Padre Joachim Heimerl von Heimthal
ovvero: Perché dobbiamo mostrare solidarietà alla “Fraternità San Pio X”.



di Padre Joachim Heimerl von Heimthal



Pubblicato sul sito di Marco Tosatti





Padre Joachim Heimerl von Heimthal



Forse anche voi la pensate come me?
Non appartengo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma ne seguo da vicino l’operato e le sono grato.
Senza la Fraternità, la Messa tradizionale sarebbe oggi dimenticata e io stesso non l’avrei mai conosciuta.
Certamente esistono molte comunità tradizionaliste che praticano la Messa “antica”, ma nessuna di esse sarebbe nata senza la Fraternità Sacerdotale San Pio X; è la prima comunità ad aver preservato la fede tradizionale della Chiesa e l’unica che la difende senza compromessi, anche quando altre comunità tradizionaliste tacciono.

Ricevo regolarmente una newsletter dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X e la leggo con grande interesse. Non vi ho mai trovato nulla che contraddica o oscuri la fede cattolica, a differenza di quanto accade costantemente nei testi ufficiali della Chiesa e del Papa.
Non c’è dubbio sul cattolicesimo della Fraternità; di recente ha pubblicato un’impressionante “Critica della Fede” che riassume quei principi fondamentali che la Chiesa ha sempre insegnato ma che oggi difficilmente condivide.

Questa “Critica della Fede” mette in luce, come un punto esclamativo, la gravità dell’apostasia che sta attualmente colpendo la Chiesa.
Due esempi lo illustrano:

I Vangeli testimoniano che il Signore ha stabilito una nuova ed eterna alleanza con il suo sangue, e ciò è confermato dalle parole di consacrazione pronunciate dal sacerdote durante la Santa Messa. La Chiesa ha sempre affermato, sulla base della testimonianza della Sacra Scrittura, che questa alleanza ha sostituito l’alleanza di Dio con il popolo d’Israele. Oggi, essa considera questa affermazione offensiva e monopolistica, e accusa maliziosamente di “antisemitismo” coloro che insistono sulla sua precedente dottrina.

Purtroppo, ciò vale anche per la verità rivelata che non c’è salvezza al di fuori della Nuova Alleanza e che solo la Chiesa Cattolica amministra questa salvezza attraverso i sacramenti. Questo è particolarmente vero per la Santa Messa, di cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X professa: «La Santa Messa è la continuazione nel tempo del Sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Sebbene offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è per sua stessa natura espiatorio e riconciliatore. Nessun altro culto produce un’adorazione perfetta. Nessun altro culto, slegato da esso, è gradito a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente per la santificazione delle anime. Di conseguenza, il Santo Sacrificio della Messa non può in alcun modo essere ridotto a un mero memoriale, a un pasto spirituale o a una santa assemblea celebrata dal popolo; né può essere ridotto a una celebrazione del Mistero Pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza riconciliazione e senza la Croce».

Gli insegnamenti della Chiesa non potrebbero essere espressi con maggiore chiarezza, e non ricordo di aver mai sentito nulla di simile, né dalla stragrande maggioranza dei vescovi né dai Papi del nostro tempo.
Al contrario: sono nato dopo il Concilio Vaticano II e ho vissuto la mia educazione cattolica – perdonate il linguaggio – con una menzogna oltraggiosa, che, come molte altre, non ho riconosciuto come tale per lungo tempo e che oggi mi inorridisce ancor di più.

Intendo la menzogna della presunta continuità, la menzogna che afferma che la Chiesa sia rimasta la stessa dopo il Concilio e non abbia cambiato radicalmente la sua dottrina e la sua liturgia.
Chiunque legga il “Credo” della Fraternità Sacerdotale San Pio X vede, come in uno specchio, che non è così, e la “nuova” Messa, con il suo orientamento fondamentale non cattolico, lo sottolinea proprio.
Sembra quasi che la Chiesa di oggi assomigli a un paesaggio di rovine e che la sua fede appaia come una rovina.

Che la Fraternità Sacerdotale San Pio X abbia deciso di consacrare i propri vescovi in questa situazione è comprensibile, e mi rallegro che lo stia facendo. Tuttavia, se ciò avviene senza un mandato papale, non fa che illustrare lo stato desolante della Chiesa. Ciò significa anche che comporterà la scomunica.

La questione in gioco non è più la “scomunica”. Piuttosto, la domanda dovrebbe essere se sia effettivamente possibile scomunicare coloro che sono gli unici a professare la fede cattolica, mentre i Papi proclamano eresie e si inginocchiano davanti a falsi idoli.
Credo che una simile “scomunica” non reggerebbe di fronte a Dio e, per questa sola ragione, nessuno è obbligato ad adottarla.
Ciò è tanto più vero in quanto, in generale, oggi nessuno viene scomunicato, nemmeno per eresia o apostasia, neanche i vescovi in Germania, Austria e Svizzera.

Con l’attesa “scomunica” della “Società di San Pio X”, tuttavia, crolla un altro edificio di menzogne: la Chiesa, che si presenta come “la beniamina di tutti” attraverso il suo approccio “sinodale” ed “ecumenico”, si rivela internamente divisa e acerrima nemica della propria tradizione.
In definitiva, si è allontanata dalla rivelazione di Dio e lo dimostra quotidianamente.

Per questo motivo, la questione delle consacrazioni episcopali della Fraternità Sacerdotale San Pio X è una questione che ci poniamo noi stessi: da che parte stiamo? Dalla parte della nuova fede pseudo-cattolica della Chiesa post-conciliare, e quindi dalla parte della “nuova” Messa? O dalla parte della fede tradizionale, che si esprime solo nella Messa tradizionale e in nessun altro luogo? Non esiste una via di mezzo facile, e persino le comunità tradizionaliste che nominalmente riconoscono il Concilio Vaticano II sono in definitiva escluse dal rispondere a questa domanda; è tutto o niente.

Pertanto, non dovrebbe importare se il nostro sostegno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X comporti la nostra scomunica. Piuttosto, è una questione di solidarietà e sincerità prendere una posizione chiara.
Per tutti coloro che professano la tradizione, ciò significa prendere le distanze dagli errori che si diffondono nella Chiesa e cessare di finanziarli, ad esempio attraverso le tasse ecclesiastiche.

Inoltre, è importante dare una testimonianza personale della fede cattolica, che oggi può essere solo: “Io sono San Pio X!”.

Ringraziamo Dio per l’esistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché senza di essa la tradizione andrebbe perduta.
Certamente, la Fraternità San Pio X non è una società perfetta (quale comunità lo è?), ma sono convinto che non solo preservi la fede della Chiesa, ma che la Chiesa si rinnovi attraverso di essa.
È innegabile: ovunque si celebri la Messa tradizionale, la Chiesa fiorisce, e senza la Fraternità San Pio X questo non sarebbe mai accaduto.





 
maggio 2026
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