La Chiesa in Germania è una vile collaboratrice

 dell’ideologia di sinistra

Intervista a Mons. Athanasius Schneider

5 aprile 2026



Intervista condotta da Moritz Schwarz per il settimanale Junge Freiheit





Pubblicata su Messa in Latino





Mons. Athanasius Schneider



Reverendissimo Vescovo, Lei invita a un «nuovo movimento nella cultura, nella politica e nella vita pubblica per rafforzare i nostri valori europei».

Sì, perché proprio la Pasqua dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata fondata sul Cristianesimo.


Perché «proprio la Pasqua»?

Perché nessuna festa rappresenta più la fede cristiana: con la Risurrezione di Gesù Cristo dopo l’oscurità della Sua Passione, con il trionfo sulla morte e la redenzione del mondo. È su questo che si fonda la Chiesa e, a sua volta, l’Europa. E questo non solo in senso religioso, ma, cosa che oggi tendiamo a dimenticare, in senso globale.


   

Ad esempio?

Tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal Cristianesimo, anche quelli che oggi consideriamo laici.
Ad esempio, l’idea dell’individualità e della libertà dell’individuo.
Oppure prendiamo l’istruzione occidentale: furono i monasteri a conservare il tesoro del sapere antico, a rielaborarlo e a renderlo accessibile all’Occidente. Sono stati a lungo i depositi di conoscenza dell’Europa, fino alla nascita delle Università, che tuttavia furono anch’esse introdotte dalla Chiesa, risalendo ai Padri della Chiesa dell’antichità.

Lo stesso vale, ad esempio, per l’ospedale, che fu inventato proprio dal Cristianesimo, spinto dallo spirito del Vangelo, dall’amore per i più poveri.

Si pensi al Basileion nel IV secolo, fondato da San Basilio Magno, Padre della Chiesa, in Asia Minore, dove venivano curati in gran numero malati e bisognosi.

E anche nel Medioevo successivo l’assistenza infermieristica era compito della Chiesa, lo Stato non faceva nulla.
Già il termine «infermiera» [Krankenschwester in tedesco: N.d.T.], da dove deriva? Deriva dal fatto che in origine erano le suore [Ordensschwestern in tedesco: N.d.T.] a prendersi cura dei malati.

Oppure prendiamo il nostro diritto processuale, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua idea moderna secondo cui un processo regolare richiede l’esibizione di prove e una difesa.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto profondamente il Cristianesimo abbia plasmato la nostra cultura europea.




Ma in che misura questa impronta è ora in pericolo, tanto da richiedere un rafforzamento?

Chi oggi guarda con occhio critico alla società, riconosce il tentativo di negare e respingere l’influenza del Cristianesimo, affinché possano diffondersi altre influenze.


In concreto?

Oggi soprattutto l’ideologia di sinistra, che in ultima analisi deriva dal marxismo, e che viene diffusa con l’astuzia di affermare che ciò che è di sinistra è di per sé buono e ciò che è di destra è di per sé cattivo.
Si tratta però di un’attribuzione del tutto arbitraria, che non regge alla critica se si esamina, ad esempio, storicamente, ciò che le idee, i partiti e la politica di sinistra hanno provocato.
Tra cui, tra l’altro, rientra anche il nazionalsocialismo, che non a caso porta il socialismo nel proprio nome.

Naturalmente, però, non si può escludere nemmeno la destra, le cui idee a volte hanno anch’esse generato ingiustizie.

Dobbiamo quindi rafforzare i valori della nostra cultura europea contro tutti coloro che cercano di soppiantarli, indipendentemente dalla loro provenienza.



Ma quali sono esattamente questi valori europei?

Sono quelli che rispettano la vera libertà dell’uomo, la ragione, l’umanità, la famiglia, il diritto naturale e così via. Insomma, tutto ciò che l’ideologia woke di oggi attacca e vuole distruggere per rendere le persone disorientate e senza punti di riferimento. E che dichiara nemico chiunque le contraddica, qualcuno che deve essere eliminato.



Lei è cresciuto in parte nell’Unione Sovietica. Vede dei parallelismi?

Assolutamente sì. Sa, i miei genitori hanno sofferto molto sotto la dittatura comunista; in quanto cristiani clandestini sono stati ripetutamente vittime della repressione. E anche io l’ho vissuto a scuola: se qualcuno era in disaccordo con l’ideologia dei comunisti, veniva definito nemico, nemico del popolo o anche odiatore, odiatore del popolo: allora «odiatore del popolo», oggi «hate speech» – vede quanto sia sorprendentemente simile?

Spero che ora capiate anche l’urgenza del mio appello. Non si tratta solo di rafforzare in generale i nostri valori, ma di farlo in un momento storico in cui le forze neocomuniste stanno cercando di distruggerli. Non possiamo semplicemente stare a guardare e aspettare.

Dobbiamo creare in Germania, in Europa, forse anche in America, un nuovo movimento che coinvolga la società e la guidi alla resistenza contro questa distruzione. Altrimenti rischiamo di vedere la nostra cultura occidentale e l’idea di libertà diventare vittime di un movimento totalitario abilmente camuffato.




Tra questi valori rientra, come lei sottolinea, anche il matrimonio. Va bene, ma cosa c’entra il matrimonio tradizionale con la libertà dell’uomo e la resistenza contro le ideologie totalitarie?

Innanzitutto: lei parla di matrimonio «tradizionale» – lo trovo sbagliato e vorrei contraddirla: non esiste un matrimonio tradizionale, ma solo «il» matrimonio, il matrimonio naturale. Perché il matrimonio è qualcosa che ci dà la natura, non la tradizione. Il matrimonio è un dato di fatto, un’evidenza del buon senso. È stato creato da Dio ed è l’unione migliore e più bella che un uomo e una donna, che si completano a vicenda e si amano, possano stringere.

E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su di esse abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità. Per questo dobbiamo difendere il matrimonio, insistendo sulla sua unicità e aiutando i giovani a riscoprirne il valore e la bellezza.

Dal matrimonio nascono poi i nostri figli, che sono il nostro futuro – e allo stesso tempo le vittime più vulnerabili della distruzione del matrimonio. Perché vediamo crescere una generazione che non ha più alcun punto di riferimento e che è quindi in balia dell’ideologia woke.

Questo è il metodo della sinistra: prima si crea un vuoto di senso, che poi si sfrutta per sedurre le persone. E queste persone non si rendono conto di come stanno perdendo la loro naturalezza, la loro libertà e la loro umanità e, spesso, anche la loro gioia di vivere.



Tuttavia, qui non c’è solo il pericolo del «wokeness», come lei dice.

È vero, ho già detto che dobbiamo difendere i nostri valori europei dagli attacchi provenienti da tutte le direzioni.

Un altro grande pericolo è la freddezza dell’amministrazione e della tecnologia: nella società di massa l’uomo rischia di essere considerato un pezzo o una cosa.
Lo si vede, ad esempio, in modo allarmante negli ospedali moderni e nelle case di cura. Spesso lì manca il calore, il vero calore umano che il cristianesimo ha portato.



Ci si chiede: perché questo appello alla difesa dei valori europei, cristiani e occidentali viene da un Vescovo dell’Asia centrale e non dai nostri Vescovi tedeschi?

Per favore, non dimenticate che sono tedesco – per passaporto, per nascita e discendenza, nonché per impronta culturale e senso di identità, sono tedesco al cento per cento. Conosco i miei antenati sia paterni che materni risalendo duecento anni indietro e tutti erano tedeschi.
Per cui, tra l’altro, hanno dovuto soffrire sotto i comunisti.
Mio nonno Sebastian Schneider, ad esempio, fu fucilato nel 1937 a soli ventisette anni, lasciando mia nonna, di due anni più giovane, già vedova, e mio padre, ancora bambino, orfano di padre. Assassinati da un’ideologia che, come certe ideologie di sinistra odierne, si presentava come bella e liberatoria.



Come è arrivato, da tedesco, alla carica di Vescovo ausiliare di Astana?

Beh, la Chiesa romana è una Chiesa universale e, dopo dieci anni a Roma, nel 2001 sono stato inviato a Karaganda, la quinta città più grande del Kazakistan, per la formazione sacerdotale. Nel 2006 poi Papa Benedetto XVI mi ha nominato Vescovo ausiliare per affiancare il Vescovo diocesano [mons. Jan Paweł Lenga M.I.C.: N.d.T.], vista la vastità della Diocesi.

Ma anche qui ad Astana non viviamo affatto isolati dal mondo, bensì sappiamo naturalmente cosa sta accadendo nel mondo, e osservo con grande preoccupazione come si stanno sviluppando l’Europa e l’Occidente.
Seguo quindi anche i media tedeschi, compresi quelli di servizio pubblico, che mi ricordano sempre più i media di Stato dell’Unione Sovietica con la loro propaganda comunista di governo.

Ad esempio, con quanta tenacia viene difesa ripetutamente la politica del governo. Nell’Unione Sovietica c’erano elogi da parte dei superiori quando i cittadini si esprimevano in modo favorevole all’ideologia ufficiale – anche questo è qualcosa che purtroppo osservo nei media pubblici in Germania.
È spaventoso come tutto questo stia ora avvenendo anche in Germania, senza che ci sia una protesta generalizzata contro di esso.



All’inizio dell’anno Papa Leone XIV ha avvertito che in Occidente abbiamo già fatto nostro «un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano» [QUI: N.d.T.].

È esattamente ciò che intendo. Ed è incoraggiante che il Santo Padre osi affrontarlo. Mi rafforza nel mio appello a tutte le forze positive della società affinché formino un’alleanza per salvare la libertà dell’Europa.



Non esiste già un movimento che ha proprio questo compito, quello di preservare la cultura cristiano-occidentale dell’Europa – ovvero la Chiesa?

Assolutamente vero, solo che purtroppo soprattutto la Chiesa in Germania è già completamente allineata allo spirito del tempo, al mainstream e all’ideologia dei partiti di governo – tradendo così ciò che è realmente cristiano e cattolico.
È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile – sottolineo: vile! – collaboratrice dell’ideologia di sinistra.
E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e un giorno, pieni di vergogna, si leggeranno i nomi dei Vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo.




Parole piuttosto dure.

Parole necessarie e chiare, direi.



Non ha remore a esprimersi in modo così aperto? Di solito, tra «colleghi», si è più diplomatici per sicurezza.

No, intendo dire che bisogna dire chiaramente la verità. E sono stato educato dai miei genitori a difendere le mie convinzioni. Inoltre, cosa ho da perdere se ho le mie convinzioni?

Quando alcuni anni fa mi trovavo a Washington, una signora, una convinta cattolica, mi chiese se non avessi paura, poiché all’epoca, insieme ad altri Vescovi, avevo rilasciato una dichiarazione che criticava Papa Francesco o, per meglio dire, lo esortava a fare chiarezza sulla questione della morale matrimoniale.

Anche a lei ho risposto allora: non ho nulla da perdere. E cosa ha detto la signora in risposta? «Signor Vescovo, è vero, perché perderà tutto se non lo fa». Che meravigliosa affermazione da parte di questa donna!



Ha mai avuto l’occasione di esprimere questa critica direttamente in faccia ai Vescovi tedeschi?

No, e non lo farò nemmeno, perché non ha alcun senso – non ha senso parlare con gli ideologi.


Non si sta semplificando troppo le cose?

No, mi creda, non serve a nulla. Probabilmente non mi prenderebbero nemmeno sul serio e mi liquiderebbero: chi è mai questo Vescovo ausiliare che viene dalla periferia e vuole darci lezioni qui in Germania?


Lei osa anche criticare l’immigrazione di massa, che è diventata uno dei progetti ideologici centrali delle Chiese in Germania, se non addirittura il loro motore.

La critico perché è evidentemente un’azione politica orchestrata. Un’azione politica con l’obiettivo di soppiantare, soprattutto tramite immigrati musulmani, l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana dell’Europa. È quindi un errore credere che la migrazione avvenga semplicemente così, quasi solo come reazione naturale alle guerre o alla povertà. È anche uno strumento per infiltrarsi in Europa e per emarginare il Cristianesimo qui.

Questa strategia si inserisce nel progetto di dissolvere l’identità europea per creare una nuova cultura woke e una popolazione mista a maggioranza asiatico-musulmana. Quando recentemente mi trovavo in Tirolo, ho appreso che già la metà dei bambini nati nella mia destinazione di viaggio ha genitori musulmani – non a Parigi, Berlino o Londra, ma in Tirolo! È quindi solo una questione di tempo prima che la situazione si ribalti.

È quindi tanto più importante che nasca un movimento, come da me richiesto, per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi ciò accadrà. Alcuni temono che allora potrebbe essere troppo tardi. Ma come Cristiano ho sempre speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua.



 
aprile 2026
AL SOMMARIO ARTICOLI DIVERSI