Leone XIV promuove una Prefetta femminista

e un monsignore che crede nel “Terzo Genere non binario”



Nel frattempo,
la Fraternità Sacerdotale San Pio X è in “scisma”.

6 luglio 2026


di Chris Jackson





Suor Alessandra Smerilli



La nomina di suor Alessandra Smerilli a Prefetta del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, da parte di Leone XIV ha un significato ben più profondo di un semplice titolo di giornale che annuncia: “una donna in una posizione di leadership”.

Smerilli è un prodotto di Francesco fin nel vocabolario: nuova economia, ecologia integrale, giustizia climatica, migranti, giustizia sociale, Economia di Francesco, commissioni per la ripresa post-COVID e tutta l’atmosfera morale del cattolicesimo umanitario globale.

Il suo programma parla il linguaggio della fede postconciliare di sostituzione: meno Cristo Re, più sviluppo sostenibile; meno conversione delle nazioni, più gestione dei sistemi; meno missione soprannaturale, più partenariato con l’era attuale.

La sua nomina dimostra anche l’effetto pratico di Praedicate Evangelium.
Il vecchio presupposto della Curia, secondo cui le principali cariche di governo spettavano a cardinali e vescovi, è stato sostituito da una teoria di governo vicario che si trasmette dal Papa attraverso uffici che possono essere guidati da laici, laiche e suore.
Il nuovo regime afferma che i battezzati possono governare ai vertici dei Dicasteri in base alle loro competenze e funzioni.

A prima vista può sembrare un’operazione amministrativa, finché non si comprende l’ecclesiologia che ne sta alla base.

Il vecchio ordine legava il governo della Chiesa alla gerarchia sacra.
Il nuovo ordine, invece, pone il governo al di sopra degli Ordini sacri e definisce il risultato sinodalità, partecipazione, corresponsabilità e anticlericalismo. Mantiene il linguaggio della gerarchia, ma lo svuota di significato attraverso la teoria manageriale.

Le dichiarazioni della Smerilli, riportate dalla stessa fonte, rivelano una logica più profonda.
Ella ha elogiato l’esperienza tedesca nell’inserire un maggior numero di donne nei processi e nei ruoli. Ha esortato le donne a continuare le loro “battaglie”.
Ha parlato di incrementare la leadership femminile a tutti i livelli della Chiesa. Ma, cosa ancora più significativa, avrebbe affermato che il punto è che una suora o un laico possono avere responsabilità sui vescovi e sacerdoti.

Responsabilità sui vescovi e sacerdoti.

Questo è il femminismo che si insinua nella sfera del potere ecclesiastico dalla porta di servizio. La casula rimane proibita. La poltrona esecutiva si apre. L’altare rimane maschile. Il consiglio di amministrazione, il Dicastero, la commissione, il tavolo sinodale e il processo decisionale vengono riorganizzati.

Un sacerdozio femminile senza ordinazione rimodellerebbe comunque la Chiesa. Governerebbe gli uomini che offrono sacrifici, pur sostenendo che il sacerdozio sacrificale rimane intoccabile.




Donne vescove


La parte più rivelatrice della vicenda della Smerilli potrebbe essere la sua presunta risposta riguardo al sacerdozio femminile.
Ella non ha dato la vecchia risposta cattolica. La risposta cattolica è semplice: la Chiesa non ha l’autorità di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne.
Tale questione riguarda la costituzione divina, la tradizione apostolica, il segno sacramentale e la relazione dello Sposo con la Sua Sposa.

La sua risposta, riportata, è stata tattica. Il sacerdozio femminile preserverebbe i privilegi clericali. Prima però deve cambiare la struttura. In quest’ottica, il sacerdozio diventa un problema di potere piuttosto che una realtà sacramentale.

Questa è la nuova ecclesiologia femminista in miniatura.


La vecchia rivendicazione femminista diceva: dare alle donne accesso al sacerdozio. La versione sinodale raffinata dice: ridurre il sacerdozio, appiattire l’autorità, trasferire il potere di governo ai battezzati e lasciare che le donne governino il sistema mentre il dipartimento di teologia continua a ripetere che l’ordinazione rimane maschile.

Questo approccio è più pericoloso perché può sembrare obbediente. Accetta il confine formale, minando al contempo il mondo che ha reso intelligibile tale confine.
La Chiesa può continuare a dire che le donne non possono essere sacerdoti mentre costruisce un ordine curiale in cui una Prefetta donna governa un Dicastero, una suora può avere responsabilità sul clero e i vescovi imparano a ricevere direttive da strutture che non sono più plasmate dal loro sacro ufficio.

La rivoluzione non ha più bisogno di ordinazioni immediate. Ha bisogno di governo.



Ruiz e il vocabolario di genere della “Carità”



Mons. Ruiz con un omosessuale


Il trasferimento di Monsignor Lucio Adrián Ruiz al Dicastero per il Servizio della Carità, di cui si è parlato, segue la stessa linea.

Ruiz proviene dal mondo della comunicazione vaticana, l’apparato mediatico creato dopo il 2015 sotto il pontificato di Francesco.
Questo mondo è specializzato nell’interazione digitale, nell’ascolto, nella presenza, nell’incontro e nel solito linguaggio conciliante che trasforma i problemi dottrinali in conversazioni pastorali.

Questo è importante perché il linguaggio plasma le convinzioni.

Le notizie relative alla sua nomina sono inquietanti.
È legato al progetto del 2022 “La Chiesa ti ascolta”, descritto come un questionario sinodale online che utilizzava categorie che andavano oltre la semplice distinzione tra uomo e donna e includeva le “persone LGBTQI+” nell’ambito dell’ascolto della Chiesa.

Un questionario può catechizzare. Una categoria può introdurre di nascosto una antropologia. Un’opzione pastorale può normalizzare una falsità.
Nel momento in cui la burocrazia ecclesiastica chiede alle persone di collocarsi al di là delle distinzioni tra maschile e femminile, la rivoluzione si è spostata dagli slogan degli attivisti al processo ecclesiale.

Successivamente, lo stesso personale viene traferito al Dicastero per la Carità.

Questo simbolismo è avvelenato.

Quello della Carità diventa il Dipartimento in cui la confusione di genere riceve un avallo istituzionale.
La cura materna della Chiesa diventa un altro corridoio per l’antropologia del nostro tempo.

Questo è il programma di Francesco con la firma di Leone XIV.



Il culto del “Pride” nel mondo parrocchiale




Pulpito col drappo arcobaleno


Il servizio CSD di Graz, Austria, offre una versione semplificata dello stesso sistema.

Ad una funzione religiosa ecumenica sul “Pride”, sono presenti rappresentanti dei cattolici romani, dei vecchi cattolici e dei protestanti.
Una comunità LGBTQIA+, simpatizzanti, membri familiari, pulpito arcobaleno, preghiere su post-it colorati, abbracci, calore, solidarietà e un sermone, trasformano il Bartimaeus in una scena di autoaffermazione queer all’interno della Chiesa e della società.

La scena del Vangelo è facile da manipolare. Bartimaeus grida, la folla gli intima di tacere, Gesù lo chiama. Nella lettura liturgica stile Pride, la persona queer diventa Bartimaeus.
La dottrina morale della Chiesa diventa la folla che cerca di mettere a tacere gli altri. Gesù diventa colui che afferma il diritto pubblico di occupare uno spazio.

E’ così che viene travisata la Scrittura.

Il cieco del Vangelo desidera la vista. La moderna liturgia Pride desidera il riconoscimento.
Il cieco chiama Gesù: Figlio di Davide. La moderna celebrazione chiama sacra la diversità.
Il cieco segue Cristo lungo il cammino. La moderna celebrazione lascia tutti confermati nella stessa identità che il mondo ha già insegnato loro a celebrare.

Non si tratta di un dettaglio marginale, esso mostra come prega la nuova religione.
Essa prende il Vangelo, lo svuota del pentimento, sostituisce la conversione con l’autoaffermazione, e poi chiama speranza il risultato.



Mellino e l’apparato giuridico di Francesco



Mons. Marco Mellino


La promozione di Mons. Marco Mellino al Dicastero per i Testi Legislativi, mette in luce i meccanismi canonici.

Mellino appartiene al mondo che ha difeso Amoris Laetitia, in particolare il famigerato percorso verso la Comunione per coloro che vivono in unioni irregolari, previsto dal Capitolo VIII.
Egli fa parte anche del mondo della riforma curiale di Praedicate Evangelium, con il suo vocabolario sinodale, la “sana decentralizzazione”, la maggiore importanza attribuita alle conferenze episcopali e il governo separato dagli Ordini sacri in nome della competenza.

Le rivoluzioni hanno bisogno di avvocati.

Amoris Laetitia ha addestrato il sistema a trattare l’adulterio attraverso il discernimento.
Fiducia Supplicans ha addestrato il sistema a trattare le coppie dello stesso sesso con benedizioni che pretendono di evitare di benedire l’unione.
La sinodalità addestra il sistema a trattare l’autorità come una conversazione mentre i risultati sono gestiti dall’alto.
Praedicate Evangelium addestra il sistema ad accettare il governo da parte di funzionari non ordinati su strutture un tempo caratterizzate da un ufficio episcopale.

La promozione di Mellino, di cui abbiamo appena parlato, rientra quindi nella stessa vicenda di quella della Smerilli.

La rivoluzione ha bisogno di amministratori, teologi, esperti di comunicazione e di incarichi simbolici. Leone XIV sta fornendo tali figure.



La Fraternità San Pio X riceve il martello




Le consacrazioni dei nuovi vescovi della Fraternità


Ora, mettiamo a confronto tutto questo con il trattamento che Roma riserva alla Fraternità San Pio X.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X preserva la Messa antica, la tradizionale formazione sacerdotale, la dottrina cattolica di sempre, la chiarezza morale di un tempo, le antiche scuole, il catechismo tradizionale, le antiche devozioni, le vecchie file per la confessione, le vecchie famiglie e la vecchia affermazione che Cristo Re ha i diritti sulle società.

Roma definisce questo come una crisi.

Un sistema di Dicasteri informato dalle teorie del governo femminile, dall’ascolto delle teorie di genere, da funzioni religiose del Pride, dalla decentralizzazione sinodale, da canonisti di Amoris laetitia, di slogan ecologici-umanitarii, tale sistema definisce Ecône pericolosa.

E’ questo lo scandalo.

La sproporzione rivela l’anima del regime.

Una parrocchia può usare un linguaggio arcobaleno nel santuario.
Istituzioni cattoliche possono giuocare con le categorie del genere.
I funzionarii possono attenuare l’adulterio con il discernimento.
Le donne possono essere nominate a cariche di governo inedite sul clero.
La Curia può essere riorganizzata in base alla teoria che qualsiasi fedele può dirigere un Dicastero.
Le celebrazioni ecumeniche possono trasformare il Pride in preghiera.
L’apparato delle comunicazioni può battezzare la cultura digitale con citazioni di Francesco.

Ecône preserva la Tradizione ed ecco che  le carte volano: Roma ha scelto il suo nemico.



Il nuovo clericalismo indossa abiti anticlericali




Il “cardinale” Fernandez



La scusa preferita per queste riforme è l’anti-clericalismo.

Le donne devono essere promosse per spezzare i circoli clericali.
Il governo dei laici deve espandersi per combattere i privilegi del clero.
La sinodalità deve ascoltare anche al di fuori delle strutture ordinarie.
I ministeri devono essere aperti.
Il processo decisionale deve essere diversificato.
Il potere deve essere condiviso.

Tutto questo suona virtuoso alle orecchie moderne. Inoltre offre ai progressisti un’arma perfetta.

Il nuovo clericalismo indossa abiti anticlericali.

Esso Disprezza il sacerdote in quanto tale, per poi costruire una casta clericale più ampia composta da manager, esperti, consulenti, addetti alla comunicazione, economisti, teologi, ONG, facilitatori sinodali e funzionari curiali.
Esso attacca la gerarchia sacra espandendo al contempo la burocrazia.
Si lamenta del potere sacerdotale, ma concede una immensa influenza a persone la cui autorità deriva da nomine, ideologia e prossimità istituzionale.

Un parroco formatosi col rito antico diventa sospetto.

Un funzionario progressista esperto di clima, migranti, sinodalità, linguaggio pastorale con connotazioni di genere, diventa affidabile.

Il vecchio clericalismo almeno sapeva che il sacerdote era ordinato per il Sacrificio.

Il nuovo clericalismo si ritiene di essere in ascolto, ma governa dalla sala conferenze.



La domanda proibita






Ed ecco che la domanda diventa inevitabile.

Per quanto tempo ancora i cattolici potranno continuare a fingere che si tratti di una serie di nomine sbagliate e isolate?

Ad un certo punto, lo schema inizia ad assumere la forma di un sistema.
Il sistema sa come proteggere i propri membri. Sa come promuovere i fedelissimi di Francesco. Sa come assorbire il linguaggio femminista. Sa come tradurre l’ideologia di genere in categorie pastorali. Sa come trasformare il Pride in preghiera. Sa come usare il diritto canonico per Amoris laetitia, per la sinodalità, per il decentramento e per la riforma della Curia.

Sa anche come punire la Tradizione.

Questa combinazione è la reale accusa.

Una Chiesa che soffre a causa di cattivi collaboratori a volte si avvicina nella sanità mentale.
Questo regime invece si muove in un’unica direzione con notevole costanza.
La sua misericordia fluttua verso la rivoluzione, la sua disciplina fluttua verso la vecchia Fede.

Il cattolico che considera che bisogna “riconoscere e resistere” vede le macerie e dice che bisogna resistere al Papa.

Il sedevantista vede le stesse macerie e si chiede se un’autorità cattolica possa operare in tale modo come principio di governo.

Molti cattolici tradizionali vivono nell’agonia tra queste due posizioni: vedono troppe cose per rilassarsi e troppi misteri per parlare con leggerezza.

Le prime mosse di Leone XIV acuiscono questa agonia; non ha interrotto il programma di Francesco, ci ha messo la mano sopra e ha spinto.



Francesco continua con un altro nome




Francesco mostra la nuova maschera di Leone


Smerilli allo Sviluppo Umano integrale. Ruiz trasferito alla Carità. Mellino mandato ai Testi Legislativi. Montse Alvarado alle Comunicazioni.
La sinodalità intatta.
Le donne al governo diventata una cosa normale.
La costituzione curiale di Francesco funziona esattamente come previsto.

La Messa antica ancora sotto sospetto.
La Fraternità San Pio X sanzionata. La Tradizione sotto pressione.

Questa è continuità.

Francesco non si è limitato a nominare degli uomini, ha costruito una macchina, e Leone XIV l’ha ereditata ed ora la sta gestendo.

Questa macchina ha una teologia: la teologia del modernismo pastorale con addentellamenti burocratici. Riduce la missione soprannaturale della Chiesa a sviluppo integrale, dialogo, ascolto, accompagnamento, coesione sociale, coscienza climatica, difesa dei migranti, presenza digitale e inclusione gestita. Conserva abbastanza linguaggio cattolico da mantenere la struttura riconoscibile, reindirizzando al contempo le sue energie verso la religione del nostro tempo.

La Fraternità San Pio X rimane intollerabile perché ripete a gran voce le vecchie cose:

Cristo è Re.
La Messa è un Sacrificio.
I sacerdoti sono sacerdoti.
Gli uomini e le donne sono reali.
Il matrimonio è reale.
Il peccato è reale.
La grazia è reale.
La Chiesa esiste per convertire, santificare, insegnare, governare e salvare.

Ecco perché Ecône riceve il martello.

La rivoluzione può tollerare musei, opzioni, indulgenze, nostalgia, costumi e cappelle tradizionali approvate che sanno quando tacere.
Si scontra invece con un’alternativa cattolica vivente che rifiuta il nuovo catechismo del nostro tempo.

Le nomine di Leone XIV rivelano la via che si percorre.

L’antica Fede ha bisogno di coraggio.

I fedeli cattolici devono tenere gli occhi ben aperti.


 






 
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