Satana crede in Roma ?



della Fraternità San Pio X






Tentazione di Cristo sulla montagna
Duccio di Buoninsegna, verso il 1308-1311


 
L’editorialista spagnolo Pedro Gómez Carrizo ha pubblicato il 15 maggio 2026, su Infovaticana, un articolo di opinione particolarmente rilevante, intitolato: «Satana crede in Roma».

Il testo prende spunto dalla recente nota del cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, sulle prossime consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X.

Fin dalle prime righe, l’autore inquadra la sua riflessione: «La nota del cardinale Fernandez contro la Fraternità apre l questione ancora più grave dello scisma selettivo: Se Satana ha tentato Cristo chiedendogli di vagliare Pietro, perché si terrebbe lontano dai dicasteri, dai seminari e dagli uffici dove si conserva – o sfigura – la fede?
Ieri, il cardinale Fernandez ha pubblicato di nuovo la sua nota, in cui ha ricordato “formalmente” che le consacrazioni episcopali della Fraternità sono un atto scismatico e che lo scisma comporta la scomunica».

L’autore sottolinea immediatamente ciò che considera come un lampante contrasto tra la gravità delle accuse e la stessa personalità del cardinale Fernandez: «La prima cosa che colpisce è vedere delle parole così pesanti uscire da una penna così leggera.
“Scisma”! Questo termine vetusto con il suono metallico degli ammonimenti romani, nella bocca di un cardinale così giovanile; questo concetto grave, che conserva tutto il peso antico delle realtà ultime e sacre, nella mente di un cardinale frivolo, innamorato della modernità e di tutte le sue novità».



Perché Roma parla di scisma solo nei confronti di Ecône?

L’autore pone immediatamente la domanda: «Ci si potrebbe chiedere perché Roma pronunci con tutta la solennità la parola “scisma” quando guarda verso Ecône, e la conserva accuratamente per sé quando assiste a tutta questa manoplia colorata e variegata di rotture dottrinali, liturgiche, morali e sacramentali che da decenni sono entrate per la porta principale nella Chiesa ufficiale».

Uno dei passi del testo riguarda la recente accoglienza in Vaticano di Sarah Mullally, donna che ricopre la carica di «arcivescovo di Canterbury».
Pedro Gómez Carrizo scrive: «L’arcivescova di Canterbury è stata ricevuta in Vaticano con gli onori riservati ad un dignitario ecclesiastico ed introdotta in una preghiera comune sotto un tetto apostolico.
Nessuna breve nota ha ritenuto opportuno ricordare che Leone XIII ha dichiarato nella Apostolicae curae la nullità delle ordinazioni anglicane, e che a questa nullità si aggiunge ormai, in una sorta di sfida teatrale, che si tratta di una donna. Con la più grande naturalezza, una figura che la dottrina cattolica non può considerare vescovo in nessun modo è stata pubblicamente trattata da Roma come se lo fosse, e l’amabile coreografia della scena trasmette all’urbi e all’orbi sia tale approvazione sia la secca nota di Fernandez che esprime disapprovazione».

Pedro Gómez Carrizo formula una considerazione: «Questo è uno scisma “selettivo”: per la Pachamama c’è stata l’inculturazione; per Lutero, una memoria riconciliata; per le benedizioni equivoche, un discernimento pastorale; per le nomine episcopali all’ombra del Partito Comunista cinese, un realismo diplomatico; per il raffreddamento della mariologia, una sensibilità ecumenica; per le liturgie delle fiere ecclesiali, una creatività comunitaria.
Per la Tradizione invece ecco che appare miracolosamente il Codice».

L’autore prosegue descrivendo quella che considera una profonda contraddizione nella Chiesa attuale: «Improvvisamente, dal volto sorridente della Chiesa sinodale, liquida, dialogante, ecumenica, ospitale per tutte le estraneità e comprensiva fino all’esaurimento nei confronti di tutte le derive, sorge la smorfia severa della condanna: il Dicastero per la Dottrina della Fede, diretto dall’ineffabile cardinale, ritrova la solennità del vecchio Sant’Uffizio per mettere in guardia dallo scisma coloro che conservano la liturgia romana, la morale cattolica e la dottrina che hanno appreso da intere generazioni di fedeli».  

Pedro Gómez Carrizo non vuole soffermarsi sulla figura del cardinale Fernandez, che è solo una parte del problema: «Ma lasciamo da parte Victor Manuel Fernandez, poiché il cardinale romanziere, censore deviato delle deviazioni, è solo la suppurazione di una malattia interiore. Il suo mantenimento a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede esprime uno dei più dolorosi capovolgimenti del dopo-concilio: un Sant’Uffizio rinnovato e ormai dedicato a perseguitare la Tradizione. Chi sorveglia i guardiani quando perdono il discernimento elementare che permette di distinguere l’amico dal nemico della fede ?»


Quando Roma ha cominciato a temere la Tradizione più dell’eresia?

Pedro Gómez Carrizo introduce in seguito una più ampia riflessione sul Vaticano II e l’aggiornamento: «Vargas Llosa metteva in bocca a Zavalita questa celebra domanda: «In che momento il Perù si è disgregato?».
Un interrogativo simile comincia a sorgere nei cattolici del nostro tempo: «In che momento Roma ha cominciato ha sentirsi più a disagio con la Tradizione che con l’eresia?»
La risposta ha una data precisa, ma ha una parola fondante, una parola d’ordine e un segno di riconoscimento di un’epoca: aggiornamento».
Egli paragona il Vaticano II con i grandi concilii dogmatici della storia: «Il Vaticano II presenta una anomalia storica raramente affrontata: mentre i grandi concilii nacquero per definire la fede contro gli errori che minacciavano la sua integrità – Nicea contro Ario, Trento contro la rivoluzione protestante, il Vaticano I contro l’assalto del razionalismo, del liberalismo e delle nuove forme di contestazione moderna – il Vaticano II finì con l’adattarsi al mondo già colonizzato dall’eresia.
Il modernismo regnava nelle Università, nei seminari, nell’esegesi, nella teologia morale, nell’immaginazione pastorale di tanti chierici che sognavano una Chiesa «riconciliata con il secolo»; da allora, il modernismo regna anche in Vaticano».
   
Pedro Gómez Carrizo ricorda la condanna del modernismo da parte di San Pio X: «Ora, il modernismo, malgrado l’amabilità della parola e le sue connotazioni positive, è proprio ciò che San Pio X identificava come la sintesi di tutte le eresie. In altre parole : qualcosa di molto grave. Così grave che il Papa Paolo VI, dopo aver aperto lui stesso al modernismo le porte e le finestre del Vaticano, si rese conto che nella Santa Chiesa si era introdotto il “fumo di Satana”».


Satana non è una metafora

Il punto cruciale dell’articolo arriva quando Pedro Gómez Carrizo rifiuta ogni lettura simbolica del demonio: «E noi non parliamo qui di Satana come di una metafora. Parliamo di Satana come di una realtà personale, intelligente, attiva, nemica di Dio e delle anime. La fede cattolica perde il suo nerbo quando riduce il demonio ad un simbolo psicologico o a un vestigio letterario di epoche credulone».

Egli ricorda diversi episodii scritturali: «Cristo fu tentato da Satana nel deserto; Giuda, seduto alla tavola del Signore, subì l’influenza di Satana fino a compiere il tradimento; Pietro udì dalle stesse labbra di Cristo quel terribile «lungi da me, Satana» quando volle distogliere il Signore dal cammino della Croce, e questo stesso Pietro fu avvisato che Satana aveva chiesto che fosse vagliato come il frumento. La Scrittura non colloca l’azione diabolica ai margini pittoreschi della religione, ma nel cuore stesso del dramma della salvezza, là dove si decide tra la fedeltà o il tradimento».

Pedro Gómez Carrizo anticipa l’obiezione abituale: «Come potrebbe il Nemico infiltrarsi nella Chiesa, Sposa di Cristo?».
E subito risponde: «La risposta ponderata comincia col distinguere ciò che Dio ha promesso da ciò che Egli non ha promesso. Cristo ha promesso che le porte degli inferi non prevarranno contro la Sua Chiesa; questa promessa assicura l’indefettibilità della Sposa, la permanenza della fede, l’efficacia dei sacramenti, la vittoria finale di Cristo sulle potenze avverse. Ma Cristo non ha mai promesso dei pastori impeccabili, dei dicasteri immunizzati, dei seminari incorruttibili, dei liturgisti ispirati, dei teologi docili o dei cardinali edificanti.
Da dopo Giuda, la indefettibile santità della Chiesa coesiste con la terribile possibilità del tradimento nel seno stesso del recinto visibile».

La conclusione dell’articolo è senza dubbio il passo più forte: «In realtà, la promessa di Cristo presuppone l’assalto: se le porte degli inferi non prevarranno è proprio perché tenteranno di prevalere. L’immagine non avrebbe alcun senso se la Chiesa fosse posta in una campana di vetro, preservata da ogni infiltrazione e da ogni corruzione interna.
San Paolo parla del mysteriurm iniquitatis, mette in guardia dai falsi apostoli, e ammonisce i sacerdoti di Efeso che dopo la sua partenza sarebbero entrati dei lupi rapaci e che degli uomini sarebbero sorti tra di loro per trascinare i fedeli con sé. “Fra voi stessi”, dice l’Apostolo».

L’autore prosegue: «La storia della Chiesa conferma questo insegnamento. Ario era un sacerdote; Nestorio era Patriarca di Costantinopoli; Onorio era Papa; i prelati del Rinascimento trasformarono la Curia in una corte mondana; e i moderni responsabili ecclesiastici hanno distrutto dai loro pulpiti ciò che i Martiri e i confessori avevano difeso con il loro sangue.
Niente di tutto questo distrugge la Chiesa, ma tutto questo mostra il vero campo di battaglia.
La Sposa rimane santa grazie al suo Capo, che è Cristo – non il suo vicario – con l’assistenza dello Spirito Santo e con la fedeltà di coloro che, spesso di umili origini, continuano a credere in ciò che la Chiesa ha ricevuto. I suoi membri visibili possono contaminarla agli occhi degli uomini, renderla irriconoscibile per un certo tempo, trasformare le sue strutture in strumenti di confusione e le due parole più venerabili in alibi per una apostasia pratica».

Poi viene questa riflessione finale che dà pieno significato al titolo dell’articolo: «Sì, l’infiltrazione diabolica nella Chiesa non è solo possibile; essa è prevedibile per chiunque creda realmente nella Chiesa. Satana non perde il suo tempo là dove non vi è nulla di decisivo in giuoco, il suo interesse naturale è rivolto all’altare, al confessionale, al seminario, all’episcopato, alla liturgia, alla dottrina, alla formazione dei fanciulli, alla nomina dei pastori, allo stesso linguaggio con cui si parla del peccato e della grazia».

Pedro Gómez Carrizo conclude con una immagine particolarmente suggestiva: «Se una merceria si sbaglia, essa venderà bottoni scadenti. Se Roma si sbaglia, essa può disorientare le anime. Il Nemico conosce la differenza».





maggio 2026
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