Zurigo:

dei fedeli danno un’Ostia al loro cane durante la Messa


della Fraternità San Pio X






In chiesa col cane

 

La crisi che scuote la Chiesa a partire dal concilio Vaticano II, sembrava che avesse mostrato le follie più incredibili, ma non bisogna stupirsi se se ne vedono delle nuove, perché la perdita della fede, del senso cristiano e del rispetto dovuto alla divinità sono conseguenze che si vedono ancora oggi.   

Quello che è accaduto in una parrocchia di Zurigo il 4 ottobre 2025, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, è al tempo stesso ripugnante e sconvolgente, e i veri responsabili non sono le persone che erano presenti.

Il giorno della festa di San Francesco, diverse parrocchie della Svizzera e altrove organizzano una Messa con la benedizione degli animali di compagnia.
Quel giorno, in una parrocchia di Zurigo, una celebrazione prevista per la benedizione degli animali, inizialmente organizzata all’aperto, è stata spostata all’interno della chiesa a causa del maltempo, ed è stata integrata nella Messa.

Questo spostamento è stato il fattore che ha generato la prima causa del sacrilegio che si è verificato durante la cerimonia: il Rituale romano prevede la benedizione degli animali, ma le regole liturgiche vietano che essi entrino in chiesa, e ancor più rigorosamente durante la Messa.

Al momento della Comunione, delle persone presenti hanno dato un’Ostia ai loro cani. Questa scena difficilmente accettabile, ha una seconda origine: la Comunione sulla mano. Senza questa deviazione liturgica, seconda causa del sacrilegio, che permette a chiunque sia presente alla distribuzione della Comunione di prendere un’Ostia, quest’atto sarebbe puramente e semplicemente impossibile. 

La cosa è stata segnalata alla diocesi, che ha aperto un’inchiesta.

Il 17 aprile del 2026, la diocesi di Coira, da cui dipende la città di Zurigo, ha comunicato la sua decisione: gli autori dell’atto oggettivamente sacrilego non subiranno la pena della scomunica, riservata alla Santa Sede, che punisce la profanazione delle sante specie secondo il Canone 1382 § 1: «Chiunque getti via le specie consacrate (…) incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica». Questo significa che la pena è automatica e che può essere tolta solo con un ricorso alla Santa Sede, che si riserva il diritto di concedere l’assoluzione, vista l’estrema gravità di tale colpa e il disprezzo dimostrato verso la Santa Eucarestia.

Il vescovo della diocesi: Mons. Joseph Bonnemai, ha giustificato la sua decisione col fatto che l’intenzione sacrilega non è stata provata.
Un giudizio veramente strano.
Com’è possibile per un cattolico ignorare la gravità di un tale atto?
La sola scusa per questi parrocchiani risiede nell’insegnamento sempre più difettoso dato dai nuovi Catechismi.  

Ecco perché i più colpevoli sono coloro che hanno permesso che un simile sacrilegio fosse commesso: sulla base delle deficienze catechetiche e delle riforme liturgiche che hanno fatto sparire il significato stesso del culto cristiano, dell’adorazione, del rispetto infinito che il fedele deve nutrire per la Santa Eucarestia, terza causa del sacrilegio di Zurigo.

Mons. Bonnemai, senza dubbio un po’ cosciente del disastro, ha annunciato la sua visita alla parrocchia per il prossimo 5 giugno, per una catechesi su Desiderio desideravi, seguita da una adorazione eucaristica e da una Messa solenne.

Con la speranza che verrà effettuato un atto di riparazione.

Quanto accaduto a Zurigo non fa che rafforzare l’analisi della Fraternità San Pio X sullo stato di necessità in cui versa oggi nella Chiesa. 





maggio 2026
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