Gli omosessuali nella gerarchia

ci sbattono continuamente in faccia i colori dell’arcobaleno



di Mons. Marian Eleganti



Pubblicato il 26 maggio 2026 sul sito americano Life Site News

Ripreso e tradotto il 27 maggio sul sito di Sabino Paciolla






Mons. Marian Eleganti, benedettino e vescovo ausiliare di Coira (Svizzera)



Ciò che proviene da Roma – mi riferisco al laboratorio del cosiddetto «processo sinodale» proclamato dalla Chiesa universale – è mera saggezza umana. Evidentemente, i protagonisti non hanno di meglio da fare che emanare ripetutamente direttive alle Chiese locali su come il processo sinodale – un’impresa nata morta fin dall’inizio – debba essere gestito e mantenuto in funzione. Credono di poter incanalare lo Spirito Santo e che Egli troverà la Sua strada verso i fedeli attraverso i canali che hanno creato.
Il risultato è la burocratizzazione di un rinnovamento e di una missione desiderati.

Il grande e semplice popolo di Dio resta in disparte. Sono gli attori a tempo pieno di questa Chiesa disfunzionale, guidata da comitati, ad essere occupati, a caro prezzo, con i meccanismi di governo incaricati e i documenti sinodali.
Tutto ciò che ne deriva sono documenti da leggere più e più volte, risultati di studi eterodossi e comitati di nuova concezione (da aggiungere ai molti che già esistono).

Eppure basterebbe che ogni cattolico fosse veramente ciò che il nome implica: il sale della terra. Lo Spirito Santo opererebbe attraverso di loro.
Ma all’opera ci sono “cattolici professionisti” che nel tempo libero si prendono una pausa dall’essere cattolici. Molti di loro non frequentano nemmeno regolarmente la Messa domenicale. Ma naturalmente sanno come la Chiesa debba essere rinnovata; se ne può poi leggere – idee concepite in modo ingegnoso.

Questo vale anche per gli artefici di questo processo sinodale a Roma.
Ormai è chiaro a cosa miri il processo: una ristrutturazione delle posizioni dottrinali di lunga data e incrollabili della Chiesa riguardo al divorzio e al “nuovo matrimonio”, all’omosessualità (l’intera agenda queer), alla democratizzazione sinodale della leadership ecclesiale, ai nuovi ruoli per le donne e al progresso ecumenico e interreligioso a scapito della propria identità cattolica.
Bisogna davvero cercare questa identità.

La tanto decantata inclusione riguarda principalmente la normalizzazione dell’omosessualità all’interno della Chiesa e non è altro che una revisione della sua dottrina su questioni rimaste immutate per 60 anni.
Tanto clamore per un programma che è facile da smascherare.
A quanto pare, abbiamo abbastanza omosessuali nel clero e nella gerarchia ecclesiastica che, con la stessa insistenza e instancabilità del resto della società, ci sbattono in faccia i colori dell’arcobaleno in ogni occasione e credono di essere più vicini che mai al loro obiettivo.

Ma il fatto che i documenti del Concilio Vaticano II non siano più validi è davvero sorprendente. Il Concilio parlava ancora di una differenza fondamentale tra il sacerdozio ordinato e i laici non ordinati; parlava dell’unità tra ordinazione e giurisdizione/leadership, di un Popolo di Dio ordinato gerarchicamente. Acqua passata!
Oggi, questa unità di ordinazione e leadership (giurisdizione) auspicata dal Concilio viene distrutta non solo dalla Fraternità San Pio X (con i suoi vescovi ausiliari privi di giurisdizione), ma anche da coloro che a Roma e tra noi nominano laici capi o prefetti di dicasteri, con i vescovi come loro assistenti subordinati o co-leader, qui, a capi di parrocchie e di unità pastorali con i cosiddetti sacerdoti “collaboratori” come loro subordinati.

Ma stanno contando i pulcini prima che nascano – senza tenere conto del tanto citato Spirito Santo. Egli prende strade completamente diverse.
Guardate i tanti giovani candidati al battesimo – un fenomeno in crescita, ma non frutto del processo sinodale.

La Chiesa farebbe meglio a rivolgere la propria attenzione alla questione liturgica se non vuole stare a guardare mentre la sua nave continua ad andare alla deriva, lungo il fiume.
Questo è esattamente ciò che auguro a questo processo sinodale, dal quale non mi aspetto nulla. Finora, infatti, non ha prodotto altro che un’attività frenetica a tempo pieno, un eccesso di parole e direttive, ma nessuna vita soprannaturale nei cuori dei fedeli. Questa deriverebbe da una vera conversione, dal versamento del proprio sangue. I processi, al contrario, sono puri frutto dell’ingegno; non entrano nel sangue, almeno non nel mio. Probabilmente non sono l’unico.

Diventerà chiaro che questo tentativo di rinnovare la Chiesa e di riformarla nell’interesse della propria agenda – si pensi al tanto decantato cambiamento di paradigma dalla Chiesa apostolica a quella sinodale – fallirà. Peggio ancora, è già oggi un acceleratore di forze centrifughe e di nuove minacce di scisma, sia interne che esterne!

Forse dovremmo riportare l’altare al centro della Chiesa. Forse tutti nella Chiesa dovrebbero considerare che senza il sacerdote non c’è Santa Messa, e senza Santa Messa non c’è Chiesa. Una Chiesa senza sacerdoti – che alcuni di noi sognano, coloro che emarginano o soppiantano il sacerdote e credono che sia giunta l’ora dei laici – scomparirà.

Molti giovani sono quindi così attratti dalla vecchia liturgia [Messa tradizionale in latino]. Ma è silenziosa (soprattutto nel momento culminante). Nella Chiesa post-conciliare, si parla costantemente, sia a livello liturgico che sinodale. C’è praticamente una compulsione a farlo, perché si è perso il mistero davanti al quale ci si inginocchia per ricevere da CRISTO tutto ciò che porta la vera vita.

Dobbiamo tornare indietro, volgerci verso di Lui e guardare a Lui. I sacerdoti, tuttavia, guardano verso la congregazione, che si definisce secondo categorie secondarie e poi celebra la liturgia come soggetto di quelle liturgie categoriali.
Il sacerdote è semplicemente il presidente dell’assemblea. CRISTO, l’attrazione principale (in senso letterale e figurato!) di ogni funzione, sfugge alla loro vista. Persino il Papa lo mette da parte nelle Messe papali, che diventano soprattutto un incontro con lui, il Papa (una “superstar”?), non con CRISTO.
Dovremmo riflettere su tutto questo – non necessariamente parlarne, ma cambiarlo, ognuno di noi per sé!




maggio 2026
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