Lettera al vescovo di Verona



di Domenico Ferro







A S. Ecc. Rev.ma Mons. Domenico Pompili
Vescovo della diocesi di Verona

vescovado@diocesivr.it


21 giugno 2026




Rolando Rivi



Rolando Maria Rivi è stato un seminarista cattolico, ucciso da una formazione partigiana comunista. (…) Dopo tre giorni di percosse, umiliazioni e sevizie, il 13 aprile1945 venne condotto in un bosco in località Piane di Monchio, frazione di Palagano.
Secondo le testimonianze, dopo aver trascorso un ultimo momento in preghiera, venne assassinato dal commissario politico del distaccamento partigiano [Giuseppe Corghi] con due colpi di pistola, uno alla tempia e uno al cuore.





Luisa Ferida e Osvaldo Valenti



A 31 anni, il 30 aprile 1945, Luisa Ferida, al suo quarto mese di gravidanza, fu fucilata dai partigiani in via Poliziano a Milano assieme a Osvaldo Valenti [il suo compagno] (…) Responsabile dell’esecuzione tramite fucilazione fu Giuseppe Marozin, capo della divisione Pasubio (…) Nel corso del procedimento penale a suo carico per quel crimine, Marozin ebbe a dichiarare: «La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente. (...)». Marozin sostenne anche, per discolparsi, che l’ordine di procedere all’esecuzione di Ferida e Valenti fosse venuto direttamente dal C.L.N.A.I. nella persona di Sandro Pertini, dichiarando: «Quel giorno - 30 aprile 1945 - Pertini mi telefonò tre volte dicendomi: “Fucilali, e non perdere tempo!”.




I sette fratelli Govoni


Tra le vittime di questa seconda strage [di Argelato] vi furono i sette fratelli Govoni (Dino, Emo, Augusto, Ida, Marino, Giuseppe, Primo).
Subito dopo il 25 aprile i due fratelli Marino e Dino Govoni furono convocati dal CLN, ma non essendo possibile muovergli alcun addebito furono subito rilasciati.
L’11 maggio 1945 i partigiani della Brigata garibaldina “Paolo” si presentarono presso la casa del vecchio padre, dove trovarono soltanto Marino, che fu sequestrato, e sempre il mattino fecero irruzione nella casa di Ida Govoni dove abitava con il marito e mentre stava allattando la figlia, fu sequestrata. Il marito di Ida, che non volle abbandonare la giovane moglie, salì anch’egli sul camion, ma fu poi costretto a discenderne.

L’automezzo proseguì per Pieve di Cento verso il podere di Emilio Grazia dove gli altri cinque fratelli, ignari della situazione, si erano recati per ballare e lì furono anch’essi sequestrati. Presi prigionieri i sette fratelli, i partigiani andarono a San Giorgio di Piano a prelevare altre dieci persone (…) Dapprima alla spicciolata, poi sempre più numerosi, arrivarono altri comunisti alla casa colonica di Emilio Grazia. Per ore, nello stanzone dove erano rinchiusi, i prigionieri subirono un violento linciaggio, con pugni, calci e colpi di bastone, furono seviziati, e coloro che non morirono per le torture furono strangolati. Nessuna delle vittime morì per arma da fuoco. I beni trovati in possesso degli uccisi, come accertato dalla magistratura, furono spartiti tra i partigiani.”.






Mons. Domenico Pompili



Eccellenza Reverendissima,

ho appreso, con sconcerto, della Sua iscrizione all’ANPI.
Mi sembra di capire che codesta Sua scelta sia maturata nel contesto di un “percorso di prossimità” fra la Chiesa e l’Associazione, riguardante anche temi come la dignità della persona umana.
Mi sono permesso di riportare in apertura la cronaca di tre episodi (tre fra i tanti: solo quelli riguardanti i sacerdoti uccisi dai partigiani sono oltre 120), dai quali si può evincere con sufficiente chiarezza quale sia per i partigiani comunisti e quindi per l’ANPI il concetto di dignità della persona umana.

Penso che se Lei vorrà essere fedele alla Sua nuova appartenenza ora dovrà battersi su altri temi cari all’ANPI, tipo la tutela del diritto all’aborto, i “matrimoni” fra persone dello stesso sesso, l’utero in affitto, la limitazione della libertà di opinione sull’ideologia gender e così via, oltre a dover riconoscere sempre come positiva l’attività svolta dai partigiani comunisti sia prima sia dopo la fine della guerra.

Certo Lei non deve rendere conto a me delle Sue scelte, di questo sono più che convinto. Sono pure convinto, però, che io per le mie dovrò renderlo a Chi dovrà, come me e come tutti, renderlo anche Lei; e siccome, per quanto mi riguarda, ho già un elenco abbastanza lungo, vorrei evitare di aggiungervi anche la scelta di essere omertoso su codesto evento, che, viste fra l’altro le conseguenze, da me sopra accennate, che esso comporta, a me sembra - e mi corregga pure, se sbaglio - che possa generare confusione e disorientamento in molti fedeli.

La ringrazio per la cortese attenzione e Le porgo deferenti ossequi.

San Ferdinando (RC, Diocesi di Oppido-Palmi) 21 giugno 2026

Dev.mo Domenico Ferro








 
giugno 2026
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