Leone XIV approva un altro prelato raccomandato dai comunisti,

onora un’“arcivescova” anglicana

e tollera la retorica sull’aborto di una religiosa.

Nel frattempo, la Fraternità Sacerdotale San Pio X
è in “scisma”.


di Chris Jackson




Joseph Chang Yanfeng nuovo vescovo comunista



Joseph Chang Yanfeng è stato consacrato vescovo di Chifeng il 22 luglio 2026, dopo che Leone XIV ha approvato la sua candidatura in base all’accordo segreto tra Vaticano e Pechino.

Il Vaticano ha annunciato la nomina con il linguaggio asettico della burocrazia ecclesiastica.

Chang, che ricopriva la carica di amministratore diocesano dal 2021, ha studiato teologia biblica in Corea del Sud e ha ricevuto la nomina da Leone XIV il 15 giugno, dopo che la sua candidatura era stata approvata in base all’“Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese”.

Questa espressione cela il fatto centrale.

Il governo di uno Stato comunista ufficialmente ateo è autorizzato a partecipare alla scelta dei vescovi cattolici. Roma conserva un diritto di veto teorico, ma la Santa Sede si è impegnata ad astenersi dalla nomina di vescovi senza l’approvazione di Pechino.
Il testo dell'accordo non è mai stato reso pubblico. È stato firmato sotto il pontificato di Francesco nel 2018 e prorogato nel 2024 per altri quattro anni, fino al 2028. Il Vaticano lo presenta come uno strumento per la nomina di vescovi riconosciuti sia da Roma sia dallo Stato cinese.

Leone XIV ha scelto di continuare.

Ecco come si applica in pratica la dottrina dell’autorità della gerarchia postconciliare: quando il Partito Comunista Cinese pretende di avere voce in capitolo nella scelta dei successori degli Apostoli, Roma offre dialogo, pazienza, discrezione e mutuo consenso.
Quando i sacerdoti che preservano la Messa Romana e la fede preconciliare consacrano i vescovi per impedire che il loro apostolato si estingua, Roma si ricorda improvvisamente che la giurisdizione papale è assoluta, immediata, terrificante e dotata del potere di scomunica.

Il governo comunista gode in un processo negoziale riservato.

La Fraternità San Pio X riceve un decreto pubblico di condanna.

Tale contrasto rivela l’istinto di governo della Chiesa conciliare: essa scende a compromessi con i nemici esterni perché li considera partner di dialogo, mentre perseguita la resistenza interna perché tale resistenza mette in discussione la legittimità della stessa rivoluzione.


Un veto per Pechino, un ultimatum per Ecône

I difensori di Roma obietteranno che Leone XIV ha formalmente nominato il vescovo Chang e in teoria avrebbe potuto rifiutarlo.

Ma questo non toglie lo scandalo. 

La questione non è se la firma del Papa compaia alla fine del processo. La questione è che a un regime comunista è stato concesso un ruolo istituzionale nel determinare chi può governare la Chiesa cattolica entro i suoi confini. Pechino presenta i candidati attraverso un sistema collegato a organizzazioni cattoliche controllate dallo Stato. Roma poi approva o respinge le candidature, scegliendole da un gruppo approntato da un governo che nega la sovranità della Chiesa.

Questo, il Vaticano lo chiama realismo.

Ma non applicherebbe mai lo stesso realismo alla Tradizione.

Prima delle consacrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X del 1° luglio, Roma esigeva la sottomissione. Leone XIV fece appello alla Fraternità affinché tornasse sui suoi passi e avvertì che una consacrazione senza il suo mandato avrebbe costituito un atto scismatico. Le successive sanzioni si estesero oltre i vescovi consacranti e consacrati, coinvolgendo anche il clero della Fraternità e minacciando persino i fedeli laici.

Consideriamo la grottesca inversione.

Pechino ha ripetutamente dimostrato di non riconoscere la giurisdizione papale come suprema in Cina. Durante il periodo di vacanza seguito alla morte di Francesco, gli organi controllati dallo Stato hanno proceduto con le nomine episcopali, inclusa una per una giurisdizione già affidata a un vescovo riconosciuto dal Vaticano. Ciononostante, la Santa Sede ha mantenuto l’accordo anche dopo l’elezione di Leone XIV e ha integrato tali nomine nel proprio processo.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X professa la fede cattolica, riconosce il primato romano che ritiene attualmente sia abusato, prega per il Papa, celebra la liturgia romana tradizionale, forma sacerdoti, amministra i sacramenti e identifica la salvezza delle anime come ragione della sua resistenza.

Quale ente riceve un trattamento diplomatico?

Chi riceve il linguaggio dello scisma?

La risposta ci rivela quale nemico Roma teme attualmente.

Il comunismo può imprigionare i cattolici, regolamentare il culto, supervisionare i seminari, rimuovere le croci, controllare le associazioni religiose e imporre la lealtà politica. La sua coercizione non minaccia la mitologia teologica del Vaticano II. Può quindi essere gestito attraverso la diplomazia.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X punta il dito contro lo stesso Vaticano II – contro la libertà religiosa, l’ecumenismo, la collegialità, la nuova liturgia e il crollo postconciliare – e afferma che l’assetto di governo è viziato. Questa accusa colpisce le fondamenta. Deve essere annientata.


La controrivoluzione contraffatta di Paprocki

Paprocki, originario di Springfield, Illinois, USA, si è offerto volontario come uno dei poliziotti più disponibili della rivoluzione.

Paprocki è ampiamente considerato un vescovo conservatore del Novus Ordo. Si esprime con chiarezza su aborto, matrimonio, diritto canonico e disciplina eucaristica. Coltiva la reputazione di un ecclesiastico pronto ad applicare le vecchie categorie in un’epoca di codardia episcopale.

Ed ecco che allora la Tradizione diventa l’imputata e la maschera conservatrice svolge la sua vera funzione.

In un video del 13 luglio, Paprocki ha dichiarato:

«Disobbedendo al Papa e rifiutando gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la Fraternità Sacerdotale San Pio X è ormai diventata sostanzialmente un’altra setta protestante convinta di avere ragione e che il Papa abbia torto.»

Questo è l’errore caratteristico del conciliarismo conservatore. Esso preserva il vocabolario tradizionale, ma cambia gli oggetti a cui tale vocabolario si applica.

“Obbedienza”, un tempo significava sottomissione alla legittima autorità entro i limiti stabiliti dalla fede cattolica, dalla legge divina, dalla legge naturale e dal fine per cui l’autorità esiste.

L’obbedienza di Paprocki significa sottomissione pratica all’ordinamento conciliare anche quando quest’ultimo esige l’adesione a proposizioni che appaiono inconciliabili con il Magistero precedente.

“Unità”, un tempo significava unità nella stessa fede, negli stessi sacramenti, nello stesso culto e nello stesso governo.

L’Unità di Paprocki significa accettare il post-1965 come criterio di appartenenza.

“Protestantesimo” un tempo significava il rifiuto della dottrina cattolica divinamente rivelata, del sacerdozio sacramentale, della Messa, della Tradizione e dell’autorità che Cristo ha stabilito nella Sua Chiesa.

Paprocki ora applica questo concetto ai cattolici che preservano proprio queste cose perché si rifiutano di considerare il Vaticano II come la misura suprema dell’identità cattolica.

Il suo ragionamento è storicamente assurdo. I protestanti non diventano protestanti perché credono che un funzionario possa sbagliare. San Paolo si oppose apertamente a San Pietro. Santi, teologi, vescovi e canonisti hanno distinto la legittima resistenza dal rifiuto del papato stesso. Un cattolico che afferma che un Papa ha oltrepassato i suoi limiti può avere ragione o torto; tale affermazione non lo trasforma automaticamente in un luterano.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X non insegna la “sola Scriptura”, la “sola fide”, la Chiesa invisibile, il sacerdozio universale dei credenti o il rifiuto della Messa sacrificale. Insegna il contrario. L’accusa di Paprocki svuota il termine “protestante” di contenuto teologico e lo trasforma in sinonimo di “persona che si rifiuta di obbedirci”.

Questa è la retorica di una setta.


Il funzionario conservatore del Novus Ordo

I vescovi progressisti portano avanti la rivoluzione attaccando apertamente la dottrina tradizionale.

I vescovi conservatori spesso rendono un servizio più prezioso. Rassicurano i cattolici sul fatto che l’istituzione rimane riconoscibilmente cattolica, pur garantendo l’applicazione dell’assetto costituzionale stabilito dalla rivoluzione.

Possono difendere i bambini non ancora nati, opporsi all’ideologia di genere, celebrare liturgie riverenti e citare il diritto canonico. Queste azioni conferiscono credibilità. Quando le affermazioni più profonde del sistema vengono messe in discussione, tale credibilità viene spesa per difendere il Vaticano II, la nuova ecclesiologia e la concezione postconciliare dell’obbedienza.

Il conservatore dice ai cattolici preoccupati che la crisi è semplicemente dovuta a una cattiva attuazione.

Egli ammette la critica degli eccessi, ma vieta di giudicarne le cause.

Egli condanna James Martin ma protegge l’ordine ecclesiastico che lo sostiene.

Egli lamenta la confusione, ma insiste sul fatto che i documenti che hanno generato sessant’anni di confusione “non possono essere corretti”.

Egli invoca la disobbedienza dell’arcivescovo Lefebvre come prova del protestantesimo, pur accettando un ecumenismo che considera le attuali comunità protestanti come partner ecclesiali onorati.

La dichiarazione di Paprocki è dunque più rivelatrice di un attacco di un progressista. Egli rappresenta il punto in cui il progetto conservatore del Novus Ordo mostra la sua fedeltà assoluta.

Egli tollererà quasi ogni critica alla rivoluzione, a patto che il critico non neghi mai l’autorità della stessa rivoluzione.


I “protestanti” che Roma ama

L’insulto diventa ancora più osceno se messo a fianco del modo in cui Leone XIV ha trattato Sarah Mullally.

Il 27 aprile 2026, Leone XIV ha  ricevutoe Mullally in Vaticano e si è rivolto formalmente a lei con il titolo di “Sua Grazia Sarah Mullally, Arcivescovo di Canterbury”. Il bollettino vaticano ha utilizzato lo stesso titolo.
Leone XIV la ha ringraziata per aver continuato la tradizione degli incontri tra i Vescovi di Roma e gli Arcivescovi di Canterbury, ha elogiato la comune testimonianza cristiana e ha parlato dell’impegno profuso per rimuovere gli ostacoli alla piena comunione.

Mullally non è un vescovo cattolico. Le ordinazioni anglicane furono dichiarate invalide da Leone XIII. Qualunque carica civile o istituzionale ricopra all’interno dell’anglicanesimo, la Chiesa cattolica non può riconoscerla come vescovo titolare di Ordini apostolici.

Tuttavia, Roma ha usato il titolo, la cerimonia, l’udienza e il linguaggio proprio del ministero episcopale condiviso.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha indiscutibilmente vescovi validi, sacerdoti validi, una Messa valida, cresime valide e la dottrina cattolica dell’Ordine sacro.

Paprocki etichetta tutto questo come “protestante”

Una donna a capo di un corpo ecclesiale fondato in ribellione a Roma è trattata come “Arcivescovo Canterbury”.

Si tratta di un accostamento con l’ecclesiologia conciliare.

L’autentica resistenza cattolica viene descritta con il vocabolario del separatismo protestante. Il protestantesimo attuale viene accolto con il vocabolario della dignità ecclesiastica.

Lo scopo è la selezione ideologica.

Coloro che sostengono il progetto ecumenico, la leadership ecclesiastica femminile, il dialogo e la modernità sono considerati partner che si muovono verso l’unità.
Coloro che insistono sul fatto che le vecchie condanne, le distinzioni sacramentali e i confini dottrinali abbiano ancora lo stesso significato di un tempo sono considerati nemici dell’unità.


La cortesia di Leone diventa un’arma contro il sacerdozio

Le conseguenze erano prevedibili.

Alcuni giuristi francesi hanno citato la cordiale accoglienza riservata da Leone XIV a Mullally per sostenere che il sacerdozio cattolico riservato ai soli uomini dovrebbe essere contestato in quanto illecita discriminazione sessuale ai sensi del diritto europeo. Il loro saggio di luglio ha mostrato come il simbolismo papale possa essere strumentalizzato.

Gli studiosi hanno sostenuto che escludere le donne dal ministero ordinato appare difficile da giustificare secondo le normali leggi antidiscriminazione e hanno esortato i tribunali civili a valutare la disciplina interna della Chiesa alla luce delle moderne norme di uguaglianza. Hanno riconosciuto che l’autonomia religiosa rappresenta un serio ostacolo legale, e hanno insistito sul fatto che tale autonomia non dovrebbe essere assoluta.

Leone XIV ha creato l’ostilità laica nei confronti del sacerdozio maschile. La fotografia e la retorica ufficiale fornirono tuttavia agli attivisti un utile contrasto: il Papa onora una donna con il titolo di arcivescovo, mentre la Chiesa cattolica si rifiuta di ordinare le donne.

Un simbolismo che insegna.

Quando Roma si rivolge pubblicamente a una donna chiamandola arcivescovo, indebolisce l’istituto cattolico che considera l’ufficio episcopale inseparabile dai validi Ordini Sacri.

Quando Roma parla del ministero al quale la donna è stata “chiamata”, fornisce un’ambiguità a coloro che vogliono dipingere il sacerdozio maschile come una categoria professionale discriminatoria.

Quando i leader cattolici imitano i titoli di un organismo protestante, mentre difendono l’ordinazione cattolica solo in note a pie’ di pagina di carattere tecnico, il mondo recepisce l’immagine e ignora la precisazione.

Leone XIV potrebbe obiettare che si è trattato semplicemente di cortesia diplomatica.
La rivoluzione è sempre avanzata attraverso cortesie il cui significato dottrinale è proibito a tutti di notare.


Una suora domenicana definisce l’ascolto del battito cardiaco di un bambino non ancora nato “tortura”.

Mentre Roma perseguita i sacerdoti tradizionali e minaccia i fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, suor Licarayén Torres, in Cile, ha pubblicamente descritto la proposta di abortire basandosi sul battito cardiaco fetale come una forma di tortura nei confronti delle donne che cercano di interrompere la gravidanza.

La proposta di legge “Ascolta il suo Cuore” obbligherebbe le donne che richiedono un aborto, in base alle limitate basi legali previste dalla legge cilena, ad ascoltare il battito cardiaco percepibile dell’embrione o del feto. Torres ha chiesto se fosse necessario “torturare le donne in questo modo” e se tale requisito fosse cristiano o evangelico. Ha poi puntato l’attenzione sulla sofferenza dei bambini nelle scuole, per le strade e nelle comunità vulnerabili.

Nulla giustifica l’oscenità teologica di considerare la consapevolezza dell’esistenza del bambino vivo come una tortura.
Il battito cardiaco non è un tormentatore.
Il bambino non è l’aggressore.
La verità non è violenza.
Mentre Roma perseguita i sacerdoti tradizionali e minaccia i fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, suor Licarayén Torres, in Cile, ha pubblicamente descritto la proposta di abortire basandosi sul battito cardiaco fetale come una forma di tortura nei confronti delle donne che cercano di interrompere la gravidanza.

La proposta di legge “Ascolta il suo Cuore” obbligherebbe le donne che richiedono un aborto, in base alle limitate basi legali previste dalla legge cilena, ad ascoltare il battito cardiaco percepibile dell’embrione o del feto. Torres ha chiesto se fosse necessario “torturare le donne in questo modo” e se tale requisito fosse cristiano o evangelico. Ha poi puntato l’attenzione sulla sofferenza dei bambini nelle scuole, per le strade e nelle comunità vulnerabili.

Nulla giustifica l’oscenità teologica di considerare la consapevolezza dell’esistenza del bambino vivo come una tortura.

Il battito cardiaco non è un tormentatore.

Il bambino non è l’aggressore.

La verità non è violenza.

Una religiosa cattolica ha capovolto il dramma morale in modo così totale che la vita innocente che sta per essere distrutta diventa uno strumento di oppressione.

La Torres ha invocato Gesù e il Vangelo per impedire a una donna di venire a conoscenza della presenza di un’altra vita umana. Ha dirottato la preoccupazione verso altri bambini sofferenti come se la carità cattolica fosse una merce: o si difendono i bambini in povertà o si difendono i bambini nel grembo materno.

La Chiesa ha sempre considerato entrambe le cose.

Non ho trovato alcuna notizia pubblica che indichi che la Torres sia stata corretta, sanzionata o invitata a ritrattare le sue affermazioni. Questa assenza è significativa.

Sappiamo bene cosa significhi la disciplina pubblica quando Roma la ritiene necessaria.

Sembrano decreti.

Sembrano dichiarazioni di scisma.

Sembrano avvertimenti rivolti a sacerdoti, religiosi, vescovi e fedeli laici.

Sembra che Paprocki stia registrando un video diocesano per assicurarsi che tutti capiscano che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è ormai “sostanzialmente protestante”.

Una suora definisce la verità sui nascituri una tortura, e il meccanismo sviluppa improvvisamente una delicatezza pastorale.



Don Pagliarani nomina l’umiliazione

Il 19 luglio, Don Davide Pagliarani si è rivolto ai fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X da Menzingen.

Ha descritto le consacrazioni del 1° luglio, la violenta tempesta durante la quale i presenti sono rimasti in preghiera, e le donne anziane e le giovani madri che sono rimaste davanti all’altare con i bambini in braccio.

Ha detto di aver sperato fino all’ultimo giorno in un gesto di buona volontà o di comprensione da parte della Santa Sede.

Non è arrivato nulla.

Don Pagliarani ha definito la condanna “totalmente ingiusta” e un’“immensa umiliazione” inflitta a persone che cercano di difendere la fede e di operare per la salvezza delle anime.
Ha affermato che le sanzioni erano inoltre intese a colpire duramente i fedeli.
La Fraternità, ha promesso, non li abbandonerà mai.

La sua lettera affrontava la questione che la prosa canonica di Roma evita: che ne è delle anime quando le autorità ufficiali usano il loro potere per sopprimere proprio i mezzi attraverso i quali quelle anime hanno conservato la fede cattolica?

La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato nuovi vescovi perché i vescovi in carica stanno invecchiando e perché non esiste alcuna garanzia duratura che Roma avrebbe permesso alla Fraternità di continuare a ordinare sacerdoti e a confermare i fedeli senza rinunciare alla dottrina.

Roma ha risposto a tale emergenza aggravando le stessa emergenza.

Le sanzioni sono state concepite per isolare la Fraternità, spaventare i suoi fedeli, gettare dubbi sulla sua vita sacramentale e costringerla ad accettare un accordo conciliare che Roma si rifiuta di riconsiderare.

La linea di Don Pagliarani è decisiva:

Una singola anima ha un valore infinito”.

Questa convinzione separa le due ecclesiologie.

Per la Fraternità, l’autorità è al servizio della trasmissione della fede e della santificazione delle anime. Quando l’autorità viene usata per ostacolare questi fini, la necessità crea il dovere di preservarli.

Per l’amministrazione conciliare, la comunione istituzionale con la gerarchia riconosciuta diventa il bene primario e visibile, anche quando la gerarchia compromette le nomine episcopali con comunisti, onora false cariche ecclesiastiche, tollera la retorica sull’aborto da parte di religiosi e perseguita la liturgia e la dottrina ereditate dall’antichità cattolica.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X è accusata di porsi al di sopra della Chiesa.

La sua vera colpa è quella di rifiutarsi di anteporre la burocrazia alla fede.





luglio 2026
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