Follie europee

L’odio eco-sinistro per la buona tavola



di Antonio de Felip









Milano, Festa dell’Unità, pochi anni prima dell’Era della Covid-Dittatura.
Attira l’attenzione dei frequentatori la presenza di uno stand ove si svolgevano dei cooking show (si chiamano così) di insetti, gestito da un’associazione di nome Entonote che si era data lo strategico obiettivo di comunicare “i valori di sostenibilità e nutrizione dell’insetto commestibile”.

Notare l’immancabile, abusato, fastidiosissimo sostantivo: “sostenibilità” che giustifica ormai ogni cretinata. Certo, è curioso vedere una Festa dell’Unità, che era il trionfo delle salamelle e delle costine alla brace il cui profumo si diffondeva per chilometri come migliore forma di marketing politico, fare propaganda al nuovo credo “entomofagista”. Fulminante, a proposito, fu il titolo del quotidiano Libero: “I comunisti non mangiano più i bambini. Si accontentano solo degli insetti”.

Certo, anche i frequentatori delle Feste dell’Unità, se le fanno ancora, hanno subito una Grande Sostituzione. Invece di una classe operaia in decisa riduzione socio-demografica e che ormai vota maggioritariamente a destra, questi eventi vengono oggi frequentati da fighetti liberal urbani disposti anche, in nome della “sostenibilità” e della Salvezza della Terra, a mangiare qualsiasi schifezza.

Nel frattempo l’Unione Europea ha già approvato (già, perché quello che mangiamo deve essere approvato dai lorsignori di Bruxelles) il consumo della locusta migratoria, delle larve delle tarme e di decine di altri tipi d’insetti.
Non solo, ne ha anche raccomandato l’uso. Perché? Perché l’Ue era ed è tuttora dominata da una potentissima lobby che unisce ecologisti, catastrofisti, vegan-vegetariani, animalisti, salutisti e piagnoni di varia natura, tutti accomunati da un sentimento feroce e profondo: l’odio per la buona tavola, il buon vino, i piccoli piaceri della vita.

Sì, vogliono introdursi nella nostra vita quotidiana, renderla sempre più difficile, molestarci nei nostri gesti di ogni giorno con obblighi e divieti, proibirci i piccoli piaceri o le piccole comodità che ci rendono più accettabile il vivere.

Il vecchio aforisma di George Bernard Shaw: “Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare” dovrebbe essere aggiornato con l’aggiunta di: “… o sono anti-ecologiche”.

Gli ambientalisti, che già per loro natura sono tristi, cupi, perennemente incazzati, somiglianti sempre di più a quelle turbe medioevali di straccioni flagellanti eretici – da cui la Chiesa, allora saggia, sempre diffidò – che disturbavano la quiete pubblica urlando: “penitenziagite, penitenziagite” (lo narra Umberto Eco, quindi è Verità inoppugnabile), vogliono rovinarci la vita con le loro molestie, i loro predicozzi, i loro divieti.

I nuovi eco-flagellanti in saio verde ci ordinano di pentirci delle nostre colpe tecnologiche ed ecologiche, di cambiare vita, di rinunciare penitenziamene a tutto ciò che è buono e piacevole, al buon cibo, al buon vino, ai barbecue, alle case calde d’inverno e fresche d’estate, ai viaggi, al Bello dell’arte e dei paesaggi non sconciati da pale eoliche o “campi” di pannelli solari.
E ci rompono quotidianamente le palle con quei tappi non staccabili, in nome della loro isterica plasticofobia.

L’Ue, sulla scorta della bizzarra menzogna della crisi climatica d’origine antropica, ridicolizzata da scienziati come Carlo Rubbia, Antonino Zichichi, Franco Prodi, Franco Battaglia e migliaia di altri, ha dichiarato guerra al benessere degli Europei con lo sciagurato Green Deal che ha investito anche il mondo agricolo e quindi della buona tavola.

Da qui la guerra dichiarata dalla Ue alla zootecnia, con gli allevamenti messi sotto accusa: sono inquinanti (ah, i peti delle vacche!) e consumano troppa acqua. Ed ecco provvedimenti per imporre ai vari paesi di chiudere, o limitare, gli allevamenti.
L’Olanda, ascoltando le menzogne anticarne della Ue, decise, con trinariciuta obbedienza ai diktat di Bruxelles, di ridurre drasticamente gli allevamenti con disposizioni che avrebbero condotto alla chiusura del 30% di questi, al crollo della redditività dell’agricoltura e a un forte incremento del prezzo della carne. Solo le ruvide e rumorose proteste – la polizia arrivò a sparare ad altezza d’uomo contro le migliaia di allevatori e cittadini che manifestavano – e la vittoria alle elezioni di partiti meno fanaticamente green fermarono una catastrofe alimentare ed economica.
Tuttavia, ad Amsterdam permane l’assurdo divieto della pubblicità alla carne.

D’altronde la crociata contro la carne era stata lanciata anche dal famigerato World Economic Forum di Davos, sciagurata fonte di un eco-mondialismo arrogante, elitario e pauperizzante.
In una delle riunioni del Forum, Jim Hagemann Snabe, presidente della Siemens, aveva dichiarato: “Se un miliardo di persone smette di mangiare carne, avrà un grande impatto. Prevedo che avremo proteine che non verranno dalla carne in futuro. Saranno a zero emissioni di carbonio e molto più sane”.

La dichiarazione seguiva quella del patron del Forum Klaus Schwab, minaccioso guru vaticinante dalla montagna incantata di Davos: “Mentre l’umanità si muove ulteriormente verso un futuro post carbonio, le persone devono accettare che cose come mangiare carne e proprietà privata sono semplicemente insostenibili”.

Assai istruttivo quel “le persone devono accettare”. Un altro esempio di terrorismo alimentare: una commissione di “esperti” internazionali, la Eat Lancet Commission, ha elaborato una sorta di “bibbia alimentare” mondiale, in linea con le imposizioni dell’ONU sulla cosiddetta sostenibilità e gli sciagurati accordi di Parigi sul clima: “Il report ha delineato una dieta universale e chiede che i consumatori non abbiano più la libertà di scelta su cosa mangiare, mettendo a punto una strategia per obbligare i consumatori a mangiare cibi più sostenibili”. Ancora, occorre: “rimuovere le opzioni di scelta inappropriate”, “restringere le scelte”, “finanziare campagne per mettere al bando alcuni prodotti”.
Si vuole imporre una “dieta universale obbligatoria”, che azzeri le peculiarità locali e sostituisca gli alimenti tradizionali con i “cibi Frankenstein” delle multinazionali.

Di qui i cospicui finanziamenti dell’Unione per la ricerca e la produzione di carne sintetica, dimostratasi peraltro una mission impossible per i costi irragionevoli e il rifiuto dei consumatori.
Di qui gli ingenti investimenti per far accettare il consumo di insetti. Vogliono convincerci che chi mangia insetti salva il pianeta. Forse convinceranno qualche radical-chic afflitto da conformismo, ma non crediamo che la grandissima maggioranza delle famiglie italiane, che ancora santifica i pranzi domenicali in famiglia e la frequentazione di buone trattorie e ristoranti si converta all’orrore gastronomico voluto dagli ecologisti.

Altro recente fatterello. Dopo una lunghissima discussione durata, secondo alcune fonti, almeno un decennio, il Parlamento, la Commissione e il Consiglio dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sull’uso di alcune denominazioni quali, ad esempio, manzo, vitello, pollo, oca, tacchino, filetto, bistecca, costina, braciola, pancetta: potranno essere usate solo per prodotti di provenienza animale.

Verrebbe da citare ancora una volta la nota frase di Chesterton: “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”, oppure Monsieur de La Palisse.
Eppure si sono mobilitate le tre istituzioni che sgovernano la Ue per decidere l’ovvio. Sarebbe bastato chiederlo alla mitica, e ben più saggia, casalinga di Voghera.

Ma questa costosissima pantomima politico-burocratica dei nostri Padroni di Bruxelles è stata necessaria per resistere alla potente e arrogante lobby eco-vegana che vorrebbe vietare la carne e imporci il new food sponsorizzato dalle multinazionali della carne finta e del vero cibo-spazzatura.
Tuttavia questa del buon senso e del buon gusto è stata una vittoria a metà: con sommo disprezzo della realtà, della verità e per la soddisfazione perversa della lobby verde, potranno invece essere usate denominazioni come hamburger, burger, salsiccia, nuggets per indicare prodotti plant based, cioè schifezze fatte con ogni cosa ma non con la carne.

Non solo la carne, ma anche il pesce è sotto l’attacco degli eco-fanatici di Bruxelles, che ostacolano in ogni modo la pesca: esiste, ad esempio, una direttiva europea che vieta l’immissione, nelle acque interne italiane, di trote, salmerini e coregoni perché, secondo costoro, “non autoctone”, quando da secoli queste specie vengono allevate e pescate in Italia. E da anni l’Ue cerca di distruggere la nostra pesca marina con fermi biologici insensati, divieti ottusi, limitazioni di ogni tipo che colpiscono la flotta peschereccia italiana, un tempo fiorente, a favore della pesca industriale dei paesi del Nord.

Per fortuna che sembra bloccato (ma dai nostri dittatori dell’Ue ci si può aspettare di tutto) lo sciagurato progetto del cosiddetto Nutriscore, una perversa, obbligatoria valutazione “a semaforo” dei cibi in commercio sulla base di cervellotici criteri che avrebbero premiato i cibi industriali ultraprocessati a scapito dei cibi naturali.
Sulla base di questi criteri, il Parmigiano Reggiano o l’olio d’oliva sarebbero risultati “meno salubri” di una notissima bevanda gasata.
E, a proposito di olio d’oliva, non molti sanno che, per motivi di politica internazionale, i burocrati di Bruxelles favoriscono l’importazione di olio a basso costo dalla Tunisia e dalla Turchia e le etichette sulle bottiglie lo spacciano per “olio Ue”. 

In compenso, l’Unione volutamente non difende il Made in Italy alimentare dalla contraffazione. In un recente accordo con il Canada, ad esempio, si legittima l’uso di denominazioni protette, come Grana Padano e Parmigiano Reggiano, per produzioni locali di scarsissima qualità. Un falso alimentare legalizzato da Bruxelles, così come è stato legalizzato, in base ad accordi, un Prosecco australiano.

L’ultimo, recente attacco alla buona tavola è rappresentato dall’accordo Ue-Mercosur (Uruguay, Paraguay, Argentina e Brasile). Ferocemente combattuto dagli agricoltori europei, l’accordo consentirà ai paesi sudamericani di importare in Ue prodotti agricoli di bassa qualità, carne di animali allevati senza le tutele previste nei nostri paesi, verdure e frutta inquinate da pesticidi non consentiti da noi.
La Francia, che protegge la sua agricoltura a prescindere da chi la governa, si è battuta fino all’ultimo contro questo delitto alimentare. Il governo Meloni, ça va sans dire, ha invece votato a favore, nonostante la posizione fermamente contraria della Coldiretti, che pure governa molti voti.
Perché? Perché il nostro governo ha preferito cedere alle pressioni degli industriali, i quali, sperando in uno sviluppo dell’export, hanno sostenuto questo pericoloso accordo.

Di pari passo prosegue l’attacco dell’Unione europea al vino.
L’Irlanda, che non è certo un paese di astemi, è già stata autorizzata dall’Unione, nonostante la forte resistenza di Italia, Francia e Spagna, ad apporre sulle bottiglie di vino falsificanti e terroristici avvisi sulla presunta “cancerogenicità” del liquido di Bacco.
Sono già in corso manovre a livello di Commissione europea per estendere questo insensato obbligo di warning su tutte le bottiglie di vino destinate al consumo europeo.

La buona tavola è una componente essenziale della nostra cultura, della nostra società e della nostra civiltà. Innumerevoli sono le citazioni, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, riferite al vino e al cibo.
Il primo miracolo di Gesù, le nozze di Cana, e l’istituzione dell’Eucarestia e del Santo Sacrificio nella Messa avvengono a tavola.

La buona tavola è comunità, desco familiare, amicizia.
Ricorda il filosofo Roger Scruton: “La tavola è una esperienza di bellezza”.
Lo scrittore cattolico inglese Hilaire Belloc che, come il suo amico G. K. Chesterton, amava i piaceri della buona cucina ricorda: “Laddove splende il sole cattolico, c’è sempre allegria e buon vino rosso”.

Il cattolico J.R.R. Tolkien ci descrive gli Hobbit come cultori del buon cibo, della buona birra e del buon tabacco. Anche nei momenti più critici delle loro avventure: per Samvise Gangee nella cupa oscurità di Mordor è motivo di conforto pensare al buon cibo.
Il malvagio stregone Saruman che occupa, alla fine del Signore degli Anelli, la Contea degli Hobbit compie, come primo atto per l’instaurazione di un regime totalitario, la chiusura di tutte le osterie.

L’indifferenza per la bontà dei cibi e una visione “penitenziale” del cibarsi è semmai tipico della cultura protestante-calvinista del Nord Europa, i cui Stati vogliono imporci, infatti, questa “dittatura alimentare” eco-salutista e punitiva. Inoltre i paesi del Nord Europa, e con loro le multinazionali, guardano con astio il fatto che l’Italia sia una sorta di “grande potenza alimentare” e che il Made in Italy di qualità sottragga loro quote importanti di fatturato a livello internazionale.

Ma il motivo principale dell’aggressione alla buona tavola è probabilmente più profondo e da ricercarsi nelle ideologie antiumane che ispirano questi nemici del buon gusto.
Infatti, se il cibo è civiltà, identità, cultura, bellezza, tradizione, condivisione familiare e comunitaria, ecco che si spiega meglio l’attacco degli eco-mondialisti: costoro sono portatori di un odio infero per tutto ciò che è buono e bello, nobile e civile: lo dimostra il loro perverso desiderio di rovinare i bei paesaggi del nostro Paese, i suoi campi ben coltivati, i crinali delle colline con orrende pale eoliche e distese infinite di pannelli solari.
Non è casuale che gli eco-vandali abbiano cercato per anni (poi hanno capito che non pagava) di lordare e danneggiare le opere d’arte dei nostri musei e i nostri palazzi storici in nome della “salvezza della terra”.

Non dimentichiamo poi che gli ambientalisti, con i loro fanatismi parareligiosi, traggono la loro origine anche da un oscuro brodo di coltura emerso, o riemerso da lontane eresie, nella California degli anni ‘60 e ‘70 con la neo-barbarie del mondo hippy, il satanismo assassino di sette come The Family di Charles Manson che massacrò l’attrice Sharon Tate e altre persone come “sacrificio magico”, lo gnosticismo volgarizzato e in salsa americana della New Age, il misticismo allucinato e invertito dei consumatori di nuove droghe come l’LSD, le credenze nativiste, tribaliste e sciamanico-ecologiste che anticiparono l’apostasia bergogliana della venerazione di Pachamama e delle teologie “amazzoniche”

Da questo torbido, tellurico mondo nacque l’idea di una “Giornata della Terra” proposta dall’Università della California e che si celebrò per la prima volta il 22 aprile 1970, fatta poi propria dall’ONU nella stessa data e che ci è stata appena inflitta, come ogni anno.
Certo è che le sette ecologiste, con il loro odio per l’uomo, vertice del Creato, considerato il “cancro della Terra”, con i minacciosi inviti a ridurre drasticamente la popolazione mondiale anche mediante l’aborto, il suicidio, l’eutanasia e la sodomia, sono le eredi dell’eterna eresia gnostica.

Torniamo al cibo: verrà dunque un tempo in cui, in quella nuova, grande Mordor che è l’Unione Europea, dovremo sognare clandestinamente bruschette con buon olio italiano extravergine d’oliva e poi costine alla brace, fiorentine gustose, costolette ben croccanti, una buona bottiglia vino? O dovremo alimentarci con carne sintetica prodotta dagli infernali laboratori degli oligarchi, farine di larve e cavallette fritte?

In tempi lontani, un grande cuoco (perché oggi li chiamano chef?) della cucina italiana, Pellegrino Artusi, così diceva dei cattivi cibi: “Amo il bello e il buono ovunque si trovino e mi ripugna di veder straziata la grazia di Dio.”




 
giugno 2026
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