Convegno a Milano

sulla Serva di Dio l’Imperatrice Zita



di Luigi Bertoldi



Pubblicato su Corrispondenza Romana





L'Imperatore Carlo d'Asburgo e l'Imperatrice Zita




Si è svolta sotto i migliori auspici nel giorno di Pentecoste, lo scorso 24 maggio, a Milano presso il convento dei Padri Cappuccini di viale Piave 2, la presentazione ufficiale della rappresentanza italiana dell’Associazione per la Beatificazione dell’Imperatrice Zita (1892-1989), consorte dell’ultimo Imperatore d’Austria, il beato Carlo I d’Asburgo.

Dopo la Santa Messa, presieduta da Padre Angelo Borghino, Ministro della Provincia religiosa di San Francesco dei Frati Cappuccini del Nord-Italia, e caratterizzata dall’appassionata e toccante omelia di Padre Marco Galdini, ci si è spostati nella sala delle conferenze per il convegno organizzato sul tema La vita della Serva di Dio Imperatrice Zita.

Dinanzi ad un folto ed interessato pubblico è intervenuto il dottor Mauro Faverzani, nominato rappresentante per l’Italia della prestigiosa Associazione.

Ripercorsi i primi anni di vita, il fidanzamento e poi il matrimonio con l’Arciduca Carlo, il relatore ha ricordato gli anni difficili della Prima Guerra Mondiale, l’ascesa al trono dopo la morte di Francesco Giuseppe, i tentativi condotti a favore della pace, purtroppo vani, l’esperienza drammatica e lacerante dell’esilio, la miseria che ne seguì e poi la malattia e morte dell’Imperatore Carlo.

Quando rimase vedova, Zita era incinta di otto mesi dell’ultimogenita: era sola, priva di risorse e con otto figli da mantenere.
Accolta dal re di Spagna, Alfonso XIII, visse in ristrettezze economiche.
Nel 1929 gli Asburgo si trasferirono in Belgio. Undici anni dopo, nel 1940, dovettero lasciare il Paese, invaso dai nazionalsocialisti, e divennero così profughi di guerra: si rifugiarono prima in Francia, poi in Portogallo, infine negli Stati Uniti; da qui seguitarono a raccogliere ed inviare aiuti in Patria.

Infine, si recarono prima a Montreal, in Canada, poi, nel 1949, a Tuxedo, nello Stato di New York, dove rimasero fino al 1953.
In quegli anni l’Imperatrice Zita iniziò a seguire il cammino verso la canonizzazione di suo marito Carlo.

Nel 1959 Zita si trasferì in un piccolo appartamento a Zizers, nella Svizzera tedesca. Nel 1971 le fu proibito di presenziare ai funerali della figlia Adelaide a Tulfes.
Nel 1982, però, le fu finalmente concesso di tornare in Patria, senza condizioni.

Il 13 novembre di quell’anno giunse a Vienna, dove l’attendeva una folla immensa, almeno ventimila persone.
Nell’estate del 1988 l’Imperatrice fu colpita da una brutta polmonite, che la costrinse a letto sino alla fine dell’inverno. La malattia la indebolì alquanto, stremandola.
Si spense silenziosamente, all’età di 96 anni, il 14 marzo 1989.

All’intervento storico del dottor Faverzani, ha fatto seguito l’intervento della dottoressa Elizabeth Montfort, già eurodeputata e Segretario Generale dell’Associazione per la Beatificazione dell’Imperatrice Zita, che ha ricordato come tale sodalizio sia sorto nel febbraio 2009 a sostegno del processo di beatificazione, aperto, su autorizzazione del Dicastero delle Cause dei Santi, il 9 dicembre dello stesso anno nella Diocesi di Le Mans.

La sede centrale dell’Associazione si trova presso l’Abbazia di San Pietro a Solesmes, poiché qui l’Imperatrice Zita era Oblata.
Il suo scopo è quello di far conoscere la sua vita, la sua spiritualità, i suoi scritti ed il suo ruolo storico; di promuovere i valori, che le hanno permesso di superare tutte le prove e di sviluppare uno spirito di servizio, soprattutto verso i piccoli e verso le persone bisognose; di operare per la solidità e la fecondità delle coppie e delle famiglie nel mondo moderno; di promuovere la sua causa di beatificazione prima e di canonizzazione poi.

L’associazione è già presente in Francia, Canada, Stati Uniti, Belgio, Malta, Croazia, Repubblica Ceca, Austria, Portogallo, Ungheria ed ora anche in Italia.

Presto lo sarà anche in Germania e Svizzera (il referente per l’Italia è il dott. Mauro Faverzani, associazionezita.italia@gmail.com).




Il dottor Mauro Faverzani e la dottoressa Elizabeth Montfort









 
giugno 2026
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