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| 35 anni fa, Mons de Castro Mayer rendeva la sua anima a Dio ![]() Mons. Marcel Lefebvre e Mons. Antonio de Castro Mayer Mons Marcel Lefebvre (1905–1991) e Mons Antonio de Castro Mayer (1904–1991): una stessa battaglia per la Chiesa. Chiamato a Dio il 26 aprile 1991 a Campos, questo vescovo brasiliano fu un vero pastore, vigile custode del deposito della fede al cospetto degli errori moderni. Unendosi a Mons. Marcel Lefebvre nelle consacrazioni episcopali ad Ecône il 30 giugno 1988, egli compì un atto di coraggio necessario per assicurare la sopravvivenza del sacerdozio e della Messa di sempre. Fino al suo ultimo respiro, Mons. de Castro Mayer rimase fedele alla Roma eterna, rifiutando i compromessi con gli errori del suo tempo. Nacque nel 1904 nella città di Campinas, nello Stato di San Paolo, figlio di un immigrato tedesco e di una Brasiliana, ed ebbe una infanzia molto povera. Rimasto orfano all’età di 6 anni, lui e i suoi undici fratelli ereditarono un solo bene prezioso: la fede cattolica. Due delle sue sorelle divennero religiose e Antonio entrò in seminario all’età di 12 anni. Allievo brillante, fu inviato a Roma, all’Università gregoriana, dove terminò gli studi. Fu ordinato sacerdote dal cardinale Basilio Pompilj nel 1927 e l’anno seguente ottenne il titolo di dottore in teologia nella stessa Università. Ritornato in Brasile, fu professore al seminario diocesano di San Paolo per 13 anni. Nel 1940 fu nominato canonico e tesoriere della Cattedrale metropolitana di San Paolo, e l’anno seguente divenne vicario generale dell’arcidiocesi. Con la morte dell’arcivescovo di San Paolo: Mons. José Gaspar di Afonseca e Silva, avvenuta in un incidente aereo a Rio de Janeiro nel 1943, la guida dell’arcidiocesi passò l’anno successivo a Carlos Carmelo de Vasconcelos Motta. Poco tempo dopo, Mons. de Castro Mayer venne dimesso dalle sue funzioni e nominato parroco della chiesa San Giuseppe di Betlemme, in un quartiere molto povero della periferia di San Paolo. Benché si possano fare solo delle congetture sull’evidente declassamento di Mons. de Castro Mayer con l’arrivo di Carlos Carmelo, si sa quest’ultimo fu il fondatore della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), il quale, nei decenni seguenti, diverrà un grande avversario di Mons. de Castro Mayer e si rivelerà come l’agente motore del marxismo e del modernismo in Brasile. Vescovo di Campos L’ostracismo nei confronti di Mons. Antonio de Castro Mayer ebbe fine con la sua nomina inattesa, nel marzo 1948, come vescovo coadiutore della diocesi di Campos dos Goytacazes, di cui divenne vescovo titolare l’anno successivo. La città di Campos, a 300 chilometri da Rio de Janeiro, contava allora 700.000 abitanti ed era un importante polo petrolchimico, tuttavia non era una diocesi di primo piano. La tempesta si approssima Mons. de Castro Mayer esercitò il suo episcopato in maniera esemplare, come padre e come pastore. Aveva la capacità di spostarsi tra i fedeli e di mischiarsi a loro nella vita di tutti i giorni, senza per questo sminuire o sfigurare la sua autorità. Egli visse la vita della sua diocesi con i fedeli in tutti gli aspetti più ordinari, ma sempre mantenendo la sua dignità di vescovo. Prevedendo la grande crisi della Chiesa, già introdotta da tante figure religiose senza fede e dalle loro eresie, negli anni ‘50 e ‘60 scrisse lettere pastorali attaccando il modernismo e il comunismo, il che non fece altro che aumentare i suoi nemici, sia in Brasile sia a Roma. Durante il Concilio Vaticano II, contribuì a fondare e a guidare il gruppo Coetus Internationalis Patrum, formato da oltre 250 Padri conciliari, che tentò di impedire che il Magistero e la Tradizione della Chiesa venissero distrutti dal partito modernista durante le deliberazioni conciliari. Il gruppo raccolse persino le firme di oltre 500 Padri conciliari chiedendo al Santo Padre una condanna esplicita del comunismo, che non avvenne mai. Il leone ruggisce Nel 1973, Papa Paolo VI lo invitò ad esprimere liberamente la sua opinione, se in coscienza non fosse d’accordo con gli atti dell’attuale Magistero ordinario della Chiesa. Mons. Antonio de Castro Mayer scrisse quindi, nel gennaio 1974, la seguente lettera a Paolo VI : « […] Lungo gli anni,
si è consolidata in me la convinzione che i Vostri atti
ufficiali non sono in consonanza con quelli dei Pontefici che Vi hanno
preceduto, come io ho tanto desiderato. Ben inteso, non si tratta di
atti sugellati dal carisma dell’infallibilità. Pertanto, questa
mia convinzione non scalfisce in alcun modo la mia incondizionata fede
nelle definizioni del Concilio Vaticano I.
Temendo di abusare del tempo
prezioso del Vicario di Cristo, io mi astengo da ogni altra
considerazione e mi limito a sottoporre all’attenzione di Vostra
Santità tre studi:
Mons. de Castro Mayer non ricette mai risposta a questa
lettera. 1. A proposito di « Octogésima Adveniens »;
2. A proposito della libertà religiosa; 3. A proposito del nuovo « Ordo Missae ». (Quest’ultimo è stato redatto dall’avvocato Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, ed io mi associo al suo contenuto). E’ superfluo aggiungere che in questa occasione, come in altre della mia vita, io adempirò, nella misura più completa prescritta dalle leggi della Chiesa, al sacro dovere di obbedienza. In questo spirito, con il cuore di un ardente e devotissimo figlio del Papa e della Santa Chiesa, io accoglierò ogni parola di Vostra Santità su questo argomento. In modo particolare, io prego Vostra Santità di dirmi: A - Se vi è errore
nella dottrina esposta in questi tre studi allegati;
B - Se nell’attitudine assunta in questi studi nei confronti dei documenti del supremo Magistero ravvisate qualcosa che sia incompatibile con il rispetto che io Vi devo in quanto vescovo. […]» Ma continuò ad essere il pastore delle sue pecore; ed a celebrare la Messa tradizionale fino al suo ritiro forzato all’età di 75 anni nel 1981. Così Campos fu l’unica diocesi al mondo in cui la Messa tradizionale continuò ad essere celebrata senza interruzione da tutto il clero, nonostante l’avvento del «novus ordo». E come un padre non si ritira dalla sua paternità. Mons. de Castro Mayer non abbandonò i suoi fedeli legati alla Messa di sempre dopo essere stato costretto ad andare in pensione: fondò l’Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney, che raccolse la maggioranza dei sacerdoti della sua diocesi (ben 336) e più di 40.000 fedeli che persero le loro parrocchie quando il nuovo vescovo incaricato della diocesi decise di attuare forzatamente il Vaticano II, eliminando tutto quello che richiamava la tradizione cattolica. Mons. de Castro Mayer e Mons. Lefebvre La maggior parte dei vescovi brasiliani che si erano uniti in difesa della Chiesa, nel corso degli anni cedettero, preferendo una falsa e comoda obbedienza alla difesa della verità cattolica, causando così la distruzione della fede in quello che era allora il più grande paese cattolico del mondo, oggi divenuto rifugio per pentecostali, agnostici e superstizioni. L’unico sostenitore e amico fedele di Mons. de Castro Mayer fu il vescovo francese: Mons. Marcel Lefebvre, con il quale, dopo ripetuti appelli senza risposta al Papa Giovani Paolo II perché permettesse la consacrazione di vescovi rispettosi della tradizione, e dopo lo scandaloso incontro ecumenico di Assisi del 1986, in cui si vide lo stesso sventurato Papa abbracciare il Corano ed introdurre ogni sorta di divinità pagane nel tempio di Dio, e visto lo stato di necessità della Chiesa, consacrarono quattro vescovi a Ecône, in Svizzera, il 30 giugno 1988. Quella che veniva presentata come l’esagerazione di una minoranza sta diventando in tutta evidenza con il passare degli anni una realtà: se si confrontano gli effetti della «primavera del Concilio» con quelli della Tradizione, il contrasto è lampante. Inoltre, Papa Benedetto XVI ritirò nel 2009 tutte le ingiuste scomuniche legate alle consacrazioni episcopali a Ecône, senza che i vescovi implicati dovessero esprimere la minima ritrattazione o ammissione di aver agito in modo errato. Oggi, grazie alle consacrazioni episcopali del 1988, effettuate eroicamente da Mons. Lefebvre e da Mons. de Castro Mayer, la Tradizione dispone di vescovi che assicurano l’applicazione del comando dato da Nostro Signore ai Suoi Apostoli la sera del Giovedì Santo: «Fate questo in memoria di me» (Lc. 22, 19). Dichiarazione di Mons. de Castro Mayer in occasione delle consacrazioni del 30 giugno 1988 «La mia presenza a
questa cerimonia è dovuta ad un dovere di coscienza: quello di
professare la fede cattolica davanti a tutta la Chiesa e più
particolarmente davanti a Sua Eccellenza Mons. Lefebvre, davanti a
tutti i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i fedeli qui presenti.
«San Tommaso d’Aquino insegna che non vi è alcun obbligo di professare pubblicamente la propria fede in ogni circostanza, Ma quando la fede è in pericolo, è urgente professarla, anche a rischio della propria vita. «E’ questa la situazione in cui ci troviamo. stiamo vivendo una crisi nella Chiesa senza precedenti. Una crisi che colpisce la Chiesa nella sua essenza, nella sua stessa sostanza, che è il Santo Sacrificio della Messa e il sacerdozio cattolico, due misteri essenzialmente uniti, perché senza il sacerdozio non vi è Santo Sacrificio della Messa, quindi nessuna forma di culto. E anche su queste basi che si edifica il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. «A causa di tutto questo, poiché si tratta della conservazione del sacerdozio e della Santa Messa, e nonostante le richieste e pressioni di molti, io sono qui per compiere il mio dovere: fare una pubblica professione di fede. «E’ doloroso constatare il deplorevole accecamento di tanti confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio che non vedono o non vogliono vedere la crisi attuale, né la necessità, per essere fedeli alla missione che Dio ci ha affidato, di resistere al modernismo dilagante. «Io voglio esprimere qui la mia adesione sincera e profonda alla posizione di Sua Eccellenza Mons. Marcel Lefebvre dettata dalla sua fedeltà alla Chiesa di tutti i secoli. Entrambi abbiamo attinto alla stessa fonte, che è quella della Santa Chiesa cattolica, apostolica e romana. «Che la Santissima Vergine Maria, Nostra Madre, che a Fatima ci ha maternamente avvisati sulla gravità dell’attuale situazione, ci dia la grazia di potere, con il nostro comportamento, aiutare e illuminare i fedeli, affinché si allontanino da questi errori perniciosi di cui sono vittime, ingannati come sono da molte persone che hanno ricevuto la pienezza dello Spirito Santo. «Che Dio benedica Monsignor Lefebvre e la sua opera». |