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| Papa Leone XIV e la questione liturgica ![]() Cardinale Willem Eijk Il secondo Concistoro straordinario dell’attuale pontificato si terrà il 27 e 28 giugno 2026. I cardinali convocati da Leone XIV dovranno affrontare la questione liturgica, esclusa dal precedente Concistoro del 7 e 8 gennaio. Dopo la quasi totale condanna della Messa tridentina da parte del motu proprio Traditionis custodes di Papa Francesco [16 luglio 2021], il destino della liturgia tradizionale ha suscitato legittime preoccupazioni e restano aperti gli interrogativi sulla possibilità che Leone XIV revochi le decisioni del suo predecessore. Nella sua biografia, scritta da Elise Ann Allen, il Pontefice espresse la sua scarsa familiarità con la Messa tridentina, al punto da suggerire che potesse essere simile alla Messa di Paolo VI, se quest’ultima fosse celebrata in latino. Tuttavia, assicurò alla sua interlocutrice che avrebbe approfondito la questione. Lo fece ricevendo recentemente due accademici che pubblicheranno a novembre uno studio sociologico ben documentato sui fedeli legati alla Tradizione negli Stati Uniti. Uno studio sull’influenza della Messa tradizionale in latino negli Stati Uniti Il 5 marzo, Leone XIV concesse un’udienza privata a due autori di un’importante opera dedicata alla presenza e alla vitalità dei fedeli legati alla liturgia tradizionale in latino. Si tratta del libro di Stephen Bullivant e Stephen Cranney intitolato Trads: Latin Mass Catholics in the United States, che sarà pubblicato entro la fine dell’anno dalla Oxford University Press. Stephen Bullivant è professore di teologia e sociologia della religione, nonché Direttore del Centro Benedetto XVI per la Religione e la Società presso la St. Mary’s University di Londra; partecipa personalmente alla Messa tradizionale. Stephen Cranney è un data scientist statunitense con dottorati in demografia e sociologia, nonché ricercatore presso l’Institute for the Study of Religion della Baylor University. Il loro lavoro si basa su un’ampia ricerca che combina dati quantitativi e qualitativi, con l’obiettivo di tracciare un profilo dei cattolici che partecipano alla Messa tradizionale in latino (TLM : Traditional Latin Mass), nota anche come Messa tridentina. Come riporta Giulio Ginnetti nel numero del 10 aprile di Correspondance européenne, “fin dalle prime pagine, i due autori chiariscono l’obiettivo del loro lavoro: ‘Questo libro nasce dall’esigenza di comprendere, utilizzando strumenti empirici, chi sono i cattolici che partecipano alla Messa in latino negli Stati Uniti, andando oltre le impressioni aneddotiche e le rappresentazioni mediatiche’” [pp. 2-3]. L’obiettivo è quindi scientifico: offrire un’analisi basata su dati concreti piuttosto che su impressioni. Bullivant e Cranney sottolineano un punto metodologico cruciale: “Finora, gran parte del dibattito sulla Messa tradizionale si è svolto senza dati affidabili; il nostro obiettivo è colmare questa lacuna” [p. 3]. Un altro passaggio importante riguarda la sorpresa iniziale dei ricercatori: “Molti dei risultati che presentiamo mettono in discussione le aspettative comuni, in particolare per quanto riguarda l’età, la composizione familiare e il livello di impegno religioso dei partecipanti” [p. 5]. Infatti, contrariamente al diffuso stereotipo di una comunità nostalgica e invecchiata, lo studio dimostra che i partecipanti alla Messa tradizionale sono in media più giovani dei cattolici praticanti della Forma Ordinaria. Gli autori osservano che “le congregazioni che partecipano alla Messa in latino sono composte in modo sproporzionato da giovani, con una notevole presenza di famiglie numerose” [p. 21]… “Questa giovinezza si accompagna a un alto livello di impegno religioso. Chi frequenta la Messa tradizionale in latino partecipa alla Messa più frequentemente, si confessa più regolarmente e dimostra un’intensa pratica religiosa”. “Il loro livello di impegno religioso supera di gran lunga quello del cattolico medio negli Stati Uniti” [p. 34]. Questa caratteristica li collega ad altre aree di crescita del cattolicesimo contemporaneo, dove la fede non è semplicemente un’identità culturale, ma una scelta vissuta con convinzione. “Le motivazioni che spingono questi fedeli alla Messa tradizionale costituiscono un altro punto centrale dell’analisi”. Non sono riducibili a fattori ideologici, ma affondano le radici in una profonda esperienza spirituale. “Gli intervistati descrivono spesso la Messa tradizionale come più riverente, più trascendente e più centrata su Dio” [p. 47]. Il senso del sacro, la bellezza rituale e il silenzio diventano elementi decisivi in un contesto culturale spesso percepito come frammentato e…“secolarizzato”. La lettera di Paix liturgique del 18 marzo fornisce questo chiarimento su uno dei due autori, Stephen Bullivant: “È l'autore di Mass Exodus: Catholic Disaffiliation in Britain and America since Vatican II [Oxford University Press, 2019]”. “In quest’opera, descrive la profonda disillusione che ha fatto seguito all’ultimo Concilio e alla riforma liturgica, al punto che oggi, in America, solo il 15% dei cattolici – in Gran Bretagna, il 13% – partecipa ancora alla Messa ogni Domenica, e il 35% in America – in Gran Bretagna, il 37% – non spunta più nemmeno la casella ‘cattolico’ nei sondaggi”. “Ipotizza che il Concilio Vaticano II non sia la causa della crisi del cattolicesimo, ma piuttosto il segreto del suo crollo meno grave rispetto ad altre fedi, il che deve aver consolato il Pontefice che lo ha ricevuto, anche se non è stato del tutto convincente”. – Ritroviamo la stessa cautela tra gli accademici francesi come Guillaume Cuchet in “Comment notre monde a cessé d’être chrétien, anatomie d’un effondrement ” [Seuil, 2018], dove il Concilio non è la causa dell’attuale crollo religioso, ma il suo “innesco” – una precauzione usata dall’autore, per sua stessa ammissione, per evitare di essere identificato con fondamentalista e tradizionalista. Ciononostante, si rimane perplessi dalla forma e scettici riguardo alla sostanza. Messaggio di Roma ai Vescovi di Francia In occasione dell’Assemblea plenaria primaverile della Conferenza Episcopale di Francia, svoltasi recentemente a Lourdes (24-27 marzo), il suo Presidente, il cardinale Jean-Marc Aveline, ha richiesto un messaggio da Papa Leone XIV. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha indirizzato una lettera a nome del Santo Padre a tutti i vescovi francesi. Questa lettera affronta “il delicato tema della liturgia, a cui il Santo Padre è particolarmente attento, nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo”. Si legge: “È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell’unità”. “Per sanarla, è certamente necessaria una nuova prospettiva da parte di ciascuno di noi verso l’altro, con una maggiore comprensione delle sue sensibilità; una prospettiva che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi reciprocamente nella carità e nell’unità della fede. Possa lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo, in conformità con le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia”. La lettera di Paix liturgique del 7 aprile accoglie con favore queste nuove disposizioni romane, ma non nasconde la sua diffidenza, ricordando opportunamente: “Recentemente, all’ultimo Concistoro di gennaio, il cardinale Arthur Roche [Prefetto della Liturgia] si è dato da fare per celebrare le restrizioni liturgiche che lui e il cardinale Parolin avevano imposto, sostenendo senza vergogna che la liturgia tradizionale aveva solo beneficiato di un regime di concessioni, e che questo andava benissimo!”. Una proposta dell’Abate di Solesmes La lettera di Paix liturgique del 9 aprile menziona una proposta di Dom Geoffroy Kemlin, Abate di Solesmes, che auspica “un unico Messale per entrambi i riti”. Questa proposta è stata presentata a Leone XIV in una lettera datata 12 novembre 2025; il suo autore la espone in questi termini schietti, o forse ingannevoli: “Si tratterebbe
semplicemente di inserire il vecchio Ordo
Missae nel Messale Romano (eventualmente rivisto minimamente
per renderlo conforme al Concilio Vaticano II, in particolare
aprendolo, per chi lo desidera, all’uso della lingua volgare, alla
concelebrazione e alle quattro Preghiere Eucaristiche), lasciando
inalterato il nuovo Ordo Missae”.
“I due Ordo Missae andrebbero così a far parte dell’unico Messale Romano”. Invece di dividere ed escludere, questa soluzione permetterebbe l’inclusione e l’accoglienza dei fedeli legati al vecchio Messale, senza offendere o alienare coloro che aderiscono al nuovo Ordo”. Questo mosaico liturgico è indegno di un figlio di Dom Prosper Guéranger [1805-1875], il quale affermò senza esitazione: “Qualsiasi liturgia che abbiamo visto nascere, che non fosse quella dei nostri padri, non potrebbe quindi meritare quel nome”. Questo è certamente il caso della Messa del 1969. La testimonianza del Cardinale Eijk Lontano da questo acrobatico “montaggio”, si leggerà con interesse la testimonianza di un prelato che ha appena scoperto, con meraviglia, la Messa tradizionale. Infovaticana del 25 marzo riporta: “Il Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht e Primate dei Paesi Bassi, ha riconosciuto pubblicamente che la sua prima celebrazione della Messa secondo il Rito Tridentino, domenica 15 marzo, nella Chiesa dell’Immacolata Concezione di Oss. ‘È stata un’esperienza impressionante e indimenticabile’, ha affermato, sottolineando il suo desiderio di continuare a celebrarla in futuro”. In un’intervista a Messa in Latino, il prelato olandese ha spiegato di aver imparato a celebrarla all’inizio di quest’anno e ha evidenziato i frutti spirituali che ha potuto constatare. Uno degli aspetti più sottolineati dal prelato è stato l’atteggiamento dei fedeli: “La chiesa era gremita di persone che pregavano devotamente. La maggior parte erano giovani, e c’erano anche molte famiglie”. Il card. Eijk ha inoltre evidenziato la frequenza con cui i partecipanti hanno ricevuto il sacramento della confessione, un aspetto che ha considerato particolarmente significativo nel contesto attuale. Il cardinale ha voluto affrontare una delle critiche più comuni alla liturgia tradizionale: “Il sacerdote non celebra ‘dando le spalle al popolo’, ma rivolto verso l’Altare e, quindi, verso Cristo”. A suo avviso, questo approccio aiuta i fedeli a rivolgere la loro attenzione al Signore, favorendo una partecipazione più consapevole al mistero eucaristico. Ha inoltre sottolineato il valore del silenzio nella liturgia tradizionale, che offre “ampie opportunità di preghiera personale”. Il card. Eijk ha evidenziato un fenomeno che, a suo dire, si osserva da diversi anni: il crescente numero di giovani che si avvicinano alla fede cattolica, in alcuni casi proprio attraverso la liturgia tradizionale. “È sorprendente che un numero significativo di loro trovi la via a Cristo e alla sua Chiesa attraverso la Messa tridentina”, ha affermato. E ha confermato la sua disponibilità a continuare a celebrare la Messa tradizionale. - È auspicabile che i cardinali presenti al Concistoro del prossimo giugno traggano maggiore ispirazione dalla testimonianza del cardinale Eijk e dalle soluzioni provvisorie di Dom Kemlin. |