Germania-AfD:

L’incubo di un episcopato fuori dal mondo
 


di Fraternità San Pio X






Mons Gerhard Feige, vescovo di Magdeburgo


Bisogna risalire molto indietro nel tempo per trovare un divario così profondo tra l’episcopato nazionale e una forza politica di primo piano.
La condanna unanime emessa dai vescovi tedeschi, che qualificano l’Alternativa per la Germania (AfD) come partito «nazional-razziale», è l’indice delle tensioni che scuotono la Chiesa d’oltre Reno, alla vigilia di una storica elezione regionale il cui esito si preannuncia già drammatico.

La formazione politica nazional-conservatrice, sulla scorta delle più recenti proiezioni elettorali in Sassonia-Anhalt relative al prossimo scrutinio del 6 settembre 2026, si appresta, in caso di vittoria, a dirigere il primo governo regionale della sua storia.
Una ascesa folgorante che testimonia il divorzio tra la base popolare e le «élite» al potere.

Ma questa guerra aperta, fatta di parole e di ripetute accuse di deriva estremista, non deve far dimenticare che il partito di opposizione, forte di un crescente ancoraggio popolare nella Germania dell’Est, sta ormai assumendo posizioni chiaramente ostili contro gli storici privilegi finanziari delle confessioni religiose.

Il che terrorizza la elefantiaca e ricchissima burocrazia della Chiesa tedesca, costituita da migliaia di laici e da personale lautamente remunerato.
I funzionari ecclesiastici non sono chiaramente disposti a rinunciare ad un modello fiscale di Stato che assicura la loro opulenza materiale.
«Dal momento che le Chiese non trasmettono più il nucleo del messaggio cristiano e sono impegnate in una militanza politica di sinistra, non possono più pretendere dei privilegi fiscali». E’ quello che in sostanza denunciano i sostenitori dell’AfD, che prendono di mira direttamente il consolidato sistema delle tasse sulla religione (Kirchensteuer) e le sovvenzioni statali dirette.  

Mons. Gerhard Feige, vescovo di Magdeburgo, è uno dei prelati in prima linea che tentano di arginare questa ondata ostile, esortando i fedeli a fuggire il partito ribelle.
Nella sua diocesi, la realtà delle cifre è allarmante: su 66.000 cattolici registrati fiscalmente, appena 7.000 assistono ancora alla Messa dominicale. Un evidente deserto spirituale che esprime il fallimento di una pastorale secolarizzata, in cui le chiese si svuotano mentre l’apparato amministrativo si gonfia.

Luke Coppen, nelle colonne del giornale cattolico The Pillar, reagisce allo stesso modo, ricordando che la leggendaria ricchezza dei vescovi tedeschi costituisce in realtà la loro «massima vulnerabilità» di fronte ad un potere risoluto.

L’ironia è totale, soprattutto perché il deputato dell’AfD, Malte Kaufmann ha recentemente rivelato di aver incontrato Papa Leone XIV in Vaticano, ed ha riferito che il Sommo Pontefice si era dimostrato ricettivo alla sua difesa dei valori familiari tradizionali: uno schiaffo per l’episcopato locale, dato che non c’è «motivo di credere» che i prelati conservino la minima autorità morale sulla scelta degli elettori.

A pochi mesi delle elezioni decisive del prossimo 6 settembre, l’offensiva finanziaria pianificata dall’AfD contro un episcopato già duramente criticato per le derive eterodosse e costose del suo «Cammino sinodale», è un pessimo segnale per il progressismo ecclesiastico tedesco. 




giugno 2026
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