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| Gilbert Keith Chesterton 90 anni dopo. Un testimone della Fede ancora attuale ![]() Gilbert Keith Chesterton alla scrivania Cantastorie e testimone Fu un meraviglioso cantastorie, autore di tanti racconti e romanzi. Ma soprattutto fu un testimone della Fede. Ancor di più: un difensore della Fede. Il Cristianesimo è da almeno due secoli sotto attacco da parte delle ideologie dominanti, che hanno cercato in tutti i modi di avversarlo, di distruggerlo, di assimilarlo al mondo. Chesterton, invece, lo ha difeso: ha difeso la bellezza della Fede, dell’annuncio della Salvezza che è una persona: Gesù Cristo. E lo ha fatto con passione, con decisione, con simpatia, perfino. Fu un umorista, di un umorismo buono, mai sarcastico, mai cattivo. Nato in Inghilterra nel 1874 e morto a soli 62 anni, fu veramente un Uomo Vivo (come dice il titolo di un suo celebre romanzo). Un cristiano controcorrente. E per questo dopo tanti anni è ancora attuale: perché il conflitto tra la Chiesa e il Mondo sta assumendo - negli ultimi tempi - dimensioni drammatiche. Chesterton non era un filosofo, o un teologo, ma portava i lettori alla riflessione attraverso le sue storie. E tra le storie che più ci tenne a raccontare c’erano i Gialli, i Polizieschi. Dei racconti polizieschi difese le ragioni in un suo saggio, The Defendant: “Non è vero che il volgo preferisce la letteratura mediocre alle opere di gran pregio, né che ama i racconti polizieschi perché sono letteratura di infimo grado. (..) Bisogna riconoscere che numerosi racconti polizieschi traboccano di crimini eccezionali, proprio come un dramma di Shakespeare. (…) Non solo il racconto poliziesco è una forma d’arte perfettamente legittima, ma presenta certi vantaggi ben definiti e reali come strumento del benessere pubblico.” E ancora: “Il primo pregio fondamentale del racconto poliziesco consiste nel fatto che rappresenta il più antico, nonché l’unico genere di letteratura popolare in cui sia espressa una qualche consapevolezza della poesia della vita moderna”. Secondo Gilbert, “l’investigatore è il moderno eroe che viva la sua Iliade nei meandri delle strade della città. Era inevitabile che sorgesse una letteratura popolare che tenesse conto delle possibilità romantiche offerte dalla città moderna. I racconti polizieschi possono essere sobri e confortanti come le ballate di Robin Hood. Il romanzo poliziesco sottrae all’oblio il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle trasgressioni e la più romantica delle sommosse”. I traditori Trattando delle vigili sentinelle che difendono gli avamposti della società, egli tende a rammentarci che viviamo in un accampamento militare, in conflitto con un mondo caotico, e che i malfattori, figli del caos, non sono altro che traditori entro le mura della città. Per Chesterton il romanzo poliziesco ci offre uno spaccato realistico della vita umana, e si basa sul fatto che “la moralità è il più oscuro e ardito dei complotti”. Così aveva scritto ancora una volta in The Defendant. Una fama mondiale Gran parte della sua fama mondiale venne a Gilbert Keith Chesterton proprio da uno di questi personaggi, inizialmente solo una delle diverse figure di investigatore a cui pensava. Si trattava di un piccolo prete dalla faccia tonda, umile, dimesso, ma dalla mente pronta, straordinariamente acuta, in grado di gareggiare con i più abili poliziotti e delinquenti non in astuzia, ma in intelligenza. Un prete cattolico, personaggio che appare per la prima volta in un racconto del 1910, diversi anni prima quindi della sua conversione. Chesterton per primo fu stupito del successo di questo personaggio, e si trovò quasi obbligato a dargli continuità. Padre Brown aveva una sua ben precisa fonte di ispirazione: un sacerdote di origine irlandese, Padre John O’Connor, che lo scrittore aveva conosciuto nel 1903 e con il quale era subito nata una profonda amicizia. Gilbert rimase colpito dal suo tatto, dal suo spirito, dalla sua brillante intelligenza. Lo descrisse piccolo di statura, come Padre Brown, con “un’aria discreta da elfo”, senza l’apparenza dimessa del suo personaggio. I due cominciarono a frequentarsi, a fare lunghe passeggiate insieme nella campagna di Beaconsfield, un piccolo paese a metà strada tra Londra e Oxford dove Chesterton si trasferì poco dopo il matrimonio, a causa della salute cagionevole della moglie. Il sacerdote, il criminale e lo scrittore Visti da lontano, il mastodontico Gilbert e il minuto Padre O’Connor dovevano rassomigliare parecchio a Padre Brown e Flambeau, il famoso criminale internazionale convertito dal prete e trasformato nel suo inseparabile collaboratore, e il cui ateismo era capitolato di fronte alla ragionevolezza della fede. Negli anni in cui cominciò a frequentare Padre O’Connor, la fede cristiana di Gilbert era ancora imprecisa, ma non come quella di uno scettico, bensì come quella di un bambino che attende risposte dai grandi. Imparò ad amare e ad apprezzare il Cattolicesimo prima che nei suoi contenuti dottrinari, per quelle qualità di umiltà, semplicità e intelligenza che pose nel personaggio del prete investigatore. Dolore, Peccato, Fede, Speranza, Carità, Conversione In Padre Brown non c’è mai compiacimento dei propri successi: c’è il dolore per tutto il male che c’è nel mondo, un dolore sereno mitigato dalle tre virtù cardinali che egli incarna con semplicità: la fede, che non viene mai meno e che egli comunica e trasmette con naturalezza; la speranza, che anima la sua attività di prete e investigatore, con l’intenzione di salvare il peccatore, se non di impedire il peccato; la carità, ovvero l’amore, la capacità di offrire il perdono di Dio, il desiderio di vedere non la morte (o la punizione) del colpevole, ma la sua conversione. Letizia ed allegrezza “Non sono stato felice, ma ho trascorso giorni lieti” riflette l’irlandese Patrick Dalroy, il protagonista di uno dei più bei romanzi di Chesterton, L’Osteria Volante. Lo stesso si sarebbe detto di Gilbert, anche se la sua sonora, fragorosa risata, risuonata per anni nei locali dove si intratteneva con gli amici, testimoniava che, nelle traversie della vita, aveva sperimentato davvero la felicità, aveva assaporato almeno un poco dell’allegrezza di Dio. ![]() Una immaginaria composizione di Paolo Gulisano in cui si vede Chesterton e la moglie davanti alla loro casa |