Libano, statua di Gesù distrutta da un soldato israeliano

L’esercito: «Lo abbiamo identificato»

Card. Pizzaballa: «Profonda indignazione»



di Giusi Fasano


Pubblicato sul Corriere






TEL AVIV - Un soldato israeliano si diverte ad abbattere con una mazza una statua di Gesù crocifisso, nel villaggio cristiano di Debl, nel Libano meridionale.

Qualcuno, o forse proprio lui, posta sui social la fotografia di Gesù abbattuto e del soldato che lo colpisce alla testa, e nell’arco di poche ore l’immagine fa il giro del mondo e il caso diventa politico-diplomatico.

Come se tutto il resto non bastasse, c’è anche questa storia nel gran caos del conflitto israelo-libanese e in questi dieci giorni di quasi-tregua fra i miliziani di Hezbollah e l’Idf, le Forze di difesa israeliane


La fotografia dello scandalo è stata diffusa ieri, domenica 19 aprile 2026.
Siamo al confine fra il Libano e Israele, l’area dalla quale l’esercito di Netanyahu fronteggia il movimento sciita alleato dell’Iran.

È stato lo stesso Idf (il tenente colonnello e portavoce Nadav Shoshani) a pubblicare nelle scorse ore sul suo account ufficiale di X un post per dire che sì, la foto è autentica e che l’incidente sarà considerato con «grande severità» poiché «la condotta del soldato è totalmente incoerente con i valori che ci si aspetta dalle sue truppe».

È in corso una indagine del Comando Nord e il fatto è «gestito attraverso la catena di comando», giura l’esercito. Che sostiene di aver identificato il responsabile del gesto e di voler collaborare con la comunità cristiana del luogo per il restauro e per «riportare la statua al suo posto».

Sul caso interviene il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che si dice «sotto choc», mentre il Ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar,  parla di «atto grave e vergognoso» e si complimenta «con le Forze di Difesa Israeliane per aver condannato l’accaduto e per l’indagine in corso, e sono convinto che verranno presi i necessari provvedimenti severi contro chiunque abbia commesso questo vile gesto, totalmente contrario ai nostri valori».
E ancora: «Ci scusiamo per l’accaduto e con ogni cristiano i cui sentimenti sono stati feriti».

Gli risponde il nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che a sua volta elogia la condanna dell’omologo israeliano per aver «condannato il fatto con grande fermezza» e per aver «annunciando provvedimenti disciplinari».

Su X Tajani scrive: «Un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».

«Profonda indignazione» e «condanna senza riserve» è stata espressa dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa, in una nota a firma del cardinal Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che parla di un «grave affronto alla fede cristiana» che si inserisce in «altri episodi segnalati di profanazione di simboli cristiani».




aprile 2026
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