ha sofferto, è morto ed è risorto dai morti per noi. Pertanto, l’adeguata gratitudine a Dio e il ringraziamento relativo, richiedono la conoscenza di Gesù”.

Per San Tommaso d’Aquino, Gesù era ed è un essere umano perfetto com’è un Dio perfetto. Se Gesù è Dio, questo implica la gratitudine verso Dio. A differenza di Dio Padre che (come dice San Tommaso) non soffre mai nel farci dei doni. San Tommaso crede che Gesù abbia sofferto nel farci il dono della salvezza: assumendo la natura umana, soffrendo sulla croce e morendo per i peccatori.
Secondo alcune concezioni della gratitudine, quando qualcuno ci fa un dono soffrendo, noi gli dobbiamo una gratitudine maggiore rispetto a quando il dono è fatto senza alcun costo personale.  Se questo principio à corretto, il cristiano ha un debito di gratitudine maggiore verso Dio, rispetto al tipo di deista che sostiene che Dio non soffre nel farci dei doni.

In effetti, noi dobbiamo moltissimo a Gesù per la Sua sofferenza per noi, che ci ha salvati dalla possibilità di andare all’Inferno.
Circa la citazione di San Tommaso d’Aquino, l’ultima frase è da sottolineare in questo articolo. “Nella patria celeste non si renderebbe a Dio l’adeguato ringraziamento se gli uomini non conoscessero la via attraverso la quale sono salvati”.

Ogni peccato porta con sé una certa dose di ingratitudine per il Sacrificio di Cristo

Senza il Sacrificio i Gesù, che si è fatto uomo, ha sofferto ed è morto sulla croce, ogni persona sarebbe condannata all’Inferno.
San Tommaso d’Aquino lo spiega in più punti.
Per primo, egli scrive: 

Ciò che libera il genere umano dalla perdizione è necessario per la salvezza dell’uomo. Ma il mistero dell’Incarnazione è tale che, San Giovanni (3, 16) dice: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.
Quindi, per la salvezza dell’uomo era necessario che Dio si incarnasse.


Inoltre, San Tommaso d’Aquino pone la domanda: «Se fosse necessario che Cristo soffrisse per la salvezza del genere umano?, e risponde così:

«Sta scritto (Giovanni 3, 14): “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così era necessario che il Figlio dell’uomo fosse innalzato, perché chiunque crede in Lui non perisca e abbia la vita eterna”.

Infine, San Tommaso d’Aquino, nel suo commento alla Lettera di San Paolo ai Colossesi, espone lo stesso insegnamento su come Gesù ci ha salvati.

San Paolo scrive:
“Perciò anche noi, da quando abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi, e di chiedere che abbiate una conoscenza piena della sua volontà con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; rafforzandovi con ogni energia secondo la potenza della sua gloria, per poter essere forti e pazienti in tutto; ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.  E’ lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati (Colossesi 1, 9-14).

I commenti di San Tommaso a questi versetti, sono riportati parzialmente di seguito:

Poi, quando dice: ringraziando con gioia il Padre, egli rende grazie a Colui che ci ha liberati, per i benefici concessi a tutti i fedeli: primo, per il dono della grazia e secondo per il frutto della grazia.

E da ciò consegue l’effetto della grazia, cioè il nostro passaggio dalle tenebre alla luce.  
Ed egli menziona prima questo passaggio e poi il modo in cui gli uomini sono schiavi del peccato prima di ricevere questa grazia. […]

E poi, quando dice: in Lui abbiamo la redenzione mediante il Suo sangue, egli mostra il modo in cui siamo stati trasferiti. L’umanità nel peccato era tenita sottomessa in due modi: prima come schiava: chiunque commette peccato è schiavo del peccato (Giovanni 8, 34); e secondo come meritevole di punizione e allontanata da Dio: le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere il suo volto così che non vi ascolta (Isaia 59, 2).

Ma queste due cose ci vengono tolte da Cristo, perché, come uomo, è diventato un sacrificio per noi e ci ha redenti con Suo sangue; e così San Paolo dice: in Lui abbiamo la redenzione: siete stati comprati a caro prezzo (I Cor. 6, 20); e come Dio, noi abbiamo la remissione dei peccati, perché ha tolto il nostro debito di punizione.

(E il “debito di punizione” che egli menziona non è la punizione temporale per il peccato, che spesso prevede il Purgatorio, in cui incorre ogni individuo quando pecca).

Per sostenere l’idea di San Tommaso d’Aquino che il fuoco del Purgatorio è lo stesso di quello dell’Inferno, bisogna sapere che senza il Sacrificio di Gesù ogni essere umano rimarrebbe schiavo del peccato e andrebbe all’Inferno. In altre parole “sei stato riscattato a caro prezzo”.


Possiamo essere pienamente grati senza conoscere l’Inferno?

Ora, riferiamoci alla precedente citazione di San Tommaso d’Aquino, in cui ha scitto “Nella Patria celeste non si si renderebbe a Dio un adeguato rinfraziamento se gli uomini non conoscessero il modo in cui sono stati salvati”.
Affinché una persona possa rendere un adeguato ringraziamento a Dio in Cielo è necessario che “conosca il modo in cui è stata salvata”. E questo implica che, per rendere un adeguato ringraziamento a Dio in Cielo, una persona deve conoscere ciò da cui è stata salvata.

Il Purgatorio potrebbe essere molto più severo di quanto il cattolico moderno osi immaginare.

La precedente citazione necessita di essere sottolineata: perché una persona possa ringraziare adeguatamente Dio in Cielo per essere salvata da Gesù dall’Inferno, deve conoscere l’Inferno.

Ma una persona, come può giungere alla conoscenza dell’Inferno? Una persona può essere come i molti Santi che nel corso della storia hanno meditato per molte ore sulla Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù, ma anche sull’Inferno. Sembra che molti Santi abbiano iniziato la loro vita di preghiera senza comprendere pienamente la portata del Sacrificio di Gesù, essi credevano che fosse stato un Sacrificio molto grande e ringraziavano continuamente Dio per questo. Questi Santi hanno ottenuto la comprensione dell’Inferno – dalla cui esperienza Gesù ha salvato – impegnandosi a fondo per diventare virtuosi nella Fede, nella Speranza e nella Carità.

Effettivamente, alcuni Santi, come Santa Teresa d’Avila, furono posti in un luogo simile all’Inferno e dissero che se tutti avessero vissuto la loro stessa esperienza, meno persone avrebbero peccato. Quindi, un altro modo per conoscere l’Inferno potrebbe essere quello ottenuto tramite diversi tipi di conoscenza infusa o di esperienza spirituale.

In altre parole, i Santi si sforzavano seriamente per comprendere da cosa il Sacrificio di Gesù li avesse salvati. E ringraziavano continuamente Gesù per il Suo Sacrificio e credevano che fosse stato un grande Sacrificio.

Però, molte persone non sono come i Santi: non dedicano molto tempo, se non addirittura nesssun tempo, a ringraziare Dio per il Suo Sacrificio, per aver offerto l’opportunità di avere il perdono dei peccati attraverso il Sacramento della Confessione, e per averci donato la grazia di non peccare.


Ogni peccato riflette l’ingratitudine verso Dio?

In effetti, sembra che ogni singolo atto di ingratitudine verso Gesù per il Suo Sacrificio possa tradursi nel disprezzo di tale Sacrificio per il resto della vita di una persona. Una persona potrebbe venire a conoscenza della gravità del Sacrificio di Gesù in un contesto come una lezione di religione, e minimizzarlo in quel momento, e ignorarlo quasi completamente per il resto della sua vita.

Sulla ingratitudine verso Dio, San Tommaso d’Aquino scrive:

Commettendo un peccato veniale non si è ingrati verso Dio al punto da incorrere nella colpa della perfetta ingratitudine: ma in un peccato veniale c’è l’ingratitudine nella misura in cui esso elimina un atto virtuoso di obbedienza a Dio.  

San Tommaso d’Aquino sembra affermare che ogni peccato veniale (e per estensione ogni peccato mortale) implichi l’ingratitudine verso Dio; l’ingratitudine verso Dio (e Gesù è Dio) include l’ingratitudine per il Suo Sacrificio, che ci ha salvati dalla automatica condanna alle fiamme dell’Inferno al momento della morte (di nuovo: è sempre possibile finire all’Inferno; il Sacrificio di Gesù ha reso possibile la salvezza in Paradiso con l’obbedienza ai Suoi Comandamenti, mentre prima del Suo Sacrificio tutti sarebbero finiti all’Inferno a prescindere da tutto).
A quanto pare, San Tommaso afferma che ogni peccato implica la mancanza di gratitudine verso Dio.


Perché San Tommaso d’Aquino dice che la punizione deve essere proporzionata al peccato

Ora, il fatto che ogni peccato implichi ingratitudine verso Dio comporta la punizione del purgatorio? San Tommaso d’Aquino afferma che la punizione per il peccato è proporzionata al peccato stesso:

La punizione è proporzionata al peccato. Ora, il peccato comprende due cose. Primo, vi è l’allontanamento dal bene immutabile, che è infinito, quindi, sotto questo aspetto, il peccato è infinito. Secondo, vi è l’eccessiva attrazione verso il bene mutevole, e sotto questo aspetto il peccato è finito, sia perché il bene mutevole è esso stesso finito, sia perché il movimento di attrazione verso di esso è finito, dato che le azioni di una creatura non possono essere infinite. Di conseguenza, nella misura in cui il peccato consiste nell’allontanarsi da qualcosa, la sua punizione corrispondente è il dolore della perdita, che è anch’esso infinito, perché è la perdita del bene infinito: cioè Dio. Ma nella misura in cui il peccato si volge in maniera eccessiva verso qualcosa, la sua punizione corrispondente è il dolore dei sensi, che è anch’esso finito.

E continua:

La durata della pena corrisponde alla durata della colpa, non tanto per quanto riguarda l’atto in sé, ma per quanto riguarda la macchia, poiché fintanto che essa persiste, il debito della pena rimane. La pena corrisponde alla colpa in termini di gravità. E una colpa irreparabile è tale che, di per sé, dura per sempre, perciò comporta una pena eterna. Ma non è infinita per quanto riguarda la cosa a cui si riferisce, perciò, sotto questo aspetto, non comporta una pena di infinita quantità.


La pena proporzionata per l’ingratitudine verso il Sacrificio salvifico di Cristo potrebbe essere un incontro con lo stesso fuoco dal quale ci ha risparmiati con la Sua Morte.
 
Circa la punizione per i peccati veniali, San Tommaso scrive:

Gregorio dice (Dialogo IV, 39), che certi peccati minori vengono rimessi dopo questa vita. Quindi, non tutti i peccati sono puniti eternamente.
Io rispondo che, come affermato sopra (A3) un peccato comporta un debito di punizione eterno, nella misura in cui causa un disordine irreparabile nell’ordine della giustizia divina, essendo contrario al principio stesso di tale ordine, vale a dire il fine ultimo. Ora è evidente che in alcuni peccati vi è effettivamente disordine, ma tale da non comportare contrarietà rispetto al fine ultimo, bensì solo rispetto a cose riferibili al fine, nella misura in cui si è troppo o troppo poco interessati ad esse senza pregiudicare l’ordine del fine ultimo: come per esempio quando un uomo è troppo attaccato a qualcosa di temporale, ma non offenderebbe Dio per amore di esso, violando uno dei Suoi Comandamenti. Di conseguenza, tali peccati non comportano una punizione eterna, ma solo temporale.

I “peccati minori” che “sono rimessi dopo questa vita” sono i peccati veniali. Ma come scrive San Tommaso in una precedente citazione “la punizione è proporzionata al peccato”. E’ questo l’aspetto più importante di questo articolo da tenere a mente.


Mettendo tutto insieme: Perché il Purgatorio potrebbe implicare il fuoco dell’Inferno

A questo punto è necessario mettere tutto insieme:

Nella patria celeste non si renderebbe a Dio l’adeguata gratitudine se gli uomini non conoscessero il modo in cui vengono salvati.

Il Sacrificio di Gesù ha reso possibile il perdono dei peccati, prima col Battesimo e poi con il Sacramento della Riconciliazione per i peccati commessi dopo il Battesimo.

Il Sacrificio di Gesù ci ha salvati dall’andare necessariamente all’Inferno (anche se una persona che non si pente ci andrà comunque)

Ogni peccato veniale implica l’ingratitudine verso Dio per il Suo Sacrificio.

La pena per il peccato è proporzionata al peccato.

Qual è dunque la punizione proporzionata per ogni persona in Purgatorio che si sia mostrata ingrata per essere stata salvata da Gesù, che l’ha preservata dall’essere automaticamente condannata al momento della morte alle fiamme dell’Inferno?
Oppure, una domanda correlata: se non si potesse rendere a Dio un ringraziamento adeguato in Cielo senza sapere da cosa Dio ha salvato una persona, quale sarebbe la punizione per ogni anima in Purgatorio che non conosce appieno o disprezza ciò da cui Dio l’ha salvata?


La buona notizia è questa: nessuna anima è al di là della misericordia se si converte a Cristo con vero pentimento.

La risposta sembra abbastanza chiara: la punizione proporzionata per l’ingratitudine verso Dio sarebbe il fuoco dell’Inferno. Questa sarebbe solo temporanea (ma in qualche modo potrebbe sembrare eterna) grazie al Sacrificio che ci ha salvati dalla necessaria punizione eterna.

Pertanto, le ipotesi di San Tommaso d’Aquino (e di Sant’Agostino) secondo cui il fuoco del Purgatorio è lo stesso fuoco dell’Inferno sono del tutto ragionevoli.

Certo, se la sofferenza del Purgatorio include come punizione il fuoco dell’Inferno allora si può facilmente concludere che la sofferenza del Purgatorio sia peggiore di ogni altra sofferenza sulla terra.
Così, dunque, le informazioni qui riportate sostengono le affermazioni dell’articolo precedente secondo le quali al momento della morte, l’angoscia, il dolore e le altre sofferenze si intensificano notevolmente per la maggior parte delle persone.


Le buone notizie: Misericordia, Confessione e Speranza

Ci sono altre conclusioni che probabilmente si potrebbero trarre da quanto scritto in questo articolo, ma qui non è possibile elaborarle completamente.
San Tommaso d’Aquino ha suggerito, non solo che il fuoco del Purgatorio è lo stesso del fuoco dell’Inferno, ma anche che “il Purgatorio è nello stesso luogo dell’Inferno o in un luogo ad esso connesso (In questo articolo, la parola “luogo” è intesa come “luogo spirituale” oppure come una condizione di esistenza  identica o connessa all’Inferno).

Sebbene sarebbe giusto chiudere l’articolo con la discussione precedente, è necessario ricordare la Buona Notizia. Essa è che se una persona si rende conto solo adesso di aver provato disprezzo per il Sacrificio di Gesù per gran parte della sua vita, può pentirsi sinceramente nel Sacramento della Riconciliazione e poi cercare di abituarsi alla gratitudine per il Sacrificio di Gesù tramite le virtù di Fede, Speranza e Carità, principalmente per amore di Dio, ma anche per non dover trascorrere molto tempo, o addirittura nessun tempo, in Purgatorio.

Uno dei modi migliori per farlo è assistere al Santissimo Sacrificio della Messa, che è l’unico vero Sacrificio di Gesù sulla Croce reso presente nel tempo e nello spazio, e lì ringraziare continuamente Gesù nella Santissima Eucarestia.



 
aprile 2026
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