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| La scomunica della
Fraternità Sacerdotale San Pio X
luglio 2026
rivela la rottura definitiva della Chiesa sinodale con la tradizione cattolica di Robert Morrison ![]() Se la Chiesa sinodale
è il futuro che oggi Roma esige, che ne sarà
dell’immutabile verità cattolica?
La punizione inflitta dal Vaticano alla Fraternità Sacerdotale San Pio X segna qualcosa di ben più significativo di una disputa canonica sui vescovi. Rivela una Chiesa sempre meno disposta a tollerare i cattolici che si limitano a rimanere fedeli a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. In un suo recente articolo su Substack, “Un caso da manuale di spostamento del giudizio: La diocesi di Cubao sulla FSSPX”, una autrice che si firma Katharia ha analizzato una lettera pastorale della diocesi di Cubao riguardante la Fraternità San Pio X (FSSPX) per dimostrare un concetto che ha riassunto come segue: “Per esprimere al meglio l’assurdità
della situazione, la riassumiamo così: esiste una controversia
sul fatto che una autorità abbia commesso un errore, ma invece
di dirimere la controversia, l’autorità si limita a citare se
stessa come prova della propria innocenza, per poi punire coloro che la
contestano”.
Katharia appoggia le posizioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma qui la sua argomentazione si riduce alla questione fondamentale se l’autorità della Chiesa cattolica abbia commesso errori fondamentali dopo il Concilio Vaticano II; e sostiene che sia assurdo tentare di rispondere a tale domanda richiamandosi all’affermazione della stessa autorità di non poter sbagliare. In un altro punto del suo articolo, Katharia riconosce che in tempi normali non abbiamo mai bisogno di considerare la questione se l’autorità (in particolare il Papa) abbia sbagliato: «In tempi normali, i cattolici dovrebbero
poter semplicemente confidare nel fatto che la gerarchia custodisca e
preservi il deposito della fede. Ma gli ultimi sessant’anni non sono
stati tempi normali».
Per i cattolici più devoti, da questa osservazione scaturiscono due domande: ci è permesso (o forse addirittura richiesto) modificare la nostra normale obbedienza all’autorità al di fuori dei tempi ordinarii? E ci troviamo oggi in tempi ordinarii? Per aiutarci a rispondere a queste domande, possiamo rivolgerci a San Paolo, che ci ha messo in guardia contro un tempo in cui i cristiani si sarebbero allontanati dalla verità: “Verrà giorno, infatti, in cui non
si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di
udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le
proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per
volgersi alle favole.» (II Timoteto 4, 3-4).
Qui, San Paolo ci offre un esempio di come sarebbe vivere al di fuori dei “tempi ordinarii”. Sebbene San Paolo non abbia esplicitamente affermato che i cristiani non debbano seguire coloro che non perseverano più nella sana dottrina, è ovvio che non dovremmo farlo. San Paolo non ha posto alcuna riserva riguardo alla necessità per i cristiani di credere alle favole se presentate dalle massime autorità. Anzi, nella sua Lettera ai Galati, San Paolo sembra aver chiarito che dobbiamo sempre scegliere la verità al di sopra di qualsiasi autorità diversa da Dio stesso. «Orbene, se anche noi stessi o un angelo
dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo
predicato, sia anàtema! L'abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se
qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto,
sia anàtema! Infatti, è forse il favore degli uomini che
intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di
piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei
più servitore di Cristo! (Galati 1, 8-10).
La misura non è chi predica il Vangelo, ma il Vangelo stesso. Nel corso dei secoli, la Chiesa ha naturalmente approfondito questo concetto (come si evince dalle parole del Concilio Vaticano I riportate di seguito), ma è affascinante notare come San Paolo abbia individuato il vero conflitto insito nella considerazione di un nuovo Vangelo: sceglieremo di piacere a Dio o agli uomini? E San Paolo affermò che questo conflitto si sarebbe presentato in relazione a “chiunque” avesse tentato di predicare il nuovo Vangelo, persino a San Paolo stesso o ad un angelo dal cielo. Se riflettiamo su queste parole di San Paolo, possiamo anche notare che non si riferisce unicamente a un dibattito tra coloro che difendono la verità incontaminata e coloro che si schierano con un’autorità che tenta di offrire una versione compromessa della verità. C’è un'altra parte coinvolta: Dio. Sebbene le discussioni sulla nostra religione dovrebbero naturalmente ruotare attorno alle nostre riflessioni su Dio, in un certo senso i dibattiti sulla crisi della Chiesa tendono a deviare verso ambiti che escludono le reali considerazioni su Dio. Persino coloro che difendono la verità immutabile possono esserne suscettibili. È quindi utile concentrarsi sulla riflessione relativa alla crisi attuale e alle questioni sollevate dall’articolo di Katharia, considerando come le nostre opinioni sulla crisi riflettano implicitamente punti di vista differenti su Dio. A tal fine, possiamo prendere in esame le due posizioni del dibattito: coloro che si schierano con la Fraternità Sacerdotale San Pio X e coloro che ritengono che ci si debba sempre schierare con l’autorità cattolica, in particolare con il Papa. La posizione della FSSPX e la volontà di Dio Come base per valutare la posizione della FSSPX, possiamo richiamare un passo della famosa Dichiarazione del 1974 dell’arcivescovo Marcel Lefebvre: «Questa riforma, essendo uscita dal liberalismo e dal modernismo, è tutta e interamente avvelenata; essa nasce dall'eresia e finisce nell'eresia, anche se non tutti i suoi atti sono formalmente ereticali. È dunque impossibile per ogni cattolico cosciente e fedele adottare questa riforma e sottomettersi ad essa in qualsiasi maniera. L’unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina cattolica, per la nostra salvezza, è il rifiuto categorico di accettazione della riforma. Per questo, senza alcuna ribellione, alcuna amarezza, alcun risentimento, proseguiamo l’opera di formazione sacerdotale sotto la stella del magistero di sempre, persuasi come siamo di non poter rendere servizio più grande alla Santa Chiesa Cattolica, al Sommo Pontefice e alle generazioni future». «Questa riforma, essendo uscita dal
liberalismo e dal modernismo, è tutta e interamente avvelenata;
essa nasce dall'eresia e finisce nell'eresia, anche se non tutti i suoi
atti sono formalmente ereticali. È dunque impossibile per ogni
cattolico cosciente e fedele adottare questa riforma e sottomettersi ad
essa in qualsiasi maniera.
L’unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina cattolica, per la nostra salvezza, è il rifiuto categorico di accettazione della riforma. Per questo, senza alcuna ribellione, alcuna amarezza, alcun risentimento, proseguiamo l’opera di formazione sacerdotale sotto la stella del magistero di sempre, persuasi come siamo di non poter rendere servizio più grande alla Santa Chiesa Cattolica, al Sommo Pontefice e alle generazioni future». Da queste parole, è chiaro che dobbiamo sempre schierarci dalla parte dell’immutabile verità di Dio. L’arcivescovo Lefebvre era ben consapevole che la dottrina cattolica potesse evolversi, ma sapeva anche che tale evoluzione doveva conformarsi alla santa guida stabilita dal Concilio Vaticano I: «La dottrina della fede che Dio ha rivelato
non è proposta come una scoperta filosofica suscettibile di
perfezionamento da parte dell’intelligenza umana, ma come un deposito
divino affidato alla sposa di Cristo da custodire fedelmente e da
diffondere infallibilmente. Pertanto, va sempre mantenuto il
significato dei sacri dogmi che è stato una volta per tutte
dichiarato dalla santa madre Chiesa, e non si deve mai abbandonare
questo senso con il pretesto o in nome di una comprensione più
profonda. Possano la comprensione, la conoscenza e la saggezza crescere
con il passare dei secoli e fiorire grandemente e vigorosamente in
ognuno e in tutti, nel singolo e nell’intera Chiesa: ma questo solo
nella sua forma propria, vale a dire nella stessa dottrina,
nello stesso senso e nella stessa comprensione».
La parte finale evidenziata di questa affermazione è di San Vincenzo di Lerino e fornisce la corretta comprensione di come la dottrina cattolica possa legittimamente svilupparsi nel tempo. Pertanto, la dottrina può essere compresa e spiegata più a fondo, ma qualsiasi presunto sviluppo della dottrina cattolica sarebbe falso se tentasse di cambiare il senso o la comprensione di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Inoltre, qualsiasi falso sviluppo della dottrina sarebbe contrario alla volontà di Dio. Di conseguenza, come per San Paolo, l’Arcivescovo Lefebvre sapeva di poter respingere qualsiasi tentativo di presentare un nuovo vangelo, il che includerebbe qualsiasi presunto sviluppo della dottrina cattolica che si discostasse da questa comprensione del Concilio Vaticano I. A questo punto, è opportuno affrontare una tipica obiezione degli oppositori della Fraternità Sacerdotale San Pio X, i quali affermano che né il Concilio Vaticano II né i Papi post-conciliari hanno chiesto ai cattolici di credere in qualcosa che contrasti con la concezione del Concilio Vaticano I in merito al corretto sviluppo dottrinale. Sebbene si possa confutare adeguatamente questa affermazione citando Amoris Laetitia (che consente la Comunione ai divorziati risposati), Fiducia Supplicans (che autorizza la benedizione delle coppie dello stesso sesso) e il Sinodo sulla Sinodalità (che istituisce una Chiesa sinodale in opposizione alla Chiesa cattolica), le recenti punizioni inflitte alla Fraternità San Pio X ci offrono un’ulteriore risposta. Come abbiamo visto, la punizione del Vaticano dimostra che esso considera il vero peccato della Fraternità San Pio X l’adesione a quanto la Chiesa insegnava prima del Concilio Vaticano II. Ma se gli insegnamenti della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II si fossero semplicemente sviluppati secondo quanto richiesto dal Concilio Vaticano I, non ci sarebbe alcuna difficoltà. In altre parole, l’unica ragione per cui il Vaticano condanna la Fraternità Sacerdotale San Pio X per aver aderito a interpretazioni dottrinali precedenti al Concilio Vaticano II è che tali interpretazioni non sono più tollerate dal Vaticano di oggi. Pertanto, condannando la Fraternità Sacerdotale San Pio X principalmente per la sua dottrina, piuttosto che semplicemente per aver consacrato vescovi senza approvazione, il Vaticano ha di fatto ammesso che essa si è allontanata dal corretto sviluppo della dottrina. Ci troviamo quindi al di fuori dei tempi ordinarii e la santa saggezza di San Paolo dall’alto dovrebbe guidarci. Di conseguenza, la Dichiarazione dell’Arcivescovo Lefebvre del 1974 rappresenta una risposta autenticamente cattolica alla crisi. Ciononostante, l’arcivescovo Lefebvre e la Fraternità Sacerdotale San Pio X comprendevano chiaramente che il disordine nella Chiesa era un mistero profondamente problematico che solo Dio poteva comprendere appieno. Per la Fraternità, tale mistero si articola in interrogativi sul perché Dio permetta questa crisi e su quando la risolverà. Al contrario, la Fraternità non vede alcun mistero riguardo alla necessità o meno per i cattolici di continuare a seguire ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. La Fraternità è sempre stata fermamente convinta che Dio voglia che resistiamo alle empie innovazioni provenienti dal Vaticano. Gli oppositori della Fraternità San Pio X e la volontà di Dio Mentre la Fraternità Sacerdotale San Pio X interpreta il mistero dell’attuale crisi in termini di interrogativi sul perché Dio la permetta, coloro che si oppongono alla Fraternità si trovano generalmente ad affrontare altre questioni, a causa della loro necessità di seguire Roma anche quando questa si discosta dalla dottrina cattolica. A giudicare da quello che sembra essere un riconoscimento molto limitato di questa realtà tra gli oppositori della FSSPX, è utile esplorare le domande che dovrebbero porsi coloro che credono che Dio voglia che dobbiamo seguire il Vaticano di oggi: - Perché Dio ha
voluto che il Vaticano eliminasse la Messa tradizionale in latino e la
sostituisse con una Messa che, per sessant’anni, ha portato ad una
diffusa apostasia e a innumerevoli sacrilegi e bestemmie?
- Perché Dio vuole che i cattolici credano che l’insegnamento morale della Chiesa sia ormai di fatto facoltativo, come dimostrano sia il rifiuto del Vaticano di correggere abusi di lunga data, sia il suo attuale “accompagnamento” di anime che si rifiutano di abbandonare la loro vita peccaminosa? - Perché Dio approva la promozione attiva dell’omosessualità da parte del Vaticano, in particolare attraverso Fiducia Supplicans, il Sinodo sulla Sinodalità e l’apparente preferenza di Leone per la promozione di ecclesiastici omosessuali ad alte cariche nella Chiesa? - Perché Dio ha voluto che il Vaticano gettasse le dottrine della Chiesa in uno stato di tale confusione da non farci più sapere se sia davvero necessario essere cattolici per piacergli e salvare le nostre anime? - Perché è volontà di Dio che il Vaticano lodi e onori praticamente tutte le credenze religiose e al contempo perseguiti i cattolici tradizionali perché professano le credenze insegnate prima del Concilio? - Perché Dio ha voluto che il Vaticano creasse una nuova chiesa – la Chiesa sinodale – che cerca di scoprire la verità religiosa “ascoltando” il Popolo di Dio per capire dove conduce lo “spirito”? - Perché Dio ha voluto che il Vaticano post-conciliare ignorasse completamente gli avvertimenti dei Papi pre-Vaticano II, anche quando è ormai chiaro che quei Papi avevano ragione a denunciare gli errori che Roma promuove oggi? Tutto ciò sembra inequivocabilmente offensivo per Dio, quindi come possiamo affermare che sia volontà di Dio che i cattolici seguano e sostengano il Vaticano nella sua continua promozione di queste empie calamità? Non sarebbe invece più opportuno che i cattolici facessero tutto il possibile per opporsi a queste offese contro Dio? Per mettere tutto questo nella giusta prospettiva, possiamo adattare la sintesi di Katharia sulla attuale assurdità dell’immagine degli sforzi del Vaticano per costruire la Chiesa sinodale. Per decenni, il Vaticano ha utilizzato i progetti della Lumen Gentium del Concilio Vaticano II per gettare le basi della Chiesa sinodale e iniziare a erigere l’orribile struttura che vediamo oggi. Uomini come l’arcivescovo Lefebvre avevano riconosciuto quanto questa struttura sarebbe stata offensiva per Dio e avevano cercato di avvertire gli altri. Ma i custodi della rivoluzione del Concilio Vaticano II hanno insistito sul fatto che i cattolici non hanno il diritto di mettere in discussione gli architetti progressisti: il nostro compito è semplicemente obbedire. Anno dopo anno, la struttura è diventata sempre più offensiva per Dio, ma gli architetti e i loro difensori hanno continuato a insistere sul fatto che il vero cattolicesimo implica confidare che “lo Spirito” guidi il progetto. Molti cattolici di buona volontà si rendono conto che nessuno dei loro santi prediletti riconoscerebbe il progetto sinodale come cattolico, ma sopportano docilmente, confidando che Dio voglia che seguano gli architetti. E così la costruzione è proseguita. Ora, in un certo senso, le punizioni inflitte alla Fraternità San Pio X servono come tocco finale alla Chiesa sinodale quasi completata. A differenza di altre strutture, la Chiesa sinodale non è completa finché coloro che la occupano non rifiutano categoricamente ciò che la Fraternità rappresenta: il rifiuto retrogrado e rigido di “ascoltare” coloro che ci dicono che la dottrina proviene dall’uomo o può cambiare in modi che contraddicono ciò che è sempre stata. Quindi la Fraternità è stata scomunicata perché si rifiuta di fingere che l’abominazione sinodale provenga da Dio. Nel frattempo, coloro che denunciano la “FSSPX scismatica” ci assicurano che Dio ha veramente costruito questa mostruosità, anche se su di essa è impresso il nome di Satana. Ahimè, come per i farisei, la cecità genera cecità ed è spesso accompagnata dalla persecuzione di coloro che cercano di fare la volontà di Dio. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi! |