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| Per la Santa Sede, le scomuniche del 2 luglio 2026 sono una vittoria di Pirro ? ![]() Una battaglia dei Romani contro l'esercito di Pirro, Re dell'Epiro Ogni istituzione equilibrata
è restia ha mostrare la violenza di cui è capace.
Il sistema giudiziario ne offre un esempio lampante, se si considera che in Francia, chi uccide intenzionalmente un suo simile non rischia una pena equivalente. In uno Stato di Diritto, la forza legale si esercita secondo le procedure legali, e il sospetto è trattato con un riguardo maggiore di quello che ha dimostrato nei confronti della sua vittima. L’inalienabile «dignità ontologica» di ogni uomo, che i Papi Francesco (Fratelli tutti) e Leone XIV (Magnifica Humanitas) hanno deciso di opporre agli Stati suscettibili di ascoltarli a proprio discapito, è applicabile solo, logicamente, al sopravvissuto colpevole, dal momento che la sua vittima, defunta, non è più un soggetto di diritto. La dignità ontologica sparisce con la vita, che a sua volta è appesa ad un filo. La violenza manifestata, contrariamente alla forza controllata, diffonde l’insicurezza, perfino tra le persone oneste. René Girard ha descritto con maestria la necessità, per qualsiasi società cosciente della violenza potenziale che nasce dalle più ordinarie relazioni sociali, di deviare tale rischio per tutti su un capro espiatorio. Quando un fulmine colpisce un povero disgraziato, questi deve essere trattato come colpevole, e la folla deve accettare l’accusa. In caso contrario, deve essere preso di mira un altro. Girard aveva dimostrato il nocciolo del suo ragionamento soffermandosi sul Sacrificio di Cristo, il quale, offrendosi come vittima espiatoria per i peccati del mondo, agnello immolato ma senza macchia, poteva essere solo innocente. Con una estensione piuttosto audace, Girard riteneva che ogni società cristiana dovesse rinunciare alla strategia del capro espiatorio, poiché Cristo ha smascherato il consenso ingannevole. Il capro espiatorio è innocente, come era innocente Cristo stesso. Ma un tale svelamento priva la società di un prezioso meccanismo per una preziosa regolazione della propria violenza. Questo è lo svantaggio delle società post-cristiane che, laicizzate, sono vincolate all’iperbole giuridica della infinita proliferazione delle leggi. Il Diritto, messo al servizio di una cittadinanza divinizzata dallo stesso Vaticano II, diventa l’arsenale della guerra di tutti contro tutti. Girard preannuncia, e teme, la «crescita agli estremi» della guerra totale. La legge non combatte la violenza, la riveste di legittimità. La violenza legalizzata è una doppia punizione. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha appena creato, giovedì 2 luglio 2026, un precedente spettacolare nella Chiesa, scatenando la sua vendetta contro l’intera Fraternità San Pio X, con la sola eccezione, a quanto pare, di coloro che l’abbandonano firmando un assurdo formulario di ritrattazione. Chi può approvare senza disagio una tale esplosione di rabbia che colpisce cattolici devoti e praticanti senza esaminare le singole lamentele, né la proporzionalità di eventuali punizioni. Il famoso «Tucho» (il cardinale Fernández), in spregio al diritto canonico positivo, intende seminare la più profonda discordia, senza sfumature né discernimento, tra i membri della Fraternità, la cui continua presenza e fecondità nella Chiesa sono odiose per la sterile lobby conciliare. Per Tucho, la Fraternità universale esclude i cattolici della Tradizione da una comunione romana che essi denunciano senza riuscire a farsi ascoltare. Se questi cattolici messi al bando avessero accettato di aderire agli errori del concilio Vaticano II e smesso di denunciare il Novus Ordo a geometria variabile, la pace sarebbe stata possibile, al prezzo di un tradimento. La comunione romana sarebbe stata ricostruita attorno ad un rifiuto condiviso della Tradizione della Chiesa cattolica, aprendo così la strada ad una massiccia e retroattiva regolarizzazione della Fraternità. Questa oscena transazione ha rivelato il punto essenziale: il Vaticano II è il soldato Ryan da salvare, ma un soldato che combatte contro la sua stessa parte. E’ un pericolo i cui atti sono stravolgenti. I cattivi testi devono essere rettificati: lasciarli come sono significa permettere la diffusione nella Chiesa del veleno della sterlità. Quanto al Novus Ordo, lecito perché promulgato da un Papa, è di una validità aleatoria, a seconda del singolo sacerdote che, in petto, può volere o no di rinnovare il Sacrificio incruento effettuato da Cristo stesso alla vigilia del Suo Sacrificio cruento. I cattolici coerenti non devono cedere a nessun prezzo all’intimidazione, tanto più che la dhimmitudine dei «riconciliati» dal 5 maggio 1988 dimostra che la fiducia che meritano gli uomini del potere, quando vogliono rompere con la storia della salvezza in Gesù Cristo. Il nostro Tucho ha svelato la sua pretesa: coloro che rifiutano la comunione con quelli che tradiscono la Chiesa di sempre, e indicano come veri scismatici i componenti dell’oligarchia sincretista, per i quali il Vaticano II è il crimine inziale e duraturo, devono sparire. Ostracizzare collettivamente la Fraternità e anche gli «Ecclesia Dei» che assumono la salutare opposizione a Roma, in nome della Chiesa di sempre, significa ripristinare il capro espiatorio, in questo caso in gruppo, la cui innocenza non esclude il martirio. Questo non impedisce che Roma, svelando il suo vero volto, stia pagando un prezzo altissimo. Questo Tucho che «uccide l’amore» mette il Papa Leone XIV al cospetto dello scisma romano, e al costo della sua pubblica esposizione urbi et orbi. Ad oggi, la vittoria di Pirro (1) di un braccio vendicativo, cieco ed iniquo, toglie ogni ambiguità: la Chiesa si è inginocchiata davanti al mondo, come lamentava Jacques Maritain già nel 1967. I testimonii di questa apostasia non rimarranno in silenzio. La macchina della scomunica è come la Big Bertha. Non si può usare tutti i giorni. Quanto alla precisione del tiro… a quando la presa di mira tutti i cattolici al di fuori della Fraternità, che vedono il Vaticano II come l’inizio della fine? Ce ne sono molti, per fortuna, anche tra gli increduli.… E’ al Papa stesso che spetta di scegliere da che parte stare, e valutare la responsabilità che gli compete di far proseguire la rottura conciliare, o di farla finire, qualunque cosa ne pensi il mondo di cui Santana è il Principe. Egli ne risponderà davanti a Dio. NOTA 1 - Una vittoria di Pirro è una vittoria ottenuta al prezzo di perdite così pesanti per il vincitore che essa equivale quasi ad una disfatta. Una tale vittoria annulla ogni sentimento di successo e compromette a lungo termine la situazione del vincitore. L’espressione allude a Pirro, Re dell’Epiro, il cui esercito ebbe perdite importanti e irreparabili battendo i Romani durante le sue guerre in Italia nelle battaglie di Eraclea nel 280 a. C. e di Auscolo nel 279 a. C. |