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| Mons. Schneider: «L’aspetto giuridico è secondario a causa dello stato d’urgenza nella Chiesa» ![]() Mons. Athanasius Schneider Nel corso di un viaggio apostolico nelle Filippine, Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, ha concesso un’intervista alla rete YouTube Adrian Milag TV, pubblicata il 22 maggio 2026 nel programma Istoryang Katoliko. In essa ha nuovamente parlato della questione della Fraternità San Pio X e delle prossime consacrazioni episcopali. Un vescovo di fronte ai «virus spirituali» della nostra epoca Al microfono di Adrian Milag, Mons. Athanasius Schneider, richiamando il suo libro Fuggite l’eresia, ha spiegato qual è il ruolo di un vescovo per proteggere i fedeli: «Dei laici mi hanno chiesto di realizzare una sintesi degli errori più diffusi della nostra epoca. Ho quindi scritto questo libro come un aiuto per i fedeli. Voi sapete che quando una malattia si propaga, quando arriva una epidemia e i virus si diffondono dappertutto, un buon medico deve fornire alle persone dei rimedi in grado di guarirli. E deve anche avvertirli: “non andate lì” o “siate vigili”. Lo stesso vale per un vescovo. Egli è il padre spirituale dei fedeli». «Un vescovo è anche un medico spirituale, un dottore delle anime, col compito di provvedere alla salute spirituale. Questo libro vuole quindi essere una messa in guardia contro i virus spirituali pericolosi. E’ stato scritto con una intenzione di vera carità pastorale, di vero amore per il prossimo. Quando amo le persone e le anime, non posso lasciarle in uno stato di confusione. Non possoso lasciarle in una sistuazione in cui si diffondono dei virus spirituali. Per questo considero quest’opera, questo monito contro le eresie, come un eminente atto d’amore per il prossimo». «Il vero Filippino è cattolico» Ritornando sul suo viaggio alle Filippine. Mons. Schneider spiega cos’è che caratterizza, secondo lui, il popolo filippino: «Ho scoperto che Dio ha concesso al popolo filippino un dono particolare. Voi possedete, in un certo senso, un dono naturale per la fede cattolica. Il vero Filippino è cattolico. Non può non essere cattolico. Questo è profondamente radicato nel piano della Provvidenza divina per il popolo filippino e in tutta la storia delle Filippine. L’amore per la fede cattolica, la profondità della devozione, tutto ciò è straordinario». «Ho anche constatato l’amore particolare che avete per Nostro Signore, specialmente per Nostro Signore sofferente, e per la Sua Santissima Madre. Ho anche osservato che il popolo filippino si distingue, io credo, da tutti gli altri paesi cattolici del mondo per il suo amore per il Bambino Gesù. Questa devozione per il Bambino Gesù è qualcosa di molto particolare nelle Filippine. Essa manifesta la semplicità della fede, la fducia filiale e il profondo amore che il popolo filippino nutre per Nostro Signore fin dalla sua infanzia». «Preservate questa Messa, sviluppatela, fatela rinascere» Più avanti, dopo avere spiegato la vita che ha conosciuto dietro la cortina di ferro, Mons. Athanasius Schneider incoraggia i Filippini a conservare e a diffondere la Messa tradizionale: «Ma oggi la situazione è diversa. Ai tempi del comunismo noi eravamo perseguitati da nemici esterni alla Chiesa. Oggi ci troviamo difronte alla confusione all’interno della stessa Chiesa. Alcuni fedeli e alcuni sacerdoti sono, in qualche modo, perseguitati, umiliati o emarginati da membri dell’alto clero che detengono l’autorità nella Chiesa e che impediscono a sacerdoti e vescovi di esprimere pienamente la fede cattolica. Ecco la situazione attuale. Ma ciò nonostante noi dobbiamo continuare a proclamare la verità con carità, ma anche con chiarezza. Carità e chiarezza. Senza ambiguità». «Noi dobbiamo annunciare la fede cattolica tradizionale e immutabile di tutti i tempi. Noi dobbiamo far conoscere la bellezza della liturgia di tutti tempi, quella che hanno conosciuto i nostri santi. Questa Messa tradizionale latina, io la chiamo la Messa dei Filippini. Perché quale fu la prima Messa celebrata nelle Filippine? Fu la Messa tradizionale latina». «A Mazaua, nel 1521, fu celebrata esattamente la stessa Messa, quella che oggi si chiama Messa tradizionale latina. E’ dunque la Messa fondativa delle Filippine. E’ la Messa che è all’origine della storia cattolica delle Filippine. Per questo, io vi prego: conservate questa Messa. Sviluppatela. Fatela ninascere. Diffondetela di nuovo in tutto il paese. Potete dire che è la Messa delle vostre origini». La massoneria e le radici della crisi attuale Adrian Milag chiede poi al prelato qualcosa sul catechismo che ha pubblicato: «Anche in questo caso,
non è stata una mia idea. A dire il vero, quasi tutti i libri
che ho scritto non sono nati di mia iniziativa. Me li hanno chiesti.
Per Credo, è stato il
padre di una famiglia numerosa degli Stati Uniti che mi ha chiesto di
farlo. Io ho pensato che questa richiesta di un padre di famiglia, in
realtà era una richiesta che Dio mi rivolgeva. Non potevo
rifiutarla. Come vescovo e pastore, io dovevo rispondere. Con l’aiuto
di diversi teologi, ho dunque lavorato per più di un anno alla
elaborazione di questo libro intitolato Credo».
Quest’opera catechetica sotto forma tradizionale di domande e risposte, ha di specifico che dedica diverse domande ad argomenti attuali o inabituali, in particolare la massoneria: «Per primo affronto la
questione dell’deologia del genere.
Ho anche dedicato un capitolo alla massoneria, che in genere non
è trattata negli altri catechismi. Si tratta di un argomento
importante. Dobbiamo parlarne. Io mi limito a citare il Magistero della
Chiesa, non le mie opinioni.
Mons. Schneider spiega che, secondo lui, la crisi nella
Chiesa è dovuta in gran parte all’infiltrazione delle idee
massoniche nel corpo ecclesiale: Ho anche citato gli stessi massoni, partendo dalle loro dichirazioni. Non si tratta dunque per niente di una teoria del complotto. Io ho semplicemente ripreso le fonti provenienti dagli stessi massoni, come si definiscono essi stessi. Bisogna sapere che si tratta di una organizzazione molto pericolosa, una delle sette segrete tra le più pericolose, una setta a carattere religioso che costituisce una forma di gnosi, di gnosticismo. Ai gradi più elevati, essa tende sempre più, secondo me, verso una forma di culto satanico». «Il dogma fondamentale della massoneria è il relativismo. Il relativismo. Secondo cui non esiste alcuna verità relgiosa oggettiva. Tutte le religioni sono uguali e chiascuno può scegliere il proprio dio, per così dire, e rendergli un culto. Ecco il primo dogma. Il secondo, ancora più profondo è l’antropocentrismo: l’uomo deve essere al centro di tutto. Non più Dio, ma l’uomo». «E il più grande ostacolo a questa ideologia massonica è Gesù Cristo, Dio incarnato. Per essi, è l’ostacolo principale. Quello che rifiutano di più è proprio l’Incarnazione di Dio in Gesù Cristo e l’unicità di Gesù Cristo. Questo è ciò che più si oppone a tutto l’impianto spirituale della massoneria. Quindi, la fede cattolica integrale e la vera Chiesa cattolica costituiscono naturalmente, ai loro occhi, il loro principale avversario. E’ per questo che da sempre la massoneria cerca di emarginare la fede cattolica e di combatterla» «Oggi, essa avrebbe
cambiato tattica. Invece di combattere direttamente la fede cattolica,
essa ha cercato di infiltrarsi nella Chiesa per corromperla con le idee
del relativismo, del naturalismo e dell’antropocentrismo. Secondo me
è questa una delle radici della crisi attuale nella Chiesa a
partire dal concilio Vaticano II. La si può vedere. Io non dico
che questa crisi è opera dei massoni. No. Ma le similitudini
sono realmente evidenti.
«A partire dal Concilio, da circa sessant’anni, una delle caratteristiche principali della crisi è esattamente il primato accordato al relativismo. Tramite ciò che si chiama ecumenismo e dialogo interreligioso, l’unicità di Gesù Cristo si trova come diluita tra le altre religioni. Il secondo fenomeno che si osserva nella Chiesa cattolica a partire del Concilio è la tendenza a porre l’uomo al centro di tutto. Anche nella liturgia. Cristo è relegato in secondo piano. Anche nelle chiese, la Santa Eucarestia – Cristo vivente, Dio incarnato vivente – è spesso posto in un angolo, mentre il sacerdote occupa il centro assiso al suo seggio. Secondo me, si tratta di un approccio antropocentrico». «Del pari, celebrare la Messa col popolo di fronte, in una sorta di circolo chiuso intorno all’altare, trasforma progressivamente l’altare in una tavola. Il centro visibile diventa allora il sacerdote invece di Cristo. In teoria si afferma che Cristo rimane al centro; ma in pratica l’impressione che si dà e spesso diversa. Ecco un’altra caratteristica fondamentale dell’attuale crisi nella Chiesa cattolica, che, secondo me, presenta delle analogie con l’ideologia massonica. In altre parole, si è accordato il primato alla natura, alla vita presente, alle realtà terrene, a scapito delle verità eterne, della grazia e della vita spirituale in Dio. Questa è la nostra crisi». «Dobbiamo rimettere Cristo al centro» «La risposta a questa
infiltrazione ideologica è, come voleva San Pio X, la
restaurazione di tutte le cose in Gesù Cristo: «Noi
dobbiamo rimettere Cristo al centro. Cristo deve essere il centro di
tutto. La Sua unicità deve essere di nuovo proclamata. Noi
dobbiamo annunciarLo con un nuovo slancio missionario pronti a dare la
nostra vita, come gli Apostoli, per proclamare che non esiste altra via
di salvezza. Per nessuno. Né per i musulmani né per i
giudei, né per i buddisti, né per gli indù. Per
nessuno. Non si può essere salvati senza Gesù Cristo,
senza credere in Gesù Cristo. Noi dobbiamo affermarlo di nuovo
con amore e con chiarezza. Proclamare Cristo come l’unico cammino. Poi,
rimettere l’Incarnazione di Dio al centro del nostro culto e delle
nostre chiese. Piazzare il tabernacolo al centro. Accordare i
più grandi onori di cui siamo capaci a Dio incarnato vivente
nell’Eucarestia. Girare di nuovo il sacerdote e i fedeli verso di Lui,
verso il tabernacolo durante la santa Messa. Girarsi verso di Lui. E’
Lui che conta».
«Quando ricominceremo a venerare e ad onorare Cristo al centro, come Egli merita in quando Dio realmente incarnato, solo allora la Chiesa sarà rinnovata. Non può esserci un vero rinnovamento della Chiesa senza il rinnovamento della venerazione eucaristica. Senza il rinnovamento del manifesto rispetto dell’Eucarestia, in particolare al momento della ricezione della santa Comunione. Dobbiamo inginocchiarci. E’ la nostra legge. Inginocchiarsi e non rimanere in piedi. Perché rimanere in piedi? Aprire la bocca come i bambini. Gesù ha detto: «Se non diverrete come bambini, non entretere nel Regno». Inginocchiatevi, dunque, e aprite la bocca come i bambini. Allora il sacerdote vi darà il Corpo di Cristo con tutta la riverenza, tutta l’attenzione e tutta la cura che Gli sono dovute». «Noi dobbiamo ritrovare tutto questo. E dobbiamo ritrovare la bellezza del matrimonio cristiano, la bellezza delle famiglie cattoliche, la castità della giovinezza, la santità del sacerdozio. Noi abbiamo bisogno di una nuova generazione di santi sacerdoti, di sacerdoti animati da un ardente zelo cattolico, ed anche di vescovi che condividano questo stesso spirito. Ecco l’avvenire della Chiesa, E questo avvenire arriverà. Sta già nascendo. Io lo vedo qui, nelle vostre case, in queste magnifiche giovani famiglie, nelle buone iniziative che esistono dovunque nel mondo, come la tua, Adrian, e come tante altre che proclamano e difendono la fede cattolica». Il documento di Abu Dhabi: « E’ un’eresia» Interrogato sul documento di Abu Dhabi, che riflette l’indifferentismo religioso, il vescovo ha risposto: «Purtroppo, è stato firmato un documento ad Abu Dhabi nel 2019, da Papa Francesco e da rappresentanti musulmani. Esso trattava della fraternità umana e della coesistenza pacifica. Ovviamente, noi non abbiamo nulla contro la fraternità umana, né contro la pace tra gli uomini. Tutto ciò è positivo». «Ma in questo documento, si trova, secondo me, un vero veleno. Un veleno che sostanzialmente contraddice il Vangelo. Cito la frase in questione. Il documento afferma che «la diversità dei sessi, la diversità delle nazioni, la diversità di lingue, delle culture e delle religioni» è una espressione della saggia volontà di Dio Creatore. Questo è impossibile. E’ un’eresia. Come potrebbe volere Dio la diversità delle religioni come ha voluto la diversità dei sessi: uomo e donna, che fonda il matrimonio? E’ impossbile porre queste realtà sullo stesso piano e perfino presentarle come volute da Dio, visto che sono elencate nella stessa frase». «Ora, Dio non vuole l’idolatria. Egli la condanna e la punisce. Il primo Comandamento è chiaro: «Non avrai altri dei di fronte a me». Il primo Comandamento esclude proprio i falsi culti. Nostro Signore stesso ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita. Nulla viene al Padre se non tramite me». E San Pietro, il primo Papa, ha proclamato al mondo il giorno di Pentecoste: «Non è dato sotto il cielo alcun altro nome per il quale saremo salvati, se non quello di Gesù Cristo». Questa frase del documento di Abu Dhabi, come è stata redatta, di fatto nega il Vangelo e il primo Comandamento di Dio. Dobbiamo dirlo. Non possiamo accettarla. Dobbiamo continuare a proclamare l’unicità di Nostro Signore Gesù Cristo». «L’opera di Mons. Lefebvre è una grande opera per tutta la Chiesa» Adrian Milag porta poi il suo invitato sull’argomento molto attuale delle consacrazioni episcopali previste dalla Fraternità San Pio X per il prossimo 1 luglio. Il vescovo spiega come ha conosciuto quest’opera sacerdotale e prende la sua difesa: «ho conosciuto bene questa Fraternità. Più di dieci anni fa, Papa Francesco mi ha mandato, con altri tre vescovi, come visitatore apostolico alla Fraternità San Pio X. Ho dunque acquisito una conoscenza diretta di quest’opera. All’epoca, i quattro vescovi incaricati di questa visita consegnarono a Francesco un rapporto sostanzialmente positivo. Io penso che fu proprio in seguito a questo rapporto che Papa Francesco concesse ai sacerdoti della Fraternità le facoltà per ascoltare le confessioni, facoltà che sono valide anche oggi. Concesse anche la possibilità di assistere ufficialmente ai matrimoni». «Io ho letto i loro
documenti, ho studiato la vita e gli scritti di Mons. Lefebvre. E
più li studio e più mi convinco che l’opera di Mons.
Lefebvre è una grande opera per tutta la Chiesa. La storia lo
riconoscerà. Certo, come ogni altra comunità presente su
questa terra, essa ha i suoi limiti e i suoi difetti. E’ normale.
Ma non è questa la questione essenziale. Bisogna considerare
ciò che costituisce il cuore di quest’opera. La
Fraternità San Pio X non fa altro che trasmettere ed insegnare
la stessa fede che hanno insegnato i santi fino al Concilio. E’ la
stessa fede che la Chiesa ha sempre chiesto di insegnare. La
Fraternità non ha inventato nulla di nuovo. Essa proclama la
stessa fede dei Papi e dei santi del passato e in questo non vi
è nulla di riprovevole».
«La Fraternità celebra anche la stessa santa Messa, la stessa liturgia che è stata celebrata per secoli. Quando San Pio V codificò questa liturgia, non inventò alcunché, non riformò nulla. Egli raccolse semplicemente il rito romano tradizionale come esisteva da secoli prima del Concilio di Trento, e lo consegnò a tutta la Chiesa latina come modello, come il modo più sicuro per celebrare il santo Sacrificio della Messa. Il più sicuro. E’ esattamente quello che continua a fare la Fraternità San Pio X». «Anche la formazione dei seminaristi segue le norme che la Santa Sede ha dato per secoli. Essa non segue delle norme sue proprie. Essa segue quelle che ha prescritto la Santa Sede. Essa usa gli stessi Catechismi che hanno conosciuto i nostri antenati in tutto il mondo: il Catechismo di San Pio X e altri Catechismi tradizionali. La fede cattolica non è cambiata prima del Concilio né dopo il Concilio. La Fraternità continua semplicemente a trasmettere questa stessa fede. Per questo motivo noi dobbiamo riconoscerle di conservare e di trasmettere la fede dei nostri padri, la fede dei Papi lungo i secoli, la liturgia dei santi, la formazione dei sacerdoti e dei fedeli, e così di seguito». «L’aspetto giuridico è secondario» In seguito, il vescovo spiega perché, finché Roma vorrà imporre alcune nuove dottrine errate o ambigue del Vaticano II, l’accordo è impossibile: «Il problema è essenzialmente di ordine giuridico. Si tratta di una questione canonica: la Fraternità non gode ancora di un pieno riconoscimento giuridico da parte della Santa Sede. Ma nel contesto attuale questo aspetto giuridico è secondario. E’ secondario in ragione della manifesta confusione e della situazione d’urgenza che regnano nella Chiesa. Oggi la Santa Sede non garantisce sempre pienamente il mantenimento integrale della fede cattolica in tutta la sua purezza». «Peraltro, la Santa
Sede chiede alla Fraternità San Pio X, come condizione
preliminare per ogni riconoscimento canonico e per ogni permesso
relativo alle consacrazioni episcopali o ad altre questioni, di
accettare alcune affermazioni del Concilio che rimangono ambigue. Le
viene chiesto di accettare alcuni metodi ecumenici che, secondo me,
sono ambigue e tendono a relatizzare l’unicità di Nostro Signore
Gesù Cristo. Lo stesso per quanto riguarda alcune forme del
dialogo interreligioso. Le si chiede anche di accettare alcune nuove
concezioni della collegialità episcopale permanente, così
come sono formulate dal concilio Vaticano II. Ora, questa comprensione
della collegialità non è mai esistita prima in questa
forma nella storia della Chiesa».
«Così, in pratica, l’episcopato tende talvolta divenire, tramite le Conferenze Episcopali, una sorta di organo democratico che talvolta affossa l’autorità propria del vescovo diocesano. Ora, il vescovo diocesano è di diritto divino. Egli è il successore degli Apostoli. La conferenza episcopale invece non è di diritto divino, è una istituzione creata nella nostra epoca. Ecco una delle principali difficoltà fra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. La Fraternità afferma: “Non possiamo accettare ciò che resta ambiguo”. La Santa Sede risponde: “Dovete accettare i nuovi metodi dell’ecumenismo, della libertà religiosa, ecc., nonché la nuova Messa che contiene alcuni elementi del nuovo Ordo Missae che, almeno sul piano dottrinale, non sono sempre sufficienemente chiari”. Si vede quindi dove sta il problema». Un nuovo appello a Papa Leone XIV E’ per questo che Mons. Schneider inperpella incessantemente il Santo Padre, perché agisca a favore della Fraternità San Pio X, perché almeno dia prova di realismo pastorale nei confronti di tanti cattolici che chiedono a buon diritto la Tradizione integrale: «E’ per questo che io lancio questo appello: Santissimo Padre, siate un buon pastore, un pastore generoso. Questi fedeli sono anche vostri figli. Vi sono circa mezzo milione di cattolici della Fraternità San Pio X nel mondo, più di 800 sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi. Essi vi amano sinceramente. Essi pregano ogni giorno per voi nella Messa. Essi vi riconoscono come Papa, come riconoscono i loro vescovi diocesani». «Perché non
potete concedere loro una eccezione? Soprattutto considerando che date
prova di generosità verso altre confessioni, per esempio
ricevendo l’arcivescova anglicana di Canterbury; incontrando i
rappresentanti di altre religioni o visitando le moschee. Perché
non potete fare un gesto nei confronti dei vostri figli? Perché
non concedere loro in via eccezionale il permesso di consacrare dei
vescovi che vi ameranno e pregheranno per voi? In seguito, col tempo,
potrete trovare una soluzione duratura con essi. Questo richiede tempo.
Io mi appello dunque una nuova volta a voi, Santissimo Padre».
E il vescovo conclude con un incoraggiamento al Papa perché superi le pressioni: «Voi potete evitare questa ferita fatta di scomuniche e di anatemi, compiendo un generoso gesto pastorale. Questo è il mio appello, questo è quello che chiedono numerosi fedeli». «Santissimo Padre, siate un Padre. Siate un figlio di Sant’Agostino che lavora per la pace. Lasciate parlare il vostro cuore e non coloro che vi circondano e che potrebbero influenzarvi e consigliarvi di scomunicarli. Io vi prego, agite come un vero figlio di Sant’Agostino. Ascolate il vostro cuore. Evitate questa ferita della separazione. Voi potete farlo. Voi siete il padre di tutti». |