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| La consacrazione degli Stati Uniti al Sacro Cuore di Giovanni Surratto ![]() Durante una solenne celebrazione liturgica, i presuli hanno affidato la nazione all’amore misericordioso di Cristo, chiedendo per il popolo americano il dono della giustizia e della pace. Per la prima volta da Presidente della Conferenza, l’arcivescovo Paul S. Coakley ha rivolto il proprio indirizzo ai confratelli vescovi. È intervenuto anche l’arcivescovo Gabriele Caccia, nunzio apostolico negli Stati Uniti, nominato da Leone XIV all’inizio dell’anno. L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, rappresenta la prima consacrazione nazionale ufficiale del Paese al Sacro Cuore, ma si inserisce in una tradizione plurisecolare che ha visto numerose nazioni affidarsi al Cuore di Gesù nei momenti decisivi della loro storia. Per comprendere il significato di questo gesto occorre ricordare che la devozione al Sacro Cuore affonda le sue radici nelle rivelazioni ricevute da santa Margherita Maria Alacoque nel convento di Paray-le-Monial tra il 1673 e il 1675. Attraverso la suora visitandina, Cristo manifestò il desiderio che il Suo Cuore fosse venerato come simbolo dell’amore infinito di Dio per gli uomini e chiese in particolare che i governanti e le nazioni riconoscessero la sua sovranità. Da allora la devozione si diffuse rapidamente in tutta la Chiesa, sostenuta da numerosi Pontefici. La prima nazione a consacrarsi ufficialmente al Sacro Cuore fu l’Ecuador nel 1874. Il presidente Gabriel García Moreno, uno dei più eminenti statisti cattolici dell’Ottocento, volle che il suo Paese si ponesse sotto la protezione del Cuore di Gesù. L’atto ebbe una profonda risonanza internazionale e divenne un modello per altre nazioni cattoliche. Non è un caso che proprio l’Ecuador sia stato successivamente consacrato anche al Cuore Immacolato di Maria e che la sua costituzione abbia riconosciuto esplicitamente il ruolo della religione cattolica nella vita pubblica. Negli anni successivi seguirono altri Stati dell’America Latina. La Colombia si consacrò al Sacro Cuore nel 1902, al termine della devastante Guerra dei Mille Giorni, e il culto del Sacro Cuore divenne per decenni uno degli elementi caratterizzanti dell’identità nazionale colombiana. Analoghi atti di consacrazione furono compiuti in Costa Rica, El Salvador e in altri Paesi del continente. Anche l’Europa conobbe importanti consacrazioni nazionali. In Spagna la devozione al Sacro Cuore raggiunse un momento culminante nel 1919, quando il Re Alfonso XIII consacrò ufficialmente la nazione al Cuore di Gesù presso il monumento del Cerro de los Ángeles, vicino a Madrid. Quell’atto assunse un forte valore simbolico e fu considerato da molti cattolici come il riconoscimento pubblico della regalità sociale di Cristo. Durante la guerra civile spagnola il monumento venne profanato e distrutto, ma fu successivamente ricostruito, divenendo un simbolo della resistenza religiosa del popolo spagnolo all’anarco-comunismo. Particolarmente significativa fu anche la consacrazione del Portogallo. Nel 1931 l’episcopato portoghese affidò la nazione al Sacro Cuore di Gesù in un periodo di forti tensioni politiche e sociali. I vescovi portoghesi attribuirono a tale consacrazione la protezione del Paese durante la tragedia della guerra civile spagnola e della Seconda guerra mondiale, che non coinvolsero direttamente il territorio nazionale. Un posto speciale nella storia delle consacrazioni spetta poi alla Polonia. Dopo aver riconquistato l’indipendenza nel 1918, il Paese rinnovò più volte il proprio affidamento al Sacro Cuore, vedendo in esso una sorgente di forza spirituale contro le minacce provenienti sia dal nazismo sia dal comunismo. Sul piano universale, il momento più importante fu però il 1899, quando Papa Leone XIII consacrò l’intero genere umano al Sacro Cuore di Gesù. L’atto fu preparato dall’enciclica Annum Sacrum e venne definito dal Pontefice «il più grande atto del mio pontificato». Da allora la consacrazione personale, familiare e nazionale al Sacro Cuore è divenuta una delle espressioni più diffuse della spiritualità cattolica. In questa prospettiva la consacrazione degli Stati Uniti assume un significato che va oltre i confini del Paese, perché testimonia che la devozione al Sacro Cuore continua a esercitare una forza di attrazione anche in una società pluralistica e secolarizzata. L’importanza dell’evento è stata ulteriormente accresciuta da un fatto senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti. In un messaggio ufficiale diffuso dalla Casa Bianca, il Presidente Donald Trump ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa dei vescovi cattolici, dichiarando di unirsi spiritualmente alla consacrazione insieme alla First Lady. Trump ha definito la cerimonia «un momento potente della nostra storia nazionale» e «un commovente promemoria del fatto che l’America è sempre stata guidata dalla mano amorevole di Dio». Richiamandosi alle radici cristiane della nazione, il Presidente ha ricordato il ruolo svolto dai missionari, dai coloni e dai cattolici che contribuirono alla fondazione degli Stati Uniti, citando in particolare John Carroll, primo vescovo del Paese, e Charles Carroll, l’unico cattolico tra i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza. Egli ha inoltre evocato la collaborazione tra Giovanni Paolo II e Ronald Reagan nella lotta contro il comunismo ateo, presentando la consacrazione come un segno di continuità con la tradizione religiosa americana. Il messaggio si è concluso con l’auspicio che gli Stati Uniti possano continuare a essere, nei prossimi duecentocinquant’anni, «una terra di fede, un Paese di miracoli e una luce per tutte le nazioni». Si tratta probabilmente della prima volta che un presidente in carica interviene ufficialmente per salutare e sostenere una consacrazione nazionale al Sacro Cuore promossa dall’episcopato cattolico. Non sono mancate tuttavia alcune riserve da parte di ambienti cattolici tradizionali. Essi hanno osservato che la formula adottata dall’episcopato americano differisce dalle grandi consacrazioni al Sacro Cuore dell’età moderna, a cominciare da quella del 1899 con cui Leone XIII consacrò l’intero genere umano. Mentre il testo leoniano utilizzava ripetutamente il verbo «consacrare», la preghiera del 2026 usa un linguaggio più sobrio, incentrato sulla richiesta di benedizione e protezione per la nazione. Ciò costituirebbe un indebolimento del significato tradizionale dell’atto, che tuttavia i vescovi americani hanno presentato ufficialmente proprio come “Consacrazione degli Stati Uniti d’America al Sacratissimo Cuore di Gesù”. |