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| La Fraternità San Pio X: una storia d’amore Lettera pastorale di Mons. Joseph Strickland 25 giugno 2026 ![]() Roma - Basilica di San Pietro - Pellegrinaggio della Fraternità ottobre 2025 Presentazione
della Fraternità
Mons. Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas, USA, ha pubblicato il 25 giugno 2026 una lettera pastorale intitolata: «La FSSPX: una storia d’amore», nella quale invita a guardare in modo spassionato la Fraternità San Pio X. Senza entrare nei dibattiti canonici, egli sottolinea che l’attaccamento dei sacerdoti e dei fedeli della Fraternità alla Messa tradizionale, alla dottrina cattolica e alla Tradizione, deriva innanzi tutto da un profondo amore per Cristo e per la Sua Chiesa. Lettera
pastorale
«Quand’anche avessi tutta la fede al punto da spostare le montagne, se non avessi l’amore non sarei nulla» (I Cor. 13, 2). In questi momenti di grande tensione che attraversa la Chiesa, noi dobbiamo ricordarci che ogni giudizio emesso deve servire, in ultima analisi, alla salvezza delle anime. La verità non può mai essere separata dalla carità, così come la carità non può essere separata dalla verità. Mentre proseguono le discussioni sulla Fraternità San Pio X, io credo che dobbiamo porci una domanda che va al di là degli argomenti canonici o delle controversie storiche: cos’è che ha animato questi sacerdoti e questi fedeli negli ultimi cinquant’anni? Per comprendere la Fraternità, bisogna risalire alle sue origini. Mons. Marcel Lefebvre non si è impegnato su questa strada perché era facile, né perché gli procurasse onore o tranquillità. Qualunque sia l’opinione che si possa avere su ciascuna delle sue decisioni, pochi metterebbero in dubbio le immense sofferenze personali che egli sopportò. Egli era convinto che i preziosi tesori affidati da Cristo alla Sua Chiesa: il Santo Sacrificio della Messa, la celebrazione rispettosa del Santi Misteri, la formazione di santi sacerdoti e l’immutabile insegnamento della fede cattolica; rischiavano di essere sminuiti. La sua risposta nacque dal profondo desiderio di preservare e di trasmettere ciò che generazioni di cattolici avevano ricevuto con gratitudine. Questo amore per la sacra eredità della Chiesa continua ad ispirare numerosi sacerdoti, religiosi e famiglie cattoliche che hanno accettato l’incomprensione e il sacrificio perché ritenevano che tali tesori meritavano di essere conservati per le future generazioni. Osservando onestamente la loro storia, si scoprono uomini e donne che hanno sacrificato molto perché erano convinti di preservare i tesori affidati alla Chiesa da Cristo stesso: il Santo Sacrificio della Messa, il rispetto dovuto alla Santissima Eucarestia, l’immutabile dottrina della fede cattolica e le sacre tradizioni trasmesse nel corso dei secoli. Se ognuna delle decisioni prese lungo questo cammino è stata sempre prudente è una questione che i cattolici ragionevoli possono dibattere. Ma è difficile negare l’amore che ha ispirato innumerevoli sacrifici, vocazioni, famiglie e anime fedeli che hanno desiderato una cosa sola: rimanere vicini a Nostro Signore e fedeli al deposito della fede. La Chiesa ha sempre riconosciuto che la disciplina esiste per guarire, riconciliare e servire il bene delle anime. Essa non dovrebbe mai essere esercitata in modo da oscurare il sincero amore che molti provano per Cristo e per la Sua Chiesa. E’ giunto il momento per una riflessione sincera. Dappertutto nel mondo, numerose contestazioni pubbliche della dottrina e della morale cattoliche hanno sparso una profonda confusione tra i fedeli. Naturalmente, i cattolici si chiedono: perché coloro che rifiutano apertamente gli insegnamenti della Chiesa sembra che siano oggetto di poche correzioni, mentre coloro che desiderano profondamente preservare la sacra eredità della Chiesa sembrano esposti alle sanzioni più gravi? Tali domande non dovrebbero essere scartate, ma dovrebbero ricevere risposte improntate alla giustizia, alla saggezza e alla carità. Nessun cattolico dovrebbe gioire delle divisioni. Ogni fedele dovrebbe pregare per la piena unità visibile della Chiesa. Ma l’unità non si rafforza né col sospetto né col timore; essa cresce con la mutua fiducia, con l’umiltà e il riconoscimento dell’amore sincero ovunque esso si trovi. Nostro Signore ci ha insegnato che il più grande comandamento è l’amore: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo. Se noi partiamo da questo principio, parleremo diversamente gli uni degli altri, giudicheremo con maggiore prudenza e cercheremo la riconciliazione con maggiore zelo. Affidando questa situazione alla divina Provvidenza, io chiedo ad ogni cattolico di pregare, non solo per i fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma anche per il Santo Padre, per i vescovi e per tutti coloro che hanno la grave responsabilità di guidare il gregge di Cristo. Che ciascuno di noi esamini il proprio cuore davanti al Sacro Cuore di Gesù. Che coloro che hanno lavorato a preservare le sacre tradizioni della Chiesa continuino ad agire con umiltà, fedeltà e carità. E che coloro che devono prendere decisioni per la Chiesa universale sappiano scrutare nel più profondo del cuore di coloro che sono loro affidati, riconoscendo non solo le loro azioni, ma anche l’amore che ha ispirato tali sacrifici. Il Sacro Cuore di Gesù non è diviso contro se stesso. Il Suo Cuore è la fonte della verità e dell’amore, della giustizia e della misericordia. E’ a questo Sacro Cuore che oggi dobbiamo rivolgerci. Se il Cuore di Cristo ci guida, allora la verità non sarà mai annunciata senza la carità; la giustizia non sarà mai esercitata senza misericordia e l’autorità sarà sempre ordinata alla salvezza delle anime. Che la Madonna, Madre della Chiesa, interceda per tutti i suoi figli, affinché noi rimaniamo fermi nella pienezza della fede cattolica, amandoci gli uni gli altri con la stessa carità del suo divino Figlio. «Ora, dunque, rimangono queste tre virtù: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità» (I Cor. 13, 13). E che Dio Onnipotente vi benedica, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen. + Joseph E. Strickland |