A Lecco gli Antifa esaltano le stragi

28 aprile 2026


di Paolo Gulisano



Pubblicato sul sito dell'Autore





Manifestazione degli Antifa a Lecco


La Guerra Civile in Italia fu un capitolo terribile della storia – pur violenta fin dalle origini – di questo Paese.
Una delle tante pagine tristemente drammatiche fu scritta a Lecco, dove a conflitto ormai finito ebbe luogo uno scontro armato nelle vie della città tra una piccola colonna della Guardia Nazionale Repubblicana diretta a Como per congiungersi a ciò che restava delle brigate della Repubblica Sociale e una formazione partigiana locale.
Durante gli scontri, una parte dei soldati repubblichini sembrò volersi arrendere, e comparve una bandiera bianca.
Alcuni partigiani vennero allora allo scoperto, e furono colpiti da fuoco proveniente da altri militi che non avevano visto la bandiera bianca.
Due partigiani restarono uccisi. Quindi i militi del Battaglione Perugia e del Battaglione Leonessa si arresero definitivamente.

E qui inizia la parte più scabrosa della vicenda: la fazione comunista della formazione partigiana prese in consegna i prigionieri, e decise di vendicarsi passandoli per le armi.
I giovani soldati di Salò vennero portati in una scuola, e alcuni vennero anche seviziati. Dopodiché, si decise per la fucilazione il giorno seguente.
Era una pena di morte – una pena che alla nostra sensibilità di persone civili appare ripugnante, e che per la stessa cittadinanza di Lecco sembrava qualcosa di orribile, oltretutto a guerra ormai finita.

I giovani militi avrebbero potuto essere processati, si sarebbero dovute accertare responsabilità, invece fu decisa la mattanza.
Inutilmente le autorità religiose della città intervennero per chiedere un po’ di pietà e umanità: sedici ragazzi vennero portati davanti al plotone di esecuzione e uccisi.

Negli ultimi anni, alcuni cittadini hanno chiesto che questi tragici fatti venissero ricordati con una targa, che è stata periodicamente vandalizzata, e un’altra forma di ricordo è una commemorazione che si svolge fuori dallo stadio dove avvenne l’eccidio.
Tuttavia, l’anno scorso in occasione di questa commemorazione c’era stata una contromanifestazione dai toni molto violenti da parte dei membri locali della Rete Antifa, che raduna anarchici ed esponenti della Sinistra antagonista.
La stessa Rete aveva anche quest’anno minacciato pubblicamente di voler impedire la commemorazione.
Gli organizzatori quindi avevano deciso di anticipare di un giorno e di svolgere un momento privato. Tuttavia, la notizia era giunta alle orecchie degli Antifa che si sono presentati in qualche decina nei pressi dello stadio.
La presenza nutrita delle forze dell’ordine ha impedito che gli Antifa venissero a contatto con chi era sul posto per ricordare, in silenzio.

La commemorazione si è svolta infatti con grande dignità e compostezza: nessun saluto romano, nessun “presente”, nessun simbolo politico: solo alcune bandiere della Repubblica Italiana.
Inoltre, è stata data lettura di parte del discorso che l’onorevole Luciano Violante, ex PCI, fece quando si insediò come Presidente della Camera, invitando ad una riconciliazione nazionale e al rispetto per i vinti.
Quindi è stato osservato un minuto di silenzio.

A circa duecento metri, intanto, gli Antifa – tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine - disturbavano la commemorazione con trombe da stadio e suono di casseruole, ma peggio ancora scandendo slogan semplicemente mostruosi.
Non si sono limitati infatti a rinnovare le parole di odio per i sedici assassinati, esaltando di fatto il concetto di pena di morte, ma hanno scandito ripetutamente il grido “10, 100, 1000 Acca Larentia”.
Ricordiamo che si trattava della strage avvenuta a Roma nel quartiere di Acca Larentia, dove vennero uccisi per strada tre giovani studenti missini, e che fu uno degli episodi più spaventosi degli Anni di Piombo.

Chiedere a gran voce che tali omicidi possano ripetersi e moltiplicarsi è qualcosa non solo di disumano, ma che si può anche configurare come apologia di reato. E’ auspicabile che le autorità giudiziarie aprano un’inchiesta su questi fatti, che mostrano quanto odio ideologico assolutamente immotivato covi ancora in certi ambienti, pseudorivoluzionari, cui si dovrebbe spiegare che l’unica vera rivoluzione è quella della pietà insegnata dai grandi uomini di pace, come Ghandi, o come i Martiri cristiani.

Invece, per finire la giornata, la corona che era stata deposta per ricordare i caduti è stata vandalizzata e distrutta.
Un altro esempio di inciviltà.






maggio 2026
AL SOMMARIO ARTICOLI DIVERSI