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| Il confronto Prevost-FSSPX. Ridotto all’osso di Martino Mora ![]() ridotto all’osso, lo scontro tra Prevost e la Fraternità San Pio X si riduce all’accettazione o al rifiuto del Concilio Vaticano II. Cioè dei valori del 1789 entrati nella Chiesa. O, ancora più precisamente, della resa pressoché incondizionata della gerarchia cattolica (avvenuta a partire dal Concilio) ai vincitori della Seconda guerra mondiale, e successivamente della Guerra Fredda. Cioè alla plutocrazia liberale. Tutto il resto, persino il dualismo tra la Messa tridentina e la Messa di Paolo VI, è il riflesso di questo scontro tra due religioni inconciliabili: quella del Dio che si è fatto uomo e quella dell’uomo che si fa Dio, sebbene quest’ultima sia da sessant’anni parodisticamente rivestita da un guscio (il papato, la gerarchia, gli ordini religiosi) sempre più vuoto al suo interno. Da una parte abbiamo la Chiesa, dall’altra una ONG mascherata da Chiesa. Da una parte la Chiesa che continua a fare della salvezza dell’anima la sua missione, dall’altra la Chiesa contraffatta e desacralizzata che, come Prevost, preferisce prostrarsi a idoli andini, benedire pezzi di ghiaccio e affermare che in moschea (o in sinagoga, non importa) c’è Dio. Pompando per giunta in ogni modo la sostituzione etnica dei popoli europei, in nome del dirittumanismo mondialista. Per questo Prevost – che è un Bergoglio dal volto umano – ha rifiutato persino di incontrare un rappresentante dei vescovi e sacerdoti della FSSPX. Come ha rifiutato di incontrare monsignor Viganò. Il martellante mantra conciliare del “dialogo” non vale per coloro che mettono in discussione la resa incondizionata e dissolutiva ai poteri mondani. Cioè per coloro che ancora si oppongono alla definitiva trasformazione della Chiesa di Cristo nella parodia di sé stessa. |