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| E ora la chiesa arcobaleno ha pure l’inno: «Dancing Queen» degli Abba ![]() A quanto pare, il Vaticano ha trovato la colonna sonora ideale per la chiesa sinodal-modernista-arcobaleno. Archiviato da tempo il gregoriano, roba da indietristi con la faccia da peperoncini all’aceto (copyright Bergoglio), eccoci a «Dancing Queen» degli Abba, riconosciuto come inno della comunità Lgbtq+. Canzone eseguita non durante qualche nostalgico incontro di baby boomer, ma niente meno che in piazza San Pietro, per l’udienza generale di Leone XIV, assieme ad altri brani degli anni Settanta come «Sweet Caroline». Bisogna sapere che «Dancing Queen» non è solo una canzonetta orecchiabile. Associata alla vita notturna queer, ai pride e agli spazi sociali gay, è un vero e proprio simbolo, come la bandiera arcobaleno. Qualcuno ha reagito dicendo che non bisogna sempre pensare male, ma il fatto è che l’episodio di «Dancing queen» eseguita in piazza San Pietro si inserisce in una serie di fatti incontrovertibili. Ripercorriamo i principali. La «Fiducia supplicans», pur tra mille precisazioni e distinguo, ha di fatto aperto la strada alle benedizioni per le coppie in situazioni irregolari e per le coppie dello stesso sesso. E Prevost non ha corretto la rotta. Ricevuto da Leone, il noto gesuita pro-gay James Martin ha riferito che il Papa lo ha incoraggiato a proseguire il suo impegno a favore della comunità Lgbtq+ con lo stesso spirito di «apertura» che ha contrassegnato il pontificato di Bergoglio. E non dimentichiamo che, durante il Giubileo, il pellegrinaggio Lgbtq+ nella Basilica di San Pietro, ufficialmente inserito nel programma giubilare, è stato contrassegnato dalla presenza di persone che indossavano i simboli del pride, comprese magliette con scritte volgari. E nessuno è intervenuto. Di recente poi, come riferito, il gruppo di studio numero nove del Sinodo sulla sinodalità ha inserito nel rapporto finale esperienze di persone omosessuali presentandole come parte di un processo di «discernimento condiviso» in base al quale il peccato «non consiste nella relazione tra persone dello stesso sesso», bensì nella mancanza di fede. Una volta la Chiesa diceva che i peccati contro natura gridano vendetta al cospetto di Dio. Oggi, al più, raccomanda il discernimento e accompagna il tutto con gli Abba. Intanto a Chiavari e a Rimini le diocesi organizzano le ennesime veglie di preghiera «per le vittime dell’omotransfobia» (a Rimini alla presenza del vescovo). A quando il cambio della bandiera del Vaticano? Quel bianco e giallo ormai è superato. L’arcobaleno sarebbe più adatto. E senza chiavi di Pietro. Tanto ormai tutte le porte sono aperte. |