L’“Esame di coscienza per la Chiesa” di Leone XIV

si ritorce contro Roma

per il trattamento che riserva alla Fraternità Sacerdotale San Pio X


di Robert Morrison



Pubblicato sul sito americano The Remnant

Robert Morrison è cattolico, marito e padre. E’ autore di A Tale Told Softly: Shakespeare’s The Winter’s Tale and Hidden Catholic England [Una storia delicata: Il racconto d’inverno di Shakespeare e l’Inghilterra cattolica nascosta]





Papa Leone XIV e Mons. Marcel Lefebvre



La Magnifica Humanitas di Leone XIV invita la Chiesa a respingere gli «abusi di coscienza», ad accogliere le diverse sensibilità e a praticare l’ascolto sinodale, principi che potrebbero minare qualsiasi tentativo di censurare la Fraternità San Pio X.

Dei 245 paragrafi dell’enciclica di Leone XIV “sulla salvaguardia della persona umana nell’era dell’Intelligenza Artificiale (AI), Magnifica Humanitas, quattro di essi (dall’86 all’89) si riferiscono ad un “esame di coscienza per la Chiesa”:

In conclusione, vorrei toccare un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina Sociale non è solo un messaggio rivolto alla società; è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, che è sempre chiamata a garantire che i principi delineati in questo capitolo siano applicati, specialmente all’interno della sue stesse strutture” (86).

Sebbene l’“esame di coscienza” descritto nell’enciclica si riferisca primariamente a questioni di dottrina sociale, possiamo applicare gli stessi principi enunciati da Leone a questioni più specificamente legate al modo in cui la Chiesa tratta i cattolici.
Pertanto, le considerazioni che seguono applicano tale esame di coscienza alla situazione della Fraternità San Pio X (FSSPX).

Se la sinodalità significa ascoltare le coscienze emarginate, allora Roma non può escludere la FSSPX senza contraddire i suoi principi.

Per incominciare, è opportuno ricordare le parole di Pio XII nella sua enciclica del 1943 sul Corpo Mistico di Cristo: Mystici Corporis Christi, relative alla limitatezza con cui possiamo attribuire colpe alla Chiesa cattolica:

E se a volte nella Chiesa appare qualcosa che indica la debolezza della nostra natura umana, ciò non deve essere attribuito alla sua costituzione giuridica, ma piuttosto a quella deplorevole inclinazione al male che si trova in ogni individuo, che il suo divino Fondatore permette a volte anche nei membri più elevati del Suo Corpo Mistico, allo scopo di mettere alla prova la virtù dei Pastori, non meno che del gregge, e affinché tutti accrescano il merito della loro fede cristiana. Infatti, come abbiamo detto prima, Cristo non ha voluto escludere i peccatori dalla Sua Chiesa; quindi, se alcuni dei suoi membri soffrono di malattie spirituali, ciò non è motivo perché dovremmo diminuire il nostro amore per la Chiesa, ma invece motivo per accrescere la nostra devozione per i suoi membri. Certo, l’amorevole Madre è immacolata nei Sacramenti con i quali genera e nutre i suoi figli; nella fede che ella ha sempre preservata inviolata; nelle sue sacre leggi che impone a tutti, nei consigli evangelici che raccomanda; i quei doni celesti e nella grazia straordinaria con i quali, con inesauribile fecondità, genera schiere di martiri, vergini e confessori. Ma non si può imputare a lei la responsabilità se alcuni dei suoi membri cadono, si indeboliscono o si feriscono. Ella prega Dio ogni giorno per loro. «Perdonaci i nostri peccati» e con il cuore coraggioso di una madre si dedica per curarli e riportarli alla salute spirituale”.

Come possiamo vedere, la Chiesa è immacolata nei Sacramenti, nella fede, nelle sacre leggi e negli altri strumenti per la nostra salvezza. Tuttavia, resta il fatto che la Chiesa è composta da peccatori che possono agire contro quello che la Chiesa attualmente insegna.

Nel valutare l’esame di coscienza per la Chiesa proposto da Leone, possiamo presumere, per amore di discussione, che sia conforme alla interpretazione di Pio XII. Ma nella misura in cui non lo sia, sarebbe colpa dell’autore o degli autori dell’enciclica, ma non “colpa della Chiesa”.

Con questa premessa, possiamo usare il criterio fornito dalla nuova enciclica di Leone per valutare l’attuale situazione tra la FSSPX e Roma.


Approccio sinodale per il bene comune

Il paragrafo 86 di Magnifica Humanitas afferma:

«In conclusione, vorrei soffermarmi su un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina Sociale non è solo un messaggio rivolto alla società; è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata ad applicare i principi delineati in questo capitolo, specialmente all’interno delle proprie strutture. Nel contesto ecclesiale, il bene comune assume la forma di un approccio sinodale alla missione al servizio del Regno. La Chiesa è infatti il «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione». Ciò richiede attenzione al modo in cui vengono prese le decisioni e vengono esercitate le responsabilità. Il Documento Finale del Sinodo individua una cultura di trasparenza, responsabilità e valutazione come pratiche chiavi per la trasformazione missionaria”.


Secondo il quadro teorico di Leone XIV, costringere i cattolici tradizionalisti contro la propria coscienza potrebbe costituire un “abuso di potere”.

Nel contesto ecclesiale (che si applicherebbe alla situazione della FSSPX), “il bene comune assume la forma di un approccio sinodale alla missione al servizio del Regno”.
I concetti chiave del Documento Finale (della sessione di ottobre 2024 del Sinodo sulla sinodalità) a cui si riferiva Leone, includono: “ascolto”, “diversità” e “accettazione” di coloro che cercano di seguire la propria coscienza.

Ecco, per esempio, cosa dice il paragrafo 55 del Documento Finale:

“Molti dei mali che affliggono il nostro mondo sono visibili anche nella Chiesa. La crisi degli abusi, nelle sue diverse e tragiche manifestazioni, ha causato sofferenze indicibili e spesso persistenti alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro comunità. La Chiesa deve ascoltare con speciale attenzione e sensibilità le voci delle vittime e dei sopravvissuti degli abusi sessuali, spirituali, economici, di potere e di coscienza perpetrati da membri del clero o da persone con incarichi ecclesiastici. L’ascolto è un elemento fondamentale del cammino verso la guarigione, il pentimento, la giustizia e la riconciliazione”.

Comprensibilmente, molti cattolici tradizionali hanno letto queste parole con costernazione – dopo tutto, sembra che l’eredità di Francesco sia stata quella di accogliere coloro che credono quasi tutto tranne la verità incontaminata della Chiesa e al tempo stesso quella di condannare e di perseguitare coloro che preferirebbero morire piuttosto che rinnegare una singola dottrina della fede. Ciononostante questa è la misura che Leone ha scelto per il suo esame di coscienza per la Chiesa, quindi sembra che sia tenuto a seguirla.

Quindi, come si presenterebbe un vero approccio sinodale per la situazione della FSSPX?
Sicuramente implicherebbe qualcosa del genere:

- Accogliere con rispetto e perfino coltivare le convinzioni dei membri della FSSPX, che sono basate su un sincero desiderio di aderire alla Fede cattolica.

- Astenersi da ogni manifestazione di tirannica opposizione nei confronti di coloro che cercano sinceramente di seguire la Fede cattolica.

- Cercare vie per risolvere le differenze di opinione e che non turbino le coscienze.

I membri della FSSPX potrebbero deridere queste idee sinodali, ma Leone e il Vaticano sono tenuti a rispettarle se vogliono davvero rispettare il processo sinodale. Pertanto, è evidente che per il Vaticano si tratterebbe di una grande “violazione della coscienza sinodale” se censurasse la FSSPX per le consacrazioni dei vescovi che intende effettuare, soprattutto considerando che la Fraternità vuole preservare l’unione con Roma.


Il Vaticano non può elogiare le “diversità di sensibilità” dei progressisti mentre punisce i cattolici legati alla Tradizione.



Valorizzare i carismi ed evitare il paternalismo che soffoca la libertà evangelica

Il paragrafo 87 di Magnifica Humanitas afferma:

“In quest’ottica, la sussidiarietà diventa il principio guida per il governo e la guida pastorale. Essa implica il riconoscimento e il sostegno dei fedeli e degli organismi ecclesiali intermedi nello svolgimento delle loro responsabilità, la valorizzazione dei carismi e delle competenze e la non accettazione di ogni forma di paternalismo che soffochi la libertà evangelica. In termini pratici, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la loro condivisa responsabilità nella missione si realizzano tramite organismi di partecipazione autentici e non meramente nominali”. 


Tra le diverse idee presentate in questo paragrafo è posta l’enfasi sulla valorizzazione dei carismi e sull’evitare un soffocante paternalismo. Un particolare “carisma”, che oggi è sottovalutato, è quello indicato da Mons. Marcel Lefebvre nel suo sermone del 1989 in occasione del suo sessantesimo anniversario della sua ordinazione:

“Inoltre, non dobbiamo solo difendere la nostra fede, dobbiamo anche professarla. E’ questa la conclusione del giuramento antimodernista di San Pio X. E noi dobbiamo ripetere spesso queste parole: ‘Mantengo fermamente e manterrò fino all’ultimo respiro la fede dei Padri nel carisma della verità, che certamente è, era e sarà sempre nella successione dell’episcopato degli Apostoli. Lo scopo di esso [carisma] non è dunque che il dogma possa essere adattato a ciò che sembra migliore e più adatto alla cultura di ogni epoca; piuttosto che l’assoluta e immutabile verità predicata dagli Apostoli fin dall’inizio non sia mai creduta diversa, non sia mai compresa in altro modo’”.

Certo, il Giuramento antimodernista di San Pio X è stato abbandonato dopo il Vaticano II, ma aderire al “carisma della verità” è ovviamente legittimo e degno di essere valorizzato piuttosto che partenalisticamente soffocato .
Pertanto, è evidente che sarebbe una “grave violazione della coscienza sinodale” se il Vaticano censurasse la Fraternità per le sue previste consacrazioni episcopali, soprattutto considerando che la Fraternità vuole preservare l’unione con Roma.


L’enciclica di Papa Leone potrebbe avere fornito inavvertitamente l’argomento più forte finora contro qualsiasi repressione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.


Sensibilità diverse e forti convinzioni sono fonti di ricchezza

Il Paragrafo 88 di Magnifica Humanitas afferma:

“Per la comunità cristiana, la solidarietà trova la sua fonte nel mistero di Cristo e si nutre dell’Eucarestia. La solidarietà emerge dalla comunione nella fede e dai Sacramenti: Battesimo e Cresima ci uniscono a Cristo, in quanto diventiamo un solo Corpo e un solo Spirito, un cuore solo e un’anima sola (cfr. Eph 4, 4; Attis 4, 32). L’Eucarestia, sacramento dell’unità, alimenta la nostra appartenenza al Corpo di Cristo e ci insegna a condividere. Le diverse sensibilità presenti nella Chiesa e le forti convinzioni che animano ogni persona sono una fonte di ricchezza se rimangono ancorate alla certezza che l’unità è un dono ricevuto e una responsabilità da adempiere”.


Qui si nota ancora la grande importanza dell’unità cristiana, con particolare attenzione alla solidarietà che scaturisce dalla fede e dai sacramenti. Il linea con la sinodalità, Leone sottolinea il valore delle “diverse sensibilità” e delle “forti convinzioni”, termini che indicano punti di vista che non corrispondono esattamente all’insegnamento ufficiale della Chiesa.  E’ evidente che la ferma convinzione della Fraternità di volere aderire a quanto la Chiesa ha sempre insegnato rientra tra le “diverse sensibilità” presenti nella Chiesa. Pertanto, è chiaro che una censura da parte del Vaticano nei confronti della Fraternità per le sue previste consacrazioni episcopali sarebbe una “grave violazione della coscienza sinodale” soprattutto se si considera che la Fraternità desidera evidentemente preservare l’unione con Roma.


Se la Chiesa sinodale può accogliere i dissidenti dichiarati, perché non può farlo con i cattolici che desiderano semplicemente preservare ciò che la Chiesa ha sempre insegnato?



Prevenire i danni associati con l’abuso delle coscienze

Il paragrafo 89 di Magnifica Humanitas afferma:

“Vivere la giustizia nella Chiesa significa purificare le relazioni e le strutture ecclesiali dalle distorsioni che generano disuguaglianza, mancanza di trasparenza e abuso di potere. A questo proposito, l’ascolto delle vittime di abusi spirituali, economici, istituzionali, sessuali e di potere, nonché gli abusi di coscienza, è parte integrante di un cammino verso la giustizia, che include il riconoscimento del danno arrecato, la giusta riparazione e l’adozione di misure per impedire che si ripetano. Ogni potere è al servizio della comunione della missione. Ogni autorità è al servizio del Popolo di Dio. Questo ministero di servizio si esprime, non solo attraverso la nostra fede celebrata e vissuta nei Sacramenti e nell’adozione di uno stile sinodale, ma anche nella concreta condivisione dei beni. Seguendo l’esempio della Chiesa originaria, le risorse ecclesiali devono essere condivise affinché nessuno tra noi sia nel bisogno (Cfr. Atti 4, 34) e affinché la loro amministrazione sostenga la missione di annunciare il Vangelo ai più poveri. Si dovrebbero incoraggiare regolari valutazioni dell’esercizio delle responsabilità ministeriali, non come giudizi sui singoli, ma come strumenti di apprendimento e correzione orientati alla missione. Solo nella misura in cui saremo aperti all’azione dello Spirito Santo questi principi della Dottrina Sociale si incarneranno nella vita ecclesiale. In questo modo, la Chiesa potrà dare una testimonianza credibile alla società che la comune ricerca del bene comune, con condivisa responsabilità e fraternità, non è un’utopia, ma una possibilità reale”.


Come nel passo evidenziato sopra e ricavato dal Documento Finale della sessione del 2024 del Sinodo sulla sinodalità, questo paragrafo enfatizza le virtù sinodali dell’ascolto degli emarginati, compresi quelli che subiscono gli “abusi di coscienza”. Ed è quasi certo che non si possa immaginare un “abuso di coscienza” maggiore di quello di esercitare il manifesto potere della Chiesa cattolica per costringere un cattolico tradizionale ad agire contro la propria coscienza ben-formata. Pertanto, è evidente che sarebbe una grave “violazione della coscienza sinodale” se il Vaticano censurasse la Fraternità Sacerdotale San Pio X per le previste consacrazioni dei vescovi, soprattutto considerando che la Fraternità desidera chiaramente preservare l’unione con Roma.


Così, secondo l’enciclica di Leone, sembra indubbio che censurare la Fraternità per la consacrazione dei vescovi sarebbe un peccato gravissimo.
Possa Dio concedere a Papa Leone XIV la grazia di evitare questo enorme scandalo che richiederebbe la punizione di Dio.

Se la coscienza sinodale muove il Vaticano a promuovere vescovi omosessuali che diffondono ideologie omosessuali che sono inequivocabilmente anti-cattoliche; sicuramente Leone può venire incontro a coloro che preferirebbero morire piuttosto che tradire la Fede cattolica integrale.

Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!





giugno 2026
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