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| Tappeto rosso per una «arcivescova», cartellino rosso per un sacerdote ![]() Ella appare nella Basilica di San Pietro, vestita con un abito viola, con una croce pettorale, un anello episcopale e i segni distintivi dell’autorità apostolica. Ella viene ricevuta con tutti gli onori della pompa romana. Ella benedice i vescovi cattolici nella Cappella Clementina. E durante l’udienza con Papa Leone XIV, si potevano vedere due personaggi vestiti allo stesso modo, seduti alla stessa altezza, che conversavano da pari a pari. Ella è Sarah Mullally, «arcivescova» di Canterbury, primate della Comunione anglicana. Agli occhi della Chiesa cattolica, ella non è né vescovo né prete. E anche i suoi correligionari della Federazione delle Chiese anglicane del Sud (GSFA) – che raggruppa più di dieci province e circa 35 milioni di fedeli, in maggioranza africani – non la riconoscono come loro capo spirituale, al pari del primate del Sudan del Sud e attuale Presidente del GSFA: Justin Badi Arama. Eppure, Leone XIV l’ha ricevuta in Vaticano, stendendole il tappeto rosso, come Paolo VI aveva offerto un anello episcopale mettendoglielo al dito a Michael Ramsey; come Giovanni Paolo II aveva effettuato una benedizione congiunta con George Carey; come Benedetto XVI aveva abbracciato Rowan Williams; e come Francesco aveva ricevuto la benedizione personalmente da Justin Welby. Tutti questi primati anglicani ai quali Sarah Mullally succede e che sorpassa col suo sostegno militante al sacerdozio delle donne, alla benedizione delle unioni omosessuali, alla posizione pro-choix sull’aborto, e perfino alla affermazione pastorale dell’ideologia del genere. Vedendo l’accoglienza fraterna di Sarah Mullally da parte di Leone XIV, Leone XIII si sarà rivoltato nella tomba, lui che dichiarò gli ordini anglicani «assolutamente nulli e non avvenuti» nella Apostolicae curae del 1869. Da parte delle attuali autorità romane, non una parola di correzione fraterna, nessun appello alla conversione. Da dopo il Vaticano II, il dialogo è d’obbligo: l’ecumenismo è diventato il mutismo su tutti punti dottrinali e morali che dividono. Nel frattempo, Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità San Pio X, ha chiesto un’udienza al Papa in vista delle consacrazioni episcopali, dettate dallo stato di necessità, di cui la prova lampante è l’accoglienza con pompa e cerimonia di questa «arcivescova» anglicana. Sacerdote cattolico, Don Pagliarani bussa alla porta da mesi, ma nessuno l’ascolta. Sarà perché non è ecumenico, non è a favore del sacerdozio per le donne, neanche a favore della benedizione delle coppie dello stesso sesso, e nemmeno a favore dell’aborto né dell’ideologia del genere. E Roma da questo orecchio non ci sente. Fatto è che finora non ha ricevuto risposta alla sua richiesta. Silenzio eloquente che la dice lunga su «due pesi e due misure»! |