![]() |
![]() |
| Nessuna ansia ![]() I nuovi vescovi della Fraternità «Non preoccupatevi !» Se le nostre anime sono attanagliate dalla paura del futuro, ricordiamo questa raccomandazione di Nostro Signore ai Suoi Apostoli (Vangelo della XIV Domenica dopo Pentecoste). Il nostro buon Maestro dà come motivo di questa fiducia: la paterna bontà di Dio che veglia su Suoi figli. «Guardate gli uccelli del cielo: essi non
seminano, non mietono e non raccolgono nei granai; eppure il Padre
vostro celeste li nutre. Non valete forse molto più di essi?»
Il Buon Dio non ci proibisce di preoccuparci lecitamente delle cose temporali: un padre di famiglia deve preoccuparsi di assicurare il sostentamento alla sua famiglia; una madre di famiglia deve preoccuparsi del buon funzionamento della casa e dell’educazione dei figli; uno studente deve preoccuparsi della preparazione del suo esame. Ma il Buon Dio ci proibisce di preoccuparci eccessivamente del domani. Essere previdenti è una virtù, ma «ogni tempo ha la sua preoccupazione, come in estate la preoccupazione per il raccolto, in autunno la preoccupazione per la vendemmia. Se in estate ci si preoccupasse per la vendemmia si anticiperebbe inutilmente la preoccupazione propria della stagione successiva; perciò: «non preoccupatevi del domani», spiega San Tommaso d’Aquino. Il Dottore angelico non fa altro che seguire il Vangelo, che ci invita semplicemente a guardare ciò che il Signore ha già fatto per noi e intorno a noi: ci ha donato i grandi doni del corpo e dell’anima; e concede lo stesso aiuto agli altri esseri: piante e animali, secondo la loro natura; Il Padre sa di cosa abbiamo bisogno. La cattiva preoccupazione è spesso alimentata dalla eccessiva curiosità che ci pone davanti ad un flusso di informazioni che supera la quantità di quello che il Buon Dio ha voluto che fossimo in grado di affrontare; da una mancanza di spirito di sacrificio che genera una paura esagerata per la mancanza o per la sofferenza; infine, dall’influenza della mentalità contemporanea e della sua morale positivista, che sottrae alla mente il solido sostegno del buon senso. Su quest’ultimo punto, torniamo alla realtà: un’azione è proibita perché è cattiva, comandata perché è comandata dalla legge; cattiva perché è vietata. Manteniamo quindi la pace quando dobbiamo rifiutare azioni malvage o compiere azioni buone e necessarie che la legge degli uomini vorrebbe proibire: questo non è il criterio determinante per la moralità di un’azione. Qual è lo scopo di queste considerazioni? Evitare inutili preoccupazioni sulle consacrazioni episcopali di Ecône del 1 luglio. Condanna o no, queste consacrazioni sono necessarie e buone di fronte alla crisi nella Chiesa che si aggrava, allo scopo di assicurare la vita cristiana alla quale voi avete diritto. Abbiate fiducia nel vostro buon senso! Siate realisti! «La nostra casa brucia», diceva Jacques Chirac a proposito del riscaldamento climatico. Per il clima, non lo so; ma per la Chiesa voi potete constatare che, a partire dal concilio Vaticano II, si è sviluppato un incendio con l’introduzione di dottrine nuove e chiaramente nefaste per la fede. Quando una casa brucia in una strada a senso unico, i pompieri non si preoccupano più del cartello con il divieto d’accesso. Essi sono più concentrati sulla necessità di salvare vite umane. La necessità prevale sulla legge. Allora, quando alcuni vi dicono: «Bisogna morire bruciati, perché spegnere il fuoco spirituale che distrugge le vostre anime va contro il diritto canonico». E voi avrete del tutto ragione a rispondere senza timore – e questa è la risposta dei nostri Superiori nel decidere questa cerimonia di consacrazione – c’è un fuoco; e quando si possono salvare delle anime bisogna intervenire, anche se questo obbliga apparentemente ad imboccare un senso vietato. Agire diversamente sarebbe irragionevole. Inoltre, come raccomanda il Vangelo, bisogna considerare l’azione della Provvidenza nel passato per rassicurarsi sul futuro. Per alcuni di voi sono passati molti anni; per altri, solo alcuni anni o alcuni mesi, da quando venite qui a nutrire la vostra anima. La maggior parte di voi ha scoperto la Fraternità San Pio X dopo il 1988, cioè dopo le consacrazioni compiute da Mons. Lefebvre. Già allora si parlava di scisma e si accusava Mons. Lefebvre di rompere la comunione e di creare una Chiesa parallela. Una tale accusa, voi avete potuto verificarla nel tempo. E per voi, frequentare la Fraternità San Pio X, ha significato allontanarvi dalla Chiesa? Vi ha fatto amare meno la Chiesa cattolica e diventare membri di un’altra Chiesa? No. Assolutamente no. E per quasi 40 anni, i vescovi della Fraternità San Pio X non hanno agito come se fossero una gerarchia che si era sostituita a quella della Chiesa. Ora, questa situazione non cambierà con le consacrazioni episcopali del 2026. Rimarrà la stessa di quella del dopo 1988, solo con più vescovi, un poco più giovani, per continuare a garantirvi, fintanto che durerà la crisi, i mezzi di santificazione a cui avete diritto. |