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| Leone XIV presenta il Vaticano II come una rottura con il passato cattolico ![]() All’inizio di quest’anno 2026, Leone XIV ha avviato un “nuovo ciclo di catechesi dedicato al Concilio Vaticano II e alla rilettura dei suoi documenti” (1). Questa catechesi settimanale, tenuta durante le udienze del mercoledì, sarà – ha detto il Papa – “una preziosa opportunità per riscoprire la bellezza e l’importanza di questo evento ecclesiale” (2). Tra il 14 gennaio e l’11 febbraio, Leone XIV ha commentato la Dei Verbum, la “Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione” e dal 18 febbraio si sta occupando della Lumen Gentium, la “Costituzione dogmatica sulla Chiesa”. Fin qui Leone XIV ha chiarito in modo inequivocabile che il suo approccio e le sue preoccupazioni teologiche sono tipiche del periodo post Vaticano II. In particolare, la presentazione di Leone XIV della natura della Chiesa cattolica è spesso difficile e qualche volta impossibile da conciliare con quello che la Chiesa ha sempre insegnato di se stessa. In questa serie di articoli, io esaminerò dettagliatamente alcune delle affermazioni di Leone XIV, mostrando dove sono in conflitto con l’autentica dottrina cattolica e come favoriscano la teologia della nuova “chiesa conciliare/sinodale” proposta dal Vaticano sotto Francesco. Ma adesso vorrei esaminare la prima catechesi di Leone XIV, del 7 gennaio, in cui prepara il terreno per l’assalto alla dottrina cattolica che verrà in seguito, presentando il Vaticano II come un nuovo inizio per la Chiesa. La denigrazione del passato della Chiesa Nella sua importante opera: Iota Unum, Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX, il professore Romano Amerio osserva che “la denigrazione della Chiesa è un luogo comune tra il clero del periodo postconciliare” (3). Egli scrive: l’attuale denigrazione del passato della Chiesa da parte del clero e dei laici è in vivo contrasto col coraggio e con l’orgoglio con i quali il cattolicesimo ha affrontato i suoi avversari nei secoli passati (4). Egli spiega questo come la conseguenza della “radicale innovazione avvenuta” a partire dal Vaticano II e della “conseguente rottura della continuità storica” che ha avuto come effetto che “il rispetto e la riverenza sono state sostituiti dalla censura e dal ripudio del passato” (5). E continua: “le stesse parole rispetto e riverenza includono l’idea di uno sguardo al passato, per il quale non c’è posto in una Chiesa proiettata verso il futuro, una Chiesa che vede la distruzione del proprio passato come la condizione per la propria rinascita” (6). Amerio connette la denigrazione della Chiesa alla convinzione “degli ambienti laici e clericali” che nel periodo postconciliare si stesse verificando “un cambiamento da un tipo di religione ad un altro” (7). Anche “tra l’episcopato ” – egli scrive – “si sentono voci che parlano in modo inequivocabile di un cambiamento nelle questioni fondamentali” (8). Amerio cita membri di spicco della gerarchia che dicono che la Chiesa sta attraversando una “rivoluzione”, con la quale essa “ha cessato di essere centrata su se stessa e sulle sue istituzioni, per centrarsi su Dio e sull’uomo” o hanno affermato che “la Chiesa è uscita da se stessa per diffondere il suo messaggio” (9). Le parole dell’arcivescovo di Avignone riflettono quelle di molti vescovi citati nel libro. Questo vescovo dice letteralmente che la Chiesa del Vaticano II è “nuova” e che “la novità consiste, secondo lui, in una nuova definizione di se stessa, cioè nella scoperta della sua nuova natura, e la nuova natura consiste nell’“aver ricominciato ad amare il mondo, nell’aprirsi al mondo e diventare dialogo” (10). Come vedremo ora, l’introduzione di Leone XIV al Vaticano II riprende molti di questi stessi temi. Le osservazioni di Leone XIV sul passato della Chiesa Nella sua catechesi del 7 gennaio, Leone XIV ha affermato: Il Concilio Vaticano II ha
riscoperto il volto di Dio come Padre che, in Cristo, ci chiama ad
essere Suoi figli; ha guardato la Chiesa alla luce di Cristo, luce
delle nazioni, come mistero di comunione e sacramento di unità
fra Dio e il Suo popolo; ha avviato una importante riforma liturgica,
ponendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva
e consapevole di tutto il popolo di Dio. (11).
E continua: “Al tempo stesso, ci ha aiutati ad aprirci al mondo e ad accogliere i cambiamenti e le sfide dell’era moderna con dialogo e corresponsabilità, come una Chiesa che desidera aprire le braccia all’umanità, farsi eco delle speranze e delle ansie dei popoli, e collaborare alla costruzione di una società più giusta e fraterna”. E’ “grazie alConcilio Vaticano II” – afferma Leone citando Paolo VI – che “la Chiesa ‘ha qualcosa da dire’, un messaggio da dare, una comunicazione da fare’”. La Chiesa lo fa “impegnandosi a cercare la verità tramite l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e il dialogo con le persone di buona volontà”. E’ “riscoprendo il Concilio” – egli afferma citando Francesco – che potremo “restituire il primato a Dio, all’essenziale: ad una Chiesa follemente innamorata del suo Signore e di tutti gli uomini e le donne che Egli ama”. E, in modo inquietante, mentre chiama i cattolici a “riscoprire” la “rilevanza profetica e contemporanea” dei documenti del Vaticano II, allude a cambiamenti più radicali in arrivo “perché dobbiamo ancora realizzare una riforma ecclesiale più completa in senso ministeriale”. Le implicazioni delle affermazioni di Leone XIV La somiglianza fra le affermazioni di Leone XIV e quelle dei vescovi citati del periodo immediatamente successivo al Concilio è sorprendente, e sebbene Leone non critichi direttamente la Chiesa di prima del Vaticano II, egli sottintende chiaramente i difetti della Chiesa preconciliare. Per esempio, affermare che il vaticano II “ha riscoperto il volto di Dio come Padre”, implica che la Chiesa di prima del Concilio avesse perso di vista tale verità. Allo stesso modo, se il Vaticano II ha posto “il mistero della salvezza” al centro della liturgia, cosa c’era prima al centro? E se il Vaticano II ha introdotto nella liturgia “la partecipazione attiva e consapevole di tutto il Popolo di Dio”, è chiara l’implicazione che tale partecipazione prima fosse difettosa. Conclusioni simili potrebbero ragionevolmente essere tratte da altre affermazioni di Leone XIV citate prima. Chi ha vissuto i decenni distruttivi che sono seguiti al Vaticano II ricorderà che commenti come questo venivano spesso espressi per giustificare i cambiamenti radicali effettuati. Oggi, tuttavia, è in aumento il numero delle persone che non hanno vissuto il periodo postconciliare né hanno avuto l’opportunità di conoscerlo direttamente da chi lo ha vissuto. Ciò è particolarmente vero per i convertiti più giovani. Questo, secondo me, contribuisce al fenomeno del “piagnisteo papale” che si è diffuso negli ultimi anni. I semplici papisti hanno una percezione positiva delle affermazioni di Francesco e di Leone XIV. Spesso animati da un lodevole desiderio di lealtà, essi mancano di una formazione teologica e di una conoscenza storica sufficienti per comprendere appieno il significato delle affermazioni che commentano. In questo contesto, vale la pena soffermarsi brevemente sulle esperienze dei cattolici degli anni ’60, ‘70 e ’80, quando il processo di distruzione raggiunse la sua massima intensità. Questo è particolarmente importante considerata l’affermazione di Leone XIV secondo la quale “dobbiamo ancora realizzare una riforma ecclesiale più completa in senso ministeriale”, che indica la sua intenzione di perseguire ulteriori riforme di natura fondamentale. Decenni di cambiamenti rivoluzionari Negli anni dopo il Concilio, cambiamenti rivoluzionari interessarono ogni aspetto della dottrina e della pratica cattoliche. La liturgia fu radicalmente alterata e fu introdotto un nuovo calendario, rompendo secoli di continuità. Antiche pratiche di digiuno e astinenza furono eliminate; le devozioni più amate furono derise; delle chiese furono profanate; statue, altari e immagini furono distrutte; sacre reliquie furono gettate nelle discariche. Molti seminari smisero di insegnare la religione cattolica da un giorno all’altro, le biblioteche furono svuotate dei libri ortodossi, i seminaristi fedeli furono espulsi e uomini eterodossi furono accolti a braccia aperte, tra cui quelli con gravi disturbi morali e psicologici. Le scuole sostituirono gli insegnamenti tradizionali del Catechismo con nuovi programmi eretici e i genitori assistettero con angoscia alla perdita della fede dei loro figli, quella fede che a loro era tanto cara. Coloro che si opposero ai cambiamenti – o che semplicemente espressero la loro confusione e il loro dolore – furono ignorati o ridicolizzati. Vescovi fedeli si ritrovarono improvvisamente in pensione, i sacerdoti rimasero senza incarichi, i laici videro vandalizzate le chiese costruite dai loro antenati. Decine di migliaia di sacerdoti abbandonarono il sacerdozio e un numero simile di religiosi lasciò le loro comunità, e milioni di laici smisero di praticare la fede. Al centro di questa violenza distruttiva c’era la falsità che qualcosa era fondamentalmente sbagliato nella religione cattolica praticata prima del Vaticano II. Padre Bryan Houghton, che per decenni aveva svolto il ministero pastorale in parrocchie operaie in Inghilterra, si espresse contro questa denigrazione della Chiesa nel suo toccante romanzo Judith’s Marriage – Il matrimonio di Giuditta – pubblicato nel 1987. Padre Houghton scrisse: Le nuove riforme in generale
e quella della liturgia in particolare si basavano sul presupposto che
i laici cattolici fossero una massa di ignoranti e stolti. Essi
praticavano la fede per tradizione tribale; la loro venerazione della
Croce e della Messa era un culto totemico; erano motivati unicamente
dalla paura dell’Inferno; la loro pietà era superstizione e la
loro lealtà un’abitudine. Ma l’insulto più gratuito di
tutti era che la maggior parte dei cattolici avesse una religione
domenicale che non influenzava minimamente il loro comportamento
durante la settimana.
Questa mostruosa falsità è stata – e lo è ancora – mantenuta da vescovi e sacerdoti che, per la maggior parte, non sono mai stati laici adulti. Ogni giorno l’operaio cattolico doveva sopportare le beffe dei suoi colleghi, così come i più istruiti i loro scherni. Ogni notte portavano la loro religione con sé a letto (12). Padre Houghton aveva una opinione molto diversa da quella dei riformatori, e scrisse: Non ci sono parole adeguate
per esprimere la mia ammirazione per la fede consapevole e la
pietà del mio gregge, sia a Slough sia a Bury … Io ero
perfettamente consapevole di aver imparato da loro più cose su
Dio di quante loro avrebbero potuto imparare da me.
E continuava: Ciò che è
incredibile è che non conosco alcun libro o articolo pubblicato
negli ultimi 20 anni che esalti le virtù e compatisca le
sofferenze dei laici cattolici. Se osavano protestare venivano
meramente accusati di essere divisivi, sleali e disobbedienti.
Da ciò è nato questo romanzo, il suo scopo era mostrare che almeno un sacerdote comprendeva la difficile situazione in cui vivevano i laici. Ancora oggi, le sofferenze di quel periodo non vengono adeguatamente riconosciute, e la denigrazione della Chiesa continua ad opera di uomini come Leone XIV. La verità sulla storia della Chiesa La Chiesa cattolica fu fondata da Gesù Cristo per predicare il Vangelo della salvezza al mondo intero. La Chiesa è composta da peccatori bisognosi di redenzione. La zizzania e il grano cresceranno insieme (Mt. 14, 24-33) finché il Signore non tornerà per separarli alla fine del mondo. L’azione della Chiesa nel mondo sarà sempre affetta dalla fragilità e dai peccati dei suoi membri, ma questo non le impedisce di compiere la sua missione verso ogni generazione. La Chiesa cattolica è il Corpo Mistico dello stesso Gesù Cristo. Essa è infallibile nei suoi insegnamenti e nelle sue leggi, vale a dire che il suo insegnamento universale non è mai in errore e le sue leggi sono sempre propizie per la crescita della santità dei suoi membri (13). I suoi sacerdoti offrono il Sacrificio immacolato che è sempre gradito a Dio, e i suoi sacramenti portano sempre ad un aumento della grazia nelle anime che li ricevono degnamente. La Chiesa è santa e i suoi insegnamenti, le sue leggi e i suoi sacri riti conducono alla santità. Fin dai primi secoli, l’azione della Chiesa nel mondo è stata tale da condurre gli uomini alla felicità soprannaturale ed ha anche contribuito alla felicità naturale dell’umanità. Papa Leone XIII ha insegnato: «Su questi fatti non
può esserci ombra di dubbio: per esempio, che la società
civile fu rinnovata in ogni sua parte dalle istituzioni cristiane; che
in forza di tale rinnovamento il genere umano fu elevato a cose
migliori, che lo portarono dalla morte alla vita, e ad una vita
così eccellente che niente di più perfetto era mai stato
conosciuto prima, né si conoscerà nelle epoche
future» (14).
I riformatori del Vaticano II suggerirono che prima del Concilio Cristo non fosse in qualche modo centrale per la Chiesa. Invece, Papa Leone XIII è stato chiaro: «Di questa benefica
trasformazione, Gesù Cristo è stato sia la causa prima
sia il fine ultimo; come tutto veniva da Lui, così tutto doveva
essere ricondotto a Lui. Infatti, quando il genere umano, alla luce del
messaggio del Vangelo, giunse a conoscere il grande mistero
dell’Incarnazione del Verbo e la redenzione dell’uomo, subito la vita
di Gesù Cristo, Dio e uomo, pervase ogni razza e nazione e li
penetrò con la Sua fede, i Suoi precetti e le Sue leggi (15).
Queste citazioni sono tratte dalla Rerum Novarum, la grande Enciclica di Leone XIII “su capitale e lavoro”, che trattava delle sofferenze della classe operaia e offriva la giusta alternativa ai due mali del socialismo e del liberalismo economico. Non c’è miglior documento per smentire l’affermazione di Leone XIV secondo la quale la Chiesa prima del Vaticano II non era “aperta al mondo” e non aveva “un messaggio da dare”. La Rerum Novarum è solo uno dei magnifici testi con cui i Pontefici romani si sono rapportati al mondo e hanno applicato gli eterni principii ai problemi contemporanei per il bene dell’umanità. Come ha splendidamente spiegato John Henry Newman: Pietro non è un
recluso, né uno studente astratto, né un sognatore del
passato, né un devoto dei morti e dei defunti, né un
proiettore del visionario. Pietro ha vissuto nel mondo per 1800 anni;
egli ha visto tutte le fortune, ha incontrato tutti gli avversari, si
è preparato per tutte le emergenze. Semmai c’è stato
sulla terra un potere che ha avuto occhio per i tempi, che si è
limitato al praticabile ed è stato felice nelle sue
anticipazioni, le cui parole sono state azioni e i cui comandi
profezie, questo è lui nella storia dei secoli, che siede di
generazione in generazione sulla cattedra degli Apostoli come Vicario
di Cristo e dottore della Sua Chiesa (16).
Un esame degli atti magisteriali di Papa Pio XII, il Papa che regnò immediatamente prima del Concilio, rivela la straordinaria varietà di argomenti trattati dal papato. Tra questi, i testi riguardanti la psichiatria, l’ostetricia, la cura dei bambini indigenti, i cristiani perseguitati, la difficile situazione dei migranti, gli sviluppi della televisione e del cinema, l’opera missionaria, la rivoluzione di velluto in Ungheria, il Patto di Varsavia, il conflitto arabo-isaraeliano e la rivoluzione cinese. E naturalmente tutto ciò in aggiunta al suo sublime insegnamento sui misteri centrali della religione cristiana. Questa non fu una Chiesa ripiegata su se stessa, ma il Corpo Mistico di Cristo che diffondeva la sua luce nell’oscurità del mondo moderno. Nel 1950, Pio XII pubblicò la sua Enciclica Humani Generis, “Relativa ad alcune false opinioni che minacciavano di minare i fondamenti della dottrina cattolica”. Egli nota che sebbene fosse prevedibile che “discordia ed errore” esistessero “fuori dal gregge di Cristo”, il pericolo per la Chiesa ora proveniva dal suo interno, da coloro che rivendicavano il nome di cattolici mentre ne minavano la dottrina (17). In questa Enciclica, Pio XII mise in guardia dai teologi che “desiderosi di novità” … cercano di allontanarsi dal sacro Magistero e corrono quindi il pericolo di allontanarsi gradualmente dalla verità rivelata e di trascinare con sé anche altri nell’errore” (18). Egli nota che per il loro desiderio di “unione fraterna” con coloro che sono fuori dalla Chiesa, considerano come ostacoli “le cose fondate sulle leggi e sui principii dati da Cristo, e anche sulle istituzioni da Lui fondate o che sono la difesa e il sostegno dell’integrità della fede, e la cui rimozione porterebbe all’unione di tutti, mentre invece solo alla loro distruzione” (19). Il Santo Padre ha spiegato in che modo questi uomini, agendo “in modo piuttosto subdolo”, celando le proprie opinioni nei loro lavori pubblici, stavano abbandonando i principii della filosofia e della teologia cattoliche, rifiutando il Magistero della Chiesa e in definitiva lavorando per “minare le fondamenta della dottrina cattolica”. Nel lanciare questo avvertimento, Pio XII ripeteva quello che aveva detto San Pio X 43 anni prima, quando aveva ammonito i modernisti che “mettevano in atto i loro progetti di rovina (della Chiesa), non dall’esterno ma dall’interno; quindi il pericolo era presente quasi nelle vene e nel cuore stesso della Chiesa, il cui danno è tanto più certo per quanto più intima è la loro conoscenza di essa”. E San Pio X continuava: Inoltre, non puntano l’ascia
ai rami e ai germogli, ma alla radice stessa, cioè alla fede e
ai suoi fuochi più profondi. E dopo aver colpito questa radice
di immortalità, procedono a spargere il veleno in tutto
l’albero, tanto che non vi è parte della verità cattolica
dalla quale si astengano, nessuna che non cerchino di corrompere. (20).
Dopo pochi anni dalla morte di Pio XII, l’ascia fu puntata
apertamente alla radice di molti alberi e gli effetti del veleno
divennero visibili a chiunque avesse occhi per vedere.Gli errori contro i quali i romani Pontefici avevano messo in guardia durante un secolo prima del Vaticano II non sono ancora stati relegati al passato. Al contrario, vengono tutt’ora diffusi da coloro che portano avanti il progetto di costruire una “nuova chiesa” per oscurare la luce della Chiesa fondata da Gesù Cristo. Questa “nuova chiesa” è quella di cui parlò Leone XIV il giorno della sua elezione, quando affermò: “Vogliamo una Chiesa sinodale”. Negli articoli che seguiranno, dimostrerò che la concezione della Chiesa presentata da Leone XIV nella catechesi sul Vaticano II non è conforme all’insegnamento della Chiesa cattolica, ma è piuttosto quella dei “nemici della Chiesa” che, “perso ogni senso di modestia, si vantano di essere riformatori” e “organizzandosi con maggiore audacia in linea di attacco, assaltano tutto ciò che più sacro nell’opera di Cristo” (21). NOTE 1 - Leone XIV, Udienza generale di mercoledì 7 gennaio 2026 2 - Leone XIV, Udienza generale di mercoledì 7 gennaio 2026. 3 - Romano Amerio, Iota Unum, (traduzione del Padre John P. Parson della seconda edizione italiana), No. 55. 4 - Amerio, Iota Unum, No. 55 5 - Amerio, Iota Unum, No. 55. 6 - Amerio, Iota Unum, No. 55. 7 - Amerio, Iota Unum, No. 51. 8 - Amerio, Iota Unum, No. 53. 9 - Amerio, Iota Unum, No. 53. 10 - Amerio, Iota Unum, No. 53. 11 - Amerio, Iota Unum, No. 53. 12 - Padre Bryan Houghton, Judith’s Marriage, (1987). 13 - Oggi si afferma spesso, sbagliando, che l’infallibilità non si estenda alle leggi. Al contrario, mentre l’oggetto primario dell’infallibilità è l’insegnamento di quelle verità da credere per fede divina e cattolica, l’oggetto secondario dell’infallibilità è tutto ciò che deve essere conosciuto con certezza per salvaguardare la Rivelazione. Le leggi ecclesiastiche universali rientrano in questo oggetto secondario. 14 - Papa Leone XIII, Rerum Novarum, No. 27. 15 - Papa Leone XIII, Rerum Novarum, No. 27. 16 - John Henry Newman, Cathedra Sempiterna, che è composta da passi tratti da Discourses on the Scope and Nature of University Education, ripubblicata più tardi come The Idea of a University. 17 - Papa Pio XII, Humani Generis, No. 2. 18 - Papa Pio XII, Humani Generis, No. 10. 19 - Papa Pio XII, Humani Generis, No. 12. 20 - Papa San Pio X, Pascendi Domenici Gregis, No. 3. 21 - Papa San Pio X, Pascendi, No. 2. |