Il Cardinale Müller contro la Fraternità San Pio X:

Il Vaticano II ha rotto con la Tradizione?



di Robert Morrison



Pubblicato sul sito americano The Remnant





Il Cardinale Müller nella Cattedrale di Chartres



Questo studio analizza la difesa del Concilio fatta dal Cardinale Müller, le obiezioni della Fraternità San Pio X (FSSPX) e la questone cruciale al centro di tutto: il Vaticano II ha cambiato gli insegnamenti della Chiesa sulla salvezza? 

Nella sua recente intervista rilasciata a Communio, il Cardinale Gerhard Müller ha criticato la Fraternità San Pio X, tra le altre cose, per la sua messa in discussione di alcuni documenti del Vaticano II.
Il centro dell’argomentazione del Cardinale Müller è basato sulla ermeneutica della continuità, secondo la quale i documenti del Concilio sono perfettamente ortodossi se si “leggono nel contesto dell’intera tradizione della Chiesa”:

«Quando le dichiarazioni del Concilio Vaticano II – criticati dalla Fraternità San Pio X – si leggono nel contesto dell’intera tradizione della Chiesa, una interpretazione relativista diventa insostenibile. Ciò vale anche per i cosiddetti progressisti, che riducono la rivelazione ad una mera storia religiosa generale e negano il suo carattere soprannaturale e l’unicità di Cristo come Salvatore del mondo. E per quanto attiene all’ecumenismo con i cristiani non cattolici, le comunità cristiane e le Chiese ortodosse, il Concilio non ha in alcun modo messo in discussione la necessità della Chiesa cattolica per la salvezza o la sua totale identità con la Chiesa degli Apostoli». 


Poiché il Cardinale Müller ha specificamente identificato “l’ecumenismo con i cristiani non cattolici” come un ambito del Vaticano II in cui vi è perfetta continuità con quello che la Chiesa ha sempre insegnato, vale la pena esaminare gli insegnamenti della Chiesa precedenti il Vaticano II e i modi comuni con cui le persone hanno interpretato le disposizioni conciliari applicabili.
In questo modo possiamo comprendere meglio la posizione del Cardinale Müller secondo cui il Concilio “non ha in alcun modo messo in discussione la necessità della Chiesa per la salvezza”.


Cosa ha sempre insegnato la Chiesa

Come abbiamo visto in un precedente articolo possiamo trovare una completa dichiarazione dell’immutabile insegnamento della Chiesa nella allocuzione di Pio IX del 1854: Singulari Quadam

«Certamente dobbiamo credere fermamente che nessuno può essere salvato al di fuori della Chiesa apostolica romana, che questa è l’unica Arca della salvezza e che chi non vi entra perirà nel diluvio. Ma, ciononostante, dobbiamo anche credere con certezza che coloro che vivono nell’ignoranza della vera religione, se tale [ignoranza] è invincibile, non saranno mai accusati di alcuna colpa per questo di fronte agli occhi del Signore. Ora, chi mai si arrogherebbe il potere di indicare l’estensione di tale [invincibile] ignoranza secondo la natura e la varietà dei popoli, delle regioni, dei talenti e di tante altre cose? Perché veramente, quando, liberati da questi legami corporei, vedremo Dio così com’è, comprenderemo certamente con quale intima e meravigliosa connessione si uniscono la misericordia e la giustizia divine. Ma, finché viviamo sulla terra, appesantiti da questo corpo mortale che oscura la mente, teniamo ben saldo, secondo la dottrina cattolica, che c’è un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo. È sbagliato spingere il nostro indagare più in là di questo.» (citato in Mons. Joseph Clifford Fenton, La Chiesa Cattolica e la Salvezza, p. 43)

E’ importante notare la logica di questa affermazione:
- Non vi è salvezza fuori dalla Chiesa cattolica.
- Ma coloro che sono invincibilmente ignoranti, per questo solo motivo non sono colpevoli di non essere cattolici.
- Tuttavia, poiché non conosciamo i limiti della misericordia di Dio a questo riguardo, dobbiamo sempre fare tutto ciò che è in nostro potere per condurre le anime nella Chiesa cattolica.

Nel suo commento a questo passo di Singulari Quadam, Mons. Joseph Clifford Fenton ha sottolineato il seguente punto cruciale relativo all’ignoranza invincibile:

«Alcune traduzioni tendono a presentare l’ignoranza invincibile della vera religione come una sorta di sacramento. Poiché fanno sembrare che il Sommo Pontefice abbia insegnato che le persone invincibilmente ignoranti della vera religione sono semplicemente non biasimevoli agli occhi del Signore. Il fatto è (e questa è la sostanza dell’insegnamento di Papa Pio IX qui e nell’Enciclica Quanto conficiamur moerore) che la non appartenenza alla Chiesa cattolica non è affatto la sola ragione che esclude gli uomini dalla visione beatifica. In definitiva, il solo fattore che esclude l’uomo dal godimento eterno e soprannatutale di Dio è il peccato, sia originale sia mortale. Un neonato che muore senza essere stato battezzato non avrà la visione beatifica perché il peccato originale lo ha reso incapace di essa. Ogni uomo che muore dopo aver raggiunto l’uso della ragione e che sia eternamente escluso dalla visione beatifica viene punito per un effettivo peccato mortale che ha commesso» (La Chiesa Cattolica e la Salvezza, pp. 45-46).

Basandoci sulle parole di Pio IX e di Mons. Fenton, possiamo comprendere perché la Chiesa cattolica deve sempre fare tutto il possibile per condurre le anime alla fede cattolica. Se, nella Sua infinita misericordia, Dio si degna di salvare coloro che non conoscono la Chiesa cattolica e sono per loro conto liberi dal peccato mortale, questo è interamente opera della Provvidenza di Dio. Tuttavia, per noi che non siamo Dio, la Chiesa cattolica ha il compito di insegnare a tutte le anime che dovrebbero essere cattoliche.   

In relazione a questa considerazione essenziale, Mons. Fenton sottolinea che Singulari Quadam si oppone alla nozione secondo la quale le altre religioni cristiane siano semplicemente delle alternative meno buone alla vera fede cattolica:

«In questa parte di Singulari Quadam, Papa Pio IX continua esortando i vescovi della Chiesa cattolica ad usare tutte le loro energie per estirpare dalla mente degli uomini il mortale errore che la via per la salvezza si possa trovare in ogni religione. In una certa misura, questa è la mera riaffermazione dell’errata opinione secondo cui si possa sperare nella salvezza degli uomini che non sono mai entrati nella Chiesa cattolica, che è la prima cattiva interpretazione dell’insegnamento cattolico rimproverata in questa parte dell’allocuzione. Oppure, in un altro senso, l’errore secondo cui la via per la salvezza si possa trovare in ogni religione ha una sua peculiare e specifica malignità, basata sulla falsa implicazione che le false religioni, quelle diverse dalla cattolica, siano in qualche misura un approccio parziale alla pienezza della verità che si trova nel cattolicesimo. Secondo questa aberrazione dottrinale, la religione cattolica sarebbe distinta dalle altre, non come il vero è distinto dal falso, ma solo come la pienezza è distinta dalle incomplete partecipazioni di se stessa. E’ questa nozione, l’idea che tutte le altre religioni contengano abbastanza dell’essenza di quella completezza, della verità che si trova nel cattolicesimo, da renderle veicoli della salvezza eterna, è tale nozione che è rimproverata da Singulari Quadam» (La Chiesa Cattolica e la Salvezza, p. 47).


Evidentemente, Pio IX e Mons. Fenton erano entrambi consapevoli del fatto che questi falsi pastori stavano diffondendo degli errori mortali relativi alla necessità della Chiesa cattolica per la salvezza. Data la suprema importanza di assicurare che la Chiesa cattolica non insegni mai nulla che metta minimamente in discussione le verità sopra esposte da Pio IX e da Mons. Fenton, sarebbe veramente malvagio per ogni sedicente cattolico sminuire o confondere in qualche modo queste verità.
Tenendo presente tutto questo, possiamo adesso considerare il passo chiave del decreto conciliare sull’ecumenismo: Unitatis Redintegratio.



Cosa ha insegnato il Vaticano II in Unitatis Redintegratio    

Ecco il rilevante passo di Unitatis Redintegratio:

«Le differenze che esistono, in misura variabile, tra le comunità non cattoliche e la Chiesa cattolica – sia in ambito dottrinale e talvolta disciplinare, sia per quanto riguarda la struttura della Chiesa – creano effettivamente molti ostacoli, a volte seri, alla piena comunione ecclesiastica. Il movimento ecumenico si sta adoperando per superare questi ostacoli. Ma, nonostante essi, resta vero che tutti coloro che sono stati giustificati per fede nel Battesimo sono membri del corpo di Cristo, hanno il diritto di essere chiamati cristiani e sono quindi giustamente accolti come fratelli dai figli della Chiesa cattolica.
Inoltre, alcuni, e persino moltissimi, degli elementi e dei doni significativi che insieme contribuiscono a edificare e dare vita alla Chiesa stessa possono esistere anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica: la parola scritta di Dio; la vita di grazia; la fede, la speranza e la carità, insieme agli altri doni interiori dello Spirito Santo, e anche elementi visibili.
Tutte queste cose, che provengono da Cristo e conducono a Cristo, appartengono di diritto all’unica Chiesa di Cristo. Anche i fratelli separati da noi utilizzano molte azioni liturgiche della religione cristiana. Queste certamente possono generare una vita di grazia in modi che variano a seconda della condizione di ciascuna Chiesa o Comunità. Tali azioni liturgiche devono essere considerate capaci di dare accesso alla comunità della salvezza. Ne consegue che le Chiese e le Comunità separate, pur ritenendole carenti sotto certi aspetti, non sono state affatto private di significato e importanza nel mistero della salvezza. Infatti lo Spirito di Cristo non si è astenuto dall’utilizzarle come strumenti di salvezza che traggono la loro efficacia dalla pienezza stessa della grazia e della verità affidata alla Chiesa.
Tuttavia, i nostri fratelli separati, considerati come individui o come comunità e chiese, non sono benedetti da quell’unità che Gesù Cristo ha voluto donare a tutti coloro che per mezzo di Lui sono rinati in un solo corpo e con Lui vivificati a nuova vita: quell’unità che le Sacre Scritture e l’antica tradizione della Chiesa proclamano. Infatti, è solo attraverso la Chiesa cattolica di Cristo, che è “il mezzo onnicomprensivo di salvezza”, che essi possono beneficiare pienamente dei mezzi di salvezza».


Il Cardinale Müller sostiene che dobbiamo leggere questo passo secondo il senso esatto di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, come si evince dagli scritti di Pio IX e di Mons. Fenton. Pertanto, secondo il Cardinale Müller, una risposta appropriata a chiunque chiedesse cosa affermi Unitatis Redintegratio sulle religioni non cattoliche sarebbe semplicemente quella di citare le affermazioni di Pio IX e di Mons. Fenton riportate prima.

Tuttavia … è interessante considerare come alcune persone abbiano “erroneamente” interpretato Unitatis Redintegratio attribuendole un significato un po’ diverso da quello che scrive Pio IX in Singulari Quadam.  


Alcune interpretazioni di Unitatis Redintegratio

Come scritto dettagliatamente in un articolo della Fraternità San Pio X: “il 5 aprile 2012, degli intellettuali polacchi hanno inviato al Santo Padre una nuova petizione per un riesame della libertà religiosa, dell’ecumenismo e della collegialità promossi dal Vaticano II”.
Tra le affermazione contenute nella petizione vi era la seguente, relativa al passo citato sopra di Unitatis Redintegratio e ad un passo analogo di Lumen Gentium

«I molti elementi di ‘santificazione’ e di ‘verità’ presenti al di fuori dei limiti della Chiesa sono anche menzionati nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, al paragrafo 8. Come altro si potrebbe intendere l’espressione “può dare adeguatamente accesso alla comunione della salvezza”, se non come una garanzia che le persone sono capaci di raggiungere la salvezza al di fuori della Chiesa cattolica, grazie a riti e pratiche di altre confessioni cristiane?
Tuttavia, la questione che sorge è come questa interpretazione possa essere conciliata con la dottrina tradizionale Extra Ecclesiam nulla salus, [‘Non c’è salvezza fuori dalla Chiesa’,] che dichiara che la fede cattolica è un prerequisito per la salvezza, o con l’insegnamento sull’unità della Chiesa stabilito, in particolare, da Leone XIII: “E per esporre più chiaramente l’unità della Chiesa, egli [sant’Cipriano] si serve dell’illustrazione di un corpo vivente, le cui membra non possono vivere se non unite al capo e da esso traendo la loro forza vitale. Separate dal capo, devono necessariamente morire. . . . La Chiesa di Cristo, «È dunque una e la stessa per sempre; coloro che la abbandonano si allontanano dalla volontà e dal comando di Cristo, il Signore, lasciando la via della salvezza, entrano in quella della perdizione». Qual è la relazione tra queste affermazioni della Unitatis Redintegratio e le proposizioni 16 e 17 del Sillabo di Pio IX, in cui vengono condannate?».



Gli intellettuali polacchi in questione avevano interpretato l’affermazione del Vaticano II, secondo cui Dio si serve delle religioni non cattoliche come mezzi di salvezza, nel senso che le religioni non cattoliche possono essere veicoli di salvezza. Alcuni dotti difensori del Vaticano II potrebbero definire questa interpretazione assurda, ma si può comprendere come dei cattolici comuni possano giungere a tale conclusione.

Possiamo anche considerare un passo di un altro documento, questa volta dal sito ufficiale del Vaticano. Il saggio di Eleuterio F. Fortino –  The Holy Spirit’s Presence Among Other christians  [La presenza dello Spirito Santo tra gli altri cristiani] diceva questo sul passo in questione di Unitatis Redintegratio:

«La presenza dello Spirito Santo non è limitata ai singoli cristiani, ma Egli opera anche nelle altre Chiese e comunità ecclesiali come tali. Infatti, queste comunità compiono “molte azioni liturgiche della religione cristiana (…) che possono realmente generare una vita di grazia e, bisogna dirlo, possono dare accesso alla comunione di salvezza”. Questa è la ragione che giustifica e dà contenuto alla breve dichiarazione conciliare secondo la quale “lo Spirito di Cristo non si è astenuto dall’utilizzare anche loro – le altre chiese e comunità ecclesiali – come mezzi di salvezza” … Altre chiese e comunità hanno proclamato – e continuano a proclamare – il Vangelo. Esse hanno fondato comunità missionarie, hanno sostenuto servizi di assistenza ai poveri e hanno sofferto per la giustizia e la pace richieste dall’insegnamento del Signore».


Questo saggio del sito del Vaticano si rifà a Unitatis Redintegratio per affermare in modo inequivocabile che le religioni non cattoliche sono mezzi di salvezza. Pertanto, a meno che questo saggio del sito del Vaticano sia semplicemente errato – nel qual caso non avrebbe dovuto essere pubblicato nel sito del Vaticano – sembra che sia possibile interpretare Unitatis Redintegratio essenzialmente nel senso che gli intellettuali polacchi gli avevano attribuito.  

Infine, possiamo considerare una domanda e una risposta del 2007 contenute in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede che cita Lumen Gentium e Unitatis Redintegratio per spiegare l’espressione “subsists in”:

«Terza domanda: Perché è stata adottata l’espressione “subsists in” invece del semplice verbo “è”? Risposta: L’uso di questa espressione, che indica la piena identità della Chiesa di Cristo con la Chiesa cattolica, non cambia la dottrina della Chiesa. Piuttosto deriva dal fatto che vi sono “molti elementi di santificazione e di verità” che si trovano fuori dalla sua struttura, ma che “ in quanto doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica”. “Ne consegue che queste Chiese e Comunità separate, pur credendo che abbiamo dei difetti, non sono private né di significato né di importanza nel mistero della salvezza. Infatti, lo Spirito di Cristo non si è astenuto dall’utilizzarle come strumenti di salvezza, il cui valore deriva da quella pienezza di grazia e di verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica“».


Il significato di tutto ciò è che mentre la Chiesa cattolica è la sola Chiesa che si “identifica pienamente” con la Chiesa di Cristo, le religioni non cattoliche sono anche veicoli di salvezza, seppure con alcuni difetti.

Ognuna di queste tre interpretazioni appare in conflitto con le parole di Mons. Fenton riportate sopra:
«E’ questa nozione, l’idea che tutte le altre religioni contengano abbastanza dell’essenza di quella completezza, della verità che si trova nel cattolicesimo, da renderle veicoli della salvezza eterna, è tale nozione che è rimproverata da Singulari Quadam»

Se Pio IX ha condannato l’idea che le religioni non cattoliche siano veicoli di salvezza, come possiamo affermare che Unitatis Redintegratio abbia preservato intatto l’insegnamento cattolico affermando il contrario?



Comprendere i punti di vista opposti

In questo dibattito si levano voci forti da entrambi le parti. Il principio di non contraddizione ci dice che non possono avere tutti ragione: è possibile che tutti abbiano torto e che solo uno possa avere ragione.

Ecco alcuni elementi contestuali che ci aiutano a capire chi ha ragione:

- Se il Vaticano II avesse realmente mantenuto intatto l’insegnamento cattolico, perché Unitatis Redintegratio non ha citato su questo argomento Pio IX o altri Papi di prima del Concilio?

- Se il Vaticano II avesse realmente mantenuto intatto l’insegnamento cattolico, perché coloro che sostengono che le religioni protestanti siano veicoli di salvezza citano Unitatis Redintegratio anziché fonti preconciliari? 

- Se il Vaticano II avesse realmente mantenuto intatto l’insegnamento cattolico, perché i Papi del post Concilio si sono mostrati più propensi a lodare le religioni protestanti anziché esporre i loro difetti?

- Se il Vaticano II avesse realmente mantenuto intatto l’insegnamento cattolico, perché il Cardinale Müller denuncia la Fraternità San Pio X perché aderisce agli insegnamenti della Chiesa precedenti il Vaticano II?


I difensori del Vaticano II non gradiscono queste domande, ma hanno risposte pronte, che generalmente implicano un potente miscuglio di ostilità e sofismi. 
Le risposte dei difensori del Vaticano II contraddicono generalmente, non solo la Fraternità San Pio X, ma anche quello che sull’argomento hanno affermato tutti i Papi di prima del Concilio. Essi pretendono che si affermi che nulla sia cambiato ed anche che tutto sia cambiato.

Ma se davvero cerchiamo un modo per dare un senso ai punti di vista opposti, possiamo soffermarci su una particolare idea espressa dal Cardinale Müller nella sua intervista:  

«La Fraternità San Pio X considerava le sue obiezioni alla libertà religiosa, all’ecumenismo e al rapporto della Chiesa con le altre religioni – così come esposte nei relativi documenti conciliari – come la vera misura del cattolicesimo e pretendeva che la Chiesa – con tutti i suoi vescovi e il Papa in quanto successore di Pietro – ammettesse che il Concilio aveva presentato insegnamenti falsi e ambigui e che la massima autorità dottrinale aveva errato in materia di fede e di morale, ingannando così intenzionalmente o per negligenza i fedeli e mettendo in pericolo la loro salvezza. Ammettere ciò non sarebbe solo errato nel contenuto, ma rappresenterebbe anche l’autodistruzione dell’ermenuetica della Chiesa come colonna e fondamento della verità (1 Tim. 3, 15)».


L’idea è che ammettere che ci siano problemi col Concilio distruggerebbe la Chiesa. E il Cardinale Müller sostiene che, poiché non vogliamo distruggere la Chiesa, non possiamo ammettere che ci siano contraddizioni tra il linguaggio del Concilio e ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Chiunque dissenta deve essere messo a tacere con ogni mezzo necessario.   


Per coloro che potrebbero non essere del tutto soddisfatti da questa linea (soppressione) di pensiero, ecco la risposta della Fraternità San Pio X:


«Contrariamente a quanto affermato dal Cardinale Müller, le argomentazioni presentate dalla Fraternità non sono “argomenti fallaci volti ad evitare di sottomettersi pienamente all’autorità del Papa”. In effetti, esiste una contraddizione, una rottura se vogliamo, tra gli insegnamenti del Vaticano II sui punti indicati e la costante Tradizione del Magistero della Chiesa. A questa evidenza imposta dal principio di non contraddizione, qual è la risposta del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede? “Ammettere ciò non sarebbe solo errato nel contenuto, ma rappresenterebbe anche l’autodistruzione dell’ermenuetica della Chiesa come colonna e fondamento della verità (1 Tim. 3, 15)».
Dovremmo dunque ammettere che la Tradizione della Chiesa si riduca al solo Concilo Vaticano II e che la Chiesa stessa si riduca ai Papi post-conciliari? …
Potremmo dunque scagliarci a vicenda, all’infinito, l’accusa di autocefalia, o di scisma.
Ma il criterio della vera comunione, quello dell’unità e dell’apostolicità della Chiesa, non è quello della maggioranza: il gruppo più piccolo non è necessariamente la roccaforte scismatica. Questo criterio ci è stato dato da San Vincenzo di Lerino: è il criterio della costanza e dell’universalità della professione di fede nel tempo. E questo criterio positivo è a sua volta accompagnato da uno negativo: ciò che attualmente contraddice l’esplicita professione di fede della Chiesa non può rappresentare il principio di unità e apostolicità.
Ora, su tutti i punti sollevati, i documenti del Concilio citati dal Cardinale rappresentano ed esprimono questa contraddizione. Non è dunque la Fraternità che si allontana dall’unità della Chiesa rifiutando di ammettere questi punti dottrinali, bensì tutti coloro che vogliono imporli contro la costante Tradizione del Magistero cattolico.»



Il dibattito sulla Fraternità San Pio X ha ben poco a che fare con la consacrazione dei vescovi e quasi tutto a che fare con l’ostinato rifiuto della Fraternità di abbandonare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato.
Questa è un’idea pericolosa agli occhi di coloro che cercano di sopprimere la tradizione cattolica, un’idea che va contrastata a tutti i costi.

La maggior parte di noi ha già preso posizione, ma per chi è ancora indeciso, vale la pena considerare se si è d’accordo con San Vincenzo di Lerino o con coloro che hanno supervisionato l’apostasia di massa che ha trasformato centinaia di milioni di cattolici nominali in protestanti che credono nel Papa solo per caso.


Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!





aprile 2026
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