La liturgia della

consacrazione dei vescovi




di  Don Nicolas Cadiet, FSSPX







Consacrazione 4 vescovi - Ecône - 30 giugno 1988



La cerimonia annunciata per il 1 luglio a Ecône è rara nella Chiesa e, per ragioni evidenti, ancora più rara col rito tradizionale, perché i libri liturgici del 1962 non sono usati nelle diocesi.

Poiché la liturgia esprime il dogma e la meditazione della Chiesa, ci è sembrato opportuno presentare una visione d’insieme.


Normalmente la cerimonia si svolge di Domenica

Normalmente, la consacrazione di vescovi si svolge in una Domenica o in una festa di un Apostolo, può svolgersi in un altro giorno di festa dopo che si è ottenuto un permesso speciale.

Il Concilio di Nicea prescriveva che a celebrare il rito fossero tre vescovi, ad indicare che il nuovo consacrato sarebbe stato integrato nel corpo dei vescovi (1). Dei tre vescovi, quello che celebra la cerimonia è il consacratore, mentre gli altri due sono i co-consacratori. Tutti e tre i vescovi imporranno le mani e pronunceranno la formula essenziale di consacrazione, ad indicare l’effettivo conferimento del sacramento (2).

Tuttavia, per lungo tempo, il Papa consacrava i vescovi da solo, ad significare il suo primato sul collegio episcopale.



Esame dei candidati

Dopo che il clero ha preso posto nel coro, prima dell’inizio della Messa, il vescovo consacratore verifica l’idoneità dei candidati e si assicura che esista il mandato apostolico, cioè un mandato rilasciato dal Papa.

Questo famoso mandato è richiesto solo da quando Roma si è riservata la nomina dei vescovi, che, contrariamente a quanto si dice qua e là, risale solo al Medioevo (3).
In effetti, la disciplina originaria della Chiesa lasciava al popolo e al clero di una diocesi la cura di eleggere il nuovo vescovo, con la conferma dell’arcivescovo.

L’intervento sempre più invadente dei principi temporali nella designazione dei vescovi, indusse la Sede Apostolica a riservarsi tali decisioni così importanti.

E’ chiaro che l’incarico più importante non consiste nel potere episcopale di conferire la Cresima e le ordinazioni sacerdotali, ma nel governo della diocesi, cosa a cui il potere temporale non è stato mai indifferente, se non altro per motivi finanziarii, particolarmente importanti quando la Chiesa godeva di una vasto patrimonio come sotto l’Antico Regime.

Di fatto, la liturgia della consacrazione dei vescovi  non fa quasi alcuna differenza (4) tra il caso di un vescovo consacrato per governare una diocesi e quello di un vescovo destinato ad una funzione ausiliaria, quella di Nunzio o di un altro incarico senza giurisdizione ordinaria: il caso normale è quello del vescovo diocesano, anche se l’uso di consacrare dei vescovi senza giurisdizione esiste da molto tempo.

Relativamente alla cerimonia del prossimo 1 luglio, i testi liturgici che richiamano il governo di una diocesi saranno adattati al caso dei vescovi ausiliarii, il cui compito sarà soprattutto di conferire i sacramenti.

Dopo la lettura del mandato, il vescovo consacratore rivolge una serie di domande ai candidati, per verificare la loro disposizione a praticare le virtù richieste ad un pastore di una diocesi e la loro ferma adesione alla fede cattolica. Si tratta di un testo di cui si trova traccia negli antichi statuti delle diocesi della Gallia.



L’inizio della Messa

Completato l’esame, il vescovo consacratore inizia la Messa con le preghiere ai piedi dell’Altare, con al suo fianco i candidati all’episcopato.

Quando egli sale all’Altare per l’incensamento, i candidati si recano ad un altare predisposto a fianco per togliersi la cappa e rivestire i paramenti richiesti per la Messa: la stola non incrociata sul petto, la croce pettorale e due tuniche. Essi proseguono la Messa solo fino al versetto dell’Alleluia, dopo di che si recano all’Altare principale, dove il celebrante interrompe la Messa per procedere ai riti proprii della consacrazione.



La consacrazione episcopale propriamente detta

Prima di celebrare questi riti, il vescovo consacratore ricorda succintamente le funzioni del vescovo: judicare, interpretari, consecrare, ordinare, offerre, baptizare et confirmare. (5).

Nelle ordinazioni inferiori, il vescovo pronuncia una esortazione più dettagliata per spiegare ai seminaristi quali saranno i loro compiti; in questo caso egli è un superiore che spiega paternamente quali funzioni sta loro affidando, e li esorta ad esserne degni.
Nella consacrazione dei vescovi, tale esortazione è più concisa perché consiste nell’introdurre i candidati, di cui egli non è il superiore, nel corpo dei vescovi, cioè al suo stesso rango.

Si prosegue con il canto delle Litanie dei Santi, caratteristiche degli atti più importanti della vita della Chiesa.

In seguito si svolge un rito già attestato nel IV secolo, cioè quando la Chiesa, dopo il periodo delle persecuzioni, poté dispiegare i fasti della liturgia e predisporre gli archivi.
Si tratta dell’imposizione dell’evangeliario sulla testa e sulle spalle dei futuri vescovi: come successori degli Apostoli essi devono trasmettere il deposito della Rivelazione, non solo con la predicazione, ma anche con l’esempio della loro vita; quindi devono essere impregnati dello spirito del Vangelo.

Mentre si mantiene il libro su di loro, il vescovo consacratore e i due vescovi co-consacratori, impongono le mani dicendo: «Accipe Spiritum Sanctum».
Poi, dopo una preghiera, essi pronunciano il prefazio consacratorio, che magnifica il sacerdozio del Nuovo Testamento rispetto al Vecchio, in cui il prestigio esteriore prefigurava lo splendore della grazia soprannaturale conferita nei sacramenti della Nuova Legge (6).

Le parole «Comple in sacerdotibus tuis… », pronunciate senza cantare, costituiscono, insieme all’imposizione delle mani, l’essenza del sacramento. Completata questa procedura, i candidati sono vescovi a tutti gli effetti; e il seguito della cerimonia espliciterà gli attributi dei nuovi vescovi e la preghiera che la Chiesa offra per loro.

Il prefazio consacratorio è interrotto dal rito dell’unzione della testa dei nuovi vescovi con il Santo Crisma, al canto del Veni Creator.
I loro capi vengono precedentemente avvolti con panni bianchi , come si fa con le mani dei nuovi sacerdoti nella Messa di ordinazione e come si farà con le mani dei nuovi vescovi, a titolo precauzionale, - del tutto simbolico, a dire il vero -, per evitare che il Santo Crisma si disperda.

Quindi, prosegue il prefazio consacratorio, chiedendo per i nuovi pontefici le virtù richieste per il loro ufficio: lo zelo nell’evangelizzare, la purezza della predicazione, il potere delle chiavi, la ferma autorità e l’efficacia della loro preghiera nell’implorare la misericordia divina.

Concluso il prefazio, al canto dell’antifona Unguentum e del Salmo 132 che esalta la carità rappresentata dall’Olio versato sul capo di Aronne, si procede con il Santo Crisma che unge le mani, tenute insieme da un panno legato al collo dei nuovi vescovi.

Con le mani giunte orizzontalmente, essi ricevono il pastorale che toccano con l’indice e il medio di entrambe le mani, poi ricevono l’anello, mentre il libro dei Vangeli viene tolto dalle loro spalle.

Il bastone pastorale significa l’autorità sui fedeli; l’anello significa l’unione sponsale di Cristo con la Chiesa (7), e la tradizione dell’evangeliario significa il compito di predicare il Vangelo.

La consegna del pastorale e dell’anello, simboli della trasmissione del potere di governare, nel Medioevo fu oggetto di una grave crisi che opponeva il papato al potere temporale, il quale pretendeva di investire esso stesso i vescovi; questa crisi ha conservato il nome di lotta per le investiture.

La difficoltà derivava nell’unione, nel potere episcopale diocesano, di un potere spirituale e di un potere temporale, sul quale i Re e gli Imperatori rivendicavano la sovranità. Il papato giunse difficilmente ad assicurare l’esclusività della trasmissione del pastorale e dell’anello.



Seguito della Messa e concelebrazione

Completati questi riti, i nuovi vescovi si ritirano al loro altare per le purificazioni delle unzioni – le loro teste e le loro mani vengono asciugate perché non resti traccia del Santo Crisma – e per continuare la Messa fino all’antifona dell’Offertorio.

Recitata l’antifona, i nuovi vescovi si presentano al consacratore per offrirgli due ceri, due pani e due piccole botti di vino, in ringraziamento per la grazia loro trasmessa, proprio come i seminaristi offrono un cero al vescovo che ha conferito loto l’ordinazione.

A questo punto, la Messa prosegue come per l’ordinazione dei sacerdoti, essa sarà concelebrata dal vescovo consacratore e dai vescovi consacrati. Ma diversamente di come accade per i semplici sacerdoti, che rimangono in ginocchio nel coro accompagnati dal loro sacerdote assistente, i vescovi concelebranti rimangono in piedi sul fianco destro dell’Altare, compiendo gli stessi gesti del celebrante.
Essi consacreranno una sola grande Ostia e il Calice e riceveranno la Comunione da questa stessa Ostia e dal preziosissimo Sangue.

E importante notare che, nei documenti storici, la prima preghiera del Canone della Messa, che ci è stata trasmessa fin dall’antichità della Chiesa, sia inserita in un rito consacrazione di un vescovo. E’ la preghiera riportata nella Tradizione Apostolica di Sant’Ippolito.

Questo elemento storico permette di sottolineare che la celebrazione della Messa è principalmente di competenza dei Successori degli Apostoli, a cui il Salvatore ha affidato il Suo Corpo e il Suo Sangue per offrire il Sacrificio «in memoria di me». I semplici sacerdoti sono solo dei collaboratori dei vescovi.

La Messa prosegue, e tutti i celebranti si comunicano con la stessa Ostia e con lo stesso calice.

Durante la recita dell’antifona della comunione e della postcomunione da parte del consacratore sul lato destro dell’Altare, i concelebranti si fanno da parte e si ritirano sul lato sinistro. Il pontefice impartisce infine l’abituale benedizione pontificale.



Ultimi riti

Effettuata la benedizione pontificale, i nuovi vescovi si presentato davanti al consacratore per ricevere la mitria e i guanti, debitamente benedetti.

Il pontefice, imponendo i guanti, ricorda che Giacobbe si rivestì con pelli di animali per spacciarsi agli occhi di Isacco per suo fratello Esaù, così da ricevere la benedizione riservata al primogenito.

Allo stesso modo, rivestiti con tutte le insegne pontificali, i nuovi vescovi verranno intronizzati, cioè condotti e fatti sedere sulla panca disposta davanti all’Altare, rivolti verso i fedeli. Questa posizione, seduti davanti al popolo, è il segno dell’autorità pacifica del pastore.
Nel caso della consacrazione di un vescovo diocesano nella sua Cattedrale, egli viene fatto sedere sul suo trono.

Quindi, al canto del Te Deum, i vescovi sono invitati a percorrere le fila dei fedeli per benedirli.

Tornati al loro posto, essi ascoltano la preghiera pronunciata dal consacratore – la stessa che si usa per pregare per il Papa durante la benedizione del Santissimo Sacramento. Quindi essi impartiscono, ciascuno a suo turno, la benedizione pontificale dall’Altare.

La cerimonia si chiude con un gesto di pietà filiale dei nuovi vescovi verso il loro consacratore. Questi rimane sul lato sinistro dell’Altare, quello del Vangelo, e ognuno dei nuovi vescovi, partendo dal lato dell’Epistola, va verso di lui genuflettendo tre volte e augurandogli Ad multos annos, un antico modo per augurargli lunga vita.

Quest’uso, fu adottato inizialmente in onore del Papa quando egli stesso provvedeva all’ordinazione dei vescovi, poi si diffuse a tutti casi di consacrazione episcopale.
Esso si conclude col bacio della pace.



Il ringraziamento

Infine, tutto il clero abbandona il coro in processione, mentre i vescovi recitano come ringraziamento l’ultimo Vangelo, il Prologo di San Giovanni.

La cerimonia del 1 luglio sarà senza dubbio una grande gioia in virtù delle grazie conferite ai nuovi vescovi di fronte ai fedeli, ma sarà temperata dalla tristezza perché bisognerà celebrarla in circostanze di crisi: con una pretesa arcivescova di Canterbury ricevuta in Vaticano in pompa magna e con dei vescovi cattolici che si sono inchinati per ricevere la sua «benedizione» (8); con un vescovo cattolico che partecipa attivamente ad una “ordinazione episcopale anglicana» (9) – aveva costui il mandato pontificio? -, mentre i fedeli cattolici rischiano forse un’accusa di scisma.

Comunque sia, il ricordo delle grazie diffuse in questa occasione non deve andare perduto, e la consuetudine della Chiesa tradotta nella liturgia raccomanda di celebrare nelle diocesi l’anniversario della consacrazione del vescovo, perché la grazia ricevuta in quella occasione si riversa su tutti e quindi la gioia dev’essere comune.

Mutatis mutandis, noi conserveremo la riconoscenza per i doni soprannaturali elargiti dall’episcopato ausiliare conferito ai nuovi vescovi.

Deus, omnium fidelium pastor et rector, hos famulos tuos, quos Ecclesiae tuae præesse voluisti, propitius respice : da eis, quæsumus, verbo et exemplo quibus praesunt, proficere ; ut ad vitam, una cum grege sibi credito, perveniant sempiternam. Per Christum Dominum nostrum.

O Dio, guida e pastore di tutti i fedeli, guardate con benevolenza i vostri servitori che avete voluto stabilire come pastori a capo della vostra Chiesa; concedete loro di servire con la parola e con l’esempio coloro che essi dirigono e di pervenire così alla vita eterna  con il gregge che avete loro affidato. Per Cristo Nostro Signore.



NOTE

1 – E non per assicurare la validità, come se la Chiesa dubitasse a priori della sincerità dei suoi ministri. Altrimenti bisognerebbe moltiplicare i ministri per tutti i sacramenti, soprattutto per il battesimo. 
2 – Questo fu precisato solennemente da Papa Pio XII nella Costituzione Apostolica Sacramentum ordinis del 30 novembre 1947 e ripreso esplicitamente nel Pontificale.
3 - Dom Pierre de Puniet, Le Pontifical romain – Histoire et commentaire, t. II, Desclée de Brouwer, 1931, pp. 17-18.
4 – Questa differenza è espressa solo al momento del rito di intronizzazione, quando il nuovo vescovo è condotto al trono dal vescovo consacratore: se la consacrazione avviene nella Cattedrale della diocesi che governerà, viene condotto al seggio liturgico dal vescovo della diocesi. Altrimenti viene condotto ad un seggio predisposto davanti all’Altare, rivolto verso i fedeli.
5 – «judicare»: è una funzione di governo del vescovo diocesano. «interpretari»: si tratta di trasmettere il Vangelo secondo la dottrina della Chiesa e non secondo le fantasie di un qualunque novatore; «consecrari»: equivale a consacrare, ordinare, offrire, battezzare e confermare: si tratta dell’amministrazione dei sacramenti e della celebrazione della Messa.  Sono poi richiamati i tre compiti di insegnare, santificare e governare.
6 – La maggior parte di questi testi risale a Leone Magno.
7 – Come il matrimonio è indissolubile, così per lungo tempo non fu ammesso che un vescovo potesse essere trasferito da una diocesi ad un’altra. Tuttavia, non si tratta di materia di diritto divino: San Pietro governò la Chiesa di Antiochia prima di recarsi a Roma per diventarne il primo vescovo.
8 – Cfr. Infovaticana del 25 aprile 2026.
9 – Cfr. FSSPX.News, «Fresno: un vescovo cattolico co-consacra un vescovo anglicano; «sarà scomunicato?»; il video completo è dispobile su YouTube.






 
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