Reazioni alla lettera inviata il 29 giugno 2026 da Papa Leone XIV

al Superiore Generale della Fraternità San Pio X








Alcune reazioni tratte dal sito di Aldo Maria Valli




Nell’imminenza delle Consacrazioni episcopali di Écône, quando “omnia parata sunt ad nuptias”, giunge la la patetica comunicazione con la quale Leone ricorda alla Fraternità San Pio X che “lacerare la Tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità” (viene da chiedersi se sia la stessa tunica inconsutile di Bernardin e Cupich – passata allo stesso Prevost – per declassare e legittimare il crimine abominevole dell’aborto).

Nello stesso giorno in cui ha firmato questa lettera, Leone ha comunicato “in sacris” con uno scismatico, il Patriarca di Costantinopoli, durante il pontificale dei santi Pietro e Paolo nella Basilica Vaticana.

Questo l’appello di Leone alla FSSPX: «Tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei Sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione»

Quindi adesso sarebbero le Consacrazioni episcopali senza mandato a costituire un «atto scismatico», mentre tutto il resto non rappresenterebbe alcun problema, ivi compreso il rifiuto del Vaticano II e della Messa montiniana. Buono a sapersi…

Ma a quale Prevost dobbiamo credere? All’autore di questa lettera o a quello dell’intervista a Castel Gandolfo in cui ha parlato di «elementi fondamentali» del Vaticano II che non possono essere messi in discussione?

In ogni caso, Leone non vede l’ora di scomunicarci tutti!

La scomunica e la perdita di tutti i privilegi accordati da Bergoglio alla Fraternità – compresa l’approvazione delle ordinazioni diaconali e sacerdotali a prescindere dalla volontà dell’Ordinario del luogo – opereranno un provvidenziale e salutare «reset».
Anche questo, con uno sguardo soprannaturale, fa parte del disvelamento degli ultimi tempi. «Non c’è niente di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto».

di Mons. Carlo Maria Viganò



Caro Aldo Maria,
senza preamboli, penso che quelle diciassette righe di Leone XIV siano: vergognose, ignobili, infami, offensive, preternaturali, insulse ma, soprattutto, cattive!
Ed ecco un mio sentito messaggio all’autore della letterina.

Ehi, yankee! Invece di scrivere missive putrescenti e sulfuree come questa, faresti senz’altro meglio a continuare ad accogliere e includere sinodalmente nella tua pericolosa chiesa tutti coloro che, certamente per te, non lacerano la Tunica inconsutile di Cristo (pederasti, transex, clandestini, infedeli di ogni religione, vescovesse d’oltremanica, neo-pagani pachamamisti, ecologisti e vaccinisti da strapazzo, pezzi di ghiaccio da benedire, catto-abortisti, eccetera).

È un immenso onore, per un peccatore ma credente nel Dio trinitario, essere scomunicato da te e dalla tua “famiglia”, capitanata dal principe delle tenebre Tucho Fernández.

In Gesù e Maria Corredentrice. Finalmente liberi!

Fabio Battiston


Caro Valli,
posso dire quello che penso del messaggio del papa? Penso che sia arrivato fuori tempo massimo. Se davvero Papa Leone avesse avuto un’autentica premura pastorale verso la Fraternità, avrebbe dovuto accordare udienza allo stesso don Pagliarani quando costui gliela aveva chiesta (come avrebbe dovuto concedere udienza a monsignor Viganò). Scrivergli solo due giorni prima delle programmate consacrazioni mi sembra una mossa velleitaria e priva di vera carità.
Un caro saluto e complimenti per il suo bellissimo blog.

Andrea Carancini


Caro Valli,
quello del Papa è un appello accorato e giusto. I superiori della Fraternità dovrebbero accoglierlo con un atto di umiltà, guardando al cuore del problema: non si riforma la Chiesa ferendo la sua unità. La rinuncia alle ordinazioni illegittime sarebbe un gesto capace di aprire una stagione nuova di riforma, di cui la Chiesa ha urgente bisogno e a cui la FSSPX potrebbe dare un contributo fondamentale.
Prego perché l’appello del Papa venga accolto.

Benedetto Rocchi


Caro Valli,
quello del Papa è un appello tardivo e formale.

Vincenzo Baiocco


Caro Valli,
sono un semplice fedele preoccupato per gli sbandamenti dei vertici della Chiesa cattolica. E dispiace che in Vaticano abbiano il coraggio di parlare di scisma riguardo le consacrazioni di domani quando loro da anni hanno terremotato il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Gianni Arletti


Per ultima, la nostra reazione

Il Santo Padre scrive nella lettera: La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità.

Ora, è facile comprendere che questi elementi positivi sottolineati dal Papa sono legati alla condotta tenuta dalla Fraternità a partire dal 1988, condotta che ha visto in prima linea i quattro vescovi consacrati di Mons. Lefebvre.
Se l’affermazione del Papa fosse sincera ci sarebbe da pensare che la nuove previste consacrazioni episcopali potrebbero solo condurre ad ulteriori elementi positivi e quindi dovrebbero essere benvenute, autorizzate e benedette dal Papa stesso.
Perché allora il Santo Padre chiede alla Fraternità di non compiere le consacrazioni?
Tra tante risposte, la più lacerante è che senza nuovi vescovi la Fraternità sarebbe destinata ad esaurirsi, e forse è proprio questa l’intenzione non confessata dal Papa.
Una palese e inaccettabile contraddizione.

Contraddizione acuita dall’affermazione: “La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo”.

Tale affermazione può solo essere o falsa o del tutto priva di carità, poiché il Papa non ha minimamente risposto alle ripetute richieste di udienza del Superiore della Fraternità.
Come si può parlare di “dialogo” e di “intesa” negando a priori la presenza dell’interlocutore?

Tranne pensare che il Papa consideri insignificante il Superiore della Fraternità; oppure che il detto dialogo e la detta intesa non prevedono l’intervento del Papa; che tuttavia chiede allo stesso Superiore Generale di annullare le prossime consacrazioni. Tale che questo Superiore Generale è sollecitato a fare il male della Fraternità mentre è invitato a dialogare.  Si dice, per il bene della Chiesa, che così sembra coincidere con il male della Fraternità.
E’ questo un ragionamento senza coerenza e rivelatore di una concezione che vede la Fraternità come un dente cariato da estirpare, diversamente da quanto affermato poco prima.

La verità è che a Roma, Papa compreso, sono in molti a pregare per il suicidio della Fraternità, che comporterebbe la fine di un problema e il via libera alla continuazione della demolizione della dottrina, della morale e della liturgia avviate col Vaticano II e che Papa Bergoglio non è riuscito a completare perché il Signore gli ha tolto la vita.

Continuerà Papa Leone? A quanto pare sembra di si.

Meno male che le consacrazioni episcopali della Fraternità verranno effettuate, così che il baluardo che essa ha rappresentato continuerà ad esistere e magari a rafforzarsi, fino a quando interverrà il Signore stesso a rimettere le cose a posto.


 
giugno 2026
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