Il messaggio di Leone XIV sulla indifferenza religiosa

non fa che alimentare ulteriore indifferenza religiosa


di Robert Morrison



Pubblicato sul sito americano The Remnant

Robert Morrison è cattolico, marito e padre. E’ autore di A Tale Told Softly: Shakespeare’s The Winter’s Tale and Hidden Catholic England [Una storia delicata: Il racconto d’inverno di Shakespeare e l’Inghilterra cattolica nascosta]









Papa Leone XIV ha finalmente riconosciuto la devastante crisi della Fede nell’Occidente e l’ascesa dell’indifferentismo religioso.
Ma non è forse lo stesso Vaticano ad avere alimentato la malattia che adesso deplora?

Attingendo al potente insegnamento di Papa Gregorio XVI nella Mirari Vos, questo articolo sostiene che lo spirito ecumenico scatenatosi a partire del Vaticano II ha contribuito a convincere milioni di persone che la conversione alla Fede cattolica non sarebbe più necessaria.

Se Papa Leone XIV vuole davvero affrontare il crollo della Fede, deve prima affrontare l’eredità teologica dello stesso Concilio.

Nel suo discorso del 28 maggio 2026 ai partecipanti all’assemblea plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione, Leone XIV ha deplorato la “crisi della fede” che ha dato origine all’indifferenza religiosa.

“Non possiamo sottovalutare il fatto che, specialmente nei paesi occidentali, la crisi della Fede, unitamente ad altri fattori socio-culturali, abbia dato origine ad una diffusa indifferenza religiosa. Per molti, la Fede non appare più rilevante nella loro vita”.

Queste sono forse le parole più rilevanti e importanti che Leone XIV abbia pronunciato nel corso del suo pontificato, a prescindere dal fatto che ne apprezzi o meno il reale significato.
Effettivamente, stiamo attraversando una crisi della Fede che ha portato ad una diffusa indifferenza religiosa, specialmente nei paesi occidentali. Purtroppo però Leone XIV finora non ha fatto nulla per arginare questa piaga, anzi ha contribuito alla sua diffusione.


La risposta alla crisi della Fede potrebbe essere proprio difronte a Leone XIV, ma gli errori che hanno invaso Roma a partire dal Vaticano II gli impediscono di vederla.

Gregorio XVI fornì una delle più importanti spiegazioni di questo indifferentismo religioso nella sua enciclica del 1832 sul liberalismo e l’indifferentismo religioso: Mirari Vos.
Egli introdusse la sua discussione sul male dell’indifferentismo religioso nel modo seguente:

“Veniamo ora ad un’altra sorgente trabocchevole dei mali, da cui piangiamo afflitta presentemente la Chiesa: vogliamo dire l’indifferentismo ossia quella perversa opinione che per fraudolenta opera degl’increduli si dilatò in ogni parte, e secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto. Ma a voi non sarà malagevole cosa allontanare dai popoli affidati alla vostra cura un errore così pestilenziale intorno ad una cosa chiara ed evidentissima, senza contrasto. Poiché è affermato dall’Apostolo (Ad Ephes., 4,5) che esiste “un solo Iddio, una sola Fede, un solo Battesimo”, temano coloro i quali sognano che veleggiando sotto bandiera di qualunque Religione possa egualmente approdarsi al porto dell’eterna felicità, e considerino che per testimonianza dello stesso Salvatore (Lc 11,23) “essi sono contro Cristo, perché non sono con Cristo”, e che sventuratamente disperdono solo perché con Lui non raccolgono; quindi “senza dubbio periranno in eterno se non tengono la Fede cattolica, e questa non conservino intera ed inviolata” (Symbol. S. Athanasii).


Da queste parole si comprende perché oggi sia così diffuso l’indifferentismo religioso: esso si propaga tramite le idee che animano il falso ecumenismo che ha dominato a Roma a partire dalla morte di Pio XII; infatti, negli stessi documenti del Vaticano II si può riscontrare quello che Gregorio XVI definì: «fraudolenta opera degl’increduli … secondo la quale si possa in qualunque professione di Fede conseguire l’eterna salvezza dell’anima».

Ecco, per esempio, alcune parole del decreto sull’Ecumenismo: Unitatis Redintegratio, che Gregorio XVI avrebbe sicuramente condannato a prima vista:

“Inoltre, tra gli elementi o beni dal complesso dei quali la stessa Chiesa è edificata e vivificata, alcuni, anzi parecchi ed eccellenti, possono trovarsi fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica: la parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri doni interiori dello Spirito Santo ed elementi visibili. Tutte queste cose, le quali provengono da Cristo e a lui conducono, appartengono a buon diritto all'unica Chiesa di Cristo. […]
Anche non poche azioni sacre della religione cristiana vengono compiute dai fratelli da noi separati, e queste in vari modi, secondo la diversa condizione di ciascuna Chiesa o comunità, possono senza dubbio produrre realmente la vita della grazia, e si devono dire atte ad aprire accesso alla comunione della salvezza. […]
Perciò queste Chiese (19) e comunità separate, quantunque crediamo abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non son affatto spoglie di significato e di valore. Lo Spirito di Cristo infatti non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità, che è stata affidata alla Chiesa cattolica”.

Sebbene i difensori del Vaticano II considerino queste parole sufficientemente ortodosse, la gran parte delle persone razionali può comprendere perché esse siano in contrasto con quanto scritto da Gregorio XVI.
Se la Chiesa cattolica insegna che le religioni non cattoliche “possono senza dubbio produrre realmente la vita della grazia” e sono usate da Dio come mezzi di salvezza, allora ovviamente non è necessario essere cattolici.

Gregorio XVI continua con parole che sono ancora più problematiche per coloro che promuovono l’ecumenismo del Vaticano II:

“Poiché è affermato dall’Apostolo (Ad Ephes., 4,5) che esiste “un solo Iddio, una sola Fede, un solo Battesimo”, temano coloro i quali sognano che veleggiando sotto bandiera di qualunque Religione possa egualmente approdarsi al porto dell’eterna felicità, e considerino che per testimonianza dello stesso Salvatore (Lc 11,23) “essi sono contro Cristo, perché non sono con Cristo”, e che sventuratamente disperdono solo perché con Lui non raccolgono; quindi “senza dubbio periranno in eterno se non tengono la Fede cattolica, e questa non conservino integra ed inviolata” (Symbol. S. Athanasii).

Se vogliamo salvare le nostre anime, “dobbiamo conservare la fede cattolica integra e inviolata”. Sebbene l’insegnamento della Chiesa sull’ignoranza invincibile sia ancora valido, ciò non significa in alcun modo che il ruolo della Chiesa sia quello di alimentare l’ignoranza invincibile inducendo le anime a credere di potersi salvare tramite false religioni! In altre parole, la missione della Chiesa cattolica è condurre tutte le anime alla religione dataci da Dio; solo Satana e i nemici della Chiesa traggono vantaggio dal messaggio di Roma secondo cui i non cattolici non hanno realmente bisogno di convertirsi. Se comprendiamo questo, allora possiamo meglio cogliere la diabolica follia del falso ecumenismo che ha proliferato così liberamente a partire dal Concilio.

Una Chiesa che insegna che le religioni non cattoliche possono essere mezzi di salvezza, non dovrebbe sorprendersi se le anime giungono alla conclusione che la conversione non sia necessaria.

Tuttavia, alcuni potrebbero sostenere che gli insegnamenti del Concilio siano meramente ambigui e non realmente problematici. Ecco però cosa insegnò Gregorio XVI sulla necessità di vigilare contro l’ambiguità:

“Pertanto, uniti nello spirito, promuoviamo la nostra causa comune, o meglio la causa di Dio; che la nostra vigilanza sia una e il nostro sforzo congiunto contro i nemici comuni. In effetti, realizzerete perfettamente questo se, come il dovere del vostro ufficio richiede, vi dedicherete a voi stessi, alla dottrina e mediterete su queste parole: “la Chiesa universale è affetta da ogni novità” e sull’ammonimento di Papa Agato: “nulla di ciò che è stato stabilito deve essere diminuito, nulla cambiato, nulla aggiunto; ma devono essere preservati sia nella forma sia nel significato”.

Se le verità della Fede “devono essere preservate sia nella forma sia nel significato”, allora l’ambiguità del Vaticano II è di per sé un male tremendo, non qualcosa che assolve i documenti del Concilio dalla colpa.

Leone XIV aveva appena dieci anni quando si concluse il Vaticano II, quindi la sua formazione religiosa è stata guidata dagli insegnamenti pieni di ambiguità e dagli errori che derivano dall’indifferentismo religioso e contribuiscono ad alimentarlo.
Non dovrebbe quindi sorprenderci se constatiamo che alcuni passi del suo discorso contro l’attuale indifferentismo tendano in realtà a promuoverlo.
Ecco, ad esempio, un passo nel quale sembra che si faccia deliberatamente riferimento alla fede cristiana (incluse le credenze non cattoliche) in contrapposizione al cattolicesimo:

«Grazie a Dio, in tutto il mondo esistono numerose e varie iniziative attraverso le quali comunità, associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali cristiani incontrano i giovani, li ascoltano e dialogano con loro. . . . La trasmissione della fede, in questo contesto, implica necessariamente l’incontro con persone e comunità che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita ispirato al Vangelo. Non è certo annacquando i contenuti o attenuando le esigenze che il cristianesimo può diventare attraente, ma testimoniando con umiltà e coraggio la “via, la verità e la vita” che hanno convertito e santificato così tante persone».

Egli parla di “comunità cristiane”, di “gioia della fede cristiana” e di “coerenza di una vita ispirata al Vangelo”. Se, come sembra, intende tutte le confessioni cristiane – in modo che il cattolicesimo sia accomunato al protestantesimo – questo è indifferentismo. Se, d’altra parte, si esprime semplicemente in modo ambiguo, anche questo contribuisce all’indifferentismo.
Del resto, dopo sessant’anni di falso ecumenismo e cinque anni del Sinodo sulla sinodalità, sappiamo che le espressioni usate da Leone si riferiscono tipicamente a tutti i cristiani.

Almeno indirettamente, l’elogio di Leone alla Evangelii Gaudium di Francesco tende a promuovere lo spirito dell’indifferentismo:

«L’Esortazione Apostolica di Papa Francesco Evangelli Gaudium “continua ad essere un punto di riferimento significativo. Oltre ad introdurre nuovi contenuti, riporta tutto al centro, ponendo l’accento sul kerigma come cuore della nostra identità cristiana ed ecclesiale» (Lettera ai cardinali, 22 aprile 2026). Vi invito pertanto a rileggere Evangelii Gaudium nel vostro lavoro ad ogni livello, a promuovere una missione che sia “Cristocentrica e kerigmatica … nata da un incontro con Cristo capace di trasformare le vite”».

Ecco cosa dice l’Evangelii Gaudium di Francesco sulla necessità per i cristiani di concentrarsi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide, allo scopo di diffondere il Vangelo in Asia e in Africa:

«Data la gravità della contro-testimonianza di divisione tra i cristiani, in particolare in Asia e in Africa, la ricerca di vie per l’unità diventa ancor più urgente. I missionari in quei continenti spesso menzionano le critiche, le lamentele e le derisioni che lo scandalo dei cristiani divisi suscita. Se ci concentriamo sulle convinzioni che condividiamo e se teniamo presente il principio della gerarchia delle verità, saremo in grado di progredire decisamente verso espressioni comuni di annuncio, servizio e testimonianza. L’immenso numero di persone che non hanno accolto il Vangelo di Gesù Cristo non può lasciarci indifferenti. Di conseguenza, l’impegno per un’unità che li aiuti ad accettare Gesù Cristo non può più essere una questione di mera diplomazia o di conformismo forzato, ma piuttosto un cammino imprescindibile per l’evangelizzazione. I segni di divisione tra i cristiani nei paesi devastati dalla violenza aggiungono ulteriori cause di conflitto da parte di coloro che dovrebbero invece essere lievito di pace».

Da queste parole risulta abbastanza chiaramente che Francesco promuoveva un indifferentismo del tutto antitetico alle parole di Gregorio XVI citate prima.
Che Leone condividesse o no questo passo, egli lo ha avallato incoraggiando a rileggere l’intero documento come risorsa per l’evangelizzazione.


Finché Roma non tornerà ai principi insegnati da Gregorio XVI nella Mirari Vos, l’indifferentismo religioso continuerà a prosperare sotto la bandiera dell’ecumenismo.

Tragicamente, la piaga dell’indifferentismo è perpetuata anche dal fallimento di Leone nel condannare gli errori che prosperano a Roma a partire dal concilio.
Ciò non sorprende, perché egli condivide questa mancanza con i suoi predecessori, ma a volte dimentichiamo che l’approvazione tacita del Vaticano delle credenze eretiche è indice del fatto che in realtà la verità non merita di essere difesa.

E’ del tutto possibile che Leone sia sinceramente preoccupato per la crisi nella Chiesa in generale e per l’indifferentismo religioso in particolare. Tuttavia, i rimedi per questi mali sono stati respinti da Roma fin dal Concilio e sostituiti col falso movimento ecumenico che invariabilmente promuove l’indifferentismo religioso. E’ come se la risposta fosse davanti a lui, ma egli non la vedesse perché affetto dagli errori che hanno caratterizzato Roma a partire dal Concilio.

Se Leone desidera davvero affrontare la crisi della fede e l’indifferentismo che ha lamentato nel suo discorso, non ha altra scelta che tornare a quanto ha insegnato Gregorio XVI nella Mirari Vos.  Finché non lo farà (o finché non lo farà un suo successore), il Vaticano continuerà a diffondere il messaggio eretico secondo cui qualsiasi insieme di credenze cristiane – diverso dal cattolicesimo tradizionale -, è sufficiente per la salvezza.
Per questo motivo, i veri amici della Chiesa cattolica, e anche di Leone, sono coloro che preferirebbero piuttosto morire che abbandonare la fede che Gregorio XVI cercò di salvaguardare.

Cuore Immacolato di Maria, prega per noi!







giugno 2026
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