Benedizioni delle coppie omosessuali:

Mons. Strickland ritorna al centro del problema



della Fraternità San Pio X






Mons. Joseph Strickland

 

In una lettera del 24 aprile 2026, intitolata «Il centro del problema: riflessione di un vescovo sulle benedizioni, la confusione morale e la chiamata alla conversione», Mons. Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas, USA, ritorna sulle recenti dichiarazioni di Papa Leone XIV espresse il 23 aprile a bordo dell’aereo riguardo a Fiducia supplicans.

Riproduciamo questa illuminante presa di posizione, pubblicata sul sito Pillars of Faith.


Le recenti dichiarazioni di Papa Leone XIV relative a Fiducia supplicans, alle benedizioni informali e alla morale sessuale esigono una risposta che non sia né reazionaria né timida.
Un vescovo deve parlare come figlio della Chiesa, ma anche come custode delle anime.
La questione centrale non consiste nel sapere se i peccatori possono essere benedetti. Certo che possono. Ognuno di noi si presenta davanti a Dio bisognoso della Sua misericordia.
La vera questione sta nel sapere se la Chiesa può benedire una relazione o una “coppia” il cui legame pubblico contraddice la legge morale di Dio.
 
Questa distinzione è essenziale.

La Chiesa può benedire una persona in difficoltà, pentita, in cerca della grazia o che chiede la forza per abbandonare il peccato.
Ma la Chiesa non può benedire una unione che è di per sé oggettivamente contraria al Vangelo.
Una benedizione non deve mai diventare un segno di approvazione di ciò che Dio non ha benedetto.

Fiducia Supplicans afferma che possono essere benedette delle «coppie in situazione irregolare» e «delle coppie dello stesso sesso», a condizione che non siano né ritualizzate né confuse col matrimonio. 

Ed è proprio qui che nasce la confusione. Per quanto il documento cerchi di distinguere tra il benedire le persone e il benedire le unioni, l’atto pubblico di benedire una «coppia» si presenta inevitabilmente come una benedizione della stessa relazione.

E’ per questo che tanti vescovi fedeli, in particolare i vescovi dell’Africa, hanno immediatamente percepito il pericolo.
I vescovi africani hanno dichiarato che le unioni dello stesso sesso sono contrarie alla volontà di Dio e non possono ricevere la benedizione della Chiesa.
E hanno precisato che la loro obiezione non era strettamente culturale, ma un atto di fedeltà alla Rivelazione divina.

Papa Leone ha ragione di opporsi alle cerimonie di benedizione formalizzate, come quelle promosse in Germania.
Secondo diverse fonti, egli ha riaffermato l’opposizione del Vaticano a queste benedizioni istituzionalizzate, pur mantenendo le benedizioni informali permesse da Papa Francesco.

Ma il problema più profondo rimane: quando la Chiesa permette, anche in maniera informale, la benedizione di «coppie» che vivono in unioni oggettivamente peccaminose, nella mente di molti fedeli il limite è già stato superato. 

La Chiesa deve accogliere ogni peccatore, ma accogliere non significa confermare.
La misericordia non è ambiguità. La cura pastorale non significa indebolire la chiamata alla conversione. 

Cristo non ha detto alla donna adultera: «sei la benvenuta»; le ha detto: «Neanch’io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più».

Ecco cosa dice il Vangelo: misericordia e insieme conversione.

E’ inoltre preoccupante che il peccato sessuale sia trattato talvolta come una questione morale secondaria rispetto alla giustizia, alla libertà o all’uguaglianza. Certo, la Chiesa deve parlare di ogni male morale grave; ma la morale sessuale non è una questione marginale. Essa riguarda il matrimonio, la famiglia, i figli, il corpo umano, l’immagine di Dio e lo stesso significato dell’amore.

Suggerire che il peccato sessuale non debba essere una preoccupazione centrale, rischia di ignorare i gravi danni causati quando viene oscurata la verità sul corpo, sul matrimonio e sulla castità.

La Chiesa non può edificare la sua unità evitando le verità difficili.
La vera unità è l’unità in Cristo, e Cristo è la Verità.
Una unità ottenuta a prezzo del silenzio, dell’ambiguità o del compromesso, non è l’unità della Chiesa, è semplicemente una quiete istituzionale.

In quanto vescovo, in questo momento io devo affermare chiaramente:

•    La Chiesa ama ogni persona.
•    La Chiesa chiama ogni persona alla conversione.
•    La Chiesa non può benedire il peccato.
•    Il matrimonio è l’unione per tutta la vita di un uomo e di una donna.
•    Le relazioni sessuali fuori da questa alleanza sono oggettivamente peccaminose.
•    Nessuna pratica pastorale può contraddire la dottrina che vuole preservare.


La tragedia attuale è che molte anime sono lasciate nella confusione.
Alcuni, ascoltando queste osservazioni, crederanno che la Chiesa stia cambiando lentamente il suo insegnamento. Altri si sentiranno abbandonati mentre si sforzano di vivere castamente, intanto i responsabili ecclesiali parlano con ambiguità. Altri ancora concluderanno che la dottrina rimane sulla carta, ma non informa più realmente la pratica pastorale.

Questo non può essere permesso.

La mia preoccupazione non si traduce in collera, ma in dolore.
Il dolore di vedere la voce della Chiesa diventare incerta laddove Cristo è chiaro. Il dolore di vedere la misericordia separata dal pentimento.
Il dolore di vedere i cattolici fedeli invitati ad accettare la confusione in nome dell’unità.

Ecco il cuore del problema.


Mons Joseph E. Strickland
Vescovo emerito






maggio 2026
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