![]() |
![]() |
| “Giudeo/Cristiani” & “Giudaizzanti” Esistono ancora oggi? di Don Curzio Nitoglia ![]() Introduzione: un problema attualissimo
Il tema di quest’articolo potrebbe sembrare cronologicamente sorpassato. Invece, sia 1°) dal punto di vista teologico (dopo il Concilio Vaticano II, con la Dichiarazione Nostra aetate del 28 ottobre 1965; poi con la teologia chiaramente giudaizzante di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005; ripresa e continuata da Benedetto XVI dal 2005 al 2013); sia 2°) punto di vista egemonico culturale/politico/economico (con la holocaustica Religio, l’unico dogma che non può essere messo in discussione neppure nella postmodernità); sia 3°) da quello bellico (con la nascita dello Stato d’Israele nel 1948 sino al genocidio dei Gazavi e dei Cisgiordani dal 2024 al 2026 …), il problema del Giudeo/Cristianesimo e dei Giudaizzanti è tornato alla ribalta con un’enorme dirompenza e attualità. Perciò, per essere capito in tutta la sua importanza e gravità, che ci sta portando verso un conflitto universale, esso deve essere affrontato, prima, da un punto di vista teologico per poter essere, poi, risolto politicamente, socialmente, economicamente e militarmente. Infatti, sino a che si riterrà che Israele è il “Messia militante” dei Goyim, che (secondo il Talmud) sono una specie di “animali parlanti” al servizio d’Israele, non vi sarà pace su questa terra. I GIUDEO/CRISTIANI:
Cristiani di religione, ma di etnia ebraica Il termine Giudeo/Cristianesimo s’applica - in senso stretto - ai “Cristiani nati Ebrei, i quali ritenevano che la Legge cerimoniale dell’Antico Testamento non fosse stata abrogata e sono entrati così in conflitto non solo con san Paolo, ma con il Cristianesimo stesso” (1) . Complotto contro la Chiesa di Cristo
Essi, sin dal nascere della Chiesa di Cristo, che perfezionava la Vecchia Alleanza, iniziarono a seminar errori dottrinali e zizzania pratica tra le file dei Cristiani, presumendo di essere una “razza superiore” alla quale si dovesse inchinare anche Cristo e il Vangelo. Non essendo paghi di averlo crocifisso, avendo constatato la nascita di una folta schiera di Cristiani, cercarono di uccidere il Cristianesimo, non più in maniera cruenta, come fecero il Venerdì Santo sul Golgota; ma, in modo incruento, tramite il complotto segreto, l’infiltrazione sotterranea, per trasformare il Vangelo di Cristo dall’interno e riportarlo al vecchio Fariseismo talmudico e cabalistico. Quest’infiltrazione nel seno della Chiesa di Cristo (come ha lamentato san Pio X, tanto da chiamare il Modernismo “setta segreta”) non è mai cessata, come pure il complotto contro la Roma dei Papi, che - nella Nuova Alleanza - ha preso il posto della Gerusalemme deicida, la quale aveva rinnegato non solo Cristo, ma anche il Vecchio Testamento, che è tutto relativo al Nuovo ed Eterno. I GIUDAIZZANTI:
de iure, 1°) Goyim convertiti al Cristianesimo, ma che rispettavano il cerimoniale giudaico; de facto, 2°) Ebrei di razza, ma di religione cristiana La parola Giudaizzanti - etimologicamente - invece, riguarda 1°) “i Gentili o non-ebrei convertiti al Cristianesimo, che però imitavano i costumi ebraici […] e ritenevano obbligatoria, per salvarsi, l’osservanza, totale o parziale, della Legge cerimoniale mosaica; tuttavia 2°) - praticamente - furono quasi tutti Cristiani di sangue ebraico” (2). In breve, i Giudaizzanti sono - in teoria – α) i Gentili che si convertono al Cristianesimo, ma giudaizzano, reputando necessarie le osservanze giudaiche cerimoniali; tuttavia, β) in pratica essi son quasi tutti Ebrei di razza. Infatti, solo pochissimi Gentili convertitisi al Vangelo reputarono obbligatoria la Legge cerimoniale del Vecchio Testamento. I Giudeo/Cristiani
I Giudeo/Cristiani invece sono de iure et de facto Ebrei convertiti a Cristo, che tuttavia ritengono obbligatoria l’osservanza del cerimoniale giudaico. Quindi - praticamente parlando - i due gruppi (Giudeo/Cristiani & Giudaizzanti), pur se teoricamente distinti, coincidono sostanzialmente. Infatti, entrambi ritengono indispensabile l’osservanza del cerimoniale veterotestamentario per salvarsi l’anima, contrariamente al Vangelo insegnato da Gesù, alla Tradizione apostolica e al Magistero della Chiesa (Concilio di Gerusalemme, anno 49). Il “Concilio di Gerusalemme”
Il Concilio di Gerusalemme, spiega Monsignor FRANCESCO SPADAFORA, è: «L’Assemblea tenuta a Gerusalemme nel 49 della nostra era, in cui la Chiesa cattolica, sotto la guida e l’autorità di Pietro, primo Vicario del Cristo Risorto, emise la prima definizione dogmatica. Si tratta del primo Concilio ecumenico, di cui parlano gli Atti degli Apostoli (XV) e S. Paolo (Gal., II). Il problema dogmatico, grave e sostanziale, che fu discusso dai Giudei convertiti al Cristianesimo verteva sul valore e sull’obbligatorietà dei precetti cerimoniali/legali della Legge mosaica [non dei 10 Comandamenti, ndr] dopo la Redenzione di Cristo. Gesù medesimo, nel “Sermone della montagna” (Mt., V, 10-48), aveva parlato di questo rapporto tra Antica (Israele) e Nuova Alleanza (la Sua Chiesa). L’Antica veniva elevata ed assorbita dalla Nuova. I Giudei convertiti al Vangelo erroneamente volevano ancora che, ad esempio, un Gentile prima di ricevere il Battesimo si facesse circoncidere (cfr. Epistola ai Galati). Ecco il grave problema, che praticamente avrebbe paralizzato lo sviluppo della Chiesa e avrebbe legato il Cristianesimo alla Sinagoga. Inoltre, sostenere una tale soluzione, era svalutare, sminuire la portata, il significato della Redenzione; non comprendere affatto, il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento. Infatti, secondo il preciso e chiaro principio enunciato dal Cristo (Mt., V, 17), non si trattava di una giustapposizione, di un abbinamento, ma, di “perfezionamento”, completamento che eleva e, per ciò stesso, assorbe e supplisce, prende il posto. Il frutto (NT) non si abbina al fiore (AT), ma lo sostituisce. […]. Dio insegnò a S. Pietro, quando stava recandosi alla casa del Centurione romano Cornelio (Atti, X, 28; XI, 3), che la Croce di Gesù aveva abolito ogni separazione e differenza tra Giudei e Gentili. […]. Paolo e Barnaba perorarono al Concilio di Gerusalemme la libertà dei Gentili, nei confronti della Legge cerimoniale/legale mosaica, e il valore pieno e definitivo della Redenzione di Cristo. […]. La prima definizione solenne è data dal Principe degli Apostoli, S. Pietro, il quale aveva già parlato a favore della libertà dei Gentili, dichiarando assolutamente arbitrarie, infondate, inattuabili le pretese dei Giudaizzanti. […]. S. Agostino si esprimeva, in caso analogo, con la formula divenuta celebre: “Roma locuta est, causa finita est”. Il Cristianesimo superava il primo errore che avrebbe svuotato, nella teoria e nella pratica, l’Opera di Cristo. Infatti, nelle pretese dei Giudaizzanti c’era una svalutazione ed una incomprensione del valore della Redenzione operata da Cristo (cfr. Epistola ai Romani). Tutta l’Antica Alleanza impallidisce, svanisce dinanzi a Cristo, al suo Sacrificio, alla sua Opera, come l’uomo davanti a Dio, come i colori dell’alba dinanzi alla fulgida luce del sole. E tutta la gloria d’Israele, tutta la grandezza della Legge dell’Antica Alleanza consiste nell’essere precursori del Cristo; “pedagoghi a Cristo” (cfr. Epistola ai Galati, III, 24)» (F. SPADAFORA, Dizionario biblico, Roma, Studium, III ed., 1963, pp. 125-127, voce “Concilio di Gerusalemme”). I PREGIUDIZI PRESUNTUOSI DEI
GIUDEO/CRISTIANI & DEI GIUDAIZZANTI
Infatti, gli Apostoli insegnarono “sotto Pietro e con
Pietro” che a) il Battesimo
del Centurione romano Cornelio attesta che un Gentile è entrato,
per ordine di Dio, nella Chiesa senza passare per la Sinagoga (Atti, X). Quindi, b) si può essere Cristiani
senza essere Ebrei di sangue (Giudeo/Cristiani) e nemmeno sottomettersi
al cerimoniale ebraico (Giudaizzanti). Le pretese dei Giudeo/Cristiani e dei Giudaizzanti si fondavano –
materialmente ed erroneamente – sulle promesse fatte da Dio ad Abramo e
ai Patriarchi; sul fatto che il Messia, nato dalla razza ebraica e
discendente di David, avrebbe stabilito sulla terra un Regno temporale,
che era quello d’Israele;
che Cristo era venuto per compiere la Legge sociale e politica
dell’antico Israele.
Il Giudeo/Cristianesimo voleva così “ricalcare il Cristianesimo sul Giudaismo, chiedendo ai popoli di affiliarsi – tramite la circoncisione [e l’osservanza della Legge cerimoniale, ndr] – alla nazione ebraica” (3). Inoltre, i Gentili convertiti al Cristianesimo anche con l’obbligo dell’osservanza cerimoniale giudaica, sarebbero stati Cristiani di seconda serie rispetto agli Ebrei divenuti Cristiani, sempre mantenendo l’osservanza del Giudaismo cerimoniale, con un’inferiorità ontologica e non solo con una posteriorità cronologica nell’ordine della salvezza. LA TRADIZIONE DIVINO/APOSTOLICA
La Chiesa dei Dodici Apostoli “cum Petro et sub Petro” rispose allora, immediatamente e fermamente, a quest’insidia che oggi (soprattutto dopo i Discorsi di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma: “Ebrei fratelli maggiori dei Cristiani …”, nel 13 aprile 1986, continuato poi alla chiesa del Gesù: “… Nella Fede di Abramo” nel 31 dicembre 1986) si ripresenta prepotentemente tramite gli uomini di Chiesa, che oggi come ieri hanno venduto un’altra volta Gesù e il suo Vangelo per “trenta denari”. L’insegnamento di Pietro e degli Apostoli
Perciò, c) l’Antica Legge è stata abrogata, al contrario di quanto affermato da Giovanni Paolo II alla sinagoga di Mainz il 17 novembre 1980: “L’Antica Alleanza mai abrogata”. Finalmente, d) con Cristo il “muro di separazione” (Ef., II, 14) tra Ebrei e Gentili è caduto, la Chiesa è aperta a tutti, senza distinzione o primati di razza, non ci sono, ontologicamente parlando, “fratelli maggiori o minori nella fede”, contrariamente a quanto disse Giovanni Paolo II al Tempio Maggiore di Roma il 13 aprile del 1986 e successivamente alla chiesa del Gesù il 31 dicembre del medesimo anno; d) il Concilio di Gerusalemme (Atti, XV; Gal., II, 1-10) riconobbe la libertà dei Gentili di entrare nella Chiesa senza passare per il Giudaismo, fondandosi sul Battesimo di Cornelio; essi non sarebbero neppure diventati “fratelli minori”, ossia non avrebbero avuto un rango ontologicamente secondario nella Chiesa; e) l’incidente di Antiochia (Gal., II, 11-21) tra S. Pietro e S. Paolo c’insegna che i Pagani si salvano senza obbligo di sottomettersi alla Legge cerimoniale, bastano la Fede e la Carità soprannaturale. Anche gli Ebrei, f) si sarebbero potuti salvare attraverso la Fede e la Carità, mentre il sangue o la razza giudaica non avrebbero dato loro una dignità ontologica maggiore. Infine, riassumendo, san Paolo insegna che “la circoncisione è nulla” (Gal., VI, 15) e che ciò che salva è “la Fede che agisce per la Carità” (Gal., V, 6). Il Giudeocristianesimo è sconfitto
dagli Apostoli
Così il
Giudeo/Cristianesimo fu rigettato fuori della Chiesa,
mentre oggi, da parte degli uomini di Chiesa anche al massimo livello
(da Giovanni XXIII, che già nel 1959 abolisce il “pro perfidis judeis”,
sino a Giovanni Paolo II, il quale insegna che i Giudei sono “Fratelli
maggiori dei Cristiani (…) nella Fede di Abramo” nel 1986 e a Benedetto
XVI che li definisce “Padri dei Cristiani” nel 2010) si cerca di
farvelo rientrare proprio con la teoria dei “fratelli maggiori”, della
“Antica Alleanza mai revocata”, delle “radici giudaico/cristiane
dell’Europa”, vero e proprio capolavoro di “quadratura del cerchio”;
infatti come fa il Giudaismo (che nega Gesù e la SS.
Trinità) ad essere
una sola cosa con il Cristianesimo (che si fonda su due Dogmi
principali: 1°) la
Divinità di Gesù Cristo e 2°) la Trinità delle
Persone divine nell’Unità della Deità).
È la “coincidentia oppositorum di Baruch Spinoza, habens Satanam suggerentem” (padre Reginaldo Garrigou-Lagrange). Sentinella anti-giudia all’erta? All’erta
sto!
Perciò, occorre 1°) tenere ben alta la guardia e all’erta
l’occhio, perché il
vecchio errore non si riproduca mai più. Infatti, circa
cinquanta anni di pregiudizio di Giudeo/Cristianesimo sono duri a
morire. La “catastrofe”
più grande sarebbe proprio il ritorno teologico del
Giudeo/Cristianesimo o la “nuova/giudaizzazione”, che sostituirebbe
l’Evangelizzazione.
Quindi, 2°) non bisogna mai dimenticare la dottrina apostolica e occorre nel medesimo tempo riprovare ogni forma di discriminazione razziale di stampo giudaizzante che sarebbe, in quanto particolarismo razzista, un vero peccato contro Dio e l’umanità intera a favore di una nazione o di un popolo. La Teologia di san Paolo sul Giudaismo
postbiblico
San Paolo - nell’Epistola ai Romani - insegna che “il ruolo d’Israele
è oramai finito. Dio, irritato dalla sua condotta, l’ha
abbandonato. Verrà un tempo in cui un resto d’Israele si
salverà. Ora, le promesse divine passano ai Gentili” (4).
Conclusione
“Dio ha rinchiuso tutti [Ebrei e Gentili, ndr] [Ebrei e Gentili, ndr] nell’infedeltà per usar a tuttimisericordia” (Rom., XI, 32). Questa mi sembra la conclusione ovvia di quanto succede ai nostri giorni di apostasia universale. Oggi, le Nazioni una volta cristiane si son raffreddate nella Carità, hanno apostatato pubblicamente. Occorre evitare gli errori per eccesso e per difetto, che si ergono come due burroni attorno alla vetta della verità Rivelata divinamente, contenuta nella S. Scrittura e nella Tradizione. L’errore per eccesso è quello, di reputare l’Antico Testamento e il Giudaismo mosaico, intrinsecamente perversi, cadendo in una sorta di marcionismo e di neopaganesimo anticristiano, che odiando Israele (il “vero Israele”) odia anche Cristo. L’errore per difetto è molto diffuso oggi, purtroppo, anche in ambiente ecclesiale. Esso considera che Israele non ha nessuna responsabilità collettiva nel rifiuto di Gesù e che l’Antica Alleanza con il popolo ebraico è ancora in piedi. Invece, come ci mostrano S. Matteo e S. Paolo più i Padri e i Dottori scolastici (la Verità che si erge come una vetta tra i due opposti errori), Israele ha rifiutato la Divinità di Cristo e persevera ancor oggi in questo rifiuto, ha tradito il Mosaismo e ha fondato una nuova religiosità o una setta chiamata Giudaismo post-biblico o talmudico. Ebbene, costoro son stati sconfessati da Dio, che ha rotto il Patto con loro perché loro per primi hanno rotto l’Alleanza con Lui. Al loro posto sono subentrati i veri Israeliti, che, discendendo da Abramo quanto alla carne, ne hanno mantenuto la fede nel Messia Cristo, e i Pagani che si son convertiti al Cristianesimo. Tuttavia, alla fine dei tempi Israele si convertirà a Cristo (Rom., XI, 26), i Cristiani si raffredderanno nella Carità ed avranno bisogno anche loro della misericordia di Dio. Questi sono i tempi che stiamo vivendo quanto all’apostasia dei Cristiani, ma manca ancora la conversione d’Israele che persevera nell’accecamento e nel rifiuto di Cristo, anzi …. Quanto a coloro che anche oggi sono rimasti fedeli a Dio, vale sempre il detto dell’Apostolo: “Chi pensa di stare in piedi tema di cadere”. Quindi, non dobbiamo inorgoglirci e disprezzare coloro, che son caduti, per non essere recisi dalla “radice” santa (che è Cristo) pure noi. Tuttavia, non dobbiamo aver paura, la Madonna ci ha promesso “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà” e Gesù ha giurato solennemente: “Le porte dell’Inferno non prevarranno”. Quindi, abbiamo pure un gran dolore del nostro peccato di apostasia da Cristo ma, unito a una grande fiducia del suo trionfo, quando Pagani e Giudei (Rom., XI, 26) saranno i due muri innalzati sopra la “pietra d’angolo”, che è Gesù Cristo, per formare la Chiesa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che è una sola: quella fondata da Gesù Cristo: la Chiesa Romana o petrina, al di fuori della quale non v’è salvezza. NOTE 1 - F. VERNET, in «Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique», Paris, Beauchesne, 1911, vol. II, col. 1654, voce «Juifs et Chrétiens». 2 - Ivi. 3 - Ibidem, col. 1655. 4 - D.A.F.C., art. cit., col. 1656. |