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| Mons. Strickland: discorso cattolico sull’Enciclica Magnifica Humanitas ![]() In una lettera dedicata all’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, Mons. Joseph Strickland, pur riconoscendo diversi aspetti positivi del testo – in particolare la critica al transumanesimo e alla tecnocrazia – constata che l’Enciclica pone l’uomo al centro a scapito del primato di Dio, della realtà del peccato, della Redenzione e della salvezza delle anime. Cari fratelli e sorelle in Cristo, In quanto successore degli Apostoli, io ho il solenne dovere, non solo di predicare il Vangelo, ma anche di aiutare i fedeli a discernere lo spirito del nostro tempo alla luce della verità immutabile affidata alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo. San Paolo esortava Timoteo a «predicare la Parola, intervenire in tempo opportuno e non opportuno, riprendere, supplicare, correggere con la massina pazienza e la dottrina sicura» (2 Timoteo 4, 2). Questo dovere è di ogni vescovo che ha il compito di custodire il deposito della fede. E’ per questo che io credo sia importante affrontare le preoccupazioni suscitate dalla recente Enciclica Magnifica Humanitas del Santo Padre Leone XIV. Alcuni vi hanno trovato dei passi illuminanti e convincenti. Altri, nel leggerla, hanno provato un profondo disagio – il timore che, sotto numerose affermazioni vere, il documento rifletta un più ampio cambiamento teologico, che rischia di collocare l’uomo al centro in un modo che oscura il primato di Dio. Dal momento che queste questioni attengono al cuore stesso della fede cattolica, io credo che sia necessario offrire una attenta riflessione dottrinale. Questo, non per spirito di ostilità o di ribellione, né per il desiderio di seminare confusione o divisione nella Chiesa. Al contrario, la vera carità esige la chiarezza. I fedeli meritano dei pastori pronti a parlare onestamente quando certi orientamenti teologici o certi schemi di pensiero sembrano in grado di condurre le anime nella confusione. La chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non di un Cristo interpretato tramite le ideologie moderne, ma da Cristo come trasmesso dalla Sacra Scrittura, dalla Santa Tradizione e dal perenne Magistero della Chiesa. La tecnologia, l’intelligenza artificiale e le evoluzioni sociali richiedono certo una seria riflessione morale. Nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica possono modificare le verità fondamentali della fede cattolica: l’uomo è decaduto per il peccato, redento solo da Gesù Cristo, chiamato al pentimento e alla santificazione, è destinato, non solo alla realizzazione terrena, ma alla eterna unione con Dio. E’ con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e per la fedeltà alla fede cattolica che io propongo la seguente riflessione. La recente Enciclica dedicata all’intelligenza artificiale, al transumanesimo, alla dignità umana, all’economia, alla guerra e al futuro dell’umanità si presenta come una profonda riflessione sulle implicazioni morali e sociali dell’era tecnologica. Essa contiene numerose affermazioni autenticamente cattoliche ed anche ammirevoli: essa rifiuta il transumenesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e la tratta degli esseri umani, difende la dignità della persona e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto ad una macchina o ad un dato. Tuttavia, nonostante questi elementi positivi, molti fedeli cattolici proveranno un profondo disagio leggendola. Questo disagio non deriva solo da passi isolati, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi dominante e dal centro di gravità tecnologico dello stesso documento. La preoccupazione maggiore non è che questo testo dica delle cose false sull’umanità, ma che sembri riorganizzare la gerarchia delle verità ponendo al centro l’umanità, la fioritura umana, la dignità umana e le relazioni umane, in un modo che rischia di oscurare il primato di Dio, del peccato, della redenzione, del culto e della salvezza. La teologia cattolica comincia con Dio. Comincia con la gloria di Dio, la sovranità di Dio, la santità di Dio, la realtà del peccato, la necessità della redenzione, la Croce di Cristo, il giudizio eterno e la salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo, e ordinato alla eterna comunione con Lui. La dignità dell’uomo deriva da Dio e rimane subordinata a Dio. Tuttavia, in questo documento l’enfasi sembra spesso invertita. A più riprese, il linguaggio si concentra sulla fioritura umana, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la preservazione della stessa umanità. Certo, la dottrina cattolica insegna queste realtà. Ma questa insistenza ripetuta dà l’impressione che la crisi principale del mondo moderno starebbe nella «disumanizzazione» piuttosto che nel peccato contro Dio. Spesso, il male vi è descritto in termini di frammentazione, di dominazione, di esclusione, di riduzionismo tecnologico o di relazioni interrotte, piuttosto che in termini di rivolta contro la legge divina e di necessità di pentimento e di conversione. Questa tendenza è rivelata da come è trattato Cristo. Tradizionalmente, Cristo è proclamato – come dev’essere – il Figlio eterno di Dio, il Redentore, il Salvatore dal peccato, l’Agnello sacrificale, il Re, il giudice dei vivi e dei morti. Benché questo documento faccia effettivamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucarestia, Cristo vi è spesso presentato come: la rivelazione dell’autentica umanità, il modello della comunione, Colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Ora, se è vero che Cristo rivela l’uomo a sé stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà più grande della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non rivela solo l’autentica umanità, Egli salva l’umanità decaduta con la Sua Passione, la Sua Morte e la Sua Resurrezione. Invece, in questo documento accade che Cristo sembri quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Il che dà l’impressione di una teologia antropocentrica – una teologia in cui la persona umana diventa il centro di interpretazione. La relativa assenza di un esplicito trattamento del peccato rafforza ulteriormente questa preoccupazione. Questo documento parla abbondantemente: di sistemi di potere, di tecnocrazia, di guerra, di ingiustizia economica, di manipolazione, di controllo algoritmico, di frammentazione sociale e di disumanizzazione. Ma parla relativamente poco di peccato originale, di concupiscenza, di pentimento personale, di colpevolezza morale, di giudizio, di Inferno, di penitenza o di destino eterno dell’anima. In questo modo, le radici del male cominciano ad apparire principalmente come strutturali, piuttosto che spirituali. Ora, la dottrina cattolica insegna che il disordine nella società deriva in ultima analisi dal disordine del cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia non è l’elemento più grave della crisi; la vera crisi sta nell’uomo separato da Dio. Questa preoccupazione appare più particolarmente nei ripetuti appelli del documento a costruire una «civiltà dell’amore». Tale espressione è autenticamente cattolica e fu usata da Papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ma tradizionalmente, questa visione era esplicitamente radicata nella conversione, nella evangelizzazione, nel regno sociale di Cristo Re, nell’obbedienza alla legge divina e nella grazia soprannaturale. In questa nuova presentazione, la «civiltà dell’amore» può apparire talvolta meno il frutto della conversione a Cristo, e più un progetto umano mondiale centrato sulla fraternità, la solidarietà, l’inclusione e la pace. Ancora una volta, nessuno di questi obiettivi è malvagio. La preoccupazione sta nel fatto che la dimensione soprannaturale della salvezza sembra meno centrale della costruzione di un ordine sociale umano. Ecco perché molti fedeli cattolici percepiranno questo documento come profondamente inquietante. Il timore non è solo che la dottrina sia esplicitamente negata, ma che tutto il quadro di pensiero si sposti sottilmente: da Dio all’uomo, dalla salvezza alla fioritura umana, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo. La Chiesa ha messo in guardia molte volte contro le forme di umanesimo religioso che pur conservando un linguaggio cristiano spostano progressivamente il centro del cristianesimo da Dio verso l’uomo. Quando la dignità umana è staccata dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza, e quando il linguaggio della comunione rimpiazza quello del pentimento e della santificazione, il cristianesimo rischia di essere ridotto ad una visione etica o umanitaria. Tuttavia, riconosco che questo documento non è privo di elementi autenticamente cattolici. Il suo rifiuto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non debba mai essere ridotto ad una macchina o ad un algoritmo è prezioso. La sua difesa del corpo, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si oppongono fermamente a numerose correnti pericolose della cultura moderna. Del pari, i suoi avvertimenti contro la guerra condotta con l’IA, contro lo sfruttamento, contro la manipolazione digitale e la dominazione tecnologica sono seri e spesso incisivi. Tuttavia, il problema è più sottile e, in un certo senso, ancora più preoccupante. E sta nell’enfasi posta sull’orientamento teologico e sul centro antropologico del documento. La teologia cattolica insegna chiaramente che l’uomo può essere pienamente compreso solo in relazione a Dio, e che la dignità umana trova il suo vero significato solo nell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza questa gerarchia fermamente preservata, anche un nobile linguaggio sulla dignità, la pace, la fraternità e l’umanità tende a virare verso una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa praticamente il centro. Ecco perché dei fedeli cattolici, alla lettura di questo documento, possono trovarsi non solo in disaccordo, ma provare un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non riguarda solo ciò che è detto, ma ciò che sembra essere divenuto centrale – e sul fatto che l’ordine soprannaturale della teologia cattolica sembra progressivamente eclissato da una antropologia centrata principalmente sulla stessa umanità. Al cuore di questa discussione di trova una questione molto più grande dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, dell’economia o perfino della politica mondiale. La vera questione sta in questa domanda: chi è al centro? Da duemila anni, la Chiesa cattolica proclama che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’autentica umanità, né solo un modello di comunione e di solidarietà. Egli è il Figlio eterno del Padre, crocifisso e resuscitato per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste innanzi tutto per glorificare Dio, proclamare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna. Certo, la Chiesa deve difendere la dignità umana, deve resistere alla disumanizzazione tecnologica, deve opporsi allo sfruttamento e deve combattere l’ingiustizia. Ma tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può essere staccata dalla verità secondo la quale l’uomo è una creatura appartenente a Dio e chiamato alla conversione, alla santità e al culto. Quando la stessa umanità diventa la griglia principale di interpretazione della teologia, perfino i bei discorsi sulla fraternità, la pace, la comunione e la dignità possono progressivamente scivolare verso una forma di umanesimo religioso che non mette più Dio in primo piano. Ecco perché oggi il discernimento è una urgente necessità. Noi viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo – un’epoca che parla sempre più dell’umanità dimenticando Dio, che parla di solidarietà dimenticando il pentimento e che cerca la salvezza nei sistemi, nella tecnologia, nella psicologia o nelle strutture politiche, invece di cercarla nella Croce di Gesù Cristo. La risposta alla crisi moderna non si troverà nel transumanesimo, né nella tecnocrazia, né nell’intelligenza artificiale, né in una visione del mondo puramente umanitaria. Essa non si troverà neanche nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori. Solo Gesù Cristo rivela sia la grandezza sia la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce ciò che il peccato ha ferito. Solo Cristo restaura l’ordine divino. Solo Cristo può portare la vera pace, perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio. Come cattolici, dunque, noi dobbiamo rimanere fermamente radicati nella perenne fede della Chiesa – nella Sacra Scrittura, nella Santa Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Noi dobbiamo resistere ad ogni tentativo di ridurre il cristianesimo ad un semplice progetto terreno, anche quando è rivestito con un linguaggio compassionevole o spirituale. Il mondo non ha bisogno di una nuova religione centrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo. Che la Madonna, Sede della Sapienza e distruttrice delle eresie, interceda per la Chiesa in questo tempo di confusione. Che ella ci aiuti a rimanere fedeli al suo divino Figlio, affinché in ogni tempo e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Ebrei 13, 8). Mons. Joseph Strickland Vescovo emerito ![]() Mons. Joseph Strickland
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