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| Mons. Bux chiede un chiarimento in merito a quanto accaduto durante la visita della signora Mullally in Vaticano ![]() Mons. Nicola Bux Quanto accaduto in occasione della visita a Roma di Sarah Mullally, Primate della Comunione anglicana, ha suscitato delle critiche nell’ambiente teologico. Il sacerdote e teologo: Mons. Nicola Bux ha messo in guardia riguardo alla «confusione» che può diffondersi tra i fedeli a causa di alcune azioni compiute in Vaticano in presenza della dirigente anglicana. Mons. Bux ha pubblicato un breve ma incisivo articolo sul blog Stilum Curiae, in cui si interroga su questo avvenimento e ne considera particolarmente le disastrose conseguenze. Una visita incoerente Noi abbiamo parlato già dell’incoerenza della Santa Sede e di Papa Leone XIV che hanno trattato la signora Mullally come un arcivescovo e un primate. Al di là di ogni possibile benevolenza, questa accoglienza è stata uno scandalo nel vero senso della parola: una fonte di peccato per i fedeli cattolici. In primo luogo, riguardo alla dottrina cattolica, perché la Chiesa, per un verso, non riconosce la validità delle ordinazioni anglicane; e per l’altro, insegna in modo definitivo di non aver ricevuto da Nostro Signore Gesù Cristo il potere di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. In secondo luogo, riguardo alla stessa Comunione anglicana. Per un verso, perché essa è dottrinalmente eretica ed è sorta dallo scisma attuato dal Re d’Inghilterra Enrico VIII nel 1534; e per l’altro, perché la maggioranza degli anglicani si rifiutano di riconoscere la signora Mullally come arcivescovo o «primate». In particolare, questa è la posizione della Global South Fellowship of Anglican Churches [Associazione globale delle Chiese anglicane del Sud] che rappresenta quasi il 75% dei 110 milioni di anglicani sparsi nel mondo. Come dire che la legittimità della signora Mullally è più che contestata. Infine, la personalità di Sarah Mullally è problematica, perché ella ha sostenuto e accompagnato le evoluzioni più gravi dell’anglicanesimo contemporaneo: benedizione delle coppie omosessuali, linguaggio dell’affermazione identitaria e posizioni ambigue sull’aborto. Atti incoerenti Le immagini diffuse in questi giorni mostrano la signora Mullally che compie gesti propri dell’autorità spirituale: come benedizioni in presenza di fedeli e di prelati cattolici, cosa che suscita legittimi interrogativi. L’apice di questa incoerenza è senza dubbio il momento in cui Mons. Flavio Pace, Segretario del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, si è fatto il segno della croce mentre la dirigente anglicana impartiva la benedizione. Una contraddizione con la dottrina Mons. Nicola Bux, che è un promotore della Messa tradizionale, ha reagito con il suo articolo sottolineando l’invalidità delle ordinazioni anglicane e ricordando che numerosi pastori anglicani convertitisi al cattolicesimo sono stati ri-ordinati sacerdoti della Chiesa cattolica, dimostrando così l’invalidità del sacramento dell’Ordine nella chiesa scismatica di Inghilterra. Cosa questa che è in contraddizione col messaggio augurale che il cardinale Kurt Koch ha inviato in nome del Papa a Sarah Mullally in occasione della sua elezione, sia perché la signora non può essere vescovo con l’ordinazione anglicana, sia perché è una donna. Mons. Bux ha sottolineato anche che la signora non è neanche primate di Canterbury, perché i due terzi della Comunione anglicana non la riconosce come tale. Mons. Bux ha espresso il suo sgomento per il comportamento di Mons. Flavio Pace che «si è fatto il segno di croce quando la “vescova” anglicana ha impartito la benedizione nella cappella Clementina». E con una domanda retorica si è chiesto se il cardinale Koch e Mons. Pace si siano resi conto del carattere fallace dei loro atti. Ed egli non ha potuto non concludere che, per ignoranza o per malafede, siano state seminate lo scandalo e la confusione tra numerosi cattolici. Lo scandalo necessita di una riparazione. La confusione «necessita un chiarimento da parte del Vaticano». Sembra che in questi giorni il Vaticano e lo stesso Leone XIV abbiano voluto offrire una prova dello stato di necessità di cui parla la Fraternità San Pio X, così da neutralizzare in anticipo le sanzioni che ad essa potrebbero essere applicate in seguito alle consacrazioni episcopali del prossimo 1 luglio. |